Ebbene sì, un pò dovevamo aspettarcelo: dopo settimane di neve e pioggia, proprio all'inizio della primavera il minimo che può capitare a gironzolare tra le vigne è quello di trovare il fango (non per niente chi ci deve lavorare nelle vigne usa gli stivali!), però... però attenzione attenzione questo è fango più che doc, questo è fango delle universalmente conosciute colline del Barolo! Anzi per dirla con le misurate parole di un signore incontrato lungo la via, questo non è fango, è solo 'un pò d'nita' (poi abbiamo scoperto che una cosa è la comune 'pauta', un'altra è la 'nita' che è il fango dei terreni argillosi; qual'è la differenza: con il fango ci si sporca, ci si schizza, la nita è una sorta di fango colloso che si attacca allo scarpone formando uno zoccolo che dopo tre passi ti fa guadagnare 10 cm in altezza e asciutto si stacca con solo con lo scalpello! E poi fa anche tutto ciò che fa il fango normale, schizza, ci si scivola: ma non c'è da temere, dopo due metri si è gia completamente sporchi e da quel momento in poi no si teme più nulla!). Detto ciò è stata una giornata meravigliosa: decisione di andare presa all'ultimissimo minuto (causa soliti malanni), breve tragitto in auto che lasciamo nel piccolo parcheggio alle porte del centro di Barolo (nei pressi del peso pubblico); si attraversa la strada e si imbocca in salita la stradina asfaltata con indicazioni 'Percorso pedonale (Novello)'; la stradina presto diventa sterrata e si immerge nei vigneti con un bel percorso in saliscendi; seguendo sempre le indicazioni (tacche bianco rosse) si sbuca su una stradina asfaltata che va seguita verso sinistra in discesa per un breve tratto e lasciata per un sentiero che scende in una valletta (sempre ottime indicazioni - direzione Monforte); la stradina scende sul fondo della valletta e poi risale fino all'altezza della provinciale che costeggia mantenendosi alta sul filo di cresta della collina. Il sentiero si abbassa quindi sulla provinciale che va attraversata per riprendere la stradina sterrata in salita dall'altro lato; giunti in cima al poggio (crocevia, piccolo pilone, bella vista sul vicino centro di Monforte) , si inizia il percorso di ritorno seguendo le paline per Barolo; si continua prima nel bosco in discesa, poi raggiunta una piccola frazione si sale sull'ultimo poggio dove spicca una casa isolata (panorama spettacolare!!!); a questo punto inizia la vera e propria discesa verso Barolo, prima attraverso i meravigliosi vigneti, poi attraversando un piccolo bosco e che si conclude in una area attrezzata per pic-nic proprio sotto il castello di Barolo. Non rimane ora che risalire verso il centro di Barolo e godersi le facce dello signore struscio domenicale un pò inorridite dal nostro stato 'fangoso'. In conclusione (magari aspettando ancora un pò che il sole faccia il suo lavoro) un percorso bellissimo in un territorio che esalta quello che di buono può fare l'uomo per modellare la terra in cui vive!
