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Album Foto > Album personali > Beppe46 11450 immagini in 423 albums visti 1104507 volte
Un anello per il col Clapier e la Punta Raccias



Un anello per il col Clapier e la Punta Raccias

Località di partenza: Slargo presso la borgata Traverse mt. 1083
Dislivello: mt. 1150
Tempo di salita: 4 ore c.ca
Tempo di discesa: 3 ore c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 5 Val Germanasca – Val Chisone
Fraternali Editore

Questo itinerario percorre lungamente la zona a monte di Perrero, in valle Germanasca, portandosi prima all’alpe Muret, poi al col Clapier per salire in vetta alla cima Raccias assai panoramica sulle valli e sui monti. Le soleggiate borgate che si attraversano hanno oramai pochi residenti fissi e tutti gli alpeggi sono raggiunti da strade di servizio; pertanto si sale e si scende per sentieri in completo stato di abbandono perché oggi non sono più percorsi e mantenuti. Un vero peccato perché questi itinerari ben si prestano per la primavera, sciolta la neve su questi assolati pendii, oppure d’autunno per il contrasto dei colori tipico di questa stagione.
Come vetta da raggiungere è stata scelta la Punta Raccias perché la dirimpettaia Punta Midi o Muret è stata inserita nell’itinerario: “ Un anello sullo spartiacque Chisone-Germanasca. Dalla Punta Ceresa al col Clapier”.

30 Immagine(i), Inserita il 20/10/2011

Un anello per il monte Vin Vert e lo Jafferau



Un anello per il monte Vin Vert e lo Jafferau

Località di partenza: parcheggio in prossimità dei Bacini mt. 1922
Dislivello: complessivamente 1000 mt.
Tempo complessivo: 6 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei Sentieri e Stradale 1:25.000 n°1 Alta Valle Susa Fraternali Editore

Partendo da Bardonecchia e portandosi in quota, questo anello percorre nella prima parte dell’itinerario un lungo tratto della strada militare costruita dagli alpini alla fine dell’800 che dai Bacini va alla caserma delle grotte del Seguret passando per il forte Foens. Lasciata la strada che prosegue per il colletto ed il forte Pramand scendendo poi a valle, si sale invece al col Basset e di lì alla vicina e facile cima Vin Vert raggiungendo infine la sommità dello Jafferau dove rimangono le tracce del vecchio forte anch’esso costruito sul finire dell’800. Per altra via si ritorna poi a valle.
Questo anello è assai panoramico; come detto, si percorrono lungamente strade militari e si attraversano ambienti affascinanti e spettacolari; al primo tornante, sullo lo sterrato che sale al col Basset, improvvisamente la vista s’apre sull’ampia conca e sulla cima del Seguret e su quella del Vallonetto con le grotte, le guglie, gli anfratti, le pareti strapiombanti. Raggiunta la depressione e la vicina modesta cima del Vin Vert la prospettiva s’apre ulteriormente verso la Valfredda e i suoi monti e sull’ormai vicino Jafferau; in lontananza le cime innevate del Delfinato spiccano con il loro candore per tutto l’itinerario.

41 Immagine(i), Inserita il 12/10/2011

L'anello dei rifugi della val Pellice



L’anello dei rifugi della val Pellice

Località di partenza: rifugio Barbara Lowrie mt. 1756
Dislivello complessivo: mt. 938 dal rifugio Barbara al col Manzol, mt. 678 dalla conca del Pra al Col Barant per complessivi 1616 mt.
Tempo complessivo: 8 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n°7 Val Pellice Fraternali Editore

Questo spettacolare anello sui monti della val Pellice per la sua lunghezza sarebbe meglio suddividerlo in due giorni pernottando al rifugio monte Granero. Se fosse chiuso poco più su esiste il locale invernale, piccolo, freddo, ma ospitale, dotato di 4+1 posti letto con coperte, avendo così il modo si salire su una cima della zona come la Meidassa per il sentiero che sale dal lago Nero, oppure sui monti Granero o Manzol prima di scendere a valle.
L’anello proposto, partendo dal rifugio Barbara, situato nella parte alta della valle dei Carbonieri, si porta al col Manzol da dove si scende al rifugio monte Granero e di qui seguitando alla conca del Pra, bellissima in ogni stagione, dove all’inizio del grande piano sorge il rifugio Jervis aperto tutto l’anno. Per la dissestata strada militare si sale poi al col Barant dove un fabbricato provinciale è stato trasformato in rifugio: il quarto dell’itinerario. Questo colle è raggiunto da una strada che giunge sin qui dal rifugio Barbara, che si prenderà per scendere a valle.
In questo anello si percorrono i sentieri dove si svolge ogni anno una gara di corsa in montagna che tocca appunto tutti i rifugi della val Pellice; dal 2009 l’itinerario è mutato allungandosi; la gara travalica e, transitando per il bivacco Soardi, ai piedi del Bric Bucie, raggiunge il villaggio francese di Valpreveyre ritornando in Italia alla conca del Pra passando per il colle dell’Urina.

