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Monviso 16-09-2013



Ciao a tutti,
ormai non mi capita più molto sovente di trovare il tempo per raccontare le mie gite, ma a volte vale proprio la pena.
Con il fido socio e grande amico Omar abbiamo pianificato da tempo il tentativo per il Viso domenica 15 e lunedì 16, sia per questioni lavorative, sia nella speranza, salendo da Castello, di trovare il bivacco Boarelli poco affollato... Per entrambi è la prima volta che affrontiamo il Monviso da questo lato. Non resta quindi che sperare nella clemenza del meteo. Lunedì 16 sembra buono, domenica 15 decisamente meno, ma in fondo ci basterebbe arrivare al bivacco senza bagnarci, o almeno non troppo.

Ci incamminiamo quindi verso le 16.00 di domenica sotto nuvole, nebbia e lo sguardo incuriosito di chi scende dal Vallanta in giacca a vento...noi in pantaloncini e maglietta Del resto 15 kg di zaino aiutano a scaldarsi in fretta...
Oggi non ci corre dietro nessuno, la meta non è lontanissima e basta arrivare prima che faccia buio...ma la 'tranquillità' dura poco. Imbocchiamo la deviazione per il vallone delle Forciolline e dopo poco scorgiamo un gruppo di 5-6 persone davanti a noi, avranno almeno mezz'ora di vantaggio. 'Dove vuoi che vadano a quest'ora? Magari fanno il giro alto del Viso e sono diretti alle Sagnette per scendere al Sella....' Mentre lo dico non ci credo nemmeno io. Vanno sicuramente al Boarelli. Con l'ansia di passare la notte 'sotto lo zerbino' proviamo il forcing per raggiungerli, il percorso ce li nasconde per un po', ma quando riappaiono tutte le nostre velleità svaniscono, il distacco sembra immutato se non cresciuto...non li raggiungeremo mai!!
Ci mettiamo il cuore in pace e proseguiamo a passo più tranquillo, prendendoci tutto il tempo per coprirci quando inizia a scendere una leggera pioggerellina, sempre con qualche dubbio su come sarà il nostro alloggio.

Arriviamo a destinazione e scopriamo subito che i nostri timori sono ben fondati: il bivacco è già bello pieno, compresi noi siamo una ventina, di trovare un letto manco se ne parla. Gli occupanti sono però gentili e brillanti, in breve ci fanno spazio nello stanzino (sarebbe meglio dire rispostiglio) in fondo al rifugio, troviamo anche 2 stuoiette da stendere sul pavimento, tutto sommato non ci possiamo lamentare.
La serata scorre veloce tra chiacchiere, scambio di digestivi e una lunga partita a Trivial Pursuit nella soffitta con un gruppo di ragazzi della Valle Varaita, tra qualche lamentela di chi è andato a letto presto
So già che andare a letto presto per me è inutile, già credo non chiuderò occhio, ma se mi coricassi alle 20 diventerebbe una notte eterna. Non ce ne vogliano i nostri coinquilini...
Alle 23.30 tutti a nanna. Fuori nel frattempo, dopo qualche scroscio e qualche fiocco di neve gelata è arrivato il sereno. Puntiamo la sveglia alle 5.00, inutile partire troppo presto: sappiamo che le condizioni non saranno delle migliori, meglio lasciare che il sole faccia il suo lavoro nel pulire la via, almeno per la discesa...Credo che col senno di poi la scelta sia stata quella giusta.

