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Escursionismo :  Il sentiero del Sarvanot di Monterosso Grana e dintorni.
Autore: CompagniadellAnello (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 20/09/25 22:17
Notizia riferita al: 26/08/25
Letture: 353

Un sentiero in parte già percorso dalla Compagnia dell'Anello per raggiungere altre mete della Valle Grana, ma mai seguito integralmente. Vale però la pena addentrarsi in questo mondo creato e tramandato dal mito popolare delle nostre vallate alpine, formato da entità misteriose difficili da descrivere (folletti, piccoli uomini selvaggi dei boschi, cioè sarvanot, dalla radice collegata all'aggettivo "sarvai", selvatico, solitario).
Negli ultimi anni, per buona volontà di volontari del posto, su questo tema sono nati alcuni percorsi: oltre a questo di Monterosso Grana, il sentiero Petitmenin di Vignolo e il sentiero dei Sarvanot di Rore in Val Varaita.
Oggi, con mia moglie Maria Teresa, sua sorella Carla e gli amici Caterina e Giuseppe seguiremo l'intero tracciato del Sentiero del Sarvanot di Monterosso Grana aggiungendoci due interessanti estensioni: una alla frazione San Pietro, il paese dei Babaciu, e l'altra alla solitaria Cappella della Madonna della Neve.
Con l'auto risaliamo la Valle Grana fino all'inizio dell'abitato di Monterosso dove parcheggiamo sulla sinistra presso il cimitero ove si trova la Cappella di San Sebastiano (712m) risalente al XIV secolo, recentemente ristrutturata, e da qui, zaino in spalla, iniziamo il cammino sul Sentiero del Sarvanot.
Un primo pannello (dei circa 50 che incontreremo lungo il tragitto) raffigura il “Sarvanot” che ci dà il benvenuto. Appresso troviamo la mappa del sentiero, diviso in tre zone: Bosco di Castagni, Sardoulin e Bestie e Bestiote. Percorso facile, adatto a tutti, percorribile in tutte le stagioni dell'anno a piedi, in MTB o a cavallo.
Simpatica la trovata in partenza della “Ruota dei buoni intenti” per evidenziare il buon proposito della giornata, ma in effetti sono tutti da tener presente per il doveroso rispetto che dobbiamo all'ambiente in cui ci troviamo, specie quello più fragile dei boschi e della montagna..
Poco prima di Ruata Malobert svoltiamo decisamente a destra su una pianeggiante pista forestale nel castagneto ove troviamo numerosi pannelli che arricchiscono il percorso di interessanti elementi naturalistici e didattici insieme a deliziosi e interessanti esempi di “Land Art” (arte della terra) inerenti l'importanza del castagno per la vita montana.
Più avanti troviamo l'Esaportale un mosaico opera collettiva realizzata dalle classi primarie e secondarie sul tema dell'abitare e dell'accoglienza utilizzando elementi trovati sul posto.
Attraversiamo su un ponticello il Rio Freddo, localmente chiamato “Lou Bial”, dopo il quale troviamo un'altra opera di “Land Art” collettiva, il Labirinto, simbolo universale che rappresenta il nostro viaggio nella vita e le sue transizioni, realizzato con rocce locali. L'invito è di portare un piccolo sasso o altro elemento del bosco nel percorso fino al centro del labirinto dove verrà deposto come fosse il proprio cuore.
Proseguendo raggiungiamo l'asfalto della strada per borgata Armandi, in leggera salita ove, sulla sinistra, uno dei pannelli informa che siamo in prossimità della borgata Quagna diventata famosa nel secolo scorso per gli scavi di miniere avviati dalla famiglia Marchiò alla ricerca dell'oro, rivelatasi alla fine infruttuosa. Le miniere furono chiuse nel 1961.
Poco oltre, lasciamo l'asfalto per imboccare a destra una mulattiera che s'inoltra nel bosco del vallone della Coumbo, passa presso la croce della “posa” (qui sostavano i funerali in attesa del sacerdote) e raggiunge la località Sardoulin, abitazione segreta del Sarvanot cui è intitolato questo itinerario. Il posto è pure un ottimo belvedere su Monterosso (Bourgat) e su quanto rimane della torre dell'antico castello di Flora.
Flora, bellissima principessa di Monterosso, è protagonista di una leggenda che la vede uccisa dal marito, il rozzo Balduino, signore di Pradleves, il quale rimase vittima a sua volta precipitando nel fossato del castello nell'intento di liberarsi dal fantasma di Flora.
Usciti dal bosco proseguiamo su una sterrata fin dove il tracciato continua sulla destra, mentre è nostra intenzione inserire qui una prima variante e quindi svoltiamo a sinistra (indicazioni per San Pietro e Santa Croce) per raggiungere San Pietro, il paese dei "Babaciu".
Saliamo raggiungendo e superando il "Bosco Mangiapensieri" (sarà il posto dove ci fermeremo al ritorno per la pausa pranzo) e proseguiamo nel bosco con tratti abbastanza impegnativi fino a raggiungere una abbandonata canalina irrigua superabile su un apposito ponticello che permette un agevole passaggio anche alle MTB.
Seguiamo il canale verso destra in piano, dopodiché riprendiamo la salita con qualche tornante e, continuando con un traversone, superiamo un rudere e raggiungiamo il colletto in località Santa Croce e il poggio su cui troviamo, insieme ad un alto traliccio carico di ripetitori, la Cappella di San Rocco (847m).
