Il purgatorio: lo immagino piatto, una distesa sterminata e uniforme, senza la minima ondulazione, perennemente avvolta nella nebbia, dove si può camminare scalzi perché ovunque c'è sabbia finissima, morbida e carezzevole, quasi limo, come quella degli stagni. Però non c'è stagno, nè fiume, nè mare. Quando sarò lì, perché andrò lì, visto che in vita non sono stato così cattivo (fin'ora) da meritarmi l'inferno, ma neppure tanto virtuoso da assurgere al Paradiso, non dovrò temere di sbattere i piedi scalzi in un sasso, né di finire contro una roccia o una radice d' albero e neppure di cadere in un fosso o in un crepaccio: potrò andare avanti e indietro e girare in tondo per secoli e secoli, anche senza vederci un tubo, senza correre alcun rischio di farmi male, pensando ai fatti miei...ma a quali fatti, se lì non capita mai nulla? A volte, camminando senza meta in quel deserto lattiginoso, ci si augura di sbattere contro un altro purgante (ossia un condannato/a al Purgatorio): magari! sarebbe un bel diversivo, qualcosa che interromperebbe la monotonia del piatto nulla che ci ospita: invece niente, perchè saremo puro spirito, luce rifratta e addensata dentro i nostri contorni di uomini e donne, ma senza corpo nè massa, ologrammi coscienti, e passeremmo attraverso le altre anime come fanno le ombre degli umani sul marciapiede, qui sulla Terra, quando due passanti si incrociano per caso, senza fermarsi nè salutarsi, un po' diffidenti, sotto un lampione. Lì mi mancheranno abbracci e scazzi con miei figli e moglie, mi mancheranno gli amici che avevo, con i quali giocavo a biglie e al pallone da bambino nel campetto dell'oratorio e che credevo di aver dimenticato per sempre, e quelli venuti dopo e persino i colleghi di lavoro. Mi mancheranno le montagne, le colline della Langa, il vino delle colline, la birra del supermercato, i brut e bun della mamma. E nel silenzio assoluto interrotto solo dalle grida e dagli spifferi roventi provenienti dalla porta d'amianto (Guariniello dove sei?) dell'Inferno quando entra o esce un dannato e dalle laudi dei Cherubini che passano come Jet in missione diretti all'Empireo, mi mancheranno le rime di Guccini e le canzoni dei Beatles, i cori gospel e quelli di montagna e tutti quei brusii e rumori-veramente molto più suoni che rumori- di concerto senza spartito e partiture e senza auditorium che un bosco fa, qui sulla Terra e anche - chi lo direbbe?- la sveglia che suona alle cinque( o quattro ora solare). Anche la nebbia un po' fitta e un po' rada , che arriva dal nulla e poi, prima o poi, si dissolve alla luce radente del sole appena sorto dalle parti di Santena che fa gocciolare la galaverna sui rami spogli dei pioppi di Stupinigi in inverno.
Mi mancherà il profilo elegante e austero del Rocciamelone che da più di vent'anni posso vedere dal balcone di casa, col suo bavaglio bianco al collo dopo le prime nevicate ottobrine arrivate a coprire la pietraia alta, un po' altezzoso, sopra chiome e tetti di case, e a cui ormai, come capita per i luoghi e per le persone alla cui vista ci si è abituati, non faccio più caso.
Quindi, ora che sai com'è il purgatorio, non chiedermi perché mai, con un callo e un'ernia e un sacco d'anni appresso, sia salito fin quassù, sulla cima del Rocciamelone.
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