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Album Foto > Album personali > Beppe46 11450 immagini in 423 albums visti 1106368 volte
Un anello per il rifugio Vaccarone dalla val Clarea



Un anello per il rifugio Vaccarone dalla val Clarea

Località di partenza: Val Clarea presso l’indicazione per le grange Buttigliera mt.1080
Dislivello: mt. 1660
Tempo di salita: 4 ore e 30 minuti c.ca
Tempo di discesa: 3 ore c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 3 Val Susa – Val Cenischia – Rocciamelone – Val Chisone Fraternali Editore

Partendo dalla selvaggia val Clarea, sempre percorrendo una traccia militare, questo lungo itinerario, passando dalla borgata Tiraculo e toccando per via alcuni alpeggi abbandonati da tempo, raggiunge infine il notevole ricovero del Gias dove, poco sopra, s’erge la costruzione del rifugio Vaccarone, nel massiccio d’Ambin, ristrutturato e riaperto dopo molti anni di chiusura. Si scende poi a valle percorrendo l’ingegnosa strada militare della val Clarea, che unendo il fondo valle al col Clapier prosegue verso altre ex strutture militari numerose in questi luoghi di confine.
Gli ambienti che si attraversano, soprattutto nella parte alta del percorso, sono di una straordinaria bellezza: conche, radure, corsi d’acqua, cime, ammassi rocciosi, si alternano nel mutare continuo del paesaggio a cui si aggiunge la mano dell’uomo con la straordinaria strada militare della val Clarea.
Sempre accogliente, il rifugio Vaccarone è un’ottima base di partenza per effettuare escursioni, traversate e ascensioni alle numerose, impegnative cime della zona.

34 Immagine(i), Inserita il 04/07/2012

Un anello per la Rocca Patanua con alcune varianti per il rientro. Eventuale salita alla Punta Lunella



Un anello per la Rocca Patanua con alcune varianti per il rientro.
Eventuale salita sulla Punta Lunella.

Località di partenza: Chiesetta della Madonna della Neve a Prarotto mt. 1450
Dislivello: 960 mt. da Prarotto alla Rocca Patanua. Complessivi altri 380 mt. per la Punta Lunella
Tempo di salita: 2 ore e 15 minuti dalla cappella di Prarotto alla Rocca Pananua
Tempo di discesa: Per ogni variante sono riportati i tempi relativi
Difficoltà: EE
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale n° 4 Bassa Valle di Susa – Musinè – Val Sangone – Collina di Rivoli Fraternali Editore

La Rocca Patanua è una cima di moderata altezza sull’estesa cresta di monti che vanno dal Musinè al Rocciamelone, in bassa val di Susa, precedendo la successiva Punta Lunella. E’ una montagna evidente da fondo valle per la ripida parete est dove d’inverno stenta a fermarsi la neve, da cui il toponimo “patanua-spogliata”.
L’itinerario, vario ed interessante, parte dalla cappella di Prarotto guadagnando la cima aspra e dirupata. Di qui, volendolo, si può salire sino alla successiva Punta Lunella.
Vengono poi proposte, in alternativa, alcune possibilità per scendere a valle, passando per o più dall’alpe Praburet, sviluppando così sempre un anello. Scesi infine ai sottostanti alpeggi in val Gravio, molti fatiscenti, si ritorna a Prarotto percorrendo un tratto del piacevolissimo Sentiero Balcone “Sb”.

39 Immagine(i), Inserita il 26/06/2012

Un anello nel vallone di Cruello in val Pellice per le bergerie, il colle e il Monte Giulian



Un anello nel vallone di Cruello in val Pellice per le bergerie, il colle e il Monte Giulian

Località di partenza: Vallone di Cruello nei pressi del bivio per Podio – Sibaud – Bobbio Pellice mt. 1007
Dislivello: mt. 1540
Tempo di salita: 4 ore e 15 minuti c.ca
Tempo di discesa: 3 ore c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n°7 Val Pellice Fraternali Editori