Riferimenti: Trekking sui sentieri delle Langhe di Carosso e Ferraris - editrice I Lbri della Bussola
Data: 10-03-2013 Quota max: 460 Partenza da: Barolo Quota partenza: 310 Dislivello: 375 Zona: Langhe Difficoltà: E
20 Immagine(i), Inserita il 13/03/2013
Anello del Monte Mao
Il monte Mao 'svetta' con i suoi 440 metri alle spalle delle sabbiose spiagge di Spotorno e, come recita la guida, la sua sommità è un grandioso punto panoramico sulla costa e sull'appennino.. tutto questo nelle giornate limpide; la nostra purtroppo non lo era, ma questo facile giro (con intermezzo 'avventuroso') permette comunque di cogliere tutto il meglio (e purtroppo anche il peggio) delle coste della Liguria: il meglio sono sicuramente i panorami verso il mare (nonostante la cementificazione della costa) e soprattutto gli inaspettati angoli di natura (un albero di mimosa fiorito, un sentiero ombreggiato tra le antiche piante di sughero, camminare tra i mille profumi della macchia mediterranea sotto il primo sole veramente tiepido); il peggio sono le cave che erodono e assediano la montagna e una indecente discarica che ti costringe a percorrere un tratto di stradina tra alberi 'decorati' di sacchetti di plastica... e questo induce sicuramente ad un pizzico di riflessione sul nostro stile di vita! Noi siamo partiti dalla bellissima sughereta Natte sopra Bergeggi (visitata lo scorso anno, da sola merita il viaggio), raggiungibile in auto da Bergeggi seguendo le indicazioni per il cimitero e poi continuando sulla stradina a destra del cimitero fino ad un chiaro punto di scollinamento da cui la strada scenderebbe a Vado. Lasciamo l'auto e imbocchiamo la stradina sterrata in salita (indicazioni per il percorso botanico) che conduce in breve ad una area per il decollo dei deltaplani (bellissimo panorama!); di qui si scende in breve ad un piazzale di cava in disuso da cui continuiamo a sinistra seguendo la stradina ombreggiata che sul versante mare percorre le pendici del monte s.Elena; sempre segunedo le indicazioni del percorso botanico si lascia poi la stradina per un sentiero che si stacca a sinistra in ripida salita. Quando finalmente il sentiero spiana raggiungendo la dorsale, ecco la brutta sorpresa: i segnavia spariscono! Seguiamo una vaga traccia verso sinistra che conduce prima ad una radura fangosa e poi direttamente sul bordo di un dirupo roccioso... accidenti il nostro sentiero si vede, laggiù circa 50 metri più in basso di noi (ma irraggiungibile); inizia una affanosa ricerca di soluzioni che coinvolge noi tre ed almeno altri due gruppi di escursionisti con i nostri stessi dubbi (e soprattutto con la nostra stessa lacunosa guida!!!). Alla fine torniamo indietro fino alla radura fangosa e a fatica indoviniamo tra la vegetazione (che, non si sa come mai, ma quando cerchi un sentiero sembra diventare più rigogliosa e soprattutto spinosa!) un sentierino che scende sul versante opposto. 'Atterriamo' così sul sentiero visto dall'alto che seguiamo verso sinistra. Dopo un tratto in piano, si continua in discesa e raggiunta una sterrata la si segue verso destra fino ad un cancello: siamo al colle di S.Elena; passiamo il cancello e imbocchiamo la larga sterrata in discesa che seguiamo per circa 200 metri fino ad imboccare un sentiero a destra che contorna le pendici del monte Mao (il percorso, molto panoramico, dovrebbe ricalcare il tracciato della via Iulia Augusta). Lo seguiamo per un buon tratto fino ad un segnale di pietre che ci invita ad abbandonare il piacevole percorso in piano per svoltare a destra sulla ripida salita. Si sale sul versante 'nudo' della montagna con grandi panorami verso il mare superando prima un'anticima e infine raggiungendo il segnale della vetta! Per il ritorno scendiamo sul versante opposto seguendo un sentiero che poi si immette in una larga sterrata che, passando sopra la cava e la discarica, riporta al colle di S.Elena. Riattraversiamo il cancello e risaliamo sul sentiero fortunosamente raggiunto all'andata, che questa volta seguiamo integralmente nel bosco fino al piazzale di cava poco sotto l'area di lancio e quindi concludiamo velocemente il nostro anello.
