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Escursionismo : Anello del Pertus del Colet, da Castelletto di Roccasparvera
Autore: CompagniadellAnello (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 07/06/26 18:16
Notizia riferita al: 02/05/26
Letture: 173

Oggi la Compagnia dell’Anello si concede un’escursione rilassante tra i rigogliosi castagni secolari che caratterizzano i versanti adrecht, cioè soleggiati, delle colline sopra Roccasparvera e Rittana. Il percorso disegna un anello che da Castelletto di Roccasparvera sale fino al Pertus del Colet, sul crinale che divide il Vallone di Rittana dal Vallone di Sant’Anna di Bernezzo, per poi scendere a Rittana e rientrare infine a Castelletto.
Insieme a mia moglie Maria Teresa e agli amici Caterina e Giuseppe raggiungiamo in auto Castelletto di Roccasparvera, uno dei più antichi insediamenti della Valle Stura, un tempo importante punto di collegamento con gli altri comuni della bassa valle. Il borgo conserva tre chiese settecentesche e vanta l’osteria più antica della valle, ancora oggi attiva e gestita dalla stessa famiglia da ben sette generazioni.
Lasciata l’auto nel comodo parcheggio accanto alla provinciale, zaino in spalla imbocchiamo Via Maestra, la strada che risale la collina attraversando a tratti un fitto bosco, in direzione di Tetto Balotte. In breve raggiungiamo la Cappella della Madonna dei Sette Dolori.
La Madonna dei Sette Dolori è una figura molto venerata nella tradizione cristiana: viene raffigurata con sette spade confitte nel petto, simbolo delle sofferenze vissute durante la vita terrena di Maria. I sette dolori ricordano la profezia di Simeone, la fuga in Egitto, lo smarrimento di Gesù nel tempio, la salita al Calvario, la crocifissione, la deposizione dalla croce e la sepoltura.
Sulla facciata della cappella di Tetto Balotte, protetta da un ampio protiro, un affresco datato 1746 raffigura la Madonna con in braccio un Gesù Bambino nero, affiancata da San Magno e dal Beato Angelico. L'interno appare alquanto degradato. Curiose anche le iscrizioni che accompagnano il dipinto: sotto l’affresco si legge “voi che passate per la via fate ellemosina per la Vergine Maria”, mentre su un pilastro del porticato compare l’ammonimento “QUI È PROIBITO OGNI INMONDISSIA NEL DETTO PORTICO E ATORNO ALLA CAPELLA”.
Attraversiamo quindi la borgata di Tetto Balotte, dove incontriamo due ragazzi intenti a giocare nelle pozzanghere lasciate dall’acquazzone del giorno precedente. La loro madre, con grande cortesia, ci fornisce alcune utili indicazioni sul percorso.
Riprendiamo il cammino tra l’erba ancora bagnata, immersi nel verde brillante del pianoro, fino a raggiungere Cà Prà dei Cotti, un caseggiato ormai in disuso ma ancora dotato del suo antico forno. Da qui iniziamo la salita nel castagneto lungo un sentiero sistemato dagli appassionati di mountain bike per la pratica del downhill.
Sorprendono alcuni cartelli che vietano la salita ai pedoni perché il percorso sarebbe riservato ai biker. Eppure si tratta di un antico sentiero riportato sulle mappe e costituente una servitù di passaggio ad uso pubblico; inoltre non esistono valide alternative. A mio sommesso parere, il divieto appare piuttosto discutibile. Procediamo comunque con prudenza, facendo attenzione all’eventuale arrivo di ciclisti in discesa, anche se — da amante e praticante della MTB — ricordo che sui sentieri di montagna la precedenza spetta sempre ai pedoni.
