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Album Foto > Album personali > Beppe46 11054 immagini in 406 albums visti 953797 volte
Un anello da Bousson a Sauze di Cesana



Un anello da Bousson a Sauze di Cesana

Località di partenza: Bousson mt. 1450
Dislivello complessivo: mt. 170
Tempo complessivo: 3 ore c.ca
Difficoltà: T/E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 2 Alta Val di Susa – Alta Val Chisone Fraternali Editore

A Oulx la valle di Susa si sdoppia: il ramo di destra è la valle di Bardonecchia, quello di sinistra la valle della Ripa con i centri abitati di Cesana, Bousson e Sauze di Cesana. A Bousson prende corpo la valle di Thuras, mentre la Ripa s’incunea verso la l’alta valle da tutti conosciuta come la valle Argentera. Alti monti cingono queste valli e due valichi permettono di comunicare con la vicina valle francese della Durance mediante il colle del Monginevro e con la valle del Chisone attraverso il colle del Sestriere.
Questo breve itinerario, quasi una passeggiata, congiunge l’abitato di Bousson con quello di Sauze di Cesana percorrendo da prima i soleggiati pendii dove prati e coltivi da tempo sono stati abbandonati vocandosi l’economia completamente al turismo, mentre nel ritorno, all’opposto, si costeggia lungamente il torrente Ripa alla base delle estese foreste di conifere proprie di questo versante.
L’attraversamento, sia andando che ritornando, dati i modesti dislivelli dell’itinerario, può definirsi una piacevole passeggiata per luoghi incantevoli, specie se fatto d’autunno per il contrasto cromatico dei colori: dal verde degli abeti al giallo aranciato dei larici e degli aceri, dal bianco delle prime nevi all’azzurro del cielo.

25 Immagine(i), Inserita il 09/10/2020

Salita al colle di Rodoretto da Prali



Salita al colle di Rodoretto da Prali

Località di partenza: Borgata Cugno presso Prali mt. 1470
Dislivello complessivo: mt. 1560
Tempo di salita dalla borgata Cugno: 5 ore e 45 minuti c.ca
Tempo di discesa sino alla borgata Cugno: 3 ore e 45 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 5 Val Germanasca – Val Chisone Fraternali Editore

Oltre Perrero le valli del Germanasca s’aprono a ventaglio presentando, oltre a quella principale, le valli di Rodoretto, Salza e Massello. Cinte da vette che s’avvicinano e superano di poco i tremila metri di altitudine, alcuni colli permettono di comunicare con le contigue valli Chisone e Susa. Attraversate dal GTA, all’escursionista offrono numerosi punti d’appoggio, ovvero posti tappa, che sorgono solitamente dove iniziano le vallate.
Il colle di Rodoretto, meta di questo itinerario, consente di scendere nella valle Lunga, una delle due valli terminali della valle Argentera, alle sorgenti della Ripa, corso d’acqua che con la Dora di Bardonecchia dà vita a Oulx alla Dora Riparia, mentre l’attiguo colle della Valletta permette l’accesso alla val Troncea dove nasce il Chisone.
La via più breve per raggiungere il colle di Rodoretto parte dalla borgata Ciai posta all’inizio della valle. Incontrando per via minuscole borgate oggi prive di residenti, giunti all’ultima, la Balma, ancora si prosegue per la Bergeria della Balma, detta l’Alp, dove prende vita una traccia militare, un’ampia mulattiera, che interminabile, lo raggiunge perché al colle vi sono ancora i ruderi di una casermetta.
In questo itinerario di proposito si parte dalla borgata Cugno di Prali da dove si sale alla Costa Galmount, che immette nella valle di Rodoretto. Questa scelta permette di attraversare e apprezzare l’incantevole abetaia che estesamente ammanta l’inverso della valle e di percorrere il “Sentiero dei Pastori” valdesi.
Dal colle di Rodoretto la vista s’apre ampissima sulla Valle Lunga, sulla valle Argentera, sulle cime, particolarmente sull’imponente catena montuosa Ripa – Thuras dove emerge la Punta Ramiere.