Data: 03-03-2013 Quota max: 440 Partenza da: Bergeggi (SV) Quota partenza: 90 Dislivello: 350 Zona: Liguria di Ponente Difficoltà: E
15 Immagine(i), Inserita il 06/03/2013
Alla ricerca dei soffioni di Gaiola
Dopo la debacle dell'intera provincia di Cuneo per la nevicata di mercoledì (e dire che di neve ne dovremo sapere...) dal momento che ora veramente di neve ce n'è ovunque (e possiamo mettere le ciastre anche solo per portare Pietro a scuola), scegliamo un itinerario in bassa valle, percorribile in sicurezza anche dopo nevicate copiose (anzi consigliabile in questi casi data l'esposizione a sud che fa sparire la neve velocemente), non troppo lungo (per testare l'apprezzamento del cucciolo per le sfacchinate nella neve) e abbinabile ad una 'caccia ai soffioni' che può essere utile come spone nei momenti di stanchezza; i soffioni sono dei soffioni boraciferi in miniatura, 'buchi' del terreno da cui fuoriescono vapori caldi (o forse tiepidi), ben visibili ora per il fatto che sciolgono la neve circostante; siamo partiti con un'idea un pò islandese di geiser o almeno un pò di bianco vapore che fuoriesce o almeno un pò di odore di zolfo stile solfatara... insomma non illudiamo nessuno, niente di tutto questo, ma simpatici buchi nel terreno che si possono tranquillamente scambiare per tane di marmotte, con esclusione del re dei soffioni: un'inquietante buca di un metro di diametro nera e oscura sul bianco della neve, che precipita verso il ventre della terra, da cui fuoriesce un vago vapore che muove i ciuffi d'erba sul bordo... Lasciamo l'auto in prossimità della chiesa parrochiale di Gaiola e continuiamo a seguire la strada asfaltata tra le case del paese fino a raggiungere una bella fontana (piccolo parcheggio). Qui svoltiamo a sinistra (indicazioni per la cappella di S.Bernardo) e poi subito a destra (indicazioni) sulla sterrata (ora parzialmente ripulita dalla neve); la sterrata prosegue in salita fino a raggiungere una baita di legno e a pochi passi la cappellatta di S.Bernardo; la sterrata continua qui magnificamente innevata, con una graduale salita e qualche tornante regalando begli scorci sulla valle e verso la pianura. Al termine dei tornanti inizia un traverso subito in salita: raggiungiamo così una sorta di colletto a qui ci fermiamo per la sosta; la stradina continua ora in discesa e dopo poco si incontra un boschetto di conifere e la deviazione a destra per la breve ma ripida risalita nel bosco verso la zona dei soffioni. Tornati alla stradina ripartiamo (dopo aver costruito un bel pupazzo che segnali al viandante la deviazione per i soffioni) e continuiamo la discesa nel bosco verso Gaiola. Ci rimane ancora il tempo per una breve deviazione lungo la discesa per visitare la bella borgata La Vaita, con un bellissimo forno ed un ottima fontana. La stradina ci riporta alle prime case di Gaiola, dove incontriamo l'asfalto che in breve ci riporta allo spiazzo con la fontana e quindi alla chiesa di Gaiola. Bellissima giornata, grande Pietro che non si è arreso nonostante i ripetuti 'affondamenti' nella neve e grazie di cuore a chi, forse sabato, aveva fatto la traccia!!!
Data: 27-01-2013 Quota max: 1000 Partenza da: Gaiola Quota partenza: 720 Dislivello: 280 Zona: Valle Stura Difficoltà: E
18 Immagine(i), Inserita il 28/01/2013
Rocca di Corno e ponti romani della Val Ponci
Ritorniamo in questa zona per completare la nostra visita con la salita sulla Rocca di Corno, paradiso invernale degli arrampicatori, ma raggiungibile anche da escursionisti 'normali' sia dal lato del Ciappo del Sale (praticamente in piano) sia dal lato della Val Ponci (con un percorso decisamente più interessante) salendo con un ripido sentierino che riserva anche qualche breve tratto attrezzato con corde. Raggiunto l'abitato di Calvisio nell'entroterra di Finale, si gira a destra sul ponte seguendo le indicazioni per la strada romana, si sale qualche ripido tornante e poi si devia a destra su una sterrata che va percorsa per circa 700m fino ad uno slargo dove si può parcheggiare; qui si segue il sentierino