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Escursionismo : Bric della Croce di Rocca Perti (Via del Purchin), da Finalborgo
Autore: CompagniadellAnello (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 25/02/26 22:08
Notizia riferita al: 07/02/26
Letture: 171

Un classico percorso nella macchia mediterranea del finalese: la “via del Purchin”, che la Compagnia dell'Anello ripropone a distanza di qualche anno in un tracciato più alla portata, seppur ricco di interessanti spunti. L'anello odierno sale il crinale che dal forte di San Giovanni raggiunge la Croce di Vetta di Rocca Perti, scende a Cianassi e, toccando la Chiesa dei cinque campanili, su stradine e vecchi sentieri, ritorna a Finalborgo.
Ma vediamo di rispondere subito alla prima domanda che viene spontanea sentendo il nome di questa via. il “purchin”, cioè porcellino in dialetto ligure, deriva dalla presenza in zona di un crostaceo, chiamato comunemente Porcellino di Terra (Armadillidium vulgare). Oltreché al presente percorso escursionistico, questa bestiola dà il nome ad una via d’arrampicata della Rocca di Perti ed è il simbolo della Scuola di Arrampicata e Alpinismo del CAI di Finale. Il Porcellino di terra, conosciuto anche con il nome di Onisco o Porcellino di Sant'Antonio è caratterizzato dalla proprietà, quando riposa o quando è disturbato, di appallottolarsi formando una sfera che non offre appigli all'aggressore. Inoltre è indicatore di un ecosistema sano e un prezioso alleato dell'ambiente perché migliora la fertilità del suolo trasformando il materiale organico in humus e funge da "spazzino" naturale, aiutando a bonificare i terreni dai metalli pesanti.
Usciamo al casello autostradale di Finale Ligure che permette, scendendo lungo il torrente Porra, di arrivare direttamente a Finalborgo dove troviamo un posto per l'auto nel parcheggio dell'Eurospin. Anche nella stagione invernale questa località ligure non manca di turisti, sopratutto appassionati di mountain-bike e free-climbing, specialità sportive per cui il finalese è divenuto famoso a livello internazionale per la fitta rete sentieristica, ricercata dagli amanti delle ruote grasse, e per le strapiombanti falesie, ambite dagli arrampicatori.
Da qui, zaino in spalla, entriamo nel centro storico di Finalborgo voltando a sinistra in Via del Municipio, al termine della quale si trova la palina indicativa con il segnavia da seguire (segno bianco-rosso con sigla "VP").
Saliamo quindi lungo via Beretta, l'antica via progettata nel 1666, perfettamente conservata lastricata, che collegava il Marchesato del Finale al Ducato di Milano. Chiamata anche "Via della Regina" perché costruita in occasione del passaggio di Margherita Teresa di Spagna, che andava a Vienna per raggiungere il suo sposo, l'imperatore Leopoldo d'Austria.
In breve si raggiunge la "porta della mezzaluna", che un tempo consentiva l'accesso all'imponente fortilizio di Castel San Giovanni.
Poco oltre il castello una evidente deviazione sulla sinistra (indicata con 2 bolli rossi), consente di raggiungere in breve il poggio panoramico del Monte Becchignolo, dove sorge lo storico Castel Gavone, antica sede dei signori di Finale, i marchesi Del Carretto, dalla caratteristica "torre dei diamanti", edificato intorno al 1188.
L'accesso al sito è sbarrato e quindi, per proseguire il nostro cammino, occorre scendere tramite un sentierino ritornando sul percorso principale, con il quale si procede tra bei coltivi ad ulivo sino a raggiungere la frazione di Perti Alto.
Qui ammiriamo l'antica chiesetta di Sant'Eusebio con il caratteristico campanile a vela e, tenendo conto che il percorso può proseguire (palina "Cava" e "Croce Vetta") sui due lati della struttura religiosa, il più suggestivo è sicuramente quello a monte, stretto tra il muro esterno della chiesa e l'incombente parete di falesia.
Imbocchiamo la stradina che transita presso alcuni vecchi cipressi inoltrandoci così nella fitta e tipica vegetazione mediterranea, delimitata a monte da una formazione rocciosa. La lecceta in piano ospita roverelle, ornielli e carpini neri e si intercala a uliveti con muretti a secco di contenimento che fanno da argine al cammino. Notiamo che le abbondanti precipitazioni degli ultimi tempi, oltre ad aver dilavato i sentieri rendendo più impervi i tratti erti, ha favorito lo sviluppo di una infestante tipica della macchia mediterranea, la salsapariglia (Smilax aspera), comunemente conosciuta col nome di stracciabraghe, pianta arbustiva con portamento lianoso, rampicante, dal fusto flessibile e delicato, ma cosparso di spine acutissime. Produce delle bacche rosse insipide e poco appetibili per l'uomo, ma che costituiscono una fonte di nutrimento per numerose specie di uccelli, oltre ad essere uno degli alimenti preferiti dai Puffi, le puffbacche!
Poco oltre, evidenti gradini scavati nella roccia in tempi antichi e un breve tratto, più ripido, segnalano la prossimità all’area della Cava di Castel Gavone, da cui per molti secoli venne estratto un calcare organogeno miocenico, la pregiata “Pietra del Finale”, roccia i cui sedimenti sabbiosi ospitano frammenti di conchiglie, pesci e coralli.
