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Album Foto > Album personali > Beppe46 11381 immagini in 420 albums visti 1076967 volte
Un anello da Villar Focchiardo al rifugio del Gravio passando per le Certose di Monte Benedetto e Banda



Un anello da Villar Focchiardo al rifugio del Gravio passando per le Certose di Monte Benedetto e Banda

Località di partenza: Villar Focchiardo mt. 490
Dislivello: mt. 886
Tempo di salita: 2 ore e 45 minuti c.ca
Tempo di discesa: 2 ore e 15 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 4 Bassa valle Susa – Musinè – Val Sangone - Collina di Rivoli Fraternali Editore

Per secoli, prima alla Certosa di Monte Benedetto, poi a quella di Banda, i monaci certosini hanno vissuto isolati dedicandosi allo studio, soprattutto alla preghiera. Il complesso religioso, ora appartenente alla Regione Piemonte che vi ha effettuato ingenti interventi di restauro, si trova nel comune di Villar Focchiardo all’interno del Parco naturale Orsiera – Rocciavrè.
Raggiunta da una strada che sale da fondovalle, posta in un’incantevole posizione, la Certosa merita essere visitata. All’interno della grande chiesa, anche all’esterno, numerosi pannelli esplicativi illustrano la storia di questo notevole complesso monastico dando una precisa idea della ferrea organizzazione che animava la vita dei monaci certosini su questi monti.
Partendo da fondovalle, stando lungamente sulla selciata traccia che un tempo era percorsa per salire alla Certosa, raggiunta che si ha si prosegue nella valle del Gravio sino al rifugio che porta questo nome, punto più elevato del percorso. Si scende a valle poi per altra via e prima di tornare a Villar Focchiardo si passa alla Certosa di Banda dove i monaci si trasferirono e vissero per un breve periodo lasciata quella di Monte Benedetto.
Le due tracce che si percorrono per salire e per scendere, effettuando così un anello, sempre evidenti, segnate e ben segnalate, presentano alcuni tratti assai piacevoli: nella parte bassa nei boschi, in quelle alta nelle faggete e nei lariceti, aprendosi la vista sulle imponenti dorsali montuose e sulle vette di questa parte della valle di Susa.

30 Immagine(i), Inserita il 06/05/2017

Un anello per le borgate attorno a Prarostino sino al colle della Vaccera e al monte Castelletto



Un anello per le borgate attorno a Prarostino sino al colle della Vaccera e al monte Castelletto

Località di partenza: I Piani mt. 858
Dislivello complessivo: mt. 930
Tempo complessivo: 6 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 7 Val Pellice Fraternali Editore

Superata Pinerolo, come ci si addentra all’interno della valle del Chisone e i pendii s’elevano ai primi rilievi montuosi, in quota sorge il comune di Prarostino confinante con la valle d’Angrogna. Incantevole balcone sulle Alpi e sulla vicina pianura, con i versanti fitti di boschi che di tanto in tanto si aprono a radure e coltivi posti attorno a piccole borgate tuttora abitate, numerosi stradelli, piste forestali e sentieri solcano i pendii portandosi agli insediamenti più montani.
Poco oltre S. Bartolomeo, nucleo principale di Prarostino, partendo dai Piani, località sul crinale che immette nella valle d’Angrogna, lungamente traversando per stradelli e sentieri una traccia tocca per via alcune minuscole borgate per poi alzarsi ripida raggiungendo alla sommità il colle della Vaccera e il vicino monte Castelletto. Stando poi fedelmente e lungamente sul sentiero, poi sullo stradello che percorre l’esteso crinale confinante con la valle d’Angrogna, piacevolmente si torna ai Piani dove questo anello si chiude.
Lungo, un tantino stancante per alcuni saliscendi che contraddistinguono la parte iniziale del percorso e per i ripidi tratti che nella parte alta portano al colle della Vaccera, questo itinerario presenta tratti assai piacevoli da percorrere, molto panoramici per l’ampia vista che si gode sui monti e in profondità sulla vicina pianura dove, oltre Pinerolo, emerge la Rocca di Cavour. Di proposito s’è scelto di passare per alcune borgate, ma numerosi stradelli, piste forestali e sentieri tra loro alternativi consentono di scegliere diverse varianti che questi boscosi pendii offrono.