44 Immagine(i), Inserita il 10/10/2011

Un anello in val Pellice per il monte Palavas



Un anello in val Pellice per il monte Palavas

Località di partenza: parcheggio subito dopo la cascata del rio Pissoi
Dislivello: 1600 mt.
Tempo di salita: 5 ore c.ca
Tempo di discesa: 3 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E Dai piani di Piatta Bornia alla cima EE
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 7 Val Pellice Fraternali Editore

Questo itinerario partendo da fondovalle, da Villanova dove termina la strada, raggiunge la cima nascosta del Palavas, una significativa e bella montagna della val Pellice confinante con il vicino Queyras francese. Nascosta perché dalla pianura piemontese è poco visibile apparendo brevemente, nel percorso di salita, solo alle Barricate, appena poco oltre il rifugio Jervis alla Conca del Pra; pienamente solo nel tratto terminale guadagnati i piani di Piatta Bornia. Bella perchè sempre vista da questi piani così appare e veramente è. Non ci si spiega perché questa montagna sia così poco presa in considerazione. Forse appunto perchè è una montagna invisibile.
Lasciata e raggiunto il rifugio Jervis all’inizio della conca del Pra, uno dei più incantevoli e ampi pianori delle alpi Cozie, si risale poi l’interminabile vallone dell’Urina sino al Fontanone salendo ai piani dai quali si affronta l’impegnativa salita al Palavas, cima tra le più significative della val Pellice. Per il rientro a valle si suggerisce un tratto del sentiero balcone che transita per l’alpe di Crosenna.

36 Immagine(i), Inserita il 29/09/2011

Salita al Seguret per il colletto Pramand e il colle dell'Argentera



Salita al Seguret per il colletto Pramand ed il colle dell’Argentera

Località di partenza: Slargo presso il ponte sul rio Secco mt. 1645
Dislivello: mt. 1280
Tempo di salita: 4 ore e 30 minuti c.ca
Tempo di discesa: 3 ore c.ca
Difficoltà: E La salita alla vetta del Seguret EE
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n°1 Alta Valle Susa Fraternali Editore

Continuando l’esplorazione della zona a monte di Salbertrand questo itinerario porta alla vetta del Seguret bella montagna dolomitica che domina la piana di Oulx. Il suo nome è di origine celtica derivando da “segu” luogo impervio e inaccessibile; dalla stessa radice “seg” deriva il nome degli antichi abitatori della valle: segusini e segovi.
Raggiunto il colletto non lontano dal forte di Pramand si prosegue lungo lo sterrato che conduce alla caserma delle Grotte del Seguret attraversando ambienti tra i più affascinanti e spettacolari della valle di Susa per quello che si vede in loco e per gli ampi panorami e le prospettive che si aprono allo sguardo. Si percorre, sull’ancora ottima strada militare, tutta la zona posta sotto le ultime propaggini del monte Seguret fatta di guglie, pareti strapiombanti, grotte, anfratti, attraversando ambienti unici e irripetibili dovendo, tra l’altro, anche percorrere la galleria dei Saraceni, tunnel fatto a U, lungo 800 mt. c.ca, costruito dagli alpini per ovviare alla traccia esterna diventata impraticabile dove, per l’attraversamento data la lunghezza, è indispensabile avere una buona torcia elettrica.
Giunti poi alla caserma delle grotte del Seguret si lascia lo sterrato che prosegue verso la zona Bacini e i forti dello Jafferau per salire all’ampia conca del rio Seguret passando dal ricovero Vin Vert dove, tralasciata la traccia per la Cima del Vallonetto, si prende quella per il colle dell’Argentera, già evidente, salendo infine sul monte Seguret cima che presenta un ultimo breve tratto piuttosto impegnativo che va affrontato con un minimo di attenzione. La Cima del Vallonetto e il Seguret sono i monti che dominano questa ampissima conca. Dal colle dell’Argentera si potrebbe scendere a valle dalla parte opposta così percorrendo un ampio anello; purtroppo, poco oltre il colle, un tratto dello spettacolare sentiero che si porta alla Casses Blanches è impraticabile perché franato.