Da questa postazione abbiamo una bella visuale sul vallone che si biforca su Frise e Sancto Lucio de Coumboscuro al centro del quale troviamo la frazione di San Pietro con la bella parrocchiale risalente al XV secolo, dedicata a San Pietro in Vincoli.
Dal colletto imbocchiamo la comoda sterrata che scende verso San Pietro affiancata da arbusti di bosso, in grossa difficoltà per gli attacchi parassitari da parte della Piralide. Ci dissetiamo alla fresca sorgente delle Fontanette e in breve raggiungiamo l'abitato di San Pietro (813m), il paese dei “Babaciu”.
“I babaciu sono pupazzi in fieno, sorretti da una rete metallica quasi invisibile, a grandezza naturale e qui se ne incontrano a decine, intenti nelle faccende domestiche, persi nei loro mestieri quotidiani, pronti a svagarsi in una partita a carte all'osteria e perfino chini sui libri tra i banchi di scuola. I babaciu nascono da un’idea di Graziella Menardo nel 2003, e poco a poco colonizzano l'intera frazione. Non c'è angolo di cui non si siano appropriati, sia si tratti di un portico, di un balcone, di una viuzza o di un locale in disuso. E come i loro cugini in carne ed ossa, i babaciu si rivelano anche animati: di anno in anno si spostano, imparano nuovi mestieri, occupano nuovi spazi nel paese e continuano a stupire i visitatori...” (da Terre del Castelmagno, il paese dei Babaciu).
Terminato il giro tra le case di San Pietro ritorniamo indietro verso la deviazione di questa variante senza dimenticare che l'ora del pranzo si è approssimata e per la relativa sosta veniamo accolti sui tronchi adibiti a sedili del “Bosco Mangiapensieri”.
Ben rifocillati riprendiamo il Sentiero del Sarvanot nel punto in cui l'avevamo lasciato scendendo sulla sterrata fino a raggiungere la provinciale che risaliamo verso sinistra fino alla Cappella di San Giovanni (XVII secolo) imboccando poi la stradina asfaltata che scende accanto alla cappella verso il torrente Grana.
Qui ha inizio la terza e ultima zona del Sentiero del Sarvanot intitolata “Bestie e bestiote” dedicata alla fauna dei boschi che troviamo lungo il percorso raffigurata con grandi sagome degli animali e un particolare curioso che permette di sostituire gli occhi dell'animale con i propri per farsi fotografare. E così troviamo il lupo, la volte e il cervo con lo sguardo delle “quote rosa” del nostro gruppo.
La strada, tutta in asfalto, supera il ponte sul torrente Grana, risale sull'altro versante verso la borgata Miola e più avanti incrocia la strada per Colletto sulla quale scendiamo verso Monterosso.
Ma non finisce qui... perché decidiamo per una seconda variante: Infatti, poco prima del muro di cinta del castello, svoltiamo a sinistra sulla mulattiera che s'inoltra nel bosco e con un lungo traversone giunge alla cappella di Madonna della Neve (811m), anticamente denominata “Santa Fontana”, fatta costruire probabilmente dai frati Benedettini del priorato di Santa Maria della Valle della frazione Cavaliggi di Valgrana, con struttura barocca che si differenzia da tutte le altre cappelle della valle per l'ampiezza e i due altarini laterali. Annesse alla cappella vi sono due piccole camere, abitate fino agli anni '70 dall'ultimo eremita frate Benedettino.
Dopo quest'ultima interessante variante, ridiscendiamo a Monterosso Grana, costeggiamo il Castello dei Conti di Monterosso, del XVII secolo, passiamo sotto l'arco monumentale e attraversiamo il bel ponte sul torrente Grana oltre il quale svoltiamo a sinistra in via Vecchia Valgrana e ci inseriamo sulla strada provinciale trovando poco avanti la Cappella di San Sebastiano e il parcheggio dal quale avevamo iniziato questo bel percorso che, per dirlo come uno dei volontari che hanno lavorato per realizzarlo “un sentiero può essere semplicemente un sentiero, oppure può essere un libro che trova, tra le piante, le foglie e la suggestione del bosco, la capacità di raccontare…”
Escursione effettuata il 26 agosto 2025
Compagnia dell'Anello formata per l'occasione da Adriano, Carla, Caterina, Giuseppe e Maria Teresa
Località di partenza: Monterosso Grana – Cappella di San Sebastiano 712m
Punto più elevato raggiunto: Cappella Madonna della Neve 811m
Dislivello cumulato in ascesa: 447m
Sviluppo complessivo del percorso: 11,4 km
Tempo in movimento: 4h
Difficoltà: T (Turistico) (vedi scala difficoltà)
fotovideocronaca
Tracciato gps
mappa satellitare Wikiloc


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Autore Commento
CompagniadellAnello
Inviato: 22/9/2025 0:58  Aggiornato: 22/9/2025 0:58
Guru
Iscritto: 27/12/2015
Da: Cuneo
Inviati: 785
 Re: Il sentiero del Sarvanot di Monterosso Grana e dinto...
Descrizione del percorso: Adriano
fotovideocronaca: Adriano e Maria Teresa
Tracciato GPS, elaborazioni grafiche e coordinamento redazionale:Adriano
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