a sinistra (segnavia un rombo rosso) che scende a guadare il torrente e quindi sale dal lato opposto sotto le pareti della Rocca; il sentiero a tratti piuttosto ripido, giunto ai piedi delle pareti inizia ad aggirare la montagna a sinistra, quindi riprende a salire (breve tratto roccioso attrezzato con due corde fisse) fino ad arrivare al termine della salita presso un bivio; si svolta a destra e si prosegue in piano fino alla vetta vera a propria (bellissimo panorama); tornati al bivio, si continua sull'altro sentiero che con alcuni saliscendi nel bosco conduce al Ciappo del Sale: si tratta di un lastrone con alcune incisioni più o meno antiche, meno spettacolare del Ciappo delle Conche, ma ottimo per una bella sosta al sole. Si riprende il cammino ed in breve si scende giungendo al quadrivio nei pressi della diruta cappelletta di Portio: qui si segue il sentiero che scende a destra in direzione della Val Ponci (che si raggiunge nei pressi del Ponte dell'Acqua) attraversando una bella zona di bassa vegetazione mediterranea. Raggiunto il ponte si prosegue a destra lungo la 'strada romana', la via via Julia Augusta. Percorso qualche centinaio di metri si può deviare brevemente a sinistra in salita verso le 'Cave romane', quindi si torna indietro e si continua a seguire la strada incontrando i vari ponti e camminando talvolta sul selciato originale (e suscita ancora una certa emozione vedere i solchi tracciati dai carri sulle pietre). Passato il ponte Sordo si passa nei pressi di un agriturismo dove il sentiero si trasforma in una sterrata che conduce in breve al Ponte delle Fate ed al parcheggio chiudendo l'anello.
Data: 05-01-2013 Quota max: 330 Partenza da: Ponte di Vezzi (Calvisio) Quota partenza: 140 Dislivello: 190 Zona: Finalese Difficoltà: E/EE
22 Immagine(i), Inserita il 12/01/2013
Monte Alpet
Nonostante il monte Alpet sia quella che più consideriamo la 'nostra' montagna (quella su cui siamo saliti più volte, da tutti i lati, quella che chiude l'orizzonte della visuale dalle nostre case delle vacanze da bambini), non eravamo mai arrivati in cima con le racchette durante la stagione invernale, a causa dell'assedio delle piste da discesa che stringe la montagna quasi da ogni lato. Ma oggi abbiamo poco tempo, tanta voglia di neve e poi 'mica avranno aperto le piste!!!'; partiamo dalla località Croce dei Cardini e calziamo immediatamente le racchette per iniziare subito la ripida salita lungo la stradina (e infatti le piste qui sono chiuse!!!); ma bastano un paio di curve e ed ecco che incontriamo la prima pista (questa sì aperta con tanto di skilift); veloce consultazione con il gentile signore di guardia all'impianto e con promessa giurin giurella di tenerci il più possibile a lato, iniziamo la breve ma ripidissima risalita della pista. Fortunamente il tratto sulla pista è veramente limitato e poi possiamo deviare di nuovo a destra sulla stradina di servizio delle piste. Arriviamo così al colletto sotto la cima dove la vista si apre su tutto l'arco delle Liguri. Breve sosta fotografica e poi tentiamo di salire ancora verso la cima seguendo la stradina a sinistra, ma poco sotto la cima dobbiamo desistere: troppe piste da attraversare, troppi sciatori... ma non ci arrendiamo; con una breve discesa in un canale tra gli alberi, raggiungiamo il bellissimo prato sul versante della Val Corsaglia e qui imbocchiamo la stradina innevata e splendidamente deserta che aggira il monte in direzione del colle della Navonera. Fortunatamente il versante del monte verso la val Corsaglia è risparmiato dagli impienti e così seguiamo per un tratto la stradina nel bosco e i suoi saliscendi; la abbandoniamo nei pressi di una radura dove il bosco a sinistra lascia il passo al versante prativo che sappiamo conduce alla cima; ancora una breve salita ed eccoci in cima! Evviva! Dopo una bella sosta al sole, ritorniamo sui nostri passi seguendo lo stesso itinerario: neve farinosa, giornata favolosa e grande soddisfazione per essere arrivati in cima minimizzando 'l'incontro' con le piste da discesa!
