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Album Foto > Album personali > Beppe46 11450 immagini in 423 albums visti 1101219 volte
Salita al colle e alla Cima del Pelvo dalla valle Argentera



Salita al colle e alla Cima del Pelvo dalla valle Argentera

Località di Partenza: Parcheggio del Pelvo in valle Argentera mt. 1840
Dislivello: mt. 1430
Tempo di salita: 4 ore e 30 minuti c.ca
Tempo di discesa: 3 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: EE
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 2 Alta valle Susa – Alta val Chisone Fraternali Editore

Il sentiero 614 che unisce il fondovalle della valle Argentera al colle e alla cima del Pelvo non è più in catalogo tra i sentieri del CAI e il perchè lo si capisce bene salendo a questa cima. La traccia originale non è più percorribile per via dei dissesti alluvionali verificatesi nel corso degli ultimi anni sostituita da un’altra in alternativa che percorre le immense pietraie sottostanti la Punta Serpentiera dove una lunga serie di ometti sempre da ricercare segna la via.
La Cima del Pelvo con la dirimpettaia Cima Serpentiera fa parte di una serie di vette separanti la valle Argentera dalla valle di Thuras: le uniche raggiungibili dalla valle Argentera insieme alla più elevata tra tutte, la Punta Ramiere.
Dopo il tratto iniziale nel bosco, raggiunto il rio che di sotto forma una spettacolare cascata, lo si supera e risalendo l’opposta sponda si raggiunge un’ampia radura dove la traccia termina ed inizia il resto del percorso contrassegnato da una interminabile serie di ometti nelle immense pietraie che percorse portano al colle del Pelvo dove la salita alla cima non presenta alcuna difficoltà. Si intuisce che il loro posizionamento sia stato lasciato all’iniziativa individuale: così è stato anche in questa ascesa dove molti ometti sono stati riposizionati e migliorati, altri creati dal nuovo.
La salita alla vetta, stancante, lunga e faticosa, è riservata ad escursionisti con una certa esperienza soprattutto per chi sale a questa cima per la prima volta: non seguire o perdere il riferimento degli ometti vuole dire cacciarsi in una serie di guai.
Da questa solitaria cima vista impagabile sulle valli e sulle cime che le coronano, dalle più immediate alla più lontane.

35 Immagine(i), Inserita il 25/08/2020

Un anello nella valle di Rochemolles. Dal rifugio Scarfiotti alla cresta e alla Punta S. Michele rientrando per il Passage di Courousset ed il col d'Etiache



Un anello nella valle di Rochemolles. Dal rifugio Scarfiotti alla Cresta e alla Punta S. Michele
rientrando per il Passage de Courousset e il col d’Etiache

Località di partenza: Grange du Fond (Rifugio Scarfiotti) mt. 2150
Dislivello complessivo: mt. 1110
Tempo complessivo:
Difficoltà: EE
Riferimenti: Carta dei sentieri e dei rifugi 1:25.000 n° 104 Bardonecchia – Monte Thabor – Sauze D’Oulx IGC.

A Bardonecchia in alta valle Susa le valli alpine s’aprono a ventaglio. Quella più a destra è l’incantevole valle di Rochemolles con l’interminabile, polverosa strada che superato l’abitato raggiunge da prima le Grange du Fond, dove sorge il rifugio Scarfiotti, poi il colle Sommeiller dove un tempo veniva praticato lo sci estivo su un ghiacciaio che ora non esiste più. Una corona di vette ardite e spettacolari coronano la valle oggi contrassegnata dal lago derivante dalla sbarramento sul rio di valle.
Meta di questa escursione è la cresta (Pierre Minieu) e la Punta S. Michele che si raggiungono dai ruderi dell’alpe d’Etiache con un lunghissimo traverso che porta la traccia sin sotto l’imponente bastionata rocciosa del Pierre Menue (Aiguille de Scolette) da dove si sale alla cresta S. Michele che tutta si percorre sino alla cima che porta questo nome. Il rientro a valle si fa per il ripidissimo Passage di Courousset percorrendo gli instabili sfasciumi e le pietraie che portano al colle d’Etiache da quale si scende su comodo sentiero alle Grange du Fond dove sorge il rifugio Scarfiotti.
Per il solo Passaggio di Courousset questa escursione è riservata ad escursionisti aventi una certa esperienza: tutto l’itinerario non è segnato, né segnalato e giunti alla grande conca sottostante il Pierre Menue non esiste più alcuna traccia pur non presentando la cresta S. Michele alcuna difficoltà.
Dalla cresta e dalla Punta S. Michele vista impareggiabile sull’intero vallone di Rochemolles, sulle cime che coronano la valle spingendosi lo sguardo sino al non lontano lago del Moncenisio.