25 Immagine(i), Inserita il 02/10/2020

Un anello dal rifugio Levi-Molinari alle Casses Blanches passando per il monte Chabrière



Un anello dal rifugio Levi – Molinari alle Casses Blanches passando per il monte Chabrière

Località di partenza: Parcheggio prima del ponte sul rio di Galambra mt. 1770
Dislivello complessivo: mt. 1000
Tempo di salita: 3 ore e 30 minuti c.ca
Tempo di discesa: 2 ore e 45 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 1 Alta Valle Susa Fraternali Editore

Sul finire dell’ottocento, per esigenze militari, furono realizzati diversi percorsi per monti fatti di sentieri, mulattiere e strade che intersecandosi tra loro univano Giaglione ai forti in quota sino alla zona di Bardonecchia. Detta “Sentiero dei 2000” una di queste vie transita per il ricovero delle Casses Blanches (Bianche rotture) dove sul frontale dell’edificio, oggi ridotto a rudere, la data 1899 testimonia gli anni di costruzione della struttura. La cima delle Casses Blanches s’erge di poco a monte del ricovero.
Giunti per strada nell’ampio vallone di Galambra, dove sorge il rifugio Levi- Molinari, per sentiero si sale sul monte Chabrière, anch’esso fortificato, per poi intraprendere il lungo attraversamento su quella che doveva essere un’ampia mulattiera di servizio ai forti che transitando per l’esteso vallone detto Clot Cheval porta al ricovero delle Casses Blanches. La singolare traccia poi prosegue ardita portandosi nel vallone del rio Geronda e salendo a svolte raggiunge il colle dell’Argentera. Questo tratto, spettacolare e impegnativo, da percorrere con attenzione, è detto “Via Rusa”.
Per voler fare un anello e non ripercorrere per intero l’itinerario di salita, ritornando si può utilizzare l’interessante sentiero che aggirando il monte Chabrière con un lungo attraversamento nella parte meridionale del monte riporta al punto di partenza.
Dalla cime delle Casses Blanches vista ampissima sui monti e sull’intera valle di Susa, da fondovalle allo Chaberton.

30 Immagine(i), Inserita il 18/09/2020

Salita al colle e alla Cima del Pelvo dalla valle Argentera



Salita al colle e alla Cima del Pelvo dalla valle Argentera

Località di Partenza: Parcheggio del Pelvo in valle Argentera mt. 1840
Dislivello: mt. 1430
Tempo di salita: 4 ore e 30 minuti c.ca
Tempo di discesa: 3 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: EE
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 2 Alta valle Susa – Alta val Chisone Fraternali Editore

Il sentiero 614 che unisce il fondovalle della valle Argentera al colle e alla cima del Pelvo non è più in catalogo tra i sentieri del CAI e il perchè lo si capisce bene salendo a questa cima. La traccia originale non è più percorribile per via dei dissesti alluvionali verificatesi nel corso degli ultimi anni sostituita da un’altra in alternativa che percorre le immense pietraie sottostanti la Punta Serpentiera dove una lunga serie di ometti sempre da ricercare segna la via.
La Cima del Pelvo con la dirimpettaia Cima Serpentiera fa parte di una serie di vette separanti la valle Argentera dalla valle di Thuras: le uniche raggiungibili dalla valle Argentera insieme alla più elevata tra tutte, la Punta Ramiere.
Dopo il tratto iniziale nel bosco, raggiunto il rio che di sotto forma una spettacolare cascata, lo si supera e risalendo l’opposta sponda si raggiunge un’ampia radura dove la traccia termina ed inizia il resto del percorso contrassegnato da una interminabile serie di ometti nelle immense pietraie che percorse portano al colle del Pelvo dove la salita alla cima non presenta alcuna difficoltà. Si intuisce che il loro posizionamento sia stato lasciato all’iniziativa individuale: così è stato anche in questa ascesa dove molti ometti sono stati riposizionati e migliorati, altri creati dal nuovo.
La salita alla vetta, stancante, lunga e faticosa, è riservata ad escursionisti con una certa esperienza soprattutto per chi sale a questa cima per la prima volta: non seguire o perdere il riferimento degli ometti vuole dire cacciarsi in una serie di guai.
Da questa solitaria cima vista impagabile sulle valli e sulle cime che le coronano, dalle più immediate alla più lontane.

