Il quarto Re Magio
Giunsero i sapienti dall’Oriente portandogli in dono oro, incenso e mirra. Il primo a presentare la sua offerta fu Gaspare e porse in dono un calice d’oro. Poi si fece avanti Melchiorre ondeggiando l’incensiere davanti al Bambino. Infine ecco il nero Balthasar venuto sin qui da Saba, il paese della famosa regina, per vedere colui che sarà più grande di Salomone. Ha attraversato il deserto e raccolto la mirra che offre al divino fanciullo.
Una vecchia leggenda racconta che di fronte a questi doni il bambino non sorrise. Non tese le mani verso l’oro luccicante e il fumo dell’incenso lo fece tossire; allontanò lo sguardo alla vista della mirra e, con gli occhi pieni di lacrime, si strinse a sua madre.
I tre santi Re si alzarono e presero congedo con la sensazione che i loro doni non fossero sufficientemente graditi.
Ma quando i loro dromedari scomparvero dietro le montagne, quando il tintinnio delle loro bardature si spense sulla strada di Gerusalemme, solo allora apparve il quarto Re.
La sua patria era il paese bagnato dal mare del golfo Persico e di là veniva con tre perle preziose da donare al grande Re nato in Occidente di cui aveva visto la stella la sera nel roseto di Shiraz.
Si era alzato e aveva lasciato tutto. Il re di Persia prese il suo tesoro più raro, le sue tre perle bianche, le mise nella cintura per incamminarsi verso il luogo dove brillava la stella.
Ma arrivò troppo tardi. I Re erano venuti ed erano già partiti. Arrivava troppo tardi e per di più a mani vuote… non aveva più le perle.
Il giorno si spegneva e la stalla diventava scura quando aprì la porta della stalla dove c’era il bambino. Giuseppe rivoltava la paglia della stalla per la notte e il bambino era sulle ginocchia di sua madre che lo cullava dolcemente cantandogli a mezza voce la nenia di una ninna nanna.
Lentamente, esitando, il Re di Persia si fece avanti e si gettò ai piedi del bambino e di sua madre.
Poi lentamente, quasi tremando, cominciò a parlare: “ Signore, disse, io vengo dopo gli altri santi Re che ti hanno reso omaggio con i loro doni. Anch’io avevo un dono per te: tre perle preziose, tre perle vere del Mar Persico, ma ora non le ho più.
Sono rimasto indietro e mi sono fermato in una locanda lungo la strada. Ho avuto torto, il vino mi tentava e un usignolo cantava; decisi di fermarmi per passare la notte. Quando entrai nella grande sala vidi un vecchio tremante per la febbre. Nessuno sapeva chi fosse e la sua borsa era vuota. Non aveva i soldi per pagare il dottore e le cure che gli erano necessarie.
Signore, era un uomo molto vecchio, scuro e magro, con una lunga barba bianca. Allora presi una perla dalla cintura e la diedi all’albergatore perché gli procurasse un medico e le cure necessarie, o una sepoltura in terra benedetta.
L’indomani ripresi il viaggio. Spinsi il mio asino il più possibile avanti per raggiungere i tre Re. I loro dromedari avanzavano lentamente e speravo di raggiungerli. La strada seguiva una vallata deserta dove enormi rocce si ergevano tra le siepi di terebinti e le macchie d'oro delle ginestre. All’improvviso udii delle grida che provenivano da oltre una duna. Saltai giù dall’asino e trovai dei soldati che si erano impadroniti di una giovane donna. Erano in parecchi e non potevo pensare di battermi con loro.
O Signore, perdonami ancora una volta. Misi mano alla cintura e presi la seconda perla e comprai la sua liberazione. Lei mi baciò e fuggì sulla montagna con la rapidità di un capretto.
Adesso non mi restava che una sola perla, ma almeno quella volevo portartela, o Signore. Era il mezzogiorno e prima di sera potevo essere a Betlemme ai tuoi piedi.
Fu allora che vidi un paesino al quale era stato dato fuoco e che era oramai tutto in fiamme. I soldati stavano uccidendo tutti i bambini dai due anni in giù. Vicino ad una casa in fiamme un enorme soldato faceva roteare un piccolo bambino nudo tenendolo per una gamba. Signore, perdonami. Presi l’ultima perla e la diedi al soldato e questi riconsegnò il bambino a sua madre che fuggì via stringendolo forte a sé.
Signore, ecco perché ho le mani vuote. Perdonami, ti chiedo perdono”.
Quando ebbe terminata la sua confessione ci fu nella stalla un grande silenzio; il Re non osava alzare lo sguardo e la sua fronte era appoggiata a terra.
Giuseppe, finito di rivoltare la paglia, si era avvicinato. Maria guardava suo figlio tenendolo stretto al seno. Stava dormendo ? No, il bambino non dormiva.
Lentamente si girò verso il Re di Persia. Il suo volto era raggiante. Maria gli fece segno di alzarsi e avvicinarsi. Lui si fece avanti imbarazzato.
Maria depose dolcemente il bambino tra le braccia del Re che era giunto sin lì a mani vuote.
Con l’augurio che ciascuno sappia continuare questa storia nella propria vita.
Questa è una storia di Maria Rosa.