35 Immagine(i), Inserita il 21/08/2020

Un anello per la Punta della Gran Miol dalla valle Argentera



Un anello per la Punta Gran Miol dalla valle Argentera

Località di partenza: Piano della Milizia mt. 2104
Dislivello: 900 mt.
Tempo di salita: 3 ore c.ca
Tempo di discesa: 2 ore c.ca
Difficoltà: EE
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 2 Alta valle Susa – Alta Val Chisone Fraternali Editore

La valle Argentera dove nasce il torrente Ripa che unendosi a Oulx con la Dora di Bardonecchia forma la Dora Riparia, verso le sorgenti si sdoppia dando vita da una parte alla valle Lunga, dall’altra alla valle del Gran Miol.
L’ampia valle della Gran Miol è coronata da una serie di colli e cime: alcune facilmente accessibili come il Gran Queyron e la Cima Frappier, altre un tantino impegnative da raggiungere come la cima Roudel e la Punta della Gran Miol meta di questo itinerario.
Percorsa per intero tutta l’incantevole valle Argentera, giunti al fondo dove si sdoppia si prende a destra il ripido stradello che più sopra raggiunge il Piano della Milizia dove si prosegue sino al suo termine, ovvero la bergeria della Gran Miol con gli ameni pendii che ancora nascondono la cima.
Una traccia avente origini militari dall’alpeggio prosegue verso un superiore lago. Quando si giunge alle alte conche pascolative si punta diritti verso l’evidente Punta del Gran Miol che si raggiunge percorrendo gli estesi sfasciumi che nella parte terminale si fanno sempre più ripidi al punto di dire che la cima è riservata ad escursionisti con una certa esperienza. Per sviluppare un piccolo anello si può tornare a valle passando per il lago e da questo scendendo liberamente gli aperti pendii ritornare alla bergeria della Gran Miol.
Da questa vetta, dove all’opposto il pendio precipita verso la valle Lunga, la vista s’apre ampissima sulle due valli e sulle cime che le coronano distinguendosi nettamente all’orizzonte i primi rilievi che s’elevano dalla pianura come i monti Pietraborga, S. Giorgio e Tre Denti.

25 Immagine(i), Inserita il 07/08/2020

Un anello attorno al lago del Moncenisio



Un anello attorno al lago del Moncenisio

Località di partenza: Slargo sulla strada per il colle del Moncenisio si poco a monte dello sbarramento artificiale mt. 2000
Dislivello complessivo: mt. 300
Tempo complessivo: 5 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 3 Val Susa – Val Cenischia – Rocciamelone – Val Chisone Fraternali Editore

Il lago del Moncenisio è un bacino artificiale situato poco prima del colle del Moncenisio sullo spartiacque tra la valle italiana di Susa e la valle francese della Maurienne. A seguito del trattato di pace di Parigi del 1947 questo territorio è passato sotto la sovranità francese.
Sul luogo, ad inizio novecento, erano presenti due piccoli laghi collegati tra loro da cascatelle. La crescente richiesta di energia determinò la costruzione delle prime tre dighe, mentre negli anni sessanta del secolo scorso fu realizzato l’attuale invaso, una struttura mista di terra e pietrame, rivoluzionando completamente l’intero paesaggio. Il vecchio villaggio, la strada napoleonica, gli alberghi e quant’altro furono inghiottiti dal lago che ha più che decuplicato la sua portata passando da 30 a 320 milioni di metri cubi che alimentano due centrali idroelettriche.
Partendo di poco a monte dello sbarramento uno stradello porta al forte Roncia punto più elevato dell’anello. Tutt’oggi in un discreto stato di conservazione, al suo interno sono stati posizionati pannelli esplicativi, pertanto è visitabile. Riprendendo, all’opposto lo stradello scende a valle e superando l’incantevole pianoro delle tre Fontane lo si abbandona per il sentiero dei Duemila che lungamente traversa quasi in piano di poco a monte del lago. Prima dei casolari di la Buffa, che anticipano il colle del Moncenisio, per prati si scende a valle e superando la strada ci si immette su quella che porta al colle del Piccolo Moncenisio sulla quale si rimane per un lungo tratto sin poco oltre la cappella di S. Barthélemy. Attraversato il torrente si percorre appresso e lungamente lo stradello pianeggiante che si snoda sulla sponda occidentale del lago. Passando di sotto il forte di Varisello si giunge infine allo sbarramento che interminabile tutto si percorre giungendo al termine sull’opposta sponda. Una breve risalita riporta alla strada dove questo anello si chiude.
Si attraversano nel procedere luoghi incantevoli, di grande valore paesaggistico, per il lago in sé e per i monti che a questo fanno corona.