35 Immagine(i), Inserita il 25/08/2020

Un anello nella valle di Rochemolles. Dal rifugio Scarfiotti alla cresta e alla Punta S. Michele rientrando per il Passage di Courousset ed il col d'Etiache



Un anello nella valle di Rochemolles. Dal rifugio Scarfiotti alla Cresta e alla Punta S. Michele
rientrando per il Passage de Courousset e il col d’Etiache

Località di partenza: Grange du Fond (Rifugio Scarfiotti) mt. 2150
Dislivello complessivo: mt. 1110
Tempo complessivo:
Difficoltà: EE
Riferimenti: Carta dei sentieri e dei rifugi 1:25.000 n° 104 Bardonecchia – Monte Thabor – Sauze D’Oulx IGC.

A Bardonecchia in alta valle Susa le valli alpine s’aprono a ventaglio. Quella più a destra è l’incantevole valle di Rochemolles con l’interminabile, polverosa strada che superato l’abitato raggiunge da prima le Grange du Fond, dove sorge il rifugio Scarfiotti, poi il colle Sommeiller dove un tempo veniva praticato lo sci estivo su un ghiacciaio che ora non esiste più. Una corona di vette ardite e spettacolari coronano la valle oggi contrassegnata dal lago derivante dalla sbarramento sul rio di valle.
Meta di questa escursione è la cresta (Pierre Minieu) e la Punta S. Michele che si raggiungono dai ruderi dell’alpe d’Etiache con un lunghissimo traverso che porta la traccia sin sotto l’imponente bastionata rocciosa del Pierre Menue (Aiguille de Scolette) da dove si sale alla cresta S. Michele che tutta si percorre sino alla cima che porta questo nome. Il rientro a valle si fa per il ripidissimo Passage di Courousset percorrendo gli instabili sfasciumi e le pietraie che portano al colle d’Etiache da quale si scende su comodo sentiero alle Grange du Fond dove sorge il rifugio Scarfiotti.
Per il solo Passaggio di Courousset questa escursione è riservata ad escursionisti aventi una certa esperienza: tutto l’itinerario non è segnato, né segnalato e giunti alla grande conca sottostante il Pierre Menue non esiste più alcuna traccia pur non presentando la cresta S. Michele alcuna difficoltà.
Dalla cresta e dalla Punta S. Michele vista impareggiabile sull’intero vallone di Rochemolles, sulle cime che coronano la valle spingendosi lo sguardo sino al non lontano lago del Moncenisio.

35 Immagine(i), Inserita il 21/08/2020

Un anello per la Punta della Gran Miol dalla valle Argentera



Un anello per la Punta Gran Miol dalla valle Argentera

Località di partenza: Piano della Milizia mt. 2104
Dislivello: 900 mt.
Tempo di salita: 3 ore c.ca
Tempo di discesa: 2 ore c.ca
Difficoltà: EE
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 2 Alta valle Susa – Alta Val Chisone Fraternali Editore

La valle Argentera dove nasce il torrente Ripa che unendosi a Oulx con la Dora di Bardonecchia forma la Dora Riparia, verso le sorgenti si sdoppia dando vita da una parte alla valle Lunga, dall’altra alla valle del Gran Miol.
L’ampia valle della Gran Miol è coronata da una serie di colli e cime: alcune facilmente accessibili come il Gran Queyron e la Cima Frappier, altre un tantino impegnative da raggiungere come la cima Roudel e la Punta della Gran Miol meta di questo itinerario.
Percorsa per intero tutta l’incantevole valle Argentera, giunti al fondo dove si sdoppia si prende a destra il ripido stradello che più sopra raggiunge il Piano della Milizia dove si prosegue sino al suo termine, ovvero la bergeria della Gran Miol con gli ameni pendii che ancora nascondono la cima.
Una traccia avente origini militari dall’alpeggio prosegue verso un superiore lago. Quando si giunge alle alte conche pascolative si punta diritti verso l’evidente Punta del Gran Miol che si raggiunge percorrendo gli estesi sfasciumi che nella parte terminale si fanno sempre più ripidi al punto di dire che la cima è riservata ad escursionisti con una certa esperienza. Per sviluppare un piccolo anello si può tornare a valle passando per il lago e da questo scendendo liberamente gli aperti pendii ritornare alla bergeria della Gran Miol.
Da questa vetta, dove all’opposto il pendio precipita verso la valle Lunga, la vista s’apre ampissima sulle due valli e sulle cime che le coronano distinguendosi nettamente all’orizzonte i primi rilievi che s’elevano dalla pianura come i monti Pietraborga, S. Giorgio e Tre Denti.