Con la dovuta calma facciamo colazione e ci mettiamo in cammino verso le 5.45 alla luce delle frontali. La traccia è ben segnalata, arriviamo al grande ometto di pietre dove si ricongiunge la traccia che arriva al passo delle Sagnette che albeggia. Il cielo non è limpidissimo, ma il panorama verso le luci della pianura ancora avvolta nell'oscurità è terso.
Breve sosta e riprendiamo verso l'Andreotti, verso il quale si sale agevolmente visto il fondo ancora gelato. Qui iniziano le prime tracce di neve fresca, caduta 2 notti fa. Sono circa le 6.15. Proseguiamo sul nevaio ben scalinato e reso ancora più facile dal leggero strato di fresca che 'tiene' bene.
Arriviamo all'inizio del tratto 'alpinistico' e capiamo subito che oggi non sarà un passeggiata. La leggera spolverata di neve che copre le rocce nasconde tratti di insidioso verglas. Procediamo 'sulle uova' per un tratto per saggiare la via... bisogna fare mooolta attenzione, ma nel complesso si va. Andiamo avanti, sempre con il tacito intento di 'vedere si più su peggiora'. Davanti a noi c'è un gruppo di Bergamaschi partiti dallo stesso bivacco più di un'ora prima, li vediamo e sentiamo sempre più vicini.
Sono già stato due volte prima di oggi sul Monviso, sempre in condizioni ideali, per Omar è la seconda salita. Oggi il pensiero di dover tornare indietro si fa strada come un tarlo che rosicchia sempre più forte. Uno scambio di battute, i dubbi non sono tanto per la salita, quanto per la discesa, che in queste condizioni è tutt'altro che banale (per noi almeno...). Conveniamo che, anche volendo tornare indietro, converrebbe comunque aspettare che il sole cominciasse a 'lavorare' e pulire un po' la via... per star fermi qui ad aspettare tanto vale salire: il tempo è buono, saliamo bene e in tempi accettabili, ci possiamo permettere di prenderci tutto il tempo che servirà per la discesa, abbiamo imbraghi e corda, e la presenza di altre persone sul percorso ci dà un po' di tranquillità. Proseguiamo.
Raggiungiamo il gruppo davanti a noi, ci lasciano passare: ora siamo noi a lasciare per per primi le impronte sulla neve vergine. Che spettacolo! In queste condizioni il 'Re' appare ancora più severo, e conquistarlo avrebbe un sapore speciale...
Personalmente, ma è un'opinione del tutto soggettiva, trovo che le difficoltà maggiori si concentrino nella parte bassa della salita, sarà magari solo una questione mentale, ma quando passiamo i fatidici 'fornelli' che sappiamo essere l'ultimo scoglio, che potrebbe dare qualche problema, la sensazione è di avercela fatta. Si susseguono passi che tornano via via alla mente. Sono passati 3 anni per me dalla mia ultima volta qui... allora festeggiavo il mio addio al celibato, oggi sono papà da qualche mese...questo pensiero da un lato mi scalda il cuore, dall'altro mi impone di stare concentrato fino all'ultimo passo. Oggi basterebbe scivolare con un piede per trovarsi nei guai seri

Finalmente siamo in cima...sono da poco passate le 8.30, siamo i primi. Con Omar una stretta di mano vale più di mille parole. Essere quassù è sempre un'emozione magica, anche se non è la prima volta. Aggiungi il fatto che oggi non era proprio banale, ecco che un pizzico di soddisfazione si fa spazio in mezzo alla tensione per la discesa, la vera difficoltà di oggi.
Arrivano altri, prima il 'mitico' Ralph, tedesco che da inizio Agosto soggiorna al Boarelli e sale qui quasi tutti i giorni (è già oltre la 20esima salita quest'anno ), poi i nostri amici Bergamaschi. Vorremmo goderci a lungo questo momento, ma troppa è la voglia di toglierci dalle difficoltà, tanto più che il sole oggi è velato, non possiamo contare sul fatto che sciolga la neve in fretta.
Iniziamo a scendere con passo lento ma costante, Omar sembra più a suo agio, lui sulla roccia va forte, io preferisco la neve, ma non quella di oggi, quella da affrontare con sci, picca e ramponi...
Incrociamo i nostri compagni di giochi della sera prima, loro da bravi sky-runners salgono in scarpette, 2 zainetti in 5... io non mi sentirei tranquillo in queste condizioni, preferisco portami dietro tutto l'occorrente, specie in queste condizioni. Si vede che loro ne hanno più di noi, come hanno dimostrato ieri salendo al Bivacco (erano loro il gruppetto con cui abbiamo ingaggiato la competizione a distanza... )
Via via che scendiamo i dubbi cominciano a svanire, il 'lavoro' che ci aspettavamo dal sole appare evidente, tanto che la parte bassa dove per noi le difficoltà sono maggiori è quasi pulita. Giunti al nevaio ho la sensazione di essere arrivato...certo, manca ancora molta discesa, ma la parte 'tosta' è passata.
Una breve sosta all'Andreotti, poi la 'picchiata' verso il Boarelli in poco meno di un'ora, dove ci aspettano due belle birre fresche che abbiamo messo in fresco nel lago prima di partire

Diamo fondo ai viveri, anche per alleggerirci per la discesa finale. Non ci resta che la parte più 'noiosa', la discesa a Castello, che riserva però ancora qualche insidia... una leggera pioggerellina rende le rocce viscide, non è ancora il momento di rilassarsi definitivamente...
Da qui in poi sarà solo un esercizio mentale per mantenere quel minimo di concentrazione che ci permetterà di riportare le gambe intere a casa.

