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Escursionismo : Anello del Passo Calatà
Autore: CompagniadellAnello (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 30/08/26 23:25
Notizia riferita al: 15/07/26
Letture: 127

Il Passo Calatà, quotato 2940 m., consente il collegamento tra l’alto vallone delle Giargiatte nel suo punto culminante, il Passo di S.Chiaffredo (2764 m. s.l.m.), con il tratto superiore dell’ adiacente vallone dei Duc, in prossimità della sua testata, in corrispondenza del Passo omonimo (m. 2793 s.l.m.). Questo elevato ed impervio collegamento tra i due valloni, quasi paralleli, diramazioni della parte iniziale del Vallone di Vallanta, sulla sinistra orografica dell’alta Val Varaita di Chianale, non è molto conosciuto e non è indicato su molte carte topografiche, né descritto su varie guide escursionistiche della zona, ma costituisce un itinerario molto suggestivo ed interessante, anche se piuttosto lungo ed impegnativo. Ho avuto di recente l’opportunità di percorrerlo con un gruppo di esperti e non ha deluso le mie aspettative.
Di buon mattino, partiamo un pò a valle della frazione Castello di Pontechianale, in corrispondenza del ponte stradale sul torrente Vallanta, con adiacente presa d’acqua, inizialmente sotto uno scroscio imprevisto di pioggia, per fortuna di breve durata. L’ampia mulattiera, che conduce al Passo di Vallanta ed all’omonimo grande rifugio, posto tappa sul Giro escursionistico del Monviso, è molto battuta e prende rapidamente quota con tratti molto ripidi, alternati a falsopiani, con qualche saliscendi. La si abbandona, dopo circa mezz’ora, in corrispondenza delle Grange Gheit, si supera il rio su un solido ponticello di robuste assi e si imbocca un sentiero tra le conifere, dove, tra abeti e larici, alcuni infestati dalla processionaria, appaiono i primi esemplari di pino cembro, essenza tipica costitutiva del vicino Bosco dell’Alevè. Ormai oltre i 2000 metri, sbuchiamo nell’idilliaca ampia radura prativa denominata Pian Meyer, con presa d’acqua, dominata dalle incombenti pareti nerastre della Rocca Jarea (2759 m.) sulla destra e dai contrafforti delle Rocce Meano (3058 m.) dal lato opposto. Ci concediamo una breve sosta con frugale spuntino.
Terminata la fascia boschiva, affrontiamo successivamente assolati tratti più ripidi, per superare gradini rocciosi, alternati con tratti quasi pianeggianti, poi, sulla destra, appare l’ampio Passo del Ranco (m.2671), alle spalle della Rocca Yarea, che la separa dalle ardite guglie dell’aerea Costa Ale Lunghe, terreno di gioco per spericolati rocciatori. Superato un ultimo gradone appare, alto su un poggio a sinistra il coloratissimo bivacco Bertoglio (m.2673) ed, in fondo al lungo vallone, intravediamo l’ ampia insellatura del Passo S. Chiaffredo, sulla destra della nerastra e rocciosa Punta Trento (m.2967). L’ambiente è severo e grandioso, dominato, sul lato sinistro, dal Monviso che svetta maestoso oltre i contrafforti e le cime minori. La mulattiera costeggia alcuni dei numerosi laghetti adagiati nel pianoro (Lago Bertin e Lago Lungo) e, raggiunto il Passo S. Chiaffredo, invece di divallare verso il vicino Passo Gallarino (m. 2728), in direzione dei Rifugi Quintino Sella e Alpetto, svoltiamo su una diramazione segnalata sull’ampio e ripido costone di destra. Poco più avanti il cammino diventa più malagevole, su detriti, sfasciumi e grossi massi instabili, ed è reso più problematico da un fortissimo fastidioso vento, spirante dal precipizio che si affaccia a sinistra sul sottostante Piano Gallarino, e che tende a sbilanciare quando si è in equilibrio un po’ precario sui passaggi. La visione del grosso ometto di pietre, che contrassegna l’ampio Passo Calatà, ci incoraggia nell’ultimo tratto, meno ripido, di percorso.
La sosta-pranzo avviene al cospetto abbastanza ravvicinato della parete sud-ovest del “Re di pietra”, con, a sinistra, il “ Dado” di Vallanta (m.3780), a destra, a sbalzo sulla Cresta Est, l’ardito Torrione St Robert (m.3569), che appaiono dietro alle più vicine Punte Dante (m.3166) e Michelis (m.3150), separate dal Colletto Dante. Verso Ovest incombe la massa rocciosa della vicinissima Punta Malta (m.2995), che, da questo lato, si presenta molto più arcigna che dall’opposto, facile, versante Ovest, verso il Bivacco Bertoglio. L’area desolata circostante il passo, costituita da massi granitici piuttosto appiattiti, può suggerire l’idea di una rude pavimentazione stradale “d’antan”, da cui si può far risalire la denominazione “Calatà”, che, in dialetto piemontese, assume il significato di fondo acciottolato, selciato. Verso levante la visione verso la pianura è impedita da una cresta rocciosa, mentre la foschia non lascia intravedere le cime più lontane. A Sud si erge, scura e severamente rocciosa, la maestosa Cima delle Lobbie (3015 m.), in mezzo sprofonda, con orrida bellezza, la conca terminale del Vallone dei Duc (voce francese, col significato di gufo), verso cui ci apprestiamo a scendere.