Il vallone di Cruello, il primo che si incontra superato l’abitato di Bobbio Pellice, come il vallone degli Invincibili, è strettamente legato alla strenua difesa che i valdesi opposero alla truppe franco-sabaude, prima e dopo il loro “Glorioso Rimpatrio”. La sua testata abbraccia l’ampia cerchia di monti che vanno dalla Punta Bruna alla Punta Cornour, con i passi Giulian e Brard che mettono il comunicazione questa parte della val Pellice con la valle Germanasca.
Oggi molte borgate del vallone sono pressoché disabitate. Anche chi voglia avventurarsi all’interno di questo splendido scorcio sperduto della val Pellice troverà qualche difficoltà. I sentieri, poco frequentati, sono stati però recentemente risegnati ed è stata posta una nuova cartellonistica. Interessante poi la traccia che porta sulla strada per le Bergerie Giulian. Non segnalata su nessuna carta, in passato doveva essere un importante collegamento tra il fondo valle e le varie postazioni militari, numerose su questi monti.

26 Immagine(i), Inserita il 22/10/2015

Un insolito sentiero per la Galleria Gianfranco, la borgata Fontane e la Roccia Spezzata



Un insolito sentiero per la Galleria Gianfranco, la borgata Fontane e la Roccia Spezzata

Località di partenza: Slargo nei pressi del ponte Pomeifrè sul Germanasca mt. 1000
Dislivello: 400 mt. c.ca
Tempo di salita: 1 ora e 15 minuti c.ca
Tempo di discesa: 45 minuti c.ca
Difficoltà: E/EE
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 5 Val Germanasca – Val Chisone
Fraternali Editore

Spesso alcuni sentieri che frequentiamo hanno dei tratti insoliti che ci sorprendono, come il 236 che partendo dal ponte Pomeifrè sul Germanasca, raggiunge l’abbandonata galleria Gianfranco, ex miniera di talco, per terminare alla borgata Fontane, frazione di Salza in val Germanasca. Inizialmente, seguendo il corso del torrente, si percorre un tratto della vecchia mulattiera che univa il fondovalle con Prali prima che si costruisse la strada nel 1907; raggiunte poi alcune case fatiscenti, forse un tempo dei mulini, la traccia oltrepassava il corso d’acqua su un ponte di legno e riprendeva a salire dalla parte opposta portandosi verso il successivo ponte della Gianna. Qui arrivavano anche i blocchi di marmo provenienti dalla cave della Rocca Bianca: alcuni di questi abbandonati in riva al torrente testimoniano questo fatto.
Poi si prende a salire e le ripetute svolte sul ripido pendio portano ad superare una parete rocciosa percorrendo alcune spettacolari cenge esposte, attrezzate, mai pericolose, che richiedono però una certa attenzione. Raggiunto l’ingresso, ora chiuso, della galleria Gianfranco, in pochi minuti si esce alla borgata Fontane, frazione del comune di Salza.
Oltre il ponte della Gianna la mulattiera per Prali, tenendosi ancora sulla sinistra idrografica del torrente, raggiungeva un punto caratteristico: la Roccho Eiclapà, la Roccia Spezzata. Al fondo le indicazione per raggiungere questo sito ora sconvolto da lavori inerenti la costruzione di una nuova centrale idroelettrica.

30 Immagine(i), Inserita il 16/06/2012

Un anello nel parco dell'Orsiera per il colle Aciano ed il monte Cormetto.



Un anello nel parco dell’Orsiera per il colle Aciano ed il monte Cormetto

Località di partenza: Cortavetto mt. 1259
Dislivello: mt. 787
Tempo di salita: 3 ore c.ca
Tempo di discesa: 2 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E Il tratto dal colle Aciano al Monte Cormetto: EE
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 3 Val di Susa – Val Cenischia – Rocciamelone – Val Chisone Fraternali Editore

Questa che si propone è una piacevole escursione nel parco dell’Orsiera. Il tratto sino al Colle Aciano passando per i rifugi Amprimo e Toesca e l’alpe Balmetta e quello dal rifugio del Gravio a Cortavetto, ritornando, sono di una bellezza unica: gradevoli, piacevoli e assai panoramici.
La salita al monte Cormetto richiede un certo impegno; come la successiva discesa in Valgravio, assai ripida, che può essere evitata praticando la variante di cui al fondo che ugualmente permette di svolgere un anello, fermandosi magari per una sosta al rifugio Amprimo, meglio ancora al rifugio Toesca. I sentieri, sempre segnati e ora segnalati da una nuova cartellonistica, percorrono, nel procedere, luoghi di grande valore paesaggistico. Abetaie, alpeggi, corsi d’acqua, cime, si alternano sempre mutevoli dando una grande sensazione di libertà.