30 Immagine(i), Inserita il 03/05/2017

Il telefono della borgata Grasso



Il telefono della borgata Grasso

La salita alla borgata Grasso, situata nel comune di Perrero, sulla destra orografica del torrente Germanasca, all’altezza del ponte Raut, è un viaggio nei ricordi dell’infanzia. “Beppe e Caterina abitano al Grasso”, al “Gras”, in piemontese, mi diceva mia madre aggiungendo: “Certo che scendere per la spesa e risalire al Gras è una bella fatica”. Nella mia testa di bambina il Gras era qualcosa che sicuramente aveva a che fare con un uomo di peso e trovavo curioso il fatto che Beppe e Caterina abitassero in un luogo. E pensavo anche che quei due, sempre gentili con me quando li incontravo in chiesa dove si recavano tutte le domeniche, con qualsiasi tempo ed in qualunque stagione, dovevano proprio essere stregati da quel “gras” per poter vivere in un posto più comodo per la chiesa e per la spesa. Mai ero stata in quella borgata e non mi ricordo se avessi mai chiesto a mia madre di farmi salire sin lassù. Forse era la paura di dover incontrare il “gras” a far si che la mia curiosità si limitasse a porre poche domande su questo luogo che aveva dei simpatici e gentili abitanti .
Parcheggiata l’auto vicino al ponte Raut, si trova con facilità il cartello stradale che indica la borgata che si raggiunge percorrendo un sentiero magnificamente conservato, come si intravede tra i cumuli di foglie secche accumulate dal vento. Chissà quante volte Beppe e Caterina hanno percorso questa mulattiera, unico collegamento con il fondovalle. Prima di arrivare alla borgata, oramai completamente disabitata, un lunghissimo muro a secco scende lungo il pendio. Parte da un angolo retto di pietre che pare indicare la continuazione di quella muraglia anche lungo il sentiero. Il pensiero che prende è quello di una immensa zona fortificata, con muri a secco che certamente erano le opere difensive del regno del “gras”.
Poi finalmente il Grasso mi accoglie con un’insegna telefonica di altri tempi e resto sconcertata poiché penso che al “gras” serva telefonare perché vuol sapere perché Beppe e Caterina non sono più tornati. Ed è il loro ricordo che mi riporta alla realtà. Quei due hanno vissuto qui tutta la loro vita , nel silenzio di un’esistenza condivisa, nel lavoro e nel senso del dovere. Sicuramente allora il bosco non aveva preso il sopravvento come ora ed i prati ancora belli erano una grande risorsa.
L’insegna del telefono, che mi ha stupita all’arrivo, ha una sua storia. Se la strada, quella per farci passare le auto, non poteva arrivare al Grasso perché l’asperità dei versanti non lo consentiva, almeno ci doveva arrivare il telefono per le emergenze di quei pochi residenti. Questo era il pensiero del sindaco di quegli anni, una donna, che con determinazione e coraggio negli anni ottanta del secolo scorso fece costruire un’ardita linea telefonica che mise in collegamento il Grasso con il mondo. Sono poche le case che formano la borgata. Chissà qual era la casa di Beppe e Caterina ? Forse quella con le ringhiere lavorate con precisione e con garbo perché l’esistere, il vivere, richiede anche questo, l’eleganza del particolare. Una catasta di legna seccata dal lungo tempo trascorso ma ancora ben sistemata, una fontana di pietra che sopporta il gelo dell’inverno, rovi e more che paiono voler sostenere pietre stanche, alberi piegati dagli anni, questo è ciò che rimane del Grasso insieme al ricordo delle vite che qui sono sbocciate, cresciute e poi andate, perché questo è il patto che lega l’uomo alla sua esistenza.
Tratto da: “Val Chisone terra bella”.

6 Immagine(i), Inserita il 22/04/2017

Un anello per il colle Laz Arà e il Truc Laouza da fondovalle Germanasca



Un anello per il colle Laz Arà ed il Truc Laouza da fondovalle Germanasca

Località di Partenza: Indicazione per la borgata Grasso presso il ponte Raut mt. 680
Dislivello complessivo: 1000 mt.
Tempo di salita: 3 ore e 30 minuti c.ca
Tempo di discesa: 3 c.ca passando per Combagarino
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 5 Val Germanasca – Val Chisone Fraternali Editore