Il tracciato della discesa è molto simile a quello del versante opposto, un po’ più disagevole e molto più lungo, con qualche breve “gradino” da superare in”disarrampicata ”, o con tecnica “pekuman”, alternati con tratti piuttosto ripidi su instabile fondo ghiaioso. Graziosi ungulati, poco intimiditi dalla presenza umana, “passeggiano” più a monte del tracciato, sul ripido pendio roccioso ingombro di sfasciumi, provocando, talvolta, pericolose cadute di sassi. In questo tratto potrebbe essere utile indossare il casco.
Guadagnato il fondovalle, sostiamo in un avvallamento a ridosso di un promontorio roccioso denominato “i Monti”(m.2622), in prossimità dell’intersezione con la traccia che conduce al Passo dei Duc, da cui passa la cosiddetta “via normale”, cioè la via più agevole per scalare la Cima delle Lobbie, che richiede capacità alpinistiche. Ora procediamo su tracciato meno ripido, alternato ancora con tratti impervi su grandi massi, talvolta instabili, passiamo accanto ad un caratteristico pino secco, probabilmente fulminato, alto su un poggio, con una curiosa forma a candelabro stilizzato, chiamato il “totem”. Quindi, perdendo gradualmente quota, ci immergiamo nella folta “cembreta” denominata Bosco dell’Alevè, di riconosciuto notevole valore naturalistico e paesaggistico, essendo il bosco di pino cembro più esteso dell’arco alpino. Già in vista del lago Bagnour (2019 m.) ammiriamo un maestoso esemplare vetusto ultrasecolare, ma in pieno rigoglio vegetativo, di pino cembro, ufficialmente censito come “albero monumentale” dalla Regione Piemonte. E’ alto 18 metri, altezza notevole per questa essenza vegetale, che, trovandosi a quote molto elevate, deve sopportare carichi nevosi importanti e far fronte a venti oltremodo impetuosi, con temperature molto rigide per la maggior parte dell’anno. La circonferenza del tronco, piuttosto tozzo, sfiora i 4 metri e, considerando la lentissima crescita, si stima che la sua età superi i 500 anni.
Su passerella di solide assi attraversiamo l’emissario del lago, ormai in parte acquitrinoso a causa della siccità, i più assetati attingono acqua alla fontanella in prossimità del grazioso Rifugio Bagnour, e, su battutissima e polverosa mulattiera proseguiamo la discesa, lasciando sulla destra 3 successive diramazioni che, con bellissimo percorso in pineta mista di abeti, larici e cembri, si collegano con il Pian Meyer, percorso all’andata. Sulla sinistra si diparte dapprima un sentiero che conduce al Lago Secco (m. 1897) ed alle Grange Pralambert, più avanti, in corrispondenza del Rifugio Grangios Martre, si stacca una pista diretta verso la borgata Villaretto di Casteldelfino.
Dopo la lunga e polverosa discesa, sbuchiamo alle spalle dell’edificio denominato Rifugio Alevè, e raggiungiamo lo slargo stradale in prossimità della fontana e del ponte sul Rio Vallanta, chiudendo così un anello di circa 18 km., con un dislivello di oltre 1400 m.
Il notevole dislivello del percorso consente di ammirare ambienti montani molto diversi, dalla foresta di conifere alle desolate, ma suggestive, lande rocciose d’alta quota, dove non è difficile incontrare elusivi camosci e più confidenti stambecchi. L’itinerario va affrontato con un certo allenamento alla distanza, e può diventare problematico, soprattutto nella parte più elevata, in condizioni di maltempo e con visibilità limitata, poiché la traccia, ovvero il passaggio più agevole e sicuro, non è sempre ben evidente. E’ altresì essenziale una buona scorta idrica, in quanto, oltre la precaria fontanina di Pian Meyer, non ricordo di aver incontrato altre prese d’acqua.
Escursione effettuata il 15 luglio 2026
Località di partenza: Castello di Pontechianale 1595mm
Punto più elevato raggiunto: Passo Calatà 2940m
Dislivello cumulato in ascesa: 1498m
Sviluppo complessivo del percorso: 16,1 km
Tempo in movimento: 5h 45'
Difficoltà: EE
Tracciato gps


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Autore Commento
CompagniadellAnello
Inviato: 30/8/2026 23:31  Aggiornato: 30/8/2026 23:31
Guru
Iscritto: 27/12/2015
Da: Cuneo
Inviati: 802
 Re: Anello del Passo Calatà
Descrizione del percorso: Dario Giusta
Tracciato GPS, elaborazioni grafiche e coordinamento redazionale:Adriano
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