Tirando le somme una grande giornata, meteo non proprio splendido, ma una bella soddisfazione, sia per le condizioni, sia per aver essere saliti per la prima volta dalla via 'storica' della prima ascesa.
Un GRAZIE al mio compagno di avventure!

Alla prossima gita!

Data: 16-09-2013
Quota max: 3841
Partenza da: Pontechianale (fraz. Castello)
Quota partenza: 1600
Dislivello: 2241
Zona: Alpi Cozie - Valle Varaita
Difficoltà: PD

22 Immagine(i), Inserita il 24/09/2013

Di nuovo Mondolé: canali Ippopotami e Fedelippogor



Il Mondolé è sempre una valida alternativa, come lo é stato sabato quando le previsioni incerte non suggerivano di spostarsi molto lontano, mentre la montagna 'di casa' prometteva una gita veloce e una grande varietà di itinerari possibili.
Con Massimo e Fabrizio scegliamo di avventurarci da Prato Nevoso, su percorso già noto a me in parte, a loro completamente, per dare anche un'occhiata ad una possibile alternativa nuova per tutti.
Risaliamo quindi fino alla Balma e traversiamo sotto le Rocche Giardina, rigorosamente a impianti chiusi, in modo da toglierci velocemente la parte 'brutta' del percorso (solo per la presenza degli impianti e del conseguente affollamento).
L'idea è quella di imboccare il canale degli Ippopotami ed eventualmente ripiegare su quello dei Torrioni se vi fossero le condizioni. Appena ci spostiamo in pieno versante nord la neve diventa in breve da trasformata primaverile ad abbondante farina invernale. Oltretutto non si vedono significative tracce di salita, ma solo di discesa lungo il canale.
Massimo (ormai battezzato 'Il Ciaspolatore' ) batte traccia sfruttando i suoi attrezzi, io scelgo di passare dagli sci ai ramponi per affrontare il primo tratto ripido. Fabrizio, oggi tornato ciaspolatore, segue il mio cambio di attrezzi e cominciamo ad arrancare nella scia di Massimo...una volta tanto le parti sono invertite e, come per una legge del contrappasso, tocca a noi affondare nelle sue tracce. In breve lui si porta all'attacco del largo canale degli Ippopotami mentre io e Fabrizio ci alterniamo in testa per raggiungerlo. Completato anche per Massimo il cambio materiale cominciamo a risalire faticosamente affondando fino al ginocchio, a tratti fino a metà coscia, nella neve farinosa. L'attacco dei Torrioni è subito lì a sinistra, provo ad avvicinarmi, ma la neve accumulata mi porta ad affondare fino al petto...di qui non si passa. Fabrizio prova poco più a monte, ma con lo stesso risultato. Oggi sarà 'Ippopotami'...
Con grande fatica guadagnamo quota e usciamo sul ciglio del caratteristico 'cratere', dove ci appare l'elegante linea del canale Fedelippogor, il nostro ultimo sforzo. Per fortuna è già tracciato, anche se per il primo tratto la traccia di sci non ci aiuta visto che ormai siamo tutti con i soli ramponi. Le condizioni della neve sono comunque anche qui ottime...farina abbondante ben legata al fondo, con rischio veramente minimo. Perfino le piccozze che abbiamo portato in abbondanza sono teoricamente inutili, io in effetti preferisco procedere con i bastoncini.
Arrancando nuovamente ci portiamo sulla recente traccia, che allevia decisamente lo sforzo. La pendenza comunque è sostenuta e costante e il dislivello si fa sentire tutto...
Superiamo la strettoia al di sopra della quale la neve si fa via via più compatta, fino agli ultimi pochi metri dell'uscita dove è quasi marmorea. Non resta che l'ultimo tratto in cresta lungo la 'normale' per raggiungere la vetta, già discetamente affollata.
Il tempo finora ci ha accompagnati e ha confermato la bontà della nostra scelta: le vallate più a nord sono avvolte nelle nubi mentre sopra di noi una finestra di cielo sereno ci regala un bel sole, accompagnato però in vetta da un venticello tagliente. Non prolunghiamo molto la sosta e ci avviamo in discesa, ognuno per il versante più congeniale. I ciaspolatori puntano direttamente alla Balma lungo il versante est, dove ci diamo appuntamento, io scendo il primo tratto lungo la normale su neve durissima, fino al bordo ovest del cratere per poi puntarne il fondo sul bel pendio di neve trasformata che sta 'mollando' sotto il sole.
Piego a sinistra e mi porto all'imbocco del canale degli Ippopotami. le condizioni sono ottime: la neve, anche se parecchio ravanata, è ancora farinosa e abbondante e oggi 'perdona' molto. Con qualche timore mi accingo a scendere su pendenze per me finora inusuali, ma come spesso accade fa più impressione a guardarlo che ad affrontarlo. Il canale è sempre largo e anche se in leggera contropendenza permette ampia libertà di traiettoria. Prendo così in fretta confidenza e in un attimo sono in fondo, dove seguo il percorso di salita su pendio praticamente vergine di neve farinosa, un po' pesante, ma sempre godibile...
E' stato un attimo...quasi senza accorgemene il mio 'primo' canale e' alle spalle Non resta che il noioso traverso verso la Balma e da qui su pista fino all'auto.