45 Immagine(i), Inserita il 25/08/2020

Alla ricerca del sentiero del ghiaccio



Alla ricerca del sentiero del ghiaccio

Località di partenza: Ponte sul rio Geronda poco prima della borgata Frenèe mt. 1420
Tempo di salita: 4 ore e 30 minuti c.ca sino al passaggio interrotto per il colle dell’Argentera
Tempo di discesa: 3 ore c.ca
Dislivello: mt. 1300 c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n°1 Alta Valle Susa Fraternali Editore

A cavallo tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, per pochi anni durante il periodo estivo, dei montanari della valle di Susa partivano dalla stazione ferroviaria di Salbertrand (mt. 1070 slm.) con una slitta di c.ca 30 kg. sulle spalle portandosi in 5 ore al ghiacciaio di Galambra, (mt. 3060 slm.), che allora ancora esisteva, raggiungendo il punto in cui veniva cavato il ghiaccio; caricato e imbrigliato su una slitta era poi trasportarlo a valle per essere messo su di un vagone ferroviario con destinazione Torino.
Con l’abbandono dell’attività estrattiva, col tempo, con gli anni e la forte erosione, questa traccia rapidamente s’è persa. A differenza di una strada militare, ben costruita e congegnata per permettere il transito di uomini e animali e durare nel tempo, il sentiero del ghiaccio seguiva in ascesa le mulattiere di servizio agli alpeggi portandosi infine sulla parte alta del vallone del rio Geronda sino ad un colletto, detto Pasòu du Gla, Passaggio del Ghiaccio che immetteva direttamente su quello che era il ghiacciaio di Galambra.

29 Immagine(i), Inserita il 08/09/2012

Un anello per il rifugio Stellina



Un anello per il rifugio Stellina

Località di partenza: parcheggio all’inizio della strada per l’alpe Tour mt. 1900
Dislivello: mt. 780
Tempo di salita: 3 ore e 15 minuti c.ca
Tempo di discesa: 3 ore c.ca.
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 3 Val Susa – Val Cenischia – Rocciamelone - Val Chisone Fraternali Editore

Sorvegliato dall’imponente sovrastante cima del Rocciamelone, raggiungibile attraverso i passi Marmottere e Novalesa, il rifugio Stellina è tuttora parte integrante di un ambiente integro, aspro e selvaggio. Il nome è posto a ricordo della divisione partigiana guidata dal comandante Bolaffi (Aldo Laghi), che su questi monti si distinse lottando per gli ideali di giustizia e libertà. Costruito grazie all’impegno di volontari della Novalesa, si trova su un panoramico costone, detto Testa del Carolei, dove la vista abbraccia tutta la sottostante val Cenischia. Al tramonto il colle del Moncenisio s’infiamma di tinte rossastre e di notte il fondovalle s’accende in una fantastica ragnatela di luci, quasi un presepe. Dotato di 25 posti letto, con cucina e servizi, lo Stellina è la tappa ideale per salire, con percorso alternativo a quello tradizionale, al Rocciamelone attraverso i passi Marmottere e Novalesa. Custodito da metà luglio a tutto agosto e nei fine settimana, altrimenti sempre aperto, è dotato di servizi con acqua di cisterna non potabile.
Per il modesto impegno che richiede l’arrivarci, per il posto e l’eccezionale panorama che da lassù si gode, questa è un’escursione per tutti, a tutti consigliata.