25 Immagine(i), Inserita il 07/08/2020

Un anello attorno al lago del Moncenisio



Un anello attorno al lago del Moncenisio

Località di partenza: Slargo sulla strada per il colle del Moncenisio si poco a monte dello sbarramento artificiale mt. 2000
Dislivello complessivo: mt. 300
Tempo complessivo: 5 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 3 Val Susa – Val Cenischia – Rocciamelone – Val Chisone Fraternali Editore

Il lago del Moncenisio è un bacino artificiale situato poco prima del colle del Moncenisio sullo spartiacque tra la valle italiana di Susa e la valle francese della Maurienne. A seguito del trattato di pace di Parigi del 1947 questo territorio è passato sotto la sovranità francese.
Sul luogo, ad inizio novecento, erano presenti due piccoli laghi collegati tra loro da cascatelle. La crescente richiesta di energia determinò la costruzione delle prime tre dighe, mentre negli anni sessanta del secolo scorso fu realizzato l’attuale invaso, una struttura mista di terra e pietrame, rivoluzionando completamente l’intero paesaggio. Il vecchio villaggio, la strada napoleonica, gli alberghi e quant’altro furono inghiottiti dal lago che ha più che decuplicato la sua portata passando da 30 a 320 milioni di metri cubi che alimentano due centrali idroelettriche.
Partendo di poco a monte dello sbarramento uno stradello porta al forte Roncia punto più elevato dell’anello. Tutt’oggi in un discreto stato di conservazione, al suo interno sono stati posizionati pannelli esplicativi, pertanto è visitabile. Riprendendo, all’opposto lo stradello scende a valle e superando l’incantevole pianoro delle tre Fontane lo si abbandona per il sentiero dei Duemila che lungamente traversa quasi in piano di poco a monte del lago. Prima dei casolari di la Buffa, che anticipano il colle del Moncenisio, per prati si scende a valle e superando la strada ci si immette su quella che porta al colle del Piccolo Moncenisio sulla quale si rimane per un lungo tratto sin poco oltre la cappella di S. Barthélemy. Attraversato il torrente si percorre appresso e lungamente lo stradello pianeggiante che si snoda sulla sponda occidentale del lago. Passando di sotto il forte di Varisello si giunge infine allo sbarramento che interminabile tutto si percorre giungendo al termine sull’opposta sponda. Una breve risalita riporta alla strada dove questo anello si chiude.
Si attraversano nel procedere luoghi incantevoli, di grande valore paesaggistico, per il lago in sé e per i monti che a questo fanno corona.

25 Immagine(i), Inserita il 13/07/2020

Un particolare anello per la Conca del Pra



Un particolare anello per la Conca del Pra

Località di partenza: Borgata Villanova mt. 1230
Dislivello: mt. 975
Tempo complessivo: 5 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n ° 7 Val Pellice Fraternali Editore

La Conca del Pra, parte terminale della valle del Pellice, è uno dei più estesi pianori delle alpi occidentali. Può essere raggiunta a piedi o con un mezzo tramite uno stradello che percorre il lato sinistro orografico della valle. L’accesso è a pagamento con orari di salita e discesa regolamentati. Sull’opposto versante, con percorso più alpinistico, si snoda un sentiero che costeggiando inizialmente pozze e cascate del torrente si addentra poi in ascesa tra gli ammassi di rocce emergenti e le pietraie che contraddistinguono questa selvaggia parte della valle. Sempre evidente e ben segnato si utilizzerà per tornare a Villanova scendendo dalla conca del Pra. Da questo, poco sopra Villanova, si stacca il semisconosciuto sentiero per il Castelluzzo e la zona del Barant . Raggiunto l’aspro, dirupato e assai panoramico poggio, la serpeggiante traccia confluisce sul sentiero dell’Autagna proveniente da fondo valle, dal ponte della Biava. Passando per l’imponente Gugliassa si guadagna in ripida ascesa la Colletta dove transita la strada che dalla Conca del Pra sale al col Barant per poi portarsi al rifugio Barbara Lowrie nel vallone dei Carbonieri. Dalla Colletta si scende al grande piano dove sorge il rifugio Jervis e da questo si torna a Villanova utilizzando lo stradello, meglio ancora il sentiero che si snoda sull’opposta sponda del Pellice.
L’alternativo sentiero Quiotta, che si stacca dal sentiero dell’Autagna poco sopra il punto in cui su questo s’immette il sentiero del Castelluzzo, traccia che doveva portare alla Conca del Pra senza dover salire sino alla Colletta e poi discendere, non si è potuto utilizzare in quanto a tutt’oggi risulta impercorribile per l’erba alta, le felci e i rododendri che lo invadono.
Dalla Colletta bella vista sui monti, particolarmente sul Palavas e sull’incantevole grande Conca del Pra.