Oltrepassiamo il grande piazzale e ci portiamo verso la base delle pareti. Il sentiero procede tra i bassi arbusti di una gariga che tende a macchia mediterranea (lentisco, timo, santoreggia, cisto e raro ginepro). Poi la parete calcarea si fa particolarmente rosa e giungiamo ad un punto panoramico prima di addentrarci nella lecceta, vegetazione climax del Finalese.
Attraversiamo il pianoro e imbocchiamo una evidente stradina che percorre la base dell'imponente bastionata rocciosa della Rocca di Perti, dove sono tracciate diverse vie di arrampicata pervenendo all'insellatura sommitale, che separa il versante settentrionale da quello meridionale della Rocca.
Continuiamo su un sentierino che scende brevemente e proseguiamo fino ad un trivio dove ci addentriamo tra la folta vegetazione e superando il curioso torrione delle Formaggette deviamo a sinistra e proseguiamo in leggera salita, superiamo diverse formazioni rocciose affioranti e con breve ultimo strappo raggiungiamo la nera croce di vetta del Bric della Croce di Rocca Perti (398m).
Ci troviamo a picco 300 metri al di sopra del Vallone Pora e sotto di noi scorre la trafficata autostrada dei Fiori nei pressi dello svincolo per Finale Ligure. Oltre l'autostrada il balcone privilegia più ampi panorami dalle Alpi Liguri fino al mare di Albenga dominato dall'isola Gallinara.
Ma il percorso che intendiamo fare per il ritorno è ancora lungo e quindi dobbiamo incamminarci proseguendo brevemente sulla sommità (palina indicatrice), per poi scendere, superando alcuni tratti abbastanza ripidi e impervi, e confluire infine sul sentiero contrassegnato da "tre bolli rossi" che sale da Montesordo.
Continuiamo su quest'ultimo transitando a fianco di un antro scavato nella roccia, il Grottino di Bric della Croce dove si può entrare e percorrerlo per alcuni metri per uscire attraverso un'apertura alla base della strapiombante parete Nord della falesia, raggiungibile peraltro tramite un sentierino che aggira la grotta. In questo tratto della falesia, paradiso dei climbers sopratutto nel periodo estivo per l'esposizione ombreggiata, partono ben 14 vie di arrampicata tra cui la via “Il ghiro non mente mai” classificata con grado di difficoltà 7a+!
Noi lasciamo ai climbers il loro paradiso e continuiamo su un ulteriore tratto di ripida discesa arrivando sull'ampio spiazzo dei "Cianassi", punto strategico per numerose pareti di arrampicata, interamente occupato da auto, furgoni e pickup con targa perlopiù non italiana.
A questo punto seguitiamo la Via del Purchin sulla stradina asfaltata che scende verso destra nella piccola Valle Utra e più avanti risale dolcemente verso la Chiesa dedicata a Nostra Signora di Loreto, ma comunemente detta 'dei Cinque Campanili' per le quattro guglie angolari e la lanterna centrale che la sormontano. L'edificio religioso, costruito nel 1470 è un prestigioso esempio di architettura rinascimentale e sui pilastri angolari sono collocate delle targhe in “Pietra di Finale” con stemmi dei Del Carretto.
Il posto, in mezzo agli ulivi con spettacolare vista su Finale e sul suo mare nonché sulla dorsale sormontata dai fortilizi di San Giovanni e Gavone con la quinta di Caprazoppa, ben si presta per una rilassante sosta rifocillatrice che, insieme al cibo portato nello zaino, ci fa apprezzare la pace e la tranquillità rigenerante e rilassante della natura che ci circonda.
A malincuore riprendiamo il cammino scendendo tramite un bel sentiero serpeggiante tra gli uliveti e raggiungiamo il fondovalle ove scorre il torrente Aquila.
Proseguiamo il percorso fra le vecchie case e una serie di “crose” assai pittoresche con l'itinerario che si mantiene sulla destra idrografica del torrente senza toccare la strada asfaltata, ma seguendo il tracciato della vecchia “via romana” che porta all'ingresso di Finalborgo e ai suoi caratteristici vicoletti, andando a chiudere questo interessante e apprezzato anello.
Escursione effettuata il 7 febbraio 2026
Compagnia dell'Anello formata da: Adriano e Maria Teresa
Località di partenza: Finalborgo (13m)
Punto più elevato raggiunto: Bric della Croce di Rocca Perti (398m).
Dislivello cumulato in ascesa: 550m
Sviluppo complessivo del percorso: 9,2 km
Tempo in movimento: 3h 15'
Difficoltà: E (Escursionistico)(vedi scala difficoltà)
fotovideocronaca
Tracciato gps
mappa satellitare Wikiloc


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Autore Commento
CompagniadellAnello
Inviato: 26/2/2026 1:55  Aggiornato: 26/2/2026 1:55
Guru
Iscritto: 27/12/2015
Da: Cuneo
Inviati: 791
 Re: Bric della Croce di Rocca Perti (Via del Purchin), da...
Descrizione del percorso: Adriano
Fotovideocronaca: Adriano e Maria Teresa
Tracciato GPS, elaborazioni grafiche e coordinamento redazionale: Adriano
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