30 Immagine(i), Inserita il 13/09/2011

La ferrovia Fell del Moncenisio



La ferrovia Fell del Moncenisio

Con la costruzione della grande strada voluta da Napoleone, il passo del Moncenisio divenne uno dei valichi alpini più frequentati dell’800 con oltre 40.00 passaggi l’anno, anche se il transito era seriamente ostacolato e talvolta interrotto per lunghi periodi da bufere e precipitazioni nevose.
Di conseguenza il governo piemontese, che allora aveva giurisdizione anche sul versante savoiardo,
progetto e mise in cantiere il traforo del Frejus al fine di migliorare le comunicazioni tra il Piemonte e la Savoia. Però i lavori, per tutta una serie di cause, procedettero così lentamente nei primi anni, che si costituì una società privata per la costruzione e l’esercizio di una linea ferroviaria provvisoria
che utilizzasse il valico del Moncenisio in attesa del completamento del traforo del Frejus.
La lotta intrapresa dai tecnici della Mont-Cenis Railway contro il tempo, il maltempo, le asperità del percorso e le difficoltà tecniche è tale da destare ancora oggi ammirazione. Iniziati i lavori nel maggio del 1866 essi furono completati nell’agosto dell’anno dopo. In meno di 16 mesi furono posati 77,8 km di linea, scavate 7 gallerie, costruite 3 gallerie in muratura e 8 km di ripari con strutture il legno e lamiera, stazioni e punti di rifornimento intermedi e alcuni viadotti.
Per la gran parte del percorso si utilizzò una parte della strada. Per migliorare l’aderenza nei tratti ripidi e nelle curve si aggiunse una terza rotaia. Questo sistema di aderenza ruota-rotaia prese il nome dall’inventore J.B. Fell e consentiva il superamento di forti pendenze e di curve molto strette evitando il deragliamento. Il tragitto da Susa a S. Michel de Maurienne richiedeva 5 ore c.ca contro le 12 della diligenza, con velocità che variavano dai 15 ai 20 km l’ora. Dal giorno della sua apertura non meno di quattro treni (due per direzione) affrontavano quotidianamente, sbuffando e fischiando, la scalata ai 2084 mt. del valico del Moncenisio. Ai passeggeri era intenzionalmente evitata, per quanto possibile, la vista dei precipizi che la linea costeggiava. Il lavoro del fuochista era letteralmente infernale, perché la caldaia, di piccole dimensioni, ma di grande potenza, doveva essere alimentata senza soste. Il servizio passeggeri cessò, una volta aperto il traforo del Frejus, ma nei tre anni, 4 mesi e 15 giorni di esercizio furono percorsi 320.000 km e trasportati oltre 100.000 passeggeri. Dopo l’ultima corsa l’intera ferrovia del Moncenisio fu smontata e il materiale utilizzato in altre ferrovie di montagna. Percorrendo la strada per il Moncenisio si possono ancora oggi ammirare tutta una serie di resti dei manufatti realizzati alcuni dei quali tuttora ben conservati come gallerie artificiali e paravalanghe.

10 Immagine(i), Inserita il 07/09/2011

Un anello per il colle e la Punta del Frejus e per l'alpe Pian delle Stelle



Un anello per il colle e la Punta del Frejus e per l’alpe Pian delle Stelle

Località di partenza: Fondovalle Frejus mt. 1750
Dislivello: 1200 mt. c.ca. oltre alcuni brevi saliscendi
Tempo di salita: 3 ore c.ca
Tempo di discesa: 4 ore e 30 minuti c.ca transitando per l’alpe Pian delle Stelle. Molto meno con le varianti
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n°1 Alta Valle Susa Fraternali Editore

Come detto in altra occasione, il vallone del Frejus è uno dei posti più incantevoli della zona di Bardonecchia per quello che permette di fare e per quello che si vede. Questo itinerario raggiunge il colle del Frejus portandosi poi alla Punta del Frejus, cima assai panoramica sulla conca di Bardonecchia e sui monti circostanti. Scesi al colle si percorrono lungamente, con un ampio semicerchio, i pendii e i pascoli alti del vallone sul sentiero Antonio Carnino scendendo poi all’alpe Pian delle Stelle e da questa a valle ritornando alla zona camini. Così come proposto è veramente alla portata di tutti; unico limite può essere rappresentato dalla lunghezza del percorso; per questo, per abbreviarlo, si possono utilizzare due varianti brevi. Anche la salita alla Punta del Frejus, fatta per la traccia che percorre il lungo il filo di cresta, non presenta alcuna difficoltà.

30 Immagine(i), Inserita il 07/09/2011

Un anello nel parco dell'Orsiera. Salita alla Punta Pian Paris



Un anello nel parco dell’Orsiera. Salita alla punta Pian Paris

Località di partenza: Cortavetto mt.1259
Dislivello: mt. 1500
Tempo di salita: 5 ore c.ca
Tempo di discesa: 3 ore e 15 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 3 Val Susa – Val Cenischia - Rocciamelone – Val Chisone Fraternali Editore

L’anello proposto, certamente tra i più belli tra quelli che si possono effettuare all’interno del parco Orsiera – Rocciavrè, area protetta a cavallo delle valli di Susa, Chisone e Sangone, è vario e interessante perché tocca, nel suo procedere ambienti diversi e sempre mutevoli. Grandi boschi di conifere si alternano a conche, radure, alpeggi, corsi d’acqua, ambienti d’alta quota e cime e non è difficile scorgere animali come il cervo ed il camoscio qui particolarmente numeroso.
Avendo un notevole sviluppo il altezza ed essendo assai lungo, è possibile suddividerlo in due parti pernottamento al rifugio Selleries in val Chisone, salendo il primo giorno alla facile vetta della punta Pian Paris mt. 2742 o alla Rocca Nera mt. 2852, mentre il giorno seguente si potranno affrontare la bella cima Cristalliera mt. 2802 e la Punta Malanotte mt. 2739 per scendere poi a valle attraverso il colle superiore di Malanotte o colletto Cristalliera.

30 Immagine(i), Inserita il 31/08/2011

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