Allo storico colle Laz Arà si può arrivare dalla val Chisone attraverso il vallone di Pramollo oppure, con questo itinerario, dalla val Germanasca per il vallone di Riclaretto.
Partendo da fondovalle, una geniale traccia sale alle borgate poste attorno a Combagarino passando per Grasso la cui storia particolare è narrata su “Varie”. Percorrendo poi lungamento uno stradello, oggi per lo più utilizzato come pista forestale, si raggiunge al termine di lunghe diagonali ascendenti il colle Laz Arà dal quale facilmente si sale sul vicino Truc Laouza la cima di questo itinerario. Per poter sviluppare un piccolo anello, ritornando si può passare per i minuscoli insediamenti abitativi posti attorno alla borgata di Combagarino, un tempo assai popolati, oggi quasi priva di residenti fissi. Si torna poi a valle ripassando per la borgata Grasso.
Sviluppato in altezza, un tantino lungo in quanto si parte da fondovalle, questo itinerario consente di conoscere luoghi remoti e poco frequentati della val Germanasca, come il vallone di Riclaretto, salendo poi facilmente su un modesto rilievo come il Truc Laouza però assai panoramico sui monti e sulle valli del Chisone e Germanasca essendo il colle Laz Arà molto aperto, quasi privo di vegetazione arborea.

25 Immagine(i), Inserita il 22/04/2017

Un anello sui monti di Inverso Pinasca



Un anello sui monti di Inverso Pinasca

Località di partenza: Borgata Clot mt. 623
Dislivello complessivo: 480 mt.
Tempo complessivo: 4 ore c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 5 Val Germanasca – Val Chisone Fraternali Editore

Se i soleggiati versanti all’Indiritto, in bassa val Chisone, presentano pendii dolci e ameni costellati di piccoli insediamenti, quelli all’Inverso, rocciosi, aspri e dirupati, ricchi perciò di boschi, sono oggi sfruttati intensamente solo per l’esbosco. Il “Sentiero di valle”, un lungo stradello quasi pianeggiante collega tra loro le piccole borgate appena più su del fondovalle da cui si dipartono le piste forestali che salendo e traversando permettono di accedere anche a luoghi più remoti.
Partendo da una di queste, da Clot di Inverso Pinasca, una traccia sale da prima ad alcuni piccoli insediamenti montani, un tempo fortemente abitati, tutti raggiunti oggi dalla strada. Oltre il più elevato, Clos Beiran, privo però di residenti, una interminabile ma piacevole pista forestale salendo a svolte, poi lungamente traversando, scende infine a valle da dove si torna al punto di partenza, a Clot percorrendo un lungo tratto del pianeggiante e piacevolissimo sentiero di valle.
Se si escludono i tratti ascendenti, mai ripidi e faticosi avendo queste piste forestali una pendenza poco accentuata, questo itinerario può considerarsi una piacevole passeggiata nei boschi di faggi che ricoprono questi poco soleggiati aspri pendii. Di più, per come è configurato, alcune varianti, sempre rimanendo su piste forestali, permettono a piacimento di allungare o abbreviare il percorso.

25 Immagine(i), Inserita il 15/04/2017

Un anello per il monte Sapei e il Rocca Sella dalle borgate di Rubiana



Un anello per il monte Sapei ed il Rocca Sella dalle borgate di Rubiana

Località di partenza: Slargo tra le borgate Tabone e Favella mt. 970
Dislivello complessivo: mt. 766
Tempo complessivo: 4 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° Bassa val di Susa – Val Sangone Fraternali
Editore

L’estesa dorsale montuosa che da fondovalle si propende verso il massiccio del Civrari separante la valle del Messa da quella del Sessi, in bassa val di Susa, presenta alcuni colli, come quello della Bassa, e molti rilievi come il monte Sapei ed il Rocca Sella, raggiunti da questo itinerario.
Partendo da Tabone, borgata montana di Rubiana nella valle del Messa, passando per degli insediamenti da questa parte chiamati muande, un piacevole sentiero porta alla Muanda Nuova, raggiunta comunque dalla strada, dove un edificio ristrutturato è oggi adibito a agriturismo, gestito da una accogliente famiglia con bambini, allietato dalla presenza di molti animali.
Proseguendo e toccando per via altre muande, si raggiunge il colle della Bassa, detto anche Prà du Col, dal quale facilmente si sale in vetta al monte Sapei. Rimanendo fedelmente sul sentiero che transita sul crinale, scesi al colle Arponetto, si sale poi in vetta al Rocca Sella dov’è presente una piccola cappella. Transitando per altra via, si torna poi a Tabone, al punto dal quale si era partiti. Scendendo e volendolo si può guadagnare il modesto rilievo del monte Arpon sulla cui cima vi è la statua di una Madonnina.
Assai piacevole, molto panoramico, poco stancante e privo di difficoltà, quasi una passeggiata, questo itinerario ben si presta dall’autunno alla primavera fermandosi poco la neve sui soleggiati pendii che si percorrono.

