Sono passati più o meno 24.000 giorni da quando sono su questa Terra, ma non sono moltissimi quelli che ricordo nei dettagli, meno di 300 ad occhio e croce. Forse hanno ragione gli aborigeni australiani a credere che la vita degli uomini sia in realtà un sogno del Grande Spirito, perché è proprio lo stesso fenomeno che avviene con i nostri sogni, i quali di solito al risveglio diventano sempre più nebulosi fino ad essere cancellati. Il giorno della salita alla Bessanese è uno di quelli che mi è rimasto nel cassetto della memoria: la sveglia e la colazione al rifugio, l'avvicinamento alla base dello spigolo Est, le prime lunghezze facili, il pilastrino ostico che ci ha costretti ad una deviazione a sinistra nel canalone e poi gli ultimi 200 metri sul filo di cresta aereo ma non ripido, nel cielo e nelle nuvole, fino alla Madonnina della vetta, poi la breve corda doppia sull’altro versante e infine il ritorno infinito e l'arrivo al rifugio nell’ombra della sera, una pastasciutta gigantesca scotta eppure mai così buona e via un'altra ora e mezza al buio con solo una pila frontale in due, incespicando sulle pietre del sentiero fino al Pian della Mussa … poi le immagini si infilano in un buco nero, non so se di antimateria e non ricordo, per quanto mi sforzi, quel che ho fatto la mattina dopo, né il giorno dopo ancora, né i giorni successivi di quell’autunno, mentre il tempo andava avanti e continuavo a vivere, forse in un sogno del Grande Spirito.
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