23 Immagine(i), Inserita il 14/06/2012

Un anello per le borgate sull'inverso di Perrero sino alla Punta Croc



Un anello per le borgate sull’inverso di Perrero sino alla Punta Croc

Località di partenza: Borgata Grangette mt. 1038
Dislivello: mt. 700
Tempo di salita: 2 ore e 30 minuti c.ca
Tempo di discesa: 1 ora e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E/EE
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n°5 Val Germanasca – Val Chisone
Fraternali Editore

Partendo dalla borgata Grangette, oggi priva di residenti fissi, questo particolare anello raggiunge alcuni insediamenti montani sull’inverso di Perrero in bassa val Germanasca, oggi tutti in totale abbandono, fatiscenti, prima di salire alla storica Punta Croc. Per questa modesta, panoramica altura transitava un tratto del Gran Courdoun, un gigantesco complesso di tre teleferiche e due decauville costruito per trasportare il talco dalle miniere più alte della valle Germanasca alla carrozzabile a Perrero, con un salto complessivo di c.ca 1200 mt. Il Gran Courdoun ha funzionato egregiamente e ininterrottamente per 70 anni, dal 1892 al 1961 quando le miniere furono abbandonate. Dalla Punta Croc, raggiunta dal secondo tratto di decauville, partiva l’ultimo tratto di teleferica che, transitando per la stazione intermedia di Comba Molino, terminava la sua corsa al ponte della Capra, di poco più a valle di Perrero. Oltre gli abbandonati insediamenti che si incontrano nella prima parte del percorso, un impegnativo sentiero, nel tratto terminale un tantino esposto, a tratti poco visibile, sale agli impianti della Punta Croc, che comunque meritano essere visitati a più di 50 anni dall’abbandono totale.
Passando poi per altri insediamenti fatiscenti si ritorna a valle, a Grangette, per un altro sentiero che rispetto a quello utilizzato per la salita, non è segnato, poco percorso, necessitando assolutamente di manutenzione che è stato possibile percorrerlo solo grazie all’affidabilità delle

22 Immagine(i), Inserita il 07/06/2012

Un anello per gli alpeggi di Condove con salita alla Punta Sbaron e alla Punta di Grifone



Un anello per gli alpeggi di Condove con salita alla Punta Sbaron e alla Punta di Grifone

Località di partenza: Bivio per l’alpe Belvardo sopra Prato del Rio mt. 1480
Dislivello: 930 mt.
Tempo complessivo: 7 ore c.ca.
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n°4 Bassa val di Susa – Musinè – Val Sangone - Collina di Rivoli Fraternali Editore

Oltre che due significative cime, nello svolgersi questo lungo anello tocca diversi alpeggi sui monti di Condove. Alcuni di questi sono oggi ancora utilizzati e l’accesso è facilitato da strade di servizio, altri sono stati abbandonati da tempo oppure ricostruiti. L’itinerario permette di effettuare una lunga traversata su monti che nulla hanno da invidiare rispetto ad altri più rinomati, sia per la bellezza dei luoghi attraversati che per la ricchezza di acque, flora e fauna, dandoci, nello stesso tempo, l’idea delle condizioni di vita e del duro lavoro che nel passato, come nel presente, montanari e pastori hanno dovuto e devono affrontare per avere una fonte di reddito per sopravvivere.
Su questi ampi, estesi pendii adibiti a pascolo, si snoda anche lo sterrato che sale al colle del Colombardo (percorribile con un mezzo dal 1 giugno al 31 ottobre) sul quale si starà per un tratto abbandonandolo poi per la facile salita alla punta Sbaron e alla Punta del Grifone.
I sentieri segnalati si chiamano “Della Memoria” per non dimenticare coloro che su questi monti hanno lottato ed hanno sacrificato la vita per gli ideali di libertà.