Anche se breve è stata un' ottima gita, per l'ambiente (dagli impianti in su sempre suggestivo), la compagnia, il tempo, le condizioni della neve e, per me, per aver affrontato un percorso nuovo in salita e in discesa.

Un grazie ai compagni ciaspolatori, per la compagnia e per aver tracciato per gran parte il percorso... questo mi ha permesso di risparmiare un po' di energie per la discesa!

Alla prossima gita!




Data: 17-03-2012
Quota max: 2382
Partenza da: Prato Nevoso
Quota partenza: 1500
Dislivello: 882
Zona: Valle Maudagna - Alpi Liguri (CN)
Difficoltà: BSA

18 Immagine(i), Inserita il 19/03/2012

Cima di Madonna d'Ardua: la gita perfetta



A volte non serve andare chissà dove...
Metti una recente nevicata
Metti una serena e fresca giornata
Metti la compagnia di un amico
Metti che ti sei svegliato di buon'ora e nessuno ti ha preceduto...
...e avrai la gita perfetta!

Il più delle volte le cose migliori giungono inaspettate...proprio come questa bellissima gita.
La 'modesta' cima di Madonna d'Ardua mi aveva respinto in passato... In realtà eravamo partiti molto tardi e senza molte velleità, con presupposti del genere il successo è improbabile.
Dopo la notturna di giovedì sera alla Cima Durand - per la cronaca senza luna... - Fabrizio è caldissimo per una gita sabato mattina, e di fronte a questi propositi non mi tiro mai indietro, ma vorrei rientrare presto, quindi restere in zona, e la Valle Pesio proposta da Fabrizio sembra l'ideale. Resta solo da scegliere quale angolo esplorare...niente di meglio del vallone di serpentera, che in passato ha respinto anche lui...
Alla partenza da Villaggio d'Ardua l'ambiente che non ti aspetti: una candida neve fresca copre ancora tutti gli alberi e la temperatura è piacevolmente bassa Ci inoltriamo inizialmente per la pista battuta che sale (e ogni tanto scende) dolcemente verso Pian delle Gorre, il terreno è ideale per riscaldarci a dovere. Raggiunto il rifugio troviamo poco dopo il bivio per il vallone di Serpentera e risaliamo il sentiero estivo che attraversa il bosco di pini. La spanna di neve fresca ci permette di salire agevolmente sci ai piedi, anche se sappiamo già che in discesa non sarà così...
Salendo però la situazione migliora decisamente: neve di fondo sempre più abbondante e sempre una spanna o più di farina sopra. Non è salito nessuno prima di noi, il cattivo tempo di ieri ha giocato a nostro favore!
Sbucando al Pian del Cros l'ambiente invernale esplede in tutto il suo splendore, una candida spolverata bianca ricopre pini e rocce, eppure è così effimera...tra poche ore non sarà più così e chi ha 'poltrito' nel letto non potrà godere di questo spettacolo...
Ci alterniamo a tracciare, non per fatica ma per condividerne il piacere, e risaliamo il lungo e rado boschetto che ci porta al Gias Madonna, dove ci accolgono vergini pendii, oggi risparmiati persino dal vento...tutto è perfetto!
Saliamo in libertà si questi ampi spazi, la nostra traccia sembra una lunga cerniera che richiude due lembi di questo splendido manto bianco.
Solo la risalita di un breve ripido pendio esposto al sole ci crea qualche problema di tenuta...lo strato farinoso scivola sul fondo piu' duro costringendoci ad arrancare un po'...ma ne vale la pena perché guadagnamo il lungo costone che decidiamo gia' sara' la nostra via di discesa...bellissimo: piatto, nessuna pianta, nessuna pietra, una buona pendenza, e quel palmo di farina su fondo duro...