30 Immagine(i), Inserita il 09/04/2017

Un anello per le soleggiate borgate di Pramollo sino al Roccio Clapie



Un anello per le soleggiate borgate di Pramollo sino al Roccio Clapie

Località di partenza: Borgata Mulino mt. 672
Dislivello: mt. 550
Tempo di salita: 2 ore e 15 minuti c.ca
Tempo di discesa: 1 ora e 45 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 6 Pinerolese – Val Sangone Fraternali Editore

A S. Germano, nel punto in cui la valle del Chisone prende forma, prende forma il grande vallone di Pramollo dominato dal Gran Truc. Chiuso da una parte dalla val Pellice con cui comunica per il colle della Vaccera, per lo storico colle Laz Ara si scende invece in val Germanasca. Stretto e chiuso nella parte bassa, nella parte alta s’apre a ventaglio agli estesi, soleggiati ed ameni pendii pascolativi, densi di minuscoli insediamenti posti attorno Ruata la borgata principale dell’alta valle. Ricco di storia, fortemente penalizzato in passato dalle guerre di religione, questo vallone raggiunto solo da pochi decenni dalla strada, oggi è pressoché disabitato. Gli insediamenti più a monte, spesso localizzati in posti quasi inaccessibili, sono oggi ridotti a ruderi, mentre le borgate più a valle, quasi tutte ristrutturate, si animano per lo più nei fine settimana o durante il periodo estivo.
Partendo da fondovalle, da Mulino, una ripida ma geniale traccia s’inerpica raggiungendo una prima grossa borgata, Pomeano, a cui segue un lungo traverso che incontrando per via i ruderi di alcuni insediamenti, guadagna l’ammasso roccioso del Roccio Clapie. Continuando, sempre su un’evidente e segnata traccia, transitando per alcune borgate e raggiunta Ruata, il centro più importante della valle, si percorre poi l’incantevole sentiero e poi lo stradello che passando per la dismessa miniera di Siasiaro, dalla quale si estraeva la grafite, riporta a valle.
Se si esclude il primo tratto che porta a Pomeano, ripido e stancante, tutto il resta dell’itinerario può considerarsi una piacevole passeggiata perché si percorrono lunghi tratti in piano attraversando luoghi incantevoli dove la prospettiva s’apre sulle numerose borgate sparse sui pendii, sulla valle, sui monti e sulla vicina pianura.

28 Immagine(i), Inserita il 30/03/2017

L'acquedotto dei Poetti



L’acquedotto dei Poetti a Perosa Argentina

Dalla comba della Bocciarda, poco sopra la cascata della Pissa a monte di Rio Agrevo, quasi in verticale dell’abbandonato alpeggio delle Ferterie, parte un acquedotto vecchissimo, rifatto e aggiustato più volte, adesso non più in vita perché più nessuno coltiva la terra.
Parte dal rio con alle spalle una parete rocciosa perpendicolare bellissima e i suoi primi metri sono scolpiti direttamente nella pietra: come un monumento.
Poi procede con muri che lo sorreggono e con nicchie nella roccia. Oggi tutta la parte iniziale è in cemento. All’inizio si legge un’iscrizione ma non si riesce a darle un significatro. Lavorato bene quel cemento, di quando chi lo lavorava sapeva anche modellare la pietra a allora conferiva a quel cemento sembianze più nobili e più belle.
A fianco della canaletta per l’acqua c’è un sentiero continuo, a tratti su muretti di pietre a superare burroni e precipizi che si vedono giù in basso tra le fessure delle pietre accatastate.
Grandi curve a vari raggi portavano l’acqua con traiettorie sinuose quasi a voler fasciare la montagna lì severa per davvero.
Poi, d’improvviso, più niente acquedotto. Svoltato il versante e passati a quello soleggiato l’acqua scendeva per una sorta di rio artificiale quasi verticale e disordinato tanto che oggi si fa fatica a leggere quel percorso.
Quindi ancora calma, in mezzo ai pini, in un grande solco scavato nella terra oramai abbondante e morbida.
Ed infine la prima borgata, oggi un rudere, Moliere, poi i Poetti e sotto le Briere e via via le altre, giù verso Brandoneugna fino a esaurimento.
Un capolavoro di tecnica ed ingegneria, splendido e oggi dimenticato.
Ma quando impareremo a essere custodi dei gioielli dei nostri vecchi?