34 Immagine(i), Inserita il 02/06/2012

Per non dimenticare: il monumento ai caduti partigiani della Buonaria



Per non dimenticare: il monumento ai caduti partigiani della Buonaria

Il monumento della Buonaria, posto lungo la strada per il colle Braida subito dopo il grande parcheggio della Sacra nei pressi della borgata Basinatto, ricorda i caduti partigiani fucilati per rappresaglia a seguito di un attacco partigiano contro i tedeschi nel maggio 1944.
Questo luogo è chiamato così perché, durante la guerra e sino alla fine degli anni 70, si apriva su una grande spianata dove esisteva un albergo chiamato appunto “Della buon aria”.
Durante la resistenza le montagne nei pressi del colle Braida e lungo il crinale che separa la valle di Susa dalla val Sangone erano fortemente presidiate dalle formazioni partigiane che controllavano le borgate i sentieri e le mulattiere oltre la strada carrozzabile che collega Giaveno e Avigliana.
Anche nei pressi della Buonaria operava frequentemente un distaccamento partigiano perché, dalla spianata della locanda, si potevano controllare i movimenti dei tedeschi in salita da Avigliana ed il fondovalle verso Chiusa S. Michele e Condove; inoltre, la presenza della locanda, della vicina borgata Basinatto e di una fontana famosa per l’ottima acqua fresca, garantivano un buon appoggio per l’approvvigionamento del cibo e per il ricovero notturno.
Il 19 maggio 1944, all’indomani di un pesante rastrellamento in val Sangone, una vettura tedesca con a bordo un alto ufficiale delle SS, veniva attaccata mentre saliva la provinciale verso il colle Braida, proprio nella curva dove oggi sorge il monumento. L’ufficiale ed un secondo militare vennero uccisi, mentre un terzo riuscì salvarsi e, sceso a valle, diede l’allarme. Sebbene l’attacco fosse stato condotto in territorio sotto il controllo partigiano, i tedeschi non lo considerarono un atto di guerra e fecero scattare la rappresaglia nei confronti della popolazione civile.
Il giorno stesso e poi in quelli successivi vennero condotti rastrellamenti che provocarono diverse vittime. Il 21 maggio trecento uomini furono presi in ostaggio a Giaveno e venne cannoneggiata la borgata S. Pietro situata sotto la Sacra di S. Michele che a sua volta fu perquisita. L’indomani vennero saccheggiate e bruciate le case della borgata Basinatto. Il 23 fu bombardata e distrutta la borgata del Selvaggio posta tra Giaveno e Coazze.
Il 26 maggio l’epilogo. All’alba 41 partigiani vennero prelevati dalle carceri di Torino, portati in questi luoghi e fucilati: 11 alla Buonaria, proprio sull’altro lato della strada, 10 a Valgioie, 10 a Giaveno e 10 a Coazze.
I nazifascisti prelevarono gli abitanti di Basinatto che trovarono in casa e li trascinarono con la forza ad assistere terrorizzati all’esecuzione.
Gli 11 martini della Buonaria ebbero sorte migliore dei loro compagni caduti e sepolti altrove in fosse comuni, come esigevano gli ordini impartiti dal comando tedesco.
Per merito del Commissario Prefettizio di Chiusa S. Michele, Luigi Bruno, e di alcuni generosi cittadini tra cui ricordiamo Teresa Tabone, le salme furono ricomposte, fotografate e seppellite separatamente, ognuna con la propria bara, per poter permettere ai parenti di recuperarle a guerra conclusa. L’operazione compiuta nottetempo in segreto, fu possibile grazie alla protezione organizzata dal comandante partigiano Fassino con i suoi partigiani e del maresciallo dei carabinieri.
Fino alla conclusione della guerra, Teresa Tabone e le ragazze di Chiusa S. Michele, non fecero mai mancare i fiori e le cure alle tombe degli sventurati ragazzi. Grazie al loro coraggio e alla loro bontà, dopo la liberazione, fu così possibile rintracciare i famigliari dei caduti, consegnare loro le spoglie dei propri cari ed erigere la stele di pietra con i nomi e le fotografie dei giovani uccisi.
Tutti glia anni, l’ultimo sabato del mese di maggio, i parenti dei partigiani caduti, il sindaco e l’Amministrazione di Chiusa S. Michele, il parroco, l’ANPI di Chiusa e dei comuni vicini, i rappresentanti delle Associazioni, gli abitanti di Basinatto e dei paesi, si ritrovano presso la lapide per ricordare e commemorare quel momento molto significativo della lotta di Liberazione in queste valli, che vide impegnati non soltanto i partigiani, ma anche molte persone libere: una dimostrazione di solidarietà tra cittadini determinati a voler riconquistare i valori fondanti di libertà e democrazia perduti.
Il monumento che sorgeva dall’altro lato della strada, nel luogo esatto dove avvenne l’eccidio, è stato spostato dove ora si trova ed è stata creata attorno un’area di rispetto con l’intento di evidenziare e valorizzare la lapide originaria. L’intervento è stato realizzato dall’Amministrazione Comunale di Chiusa S. Michele con il contributo della Regione Piemonte nel novembre 2011.