Lo sviluppo del percorso e il dislivello cominciano a farsi sentire, il lungo dosso sembra non finire mai, ma la fatica è ben poca cosa pensando a cosa ci aspetta
Arriviamo finalmente alla dorsale spartiacque Ellero/Pesio, lasciamo sulla sinistra la cima Cars e proseguiamo per un buon tratto in piano sul costone, per poi perdere una trentina di metri di quota prima della rampa finale che ci porta alla nostra 'modesta' cima. Sarà anche modesta per la quota e per l'aspetto, ma il panorama che regala è comunque eccezionale e la giornata splendida oltre che piacevomente fredda... alle 11.00 il termometro all'ombra segna -4° C, fatto insolito per questa stagione, e proprio per questo ci convinciamo che questa giornata è perfetta, non poteva andarci meglio!
Non siamo soli però...intorno a noi un elicottero fa la spola sul tracciato che tra una settimana vedrà gli atleti impegnati nella Tre Rifugi, mentre due alpinisti attrezzano con corde fisse la Cresta S. Lorenzo.
Il venticello gelido comincia a farsi pungente, e poi non vediamo l'ora di tuffarci in discesa, anche perché notiamo diverse persone salire sulle nostre tracce...
Fabrizio sceglie di non togliere ancora le pelli visto che il primo tratto di discesa è corto e ci aspetta la breve risalita e il tratto in piano sul costone, io invece voglio godermi ogni cm di questa discesa e scelgo di ripellare...e ne vale la pena perché già i primi metri sono da sballo
Sulla dorsale incrociamo i 4 scialpinisti che avevamo visto in lontananza, dopo qualche titubanza si 'accontentano' della meta raggiunta e non proseguono per la cima...vorranno mica precederci in discesa???!!
Per questo dopo pochi scambi di battute ci lanciamo giù per i pendii che solo poco prima abbiamo sognato, e le buone apettative si concretizzano in una discesa che potrei definire con una parola sola...commovente!
Fino al Gias Madonna è un continuo accarezzare il soffice strato superficiale disegnando geometrie che per me fino a poco tempo fa erano impensabili
Solo il tratto più ripido ed esposto al sole richiede un po' più di attenzione, la neve compatta sotto lo strato superficiale si presenta più irregolare, ma non crea particolari problemi.
Dal Gias Madonna al Pian del Cros nonostante il bosco la discesa è comunque appagante, seguendo il fondo del valloncello su un abbondante strato di farina che qui si è accumulata in maggior misura.
Dal Pian del Cros in poi è solo più un portare sci e gambe a casa...il primo tratto è ancora sciabile, ma quando le pietre toccate cominciano a essere troppe conviene scendere a piedi, peraltro per pochi minuti, fino alla stradina che scende al Pian delle Gorre e prosegue verso Villaggio d'Ardua. Va bene così, con una discesa come quella che abbiamo potuto godere ci sta ancghe un po' di portage
In basso la ferocia del sole si fa sentire...il panorama incantato del mattino è solo più un ricordo Inoltre la pista non è battuta, vi è solo una traccia, ma la scarssissima pendenza e la neve collosa ci constringe a spingere fino alla macchina... un piccolo neo in una giornata comunque da incorniciare!

Un saluto quindi al mio compagno di gita Fabrizio, che ormai se la cava alla grande su tutti i terreni E' un esempio di come la motivazione possa far fare passi da giganti!

Un saluto anche al 'Ciaspolatore' che oggi non è stato dei nostri...d'altra parte quasi 20 km ad affondare nella traccia dove altri galleggiano non era certo un grande incentivo Avrà modo di rifarsi!

Alla prossima gita!