Tratto da “VALCHISONE terra bella”.

11 Immagine(i), Inserita il 18/03/2017

Un anello nella valle del rio Agrevo alla ricerca di alpeggi abbandonati e dell'acquedotto dei Poetti



Un anello nella valle del rio Agrevo alla ricerca di alpeggi abbandonati e dell’acquedotto dei Poetti.

Località di partenza: Borgata Rio Agrevo mt. 780
Dislivello: mt. 220
Tempo complessivo: 2 ore e 45 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 5 Val Germanasca – Val Chisone Fraternali Editore

La bassa e media valle del Chisone sono state duramente martoriate dall’alluvione che le ha colpite nel novembre scorso. Tutti i rii discendenti dalle cime che separano la valle del Chisone da quella del Sangone, giunti a valle con un carico di detriti e alberi divelti dalla furia dell’acqua, hanno procurato ingenti danni e purtroppo anche una vittima travolta dalla piena del rio Albona.
Questo itinerario s’addentra in una di queste valli, quella del rio Agrevo che a monte della borgata che porta questo nome, origina la spettacolare cascata della Pissa. Raggiunto l’alpeggio abbandonato di Ferterie, con un lungo e faticoso traverso ascendente, volendolo, ci si porta al successivo, quello della Feugera oltre il quale è impossibile proseguire. Tornati al primo alpeggio, seguendo il corso del rio, si scende a vedere il punto di presa dell’ingegnoso acquedotto dei Poetti, oggi abbandonato, che parte poco sopra il salto della cascata. Si torna poi a valle, alla borgata di Rio Agrevo seguendo il corso della canaletta, meglio ancora percorrendo un tratto dell’altrettanto ingegnoso sentiero 344 per l’alpe Bocciarda.
A parte la stancante salita al secondo alpeggio, facoltativa, questo itinerario, più che un’escursione si può definire una piacevole passeggiata alla scoperta di una valle, di una cascata, di un acquedotto e di un alpeggio abbandonato la cui storia è posta al fondo della descrizione.

25 Immagine(i), Inserita il 18/03/2017

Un anello dal Musinè al Santuario della Madonna della Bassa passando per il monte Curt



Un anello dal Musinè al Santuario della Madonna della Bassa passando per il monte Curt

Località di partenza: Parcheggio di Pera Pluc mt. 555
Tempo complessivo: 6 ore e 30 minuti c.ca
Dislivello complessivo: mt. 1080
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 4 Bassa valle Susa – Musinè – Val Sangone - Collina di Rivoli Fraternali Editore

In val di Susa l’ultimo affluente della Dora Riparia è il torrente Messa che nasce alle pendici del monte Civrari. Elevandosi dalla pianura due dorsali di monti chiudono la valle del Messa: ad ovest quella che passando per i monti Rocca Sella e Sapei termina alla Punta ella Croce del Civrari, ad est quella che partendo dal Musinè termina al monte Rognoso passando per i monti Curt, Arpone e per il colle del Lis. I soleggiati versanti discendenti da quest’ultima dorsale, un tempo spogli e brulli, hanno subito, dagli inizi del secolo scorso, ingenti interventi di riforestazione purtroppo utilizzando massicciamente il pino nero, conifera sottoposta agli attacchi della processionaria vero flagello di questa specie.
Diversi stradelli, detti piste tagliafuoco, solcano questi pendii e questo itinerario ne utilizza uno per portarsi sulla cresta est-ovest del monte Musinè la cui croce di cima si raggiunge percorrendo un ripido sentiero. Partendo dalla vetta del Musinè una traccia segnata e sempre evidente avanza sull’interminabile crinale separante la valle del Messa da quella del Casternone, di Valdellatorre terminando al colle del Lis. Di questo lungo attraversamento in cresta questo itinerario ne percorre una lunga parte: dalla vetta del Musinè al Santuario della Madonna della Bassa passando per il monte Curt. Si torna poi a valle, al parcheggio di Pera Pluc, utilizzando ancora una pista tagliafuoco.
Assai panoramico sui monti e sulla valle, piacevole per i lunghi tratti in piano presenti nel percorso, questo itinerario ben si presta ad essere effettuato dall’autunno alla primavera fermandosi poco la neve sull’assolato crinale che si percorre.

35 Immagine(i), Inserita il 11/03/2017

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