Data: 09-12-2012 Quota max: 1611 Partenza da: Croce dei Cardini (Roburent) Quota partenza: 1220 Dislivello: 400 Zona: Valle Roburentello Difficoltà: E
16 Immagine(i), Inserita il 12/12/2012
Cap Ferrat
Nell'unica giornata di vero bel tempo di questo ponticello dei santi, decidiamo per l'espatrio e per un itinerario veramente in riva al mare... quindi si va in Costa Azzurra e, affrontato il traffico delle strette stradine (comprese deviazioni causa lavori, sensi unici imboccati al contrario seguendo il 'solito' italiano, corniche scambiate tra loro) e contorta l'auto in parcheggio acrobatico al porto di S.Jean di Cap Ferrat ci siamo, si parte. Dopo piccola ribellione del gps (che lontano dalle montange cuneesi si sente straniero e spaesato come noi), ci incamminiamo dal porto seguendo le indicazioni per la spiaggia della Paloma (chiaramente arrivati sul posto non può mancare cantatina stile battiato), scendiamo proprio sulla spiaggia e proseguiamo sullo stretto sentiero selciato a pochi metri dal mare (oggi centimetri viste le onde) che contorna tutta la penisoletta di S.Hospice; doppiato il piccolo capo, percorriamo un bel tratto nella pineta fino a chiudere il primo piccolo anello della giornata nei pressi della spiaggia della Fossettes. Di qui continuiamo sulla stradina asfaltata tra le case (indicazioni rare ma posizionate ad hoc) fino a imboccare il sentiero della Carriere nei pressi di una cava. Il sentiero in questo tratto è largo e selciato e ci conduce senza problemi fino alla punta del capo: qui inizia un tratto tra le rocce veramente spettacolare soprattutto oggi dove alte onde si infrangono rumorosamente; si raggiunge così il faro a cui sia sale con una ripida scalinata. Pausa pranzo in un punto riparato dal forte vento nei pressi del faro e poi di nuovo in marcia lungo la costa occidentale del capo lungo un sentierino sterrato che percorre con continui saliscendi la bellissima costa rocciosa; si susseguono tratti a picco sul mare, brevi tratti ombrosi, scalette per superare i tratti più scoscesi con viste mozzafiato! Il sentiero termina nei pressi della bella spiaggia di Passable dove si impone una bella sosta con mini bagno (dei piedi!). Con una scala si sale infine dalla spiaggia sulla strada e quindi si 'taglia' la penisola tra le viuzze di S.Jean fino a tornare al porto. Giornata di gran vento (sul filo della mareggiata) ma passeggiata spettacolare: tutto il giro è lungo circa una decina di Km, con dislivello minimo, percorribile in circa tre ora di cammino netto (ma visto il panorama e le mille piccole spiaggette in cui sarebbe bello scendere, le soste sono molte!!!) adatto per bimbi dal passo fermo e non troppo piccoli considerati i tratti a picco sul mare e talvolta non protetti (meglio forse aspettare qualche anno e godersi la passeggiata che doverli tenere sempre per mano con il patema!!!).
Data: 02-11-2012 Partenza da: S.Jean di Cap Ferrat Dislivello: 100 Zona: Costa Azzurra Difficoltà: E
33 Immagine(i), Inserita il 04/11/2012
Foliage in Val Vermenagna
Al terzo tentativo (in anni diversi) siamo riusciti ad acchiappare il sole (a dir la verità una giornata quasi estiva) per questa escursione e così di nuovo in graditissima compagnia (nonni compresi), grandi, piccoli e piccolissimo ci siamo incamminati lungo il bel percorso natura di Palafrè. Si parte dal parcheggio della piccola frazione di Vernante e si seguono le tacche gialle del percorso e le paline che descrivono le specie botaniche che si incontrano lungo il percorso, prima incamminandosi nel vallone con brevi salitelle, poi percorrendo il traverso verso sinistra nel bel bosco di faggi (straordinari i colori in questa stagione), fino ad attraversare la zona dei secolari faggi del bosco bandito (bandito dal taglio per proteggre il piccolo borgo di Palanfrè dalle valanghe ) ed infine ricongiungendosi con la sterrata che riconduce in breve alle case ed al parcheggio.