30 Immagine(i), Inserita il 25/06/2020

Un anello sui monti sopra Fenestrelle rasentando il forte



Un anello sui monti sopra Fenestrelle rasentando il Forte

Località di partenza: Fenestrelle mt. 1150
Dislivello complessivo: mt. 685
Tempo complessivo: 4 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 5 Val Germanasca – Val Chisone Fraternali Editore

A Fenestrelle, nell’alta valle del Chisone, tra il settecento e l’ottocento è stato edificato un forte, meglio una fortezza, con lo scopo di proteggere il confine da un’ipotetica azione militare proveniente da oltralpe. Questo manufatto si sviluppa per circa cinque chilometri sul fianco della valle coprendo un dislivello di quasi 700 metri. Posto all’interno del Parco Naturale Orsiera – Rocciavrè, dal 1999 è diventato il simbolo della Provincia di Torino.
Nel suo sviluppo iniziale questo itinerario rasenta l’imponente struttura salendo a monte sulla traccia esterna, quella che i visitatori normalmente utilizzano per scendere a valle. E’ un percorso naturalistico autoguidato con undici bacheche esplicative. Raggiunta alla sommità la parte alta della costruzione militare, il Forte delle Valli, ci s’immette sulla strada dell’Assietta percorrendo appresso l’ampia conca sottostante i monti Pelvo e Orsiera sino al bivio per Pequerel dove lasciata l’importante arteria si scende all’abitato, oggi privo di residenti, dove un sentiero nella pineta riporta a Fenestrelle.
Come cessa nella conca la copertura arborea, la visuale s’apre all’opposto sull’esteso vallone dell’Albergian, sull’alta valle del Chisone, sulle cime, mentre scendendo di lato primeggia il crinale sul quale si sviluppano le costruzioni facenti parte della struttura del forte di Fenestrelle.
Il forte, con la spettacolare scalinata interna coperta, è visitabile rispettando gli orari di accesso. La prenotazione per visitare la struttura è obbligatoria.

25 Immagine(i), Inserita il 24/06/2020

Un anello nel vallone di Rodoretto sul sentiero Lou viol de Valter



Un anello nel vallone di Rodoretto sul sentiero “ Lou viol dë Valter”

Località di partenza: Borgata Ciai di Rodoretto mt. 1430
Dislivello: mt. 626
Tempo di salita: 2 ore c.ca alla vetta del monte Fetulà
Tempo di discesa: 1 ora e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 5 Val Germanasca – Val Chisone Fraternali Editore

Quando nel luglio del 2012 è mancato prematuramente Valter, i parenti e gli amici hanno sentito l’esigenza di dedicargli qualcosa che lo rappresentasse. Hanno scelto il sentiero perché esprime l’attaccamento a questi luoghi a cui si è sempre dedicato in forma attiva. Non si tratta di un nuovo sentiero perché si è voluto continuare un lavoro che gli era particolarmente caro: quello della cura del paese e di tutto quello che lo circonda. Ripristinare a mantenere attivi questi sentieri era per Valter anche un modo per valorizzare e ricordare l’impegno e la fatica di quanti ci hanno preceduto.
Quelli di Rodoretto, Salza e Massello sono valloni laterali della valle del Germanasca. Cinti da imponenti cime dal primo si scende nella valle Argentera, della Ripa, per il colle di Rodoretto, in val Troncea, del Chisone, per il colle della Valletta.
Partendo da questa borgata un ripido sentiero sale al crinale che lo separa dal vallone di Salza e percorrendolo per un lungo tratto si giunge così alla boscosa cima del monte Fetulà. Il ritorno a Rodoretto si fa per un altrettanto ripido sentiero, parallelo al primo, però più a monte. Sia il percorso d’ascesa che quello di ritorno sono evidenti e ben segnati. Peccato però che la numerosa segnaletica identificante i punti significativi del tracciato sia scritta solo in lingua occitana. Dalla vetta del monte Fetulà, notevole punto panoramico, vista ampissima sui monti e sulle valli del Germanasca e del Chisone.

25 Immagine(i), Inserita il 06/06/2020

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