Data: 10-03-2012
Quota max: 2067
Partenza da: Villaggio d'Ardua (Chiusa Pesio)
Quota partenza: 915
Dislivello: 1152
Zona: Valle Pesio
Difficoltà: MS

29 Immagine(i), Inserita il 13/03/2012

Dove osano i cinghiali: Monte Pigna 04-02-2012



Finalmente è arrivata...quella vera!
Siamo passati da una primavera anticipiata ad un inverno artico, per fortuna le temperature rigide promettono di mantenere almeno per un po' il prezioso oro bianco venuto dal cielo.
Consapevoli delle condizioni che troveremo in giro con Alberto e Fabrizio optiamo per una facile meta a 2 passi da casa, ma che in queste condizioni può regalare non poche soddisfazioni: il monte Pigna.
Lasciamo l'auto a Prea e ci inoltriamo sulla comoda strada che sale verso S.Anna. Diversi passaggi ci hanno preceduti, la traccia infatti è già bella consistente e saliamo senza fatica. L'ambiente è finalmente consono alla stagione e la neve ancora sulle piante regala un tocco fiabesco. Solo il cielo un po' velato appiattisce un po' il paesaggio.
In meno di un'ora siamo a S.Anna dove ci concediamo una prima pausa. Da qui in su la traccia si fa via via meno battuta ad ogni baita che superiamo, fino a ridursi ad un semplice passaggio di ciaspole ben distinguibile. Ora si fa un po' più di fatica, ma l'abbiamo aspettata così tanto che ce la godiamo tutta!
Seguiamo interamente il percorso estivo fino a sbucare fuori dal bosco sui pendii sottostanti il rifugio Margherita e l'ottimo ristoro Elica dell'amico Marco e della sua famiglia (vivamente consigliato a tutti!!!). Alla partenza eravamo un po' dubbiosi sulla possibilita' di arrivare in punta dato che oggi aprono gli impianti sciistici...ma un colpo d'occhio al pendio finale del Monte Pigna non ci lascia dubbi: le piste sono veramente poco affollate, non daremo fastidio a nessuno...
Proseguiamo quindi per l'ultimo tratto a bordo pista, risalendo prima fino alla spianata dell'albergo e poi sul ripido pendio finale tenendoci sulla sponda verso la Valle Ellero. In breve siamo in cima. Non troviamo il solito spettacolare panorama perché da un po' le nuvole sembrano averla avuta vinta sul sole e le prime nebbie lambiscono la vicina Gardiola. Si sta comunque relativamente bene...nonostante le temperature rigide (saremo circa a -9°C) non c'è un alito di vento, poi ovviamente la salita ci ha riscaldati per benino! Scegliamo di non prendere freddo cambiandoci, visto il breve tratto che ci attende fino alla tappa 'obbligata', quindi ci infiliamo nei gusci e via in discesa fuoripista tra gli skilift Pineta e Genzianella. Purtroppo il pendio è già ben ravanato, ma la neve è talmente farinosa e leggera che le tracce precedenti non danno fastidio...ed è solo un assaggio di quanto potremo gustare più tardi. Ora però da gustare c'é l'ottima polenta del ristoro Elica...
Un bel 'bombardino' e siamo pronti per il resto della discesa, questa volta su neve vergine (o quasi). Si intuisce subito che sarà una discesa speciale...almeno per me. Non avendo anni di esperienza scialpinistica posso dire tranquillamente che questa è la prima vera FARINA degna di questo nome che mi trovo a solcare...candida, leggera, inconsistente...e facile! Bisogna solo cercare di sciare 'leggeri' per non toccare il fondo che, ahimé, quest'anno é solo terra...
Ecco...sciare leggeri... direi che non e' esattamente il nostro punto di forza!
Alberto e' sicuramente il più 'scafato' e procede con sicurezza. Io mi arrabbatto come posso, trovando via via più confidenza fino a lasciarmi andare del tutto...ho quasi la sensazione che sia il pendio a guidarmi sulla giusta traiettoria...un sogno! Fabrizio, ancora più neofita di me, se la cava comunque egregiamente aiutandosi, la dove non arriva ancora con la tecnica, con varie invocazioni che per brevità non starò a ripetere...
La discesa è comunque entusiasmante e alterna spazi aperti a tratti di ripido bosco, dove è necessario studiare con attenzione la traiettoria da monte...ma che piacere buttarsi a capofitto tra le piante, giù per le scarpate, osando quello che in altre condizioni non ci potremmo permettere Bisogna solo cercare continuamente la massima pendenza, sennò rischiamo di arenarci sprofondando fino alle ginocchia.
Sono numerose le tracce dei cinghiali che troviamo (gia' in salita ne abbiamo attraversate parecchie...) dopo il nostro passaggio saranno molte di più!! Con l'unica differenza che quelle dei cinghiali veri sono decisamente più 'pulite' delle nostre Ma poco importa...oggi il divertimento è proprio questo: ravanare, ravanare e ancora ravanare!!!