25 Immagine(i), Inserita il 13/07/2020

Un particolare anello per la Conca del Pra



Un particolare anello per la Conca del Pra

Località di partenza: Borgata Villanova mt. 1230
Dislivello: mt. 975
Tempo complessivo: 5 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n ° 7 Val Pellice Fraternali Editore

La Conca del Pra, parte terminale della valle del Pellice, è uno dei più estesi pianori delle alpi occidentali. Può essere raggiunta a piedi o con un mezzo tramite uno stradello che percorre il lato sinistro orografico della valle. L’accesso è a pagamento con orari di salita e discesa regolamentati. Sull’opposto versante, con percorso più alpinistico, si snoda un sentiero che costeggiando inizialmente pozze e cascate del torrente si addentra poi in ascesa tra gli ammassi di rocce emergenti e le pietraie che contraddistinguono questa selvaggia parte della valle. Sempre evidente e ben segnato si utilizzerà per tornare a Villanova scendendo dalla conca del Pra. Da questo, poco sopra Villanova, si stacca il semisconosciuto sentiero per il Castelluzzo e la zona del Barant . Raggiunto l’aspro, dirupato e assai panoramico poggio, la serpeggiante traccia confluisce sul sentiero dell’Autagna proveniente da fondo valle, dal ponte della Biava. Passando per l’imponente Gugliassa si guadagna in ripida ascesa la Colletta dove transita la strada che dalla Conca del Pra sale al col Barant per poi portarsi al rifugio Barbara Lowrie nel vallone dei Carbonieri. Dalla Colletta si scende al grande piano dove sorge il rifugio Jervis e da questo si torna a Villanova utilizzando lo stradello, meglio ancora il sentiero che si snoda sull’opposta sponda del Pellice.
L’alternativo sentiero Quiotta, che si stacca dal sentiero dell’Autagna poco sopra il punto in cui su questo s’immette il sentiero del Castelluzzo, traccia che doveva portare alla Conca del Pra senza dover salire sino alla Colletta e poi discendere, non si è potuto utilizzare in quanto a tutt’oggi risulta impercorribile per l’erba alta, le felci e i rododendri che lo invadono.
Dalla Colletta bella vista sui monti, particolarmente sul Palavas e sull’incantevole grande Conca del Pra.

30 Immagine(i), Inserita il 25/06/2020

Un anello sui monti sopra Fenestrelle rasentando il forte



Un anello sui monti sopra Fenestrelle rasentando il Forte

Località di partenza: Fenestrelle mt. 1150
Dislivello complessivo: mt. 685
Tempo complessivo: 4 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 5 Val Germanasca – Val Chisone Fraternali Editore

A Fenestrelle, nell’alta valle del Chisone, tra il settecento e l’ottocento è stato edificato un forte, meglio una fortezza, con lo scopo di proteggere il confine da un’ipotetica azione militare proveniente da oltralpe. Questo manufatto si sviluppa per circa cinque chilometri sul fianco della valle coprendo un dislivello di quasi 700 metri. Posto all’interno del Parco Naturale Orsiera – Rocciavrè, dal 1999 è diventato il simbolo della Provincia di Torino.
Nel suo sviluppo iniziale questo itinerario rasenta l’imponente struttura salendo a monte sulla traccia esterna, quella che i visitatori normalmente utilizzano per scendere a valle. E’ un percorso naturalistico autoguidato con undici bacheche esplicative. Raggiunta alla sommità la parte alta della costruzione militare, il Forte delle Valli, ci s’immette sulla strada dell’Assietta percorrendo appresso l’ampia conca sottostante i monti Pelvo e Orsiera sino al bivio per Pequerel dove lasciata l’importante arteria si scende all’abitato, oggi privo di residenti, dove un sentiero nella pineta riporta a Fenestrelle.
Come cessa nella conca la copertura arborea, la visuale s’apre all’opposto sull’esteso vallone dell’Albergian, sull’alta valle del Chisone, sulle cime, mentre scendendo di lato primeggia il crinale sul quale si sviluppano le costruzioni facenti parte della struttura del forte di Fenestrelle.
Il forte, con la spettacolare scalinata interna coperta, è visitabile rispettando gli orari di accesso. La prenotazione per visitare la struttura è obbligatoria.