2 Immagine(i), Inserita il 29/05/2012

Un anello dalla Sacra al col Bione passando per le borgate montane



Un anello dalla Sacra al col Bione passando per le borgate montane

Località di partenza: Slargo sulla strada per il colle Braida nei pressi del monumento ai caduti partigiani della Buonaria mt. 920
Dislivello: mt. 580, ma durante il percorso vi sono alcuni modesti saliscendi.
Tempo complessivo: 6 ore c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n°4 Bassa valle di Susa – Musinè – Val Sangone - Collina di Rivoli Fraternali Editore

Questo itinerario, partendo poco sopra la Sacra di S. Michele e inoltrandosi per un lungo tratto quasi in piano, tocca le borgate montane dei comuni di Chiusa S Michele e Vaie, in bassa val di Susa, certamente una volta molto popolate, per sentieri poco percorsi in quanto oggi la strada arriva dappertutto. Raggiunta la borgata Mura, appena sopra Folatone, la traccia si alza ripida raggiungendo alla sommità il crinale che separa la valle di Susa da quella del Sangone che si percorre sino alla Roccia Corba da dove si scende alla modesta depressione del col Bione. Si ritorna poi al colle Braida seguendo fedelmente l’interminabile, piacevole strada sterrata che percorre lungamente il crinale, mentre dal colle un sentierino nel bosco riporta al punto di partenza.
Molto panoramico sui monti della bassa e media valle di Susa e poi su quelli della val Sangone, questo itinerario permette di conoscere queste belle borgate montane e pur non si raggiungendo alcuna vetta significativa il cammino risulta sempre appagante e distensivo.

25 Immagine(i), Inserita il 29/05/2012

Un anello per la conca del Pra



Un anello per la Conca del Prà

Località di partenza: parcheggio prima dell’abitato di Villanova mt. 1248
Tempo di salita: 2 ore c.ca
Tempo di discesa: 1 ora e 15 minuti c.ca
Dislivello: 500 mt. c.ca
Difficoltà: E
Rifermenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 7 Val Pellice Fraternali Editore

L’incantevole conca del Prà in alta val Pellice è uno dei più estesi pianori della alpi occidentali ed è il punto di partenza per numerose escursioni e gite sulle cime della valle. Oggi la si può raggiungere percorrendo uno stradello sterrato che, partendo da Villanova, conduce al grande piano dove all’inizio sorge il rifugio Jerwis aperto tutto l’anno.
L’itinerario in oggetto propone di salire alla conca del Prà tramite un sentiero alternativo, poco conosciuto e poco frequentato, che si sviluppa dall’altra parte del Pellice: non presenta alcun tipo di difficoltà perché sempre evidente e ben segnato consentendo così di godere delle bellezze di questo angolo di valle in una prospettiva completamente diversa snodandosi in ambienti più aspri e montani rispetto a quelli dell’opposta sponda del Pellice.
Per rientrare si può ripercorrere a ritroso questo sentiero, oppure, volendo sviluppare un anello, utilizzare la strada d’accesso alla grande conca che facilmente riporta a Villanova.

30 Immagine(i), Inserita il 24/05/2012

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