Data: 21-10-2012 Quota max: 1560 Partenza da: Palanfrè (Vernante) Quota partenza: 1362 Dislivello: 200 Zona: Valle Vermenagna Difficoltà: T
20 Immagine(i), Inserita il 24/10/2012
Anello delle cascine della certosa di Pesio
In graditissima compagnia, tutti insieme grandi e piccoli ci incamminiamo per questo bel giretto in Valle Pesio, alla ricerca delle vecchie cascine (o grange) costruite dagli operosi certosini: si lasciano le auto alla certosa di Pesio per imboccare la stradina sterrata che segue per un tratto i muri perimetrali della certosa (lasciando a destra la strada asfaltata per il pian delle gorre), salendo a fianco del torrente. La stradina sale nel vallone del cavallo, supera quindi il costone per immettersi nel vallone di San Bruno quindi supera un torrente su un ponte di cemento. Appena oltre il ponte trascuriamo la deviazione a sinistra per l a cascina San Paolo (che utilizzeremo al ritorno) e continuiamo a destra (palina per San Michele e cima Gardiola). Si continua a salire nel vallone superando la cascina San Bruno, a destra nella vegetazione (ad essere sinceri questa volta non l'abbiamo vista, forse perchè troppo immersi nella raccolta castagne). Ancora una svolta a sinistra ed una breve salita ed eccoci sul bellissimo poggio che ospita i fabbricati della cascina San Michele: la posizione è stupenda, anche in una giornata un pò uggiosa come questa: sosta e poi via libera ai bimbi che possono giocare nei prati che circondano la cascina e nel bellissimo vecchio castagno (ormai quasi svuotato) che si presta benissimo a fare da casetta, da castello, da osservatorio e chi più ne ha più ne metta! Per il ritorno si può imboccare il sentiero indicato da quel che resta di una delle 'nuove' paline (comunque si possono seguire i segnavia bianco-rossi), che segue il costone nel prato, quindi entra nel bosco e scende ripido fino a sbucare alla cascina San Paolo. Da qui non resta che seguire la stradina che riconduce al bivio nei pressi del ponte e quindi continuare sul percorso di salita. Un percorso breve, senza grandi dislivelli o distanze, adatto per queste giornate autunnali e per i bimbi! Al ritorno c'è ancora tempo per una breve visita alla certosa e poi per una super merenda a base di torta al bar davanti all'ingresso della certosa!
Data: 07-10-2012 Quota max: 1132 Partenza da: Certosa di Pesio Quota partenza: 850 Dislivello: 280 Zona: Valle Pesio Difficoltà: T
14 Immagine(i), Inserita il 10/10/2012
Sentiero Dolomieu
Ammetto, probabilmente la gita è remota, ma la tentazione di far conoscere un percorso bellissimo come questo è troppo forte e spero che nessuno se ne abbia a male, se in un 'normale' giorno infrasettimanale, voglio portarvi in un anglo dell'alto adige ormai a ridosso del confine austriaco. La nostra giornata inizia scarponi ai piedi prendendo pulmann che dal nostro hotel in val di fleres ci porta a Vipiteno. Qui saliamo con la cabinovia alla stazione di monte del Rosskopf (o monte Cavallo); qui il gruppo per un pò si divide: io, la nonna e Pietro ci dedichiamo all'approfondita visita al piccolo zoo di animali di montagna, sfamando di erba e carezze caprette, pecorelle, coniglietti e pony, mentre Daniele e il nonno fanno una scappata veloce (complice la seggiovia comunque compresa nel biglietto) sulla cima del monte Cavallo (2177). Richiamati all'ordine gli uomini (che scendono di corsa dalla vetta) ci incamminiamo seguendo le indicazioni per le malghe di Valmigna lungo il sentiero 19 che tra prati e boschetti, passa nei pressi di un piccolo laghetto (1930), quindi poco sopra scollina e inizia a scendere nella bella valletta di Valmigna, dove scendiamo fino al piccolo