25 Immagine(i), Inserita il 24/06/2020

Un anello nel vallone di Rodoretto sul sentiero Lou viol de Valter



Un anello nel vallone di Rodoretto sul sentiero “ Lou viol dë Valter”

Località di partenza: Borgata Ciai di Rodoretto mt. 1430
Dislivello: mt. 626
Tempo di salita: 2 ore c.ca alla vetta del monte Fetulà
Tempo di discesa: 1 ora e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 5 Val Germanasca – Val Chisone Fraternali Editore

Quando nel luglio del 2012 è mancato prematuramente Valter, i parenti e gli amici hanno sentito l’esigenza di dedicargli qualcosa che lo rappresentasse. Hanno scelto il sentiero perché esprime l’attaccamento a questi luoghi a cui si è sempre dedicato in forma attiva. Non si tratta di un nuovo sentiero perché si è voluto continuare un lavoro che gli era particolarmente caro: quello della cura del paese e di tutto quello che lo circonda. Ripristinare a mantenere attivi questi sentieri era per Valter anche un modo per valorizzare e ricordare l’impegno e la fatica di quanti ci hanno preceduto.
Quelli di Rodoretto, Salza e Massello sono valloni laterali della valle del Germanasca. Cinti da imponenti cime dal primo si scende nella valle Argentera, della Ripa, per il colle di Rodoretto, in val Troncea, del Chisone, per il colle della Valletta.
Partendo da questa borgata un ripido sentiero sale al crinale che lo separa dal vallone di Salza e percorrendolo per un lungo tratto si giunge così alla boscosa cima del monte Fetulà. Il ritorno a Rodoretto si fa per un altrettanto ripido sentiero, parallelo al primo, però più a monte. Sia il percorso d’ascesa che quello di ritorno sono evidenti e ben segnati. Peccato però che la numerosa segnaletica identificante i punti significativi del tracciato sia scritta solo in lingua occitana. Dalla vetta del monte Fetulà, notevole punto panoramico, vista ampissima sui monti e sulle valli del Germanasca e del Chisone.

25 Immagine(i), Inserita il 06/06/2020

Un anello sui monti di S. Giorio. Da Viglietti a Garda, alla Punta Cantalupa, alla Certosa di Banda



Un anello sui monti di S. Giorio. Da Viglietti a Garda, alla Punta Cantalupa, alla Certosa di Banda.

Località di partenza: Borgata Viglietti mt. 580
Dislivello complessivo: mt. 320
Tempo complessivo: 4 ore c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 4 Bassa valle Susa – Musinè – Val Sangone - Collina di Rivoli Fraternali Editore

Partendo da da S. Giorio, comune della bassa valle di Susa, una strada sale verso monte e toccando per via alcune borgate all’Inverso termina a quelle poste al limitare del Parco Orsiera – Rocciavrè. Le borgate più vicine al fondovalle sono tuttora abitate, quelle più montane si animano solo nei fine settimana o durante il periodo estivo.
Partendo dalla borgata Viglietti uno stradello ed un sentiero salgono alla borgata Garda dove sul finire dell’anno 1943 i partigiani giurarono di federarsi per cacciare i nazifascisti e dove ogni anno l’evento viene ancor oggi commemorato.
Per sentiero o sempre per pista forestale si traversa poi lungamente nel bosco sino alla panoramica Punta Cantalupa poco oltre la quale ci si immette sul sentiero 512 discendendo prima all’alveo del torrente Gravio poi alla Certosa di Banda abitata per un certo tempo dai monaci certosini. Di questa loro presenza poco rimane. Un interminabile ma assai piacevole traverso sul versante di valle riporta infine alla borgata Viglietti dove l’anello si chiude.
Questo itinerario può considerarsi a tutti gli effetti una piacevole passeggiata sui monti. Se si esclude il tratto che dalla borgata Viglietti sale alla borgata Garda e quello discendente dalla Punta Cantalupa alla Certosa di Banda, si percorrono piacevolmente lunghi tratti in piano traversando per boschi o stando al limitare dei prati. Per come è configurato ben si presta ad essere effettuato d’autunno o all’inizio della primavera mai superando di quota i mille metri d’altitudine. Nel percorso ampia visuale sui monti, sulla valle di Susa, sulle borgate di fondovalle e quelle sperse sui pendii.

