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Varie : Per non dimenticare: il monumento ai caduti partigiani della Buonaria
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 29/05/12 18:01
Notizia riferita al: 29/05/12
Letture: 2100

Per non dimenticare: il monumento ai caduti partigiani della Buonaria

Il monumento della Buonaria, posto lungo la strada per il colle Braida subito dopo il grande parcheggio della Sacra nei pressi della borgata Basinatto, ricorda i caduti partigiani fucilati per rappresaglia a seguito di un attacco partigiano contro i tedeschi nel maggio 1944.
Questo luogo è chiamato così perché, durante la guerra e sino alla fine degli anni 70, si apriva su una grande spianata dove esisteva un albergo chiamato appunto “Della buon aria”.
Durante la resistenza le montagne nei pressi del colle Braida e lungo il crinale che separa la valle di Susa dalla val Sangone erano fortemente presidiate dalle formazioni partigiane che controllavano le borgate i sentieri e le mulattiere oltre la strada carrozzabile che collega Giaveno e Avigliana.
Anche nei pressi della Buonaria operava frequentemente un distaccamento partigiano perché, dalla spianata della locanda, si potevano controllare i movimenti dei tedeschi in salita da Avigliana ed il fondovalle verso Chiusa S. Michele e Condove; inoltre, la presenza della locanda, della vicina borgata Basinatto e di una fontana famosa per l’ottima acqua fresca, garantivano un buon appoggio per l’approvvigionamento del cibo e per il ricovero notturno.
Il 19 maggio 1944, all’indomani di un pesante rastrellamento in val Sangone, una vettura tedesca con a bordo un alto ufficiale delle SS, veniva attaccata mentre saliva la provinciale verso il colle Braida, proprio nella curva dove oggi sorge il monumento. L’ufficiale ed un secondo militare vennero uccisi, mentre un terzo riuscì salvarsi e, sceso a valle, diede l’allarme. Sebbene l’attacco fosse stato condotto in territorio sotto il controllo partigiano, i tedeschi non lo considerarono un atto di guerra e fecero scattare la rappresaglia nei confronti della popolazione civile.
Il giorno stesso e poi in quelli successivi vennero condotti rastrellamenti che provocarono diverse vittime. Il 21 maggio trecento uomini furono presi in ostaggio a Giaveno e venne cannoneggiata la borgata S. Pietro situata sotto la Sacra di S. Michele che a sua volta fu perquisita. L’indomani vennero saccheggiate e bruciate le case della borgata Basinatto. Il 23 fu bombardata e distrutta la borgata del Selvaggio posta tra Giaveno e Coazze.
Il 26 maggio l’epilogo. All’alba 41 partigiani vennero prelevati dalle carceri di Torino, portati in questi luoghi e fucilati: 11 alla Buonaria, proprio sull’altro lato della strada, 10 a Valgioie, 10 a Giaveno e 10 a Coazze.
I nazifascisti prelevarono gli abitanti di Basinatto che trovarono in casa e li trascinarono con la forza ad assistere terrorizzati all’esecuzione.
Gli 11 martini della Buonaria ebbero sorte migliore dei loro compagni caduti e sepolti altrove in fosse comuni, come esigevano gli ordini impartiti dal comando tedesco.
Per merito del Commissario Prefettizio di Chiusa S. Michele, Luigi Bruno, e di alcuni generosi cittadini tra cui ricordiamo Teresa Tabone, le salme furono ricomposte, fotografate e seppellite separatamente, ognuna con la propria bara, per poter permettere ai parenti di recuperarle a guerra conclusa. L’operazione compiuta nottetempo in segreto, fu possibile grazie alla protezione organizzata dal comandante partigiano Fassino con i suoi partigiani e del maresciallo dei carabinieri.
Fino alla conclusione della guerra, Teresa Tabone e le ragazze di Chiusa S. Michele, non fecero mai mancare i fiori e le cure alle tombe degli sventurati ragazzi. Grazie al loro coraggio e alla loro bontà, dopo la liberazione, fu così possibile rintracciare i famigliari dei caduti, consegnare loro le spoglie dei propri cari ed erigere la stele di pietra con i nomi e le fotografie dei giovani uccisi.
Tutti gli anni, l’ultimo sabato del mese di maggio, i parenti dei partigiani caduti, il sindaco e l’Amministrazione di Chiusa S. Michele, il parroco, l’ANPI di Chiusa e dei comuni vicini, i rappresentanti delle Associazioni, gli abitanti di Basinatto e dei paesi, si ritrovano presso la lapide per ricordare e commemorare quel momento molto significativo della lotta di Liberazione in queste valli, che vide impegnati non soltanto i partigiani, ma anche molte persone libere: una dimostrazione di solidarietà tra cittadini determinati a voler riconquistare i valori fondanti di libertà e democrazia perduti.
Il monumento che sorgeva dall’altro lato della strada, nel luogo esatto dove avvenne l’eccidio, è stato spostato dove ora si trova ed è stata creata attorno un’area di rispetto con l’intento di evidenziare e valorizzare la lapide originaria. L’intervento è stato realizzato dall’Amministrazione Comunale di Chiusa S. Michele con il contributo della Regione Piemonte nel novembre 2011.








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