villaggio di malghe (1814); qui si impone una sosta mangereccia, poi rifocillati di salumi e formaggio grigio si continua sul sentiero 34A (Dolomieu Weg); il sentiero continua tra saliscendi in prati e boschetti aggirando in quota il monte Velo, con panorami meravigliosi sia verso il gruppo del Tribulaun che verso la valle Isarco. Il sentiero si inserisce in quota nella valletta di Fleres; con un percorso piuttosto lungo si raggiunge la strada di servizio agli impianti di Ladurns e (fortunatamente pochi minuti prima della chiusura) anche la stazione di monte della omonima seggiovia che ci riconduce, stanchi ma decisamente soddisfatti, a valle a pochi passi dall'albergo. Il sentiero è intitolato a Dolomieu, geologo francese che proprio in val di Fleres scoprì la roccia che porta il suo nome (e di qui le omonime strafamose Dolomiti); la partenza è proprio dalla stazione di monte della cabinovia del Cavallo, l'arrivo è alla Malga Alriss in val di Fleres, l'arrivo intermedio è quello scelta da noi per il ritorno (la stazione di monte della seggiovia Ladurns); il dislivello è complessivamente di circa 500m, la lunghezza totale di circa 15km, la durata ufficiale di circa 5 ore e mezza (per il nostro tratto circa 8km e tre ore, anche se i tempi ci sono sembrati un pò sottostimati). Aggiungo la traccia GPS a puro titolo indicativo del percorso (comprende anche la salita al Cavallo in parte in seggiovia e la discesa di Ladurns in seggiovia): causa batterie scariche il tracciato non è completo.
Data: 07-08-2012 Quota max: 1725 Partenza da: Vipiteno - Monte Cavallo stazione monte funivia Quota partenza: 1830 Zona: Valle Isarco Difficoltà: E
22 Immagine(i), Inserita il 26/09/2012
Rifugio e lago Bagnour - alternativa da Alboin
Siamo già stati diverse volte al rifugio Bagnour, ma sempre utilizzando la via più breve (e più battuta) con partenza da Castello; questa volta la 'nostra guida' e amico Gilberto ci propone la salita da Casteldelfino; i 700 metri di dislivello da coprire ci consiglierebbero di rinunciare (Pietro non ce la farebbe), ma, consultata la mappa, con un piccolo escamotage riusciamo a trovare il modo di raggiungere facilmente il gruppo: saliamo in auto fino a borgata Alboin (superato Casteldelfino, al primo tornante svoltare sulla deviazione con indicazioni per Bertines Alboin, continuare sulla stradina asfaltata fino al suo termine nella piccola piazzetta della frazione Alboin; poi a piedi a sinistra della fontana si imbocca la mulattiera in piano) e intercettiamo il gruppo risparmiando alla mascotte quasi 200 m di dislivello; nonostante il tempo perfettamente autunnale (nuvole e nebbia) il percorso si rivela assolutamente piacevole: il sentiero alterna tratti più ripidi ad altri più rilassanti, salendo attraverso il bellissimo bosco dell'Alevè, e lungo il percorso Gilberto ci illustra tanti aspetti interessanti, dalla semi-sconosciuta vita dei licheni (convivenza forzosa tra un'alga e un fungo), alla storia nocciolaia 'smemorata' che dimentica i suoi depositi di pinoli e così contribuisce ad ampliare il bosco, al 'misterioso' gamberetto autoctono del lago Secco. Giunti alla meta, il tempo freddo e umido ci induce a lasciare i panini nello zaino e ad un più piacevole ritrovo conviviale ai tavoli del rifugio: tradotto una bella e buona polenta graditissima anche da Pietro! Insomma questo sentiero 'alternativo' si è rivelata una bella scoperta e soprattutto grazie a tutta la compagnia non ci siamo 'quasi' accorti della mancanza dell'unico assente: un pò di sole!
Data: 23-09-2012 Quota max: 2020 Partenza da: Alboin (Casteldelfino) Quota partenza: 1495 Dislivello: 525 Zona: Valle Varaita Difficoltà: E