Alla prossima gita!




Data: 04-02-2012
Quota max: 1768
Partenza da: Prea (Roccaforte)
Quota partenza: 838
Dislivello: 930
Zona: Valle Ellero - Alpi Liguri
Difficoltà: MS

10 Immagine(i), Inserita il 07/02/2012

Rocca dei 3 Vescovi (21-01-2012)



Di questi tempi il 'pellegrinaggio' del sabato mattino verso la Valle Stura con il socio Alberto sta diventando quasi un'abitudine, ma si sa, i posti dove trovare neve a poca distanza dall'auto non sono molti , e può essere una buona occasione per esplorare un'altro angolo della valle.
A mano a mano che si sale con l'auto il termomentro sembra impazzito, fino a segnare +9°C a Vinadio Per fortuna proseguendo e salendo di quota la temperatura scende quasi con la stessa velocità...alle Grange di Argentera siamo circa a 0°C, comunque decisamente alta.
L'idea iniziale era in realtà quella di sconfinare fino a Larche per dirigerci verso ta Tete de Fer, ma perché aggiungere altri km quando possiamo partire sci ai piedi quasi dalla stessa quota anche 'dalla nostra parte'?
Lasciamo quindi l'auto alle Grange poco prima delle 8.00, ci precede solo uno scialpinista solitario che è stato più veloce di noi a prepararsi. Salvo l'attraversamento del ruscello si va fin da subito con gli sci ai piedi, su un tracciato battutissimo e per questo poco faticoso. Ci inoltriamo nel lungo vallone di Puriac. I segni del vento sono evidenti, nonostante la compattezza della neve a tratti un leggero strato di polvere copre le tracce precedenti. Il percorso sale molto dolcemente e ci permette di riscaldarci progressivamente.
Ci infiliamo quindi nella stretta gola che si stende per circa 600 m sul fondo del vallone; oggi le condizioni sono super-sicure, ma con neve fresca sarebbe un passaggio delicato perchè esposto alle scariche su entrambi i lati. Procediamo in una sorta di 'toboga' su neve dura sporcata da sassolini piatti portati dal vento saltando qua e là oltre il ruscello che a tratti sbuca dalla coltre ghiacciata.
Guadagnamo l'uscita della gola e ci addendriamo nei dolci pendii della Comba della Sagna aggirando sulla sinistra il promontorio di fronte a noi. Con un ampio arco in senso orario risaliamo i facili risalti e in lontananza compare finalmente la nostra meta. In effetti eravamo ancora incerti se dirigerci verso l'Enchastraye (o Enciastraia...all'italiana) o verso la Rocca dei Tre Vescovi, entrambe 'sconosciute' per noi, ma la bella sagoma triangolare della cima e l'esposizione a nord dei pendii di quest'ultima ci tolgono ogni dubbio.
Ci portiamo quindi alla base del pendio sostenuto sotto il col de la Vigne; qui la neve cambia decisamente: il 'deserto' di sastrugi della Comba della Sagna lascia spazio ad una superficie via via più liscia, con neve farinosa compatta sotto una debole crosta, perantro non fastidiosa perché si frantuma solo a guardarla...
Il vento dei giorni passati ha coperto le vecchie tracce, così ne creiamo una nuova (è la prima volta che mi capita quest'anno...) Il 'lavoro' si fa più duro all'aumentare della pendenza, anche perché si affonda abbastanza e si tende a scivolare di traverso sul fondo farinoso...finché non 'sento' la vecchia traccia sulla quale si procede più agevolmente, ma solo nei tratti dove il vento l'ha un po' risparmiata. Nei pressi dei primi isolotti rocciosi sotto la cresta procedere con gli sci diventa però davvero arduo...è il momento di procedere senza. Si affonda fino al ginocchio (a tratti quasi fino alla vita), ma il fondo è duro e si scivola lo stesso quindi sono necessari fin da subito i ramponi. L'ultimo tratto per raggiungere la cresta presenta neve via via più compatta, fino a diventare marmorea, e qui tornano molto utili le piccozze. La cresta finale è abbastanza esposta, ma bella larga e con un minimo di attenzione non abbiamo problemi a guadagnare la croce di vetta
Il panorama è grandioso, complice la bella giornata, ammiriamo cime note da un'angolazione duversa dal solito, almeno per me, alla prima volta in quest'angolo di Valle Stura. Non c'è molto vento, ma non indugiamo più di tanto, è già quasi mezzogiorno e a casa ci aspettano, e poi se vogliamo mangiare qualcosa dobbiamo raggiungere gli zaini che abbiamo abbandonato all'inizio della cresta per essere più veloci.
Scendiamo, ora con maggiore attenzione, ma la neve è di quella che sembra fatta apposta per piantarci i ramponi. Un plauso va ad Alberto alla sua 'prima' alpinistica con picca e ramponi...se ce ne saranno delle successive vorrà dire che tutto sommato si è fidato del socio...
Raggiungiamo sci e zaini proprio mentre altri 3 scialpinisti armeggiano con i ramponi per affrontare a loro volta l'ultimo tratto, peccato che non abbiano le picche, leggerò successivamente che (saggiamente) hanno preferito fermarsi poco sotto la vetta. Bravi anche a loro per aver optato per la soluzione più sicura.
Affrontiamo quindi la discesa nella prima farina di questa stagione...mi ero 'abituato' alle nevi dure e ci va un attimo a trovare il ritmo, tanto che quando mi sembra di andare meglio il pendio sostenuto è già finito...
L'attraversamento della Comba della Sagna non è certo memorabile...un lungo traversone sobbalzando sui sastrugi e cercando di tenere la quota per non dover spingere. Poi verso la 'stretta' aumentano le placche lisce decisamente più sciabili . Per non rischiare di trovarci senza un'uscita decidiamo di infilarci nel 'toboga' anziché tenere la più invitante sponda destra del vallone; con un po' di acrobazie si riesce a scendere senza mai togliere gli sci (ma non bisogna andare troppo per il sottile con le solette...). Il tratto finale permette ancora qualche curvetta prima di raggiungere il rado lariceto alle Grange.
Concludiamo così una bella gita, su neve così così, ma almeno un po' varia dal punto di vista tecnico, con la soddisfazione per entrambi di aver raggiunto una cima non proprio banale...