Raggiungiamo così il Pertus del Colet (963 m), importante nodo escursionistico. Oltre all’itinerario da noi percorso, battezzato dalla cartellonistica locale “Yeti Trail, il sentiero di Aldo”, da qui si diramano altri quattro tracciati: il sentiero che scende a Roccasparvera passando per Tetto Naviano, quello che sale al Monte Colletto, una sterrata che porta verso Prato Francia e Aranzone di Cervasca e infine la strada che corre verso ovest sul crinale in direzione di Scanavasse, Bergia e Colle delle Funze.
Non ci lasciamo sfuggire una breve deviazione verso Prà ’d Fransa, suggestiva area collinare e montana nel territorio di Bernezzo, molto apprezzata per il relax, la natura e le attività all’aria aperta. È anche un importante punto di partenza per escursioni e percorsi in mountain bike collegati al circuito della Rampignado.
Riprendiamo quindi il cammino lungo la “Via dal Coulet”, piacevole strada in saliscendi che segna il confine tra il comune di Bernezzo da un lato e quelli di Roccasparvera e Rittana dall’altro. Nei pressi del “Saret ’d Janola”, tra affioramenti rocciosi sulla dorsale, troviamo il luogo ideale per la sosta pranzo, circondati dai fiori del sorbo montano e dall'ombra delle roverelle.
Ristorati e rinfrancati riprendiamo il passo. Poco più avanti, sulla sinistra, troviamo il bivio che scende verso Rittana passando nei pressi di Tetto Gianola, attraversando splendidi castagneti fino a raggiungere l’asfalto di Via Monte Grappa, che conduce comodamente al paese raccolto attorno alla parrocchiale di San Mauro.
A Rittana è quasi obbligatoria una sosta da “Andata e Ritorno”, punto di riferimento per il paese: piccolo alimentari, bar, luogo d’incontro per residenti ed escursionisti e, più recentemente, anche spazio dedicato all’ospitalità con un appartamento di charme e spa privata. Entrando stavo spiegando ai miei amici la mia interpretazione del nome del locale — fermarsi “all’andata” per acquistare qualcosa per il pranzo e tornarci “al ritorno” per un caffè e un momento di relax — quando la simpatica proprietaria Debora mi corregge sorridendo: il vero significato è che, se ti trovi bene all’andata, poi ritorni.
Negli ultimi anni Rittana ha cambiato volto grazie all’intelligente e lungimirante amministrazione guidata da Giacomo Doglio, diventando un interessante laboratorio culturale dedicato all’arte contemporanea. Con il MUDRI, il Museo Diffuso di Rittana, oltre alle opere conservate negli spazi dell’ex canonica, il paese ospita murales sulle case e installazioni artistiche disseminate lungo sentieri e boschi.
Ci avviamo infine verso la conclusione del nostro anello, scendendo da Rittana verso Castelletto lungo la strada provinciale, fino a imboccare sulla sinistra la sterrata di Via Giardino, resa ancora più piacevole da pannelli didattici che invitano a una sorta di caccia al tesoro naturalistica. La strada termina nel paese all’altezza della Cappella di San Rocco e San Sebastiano, edificata nel 1632 come voto per la peste che colpì queste terre.
Concludiamo il nostro itinerario passando accanto al lavatoio pubblico di Castelletto, splendidamente restaurato e conservato: una testimonianza preziosa di un tempo lontano, utile a ricordare da dove veniamo e i sacrifici di chi ci ha preceduto, lasciandoci in eredità questo e molti altri segni importanti del nostro passato.
Escursione effettuata il 2 maggio 2026
Compagnia dell'Anello formata per l'occasione da Adriano, Caterina, Giuseppe e Maria Teresa
Località di partenza: Castelletto di Roccasparvera 707m
Punto più elevato raggiunto: Pertus del Colet 963m
Dislivello cumulato in ascesa: 363m
Sviluppo complessivo del percorso: 13,5 km
Tempo in movimento: 4h
Difficoltà: T (Turistica) (vedi scala difficoltà)
fotovideocronaca
Tracciato gps


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