35 Immagine(i), Inserita il 08/03/2020

Un anello sui monti di Inverso Pinasca sino alla Costa Rauta sul sentiero Paolo Diena



Un anello sui monti di Inverso Pinasca sino alla Costa Rauta sul sentiero Paolo Diena

Località di partenza: Borgata Enfous mt. 815
Dislivello: mt. 455
Tempo di salita: 2 ore c.ca
Tempo di discesa: 1 ora e 15 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 5 Val Germanasca – Val Chisone Fraternali Editore

I ripidi a tratti dirupati pendii che sovrastano le borgate montane di Inverso Pinasca, in bassa valle del Chisone, nascondono tuttora piccoli insediamenti circondati da coltivi e prati oggi abbandonati. Utilizzati a suo tempo solamente nella bella stagione, sono ornati ad essere bosco.
Uno di questi, forse il più elevato, è Costa Rauta, Coto Rauto in patois. Tradotto significa costa ripida. Da Combavilla, borgata in parte ancora abitata, parte un sentiero, che ripido come i pendii che affronta, sale ampio nella faggeta raggiungendo alla sommità i ruderi di Costa Rauta . Il sentiero, che porta il nome di Paolo Diena, è stato recentemente segnalato e ripristinato grazie all’intervento di volontari dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Paolo Diena, come esplicitato chiaramente nella bacheca posta nei pressi della fontana dove perse la vita, era un giovane studente in Medicina, il dottore dai capelli rossi “ salito in montagna” per far parte, con il fratello, della Divisione Autonoma Val Chisone. Sorpreso da una pattuglia tedesca cercò la fuga, ma qui fu colpito a morte da una raffica che gli tolse la vita.
Il sentiero che da Combavilla sale alla Costa Rauta passando per Clos Beiran sebbene ampio e sempre evidente, presenta tratti assai ripidi ed il percorrerlo richiede impegno e fatica. Si torna poi a valle per un sentiero diverso sviluppando quindi un anello. Questo itinerario, data la brevità complessiva del percorso, ha come punto di partenza e d’arrivo la borgata Enfous a monte di Pomaretto: scelta che nel complesso allunga un poco l’itinerario differentemente dalla scelta di partire da Combavilla.

25 Immagine(i), Inserita il 27/02/2020

Un anello da Trana al monte Pietraborga per i sentieri del Malpaset e dei Torrioni



Un anello da Trana al monte Pietraborga per i sentieri del Malpaset e dei Torrioni

Località di partenza: Trana mt. 390
Dislivello: mt. 536
Tempo di salita: 2 ore c.ca
Tempo di discesa: 1 ora c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 6 Pinerolese – Val Sangone Fraternali Editore

Il monte Pietraborga è l’ultima elevazione dello spartiacque Sangone – Chisola. Molte facili vie portano a questa modesta ma assai panoramica vetta a due passi da Torino. In questo itinerario si sceglie di raggiungerne la cima inizialmente per il sentiero del Malpaset, poi per quello dei Torrioni entrambi poco conosciuti e frequentati. Il primo, partendo direttamente dalla rotonda di Trana, sale nel bosco raggiungendo al termine di una ripida ascesa il colletto che immette sul versante ovest della montagna. Qui giunti lasciata la traccia per la borgata Pratovigero, che poi si percorrerà tornando, si rimane su quella che passando sul versante settentrionale raggiunge al termine dell’attraversamento il sentiero 450 che sale da Sangano. A metà di questo percorso si stacca il sentiero dei Torrioni che percorso porta direttamente in vetta. Questi torrioni si aggirano, ma volendolo si possono scalare per più vie con divertenti arrampicate con passaggi di varia difficoltà. Tra i vari torrioni il più interessante è il primo, alto, che presenta una bella parete, mentre un altro pure in principio, ma sulla destra è chiamato Torrione Garelli. Quello più alto ha due punte e si dice abbia dato il nome alla montagna perché in dialetto “borca” significa forcella di legno usata per sostenere i rami degli alberi.
Dalla cima di questa montagna la vista s’apre ampissima in ogni direzione portandosi lo sguardo dalle Marittime al Rosa e ancora oltre, mentre sull’immediato primeggiano i vicini solchi vallivi e l’arco di cime dal Monviso al Musinè con i due gioielli dei laghi di Avigliana. Una cima da raggiungere in una tersa e limpida giornata per quanto di lassù si vede.

25 Immagine(i), Inserita il 15/02/2020

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