Alla prossima gita!


Data: 21-01-2012
Quota max: 2867
Partenza da: Argentera - Loc. Grange
Quota partenza: 1769
Dislivello: 1098
Zona: Alta Valle Stura
Difficoltà: BSA

21 Immagine(i), Inserita il 24/01/2012

Ventasuso (quasi) tutto per noi!



Avevo almeno 2 buone ragioni per andare sul Ventasuso...
1. con questa drammatica scarsita' di neve bisogna per forza partira da quote alte...
2. la prima volta avevo clamorosamente sbagliato strada

In compagnia del buon Alberto risaliamo la valle Stura per essere al Lago della Maddalena quando sta facendo chiaro. Poco dopo di noi arriva un'altra auto, incredibilmente saranno le uniche...
Ci mettiamo in marcia costeggiando il lago attraversando a valle il torrente per risalire il primo pendio che ci porta sul sovrastante pianoro. La neve è quella che ci aspettavamo: ventata e riportata, ma per questo sempre portante.
I due scialpisti occupanti l'altra auto in breve ci raggiungono e ci superano, dalle 'tutine' e dagli zainetti essenziali capiamo che hanno ben altre velleità rispetto alle nostre...Noi ce la prendiamo con tutta calma
Mi mancava un sacco lo scricchiolare secco della neve asciutta sotto gli sci e l'arietta fredda pungente, sensazioni che fino ad oggi ho provato troppo poco in questo inverno anomalo Non voglio avere fretta e gustarmi pienamente questo paradiso...
Siamo ora in vista del lungo pendio che porta alla cima, tutto ben innevato. Scegliamo di non puntare direttamente alla vetta, ma di tenerci più sulla destra, per poi affrontare l'ultimo tratto sulla facile cresta. La neve man mano diventa sempre più dura, ma con un po' di attenzione e sensibilità saliamo con le sole pelli evitando le placche da vento più insidiose. Non mi fido dei coltelli, preferisco avere a disposizione i ramponi nello zaino all'occorrenza...
Con piacevole sopresa giungendo sulla cresta soffia appena un alito di vento, in breve guadagnamo la croce di vetta. Siamo soli, cosa che trovo abbastanza anomala per una cima normalmente così frequentata... Il tempo delle foto di rito e i due scialpinisti che ci hanno preceduto raggiungono la vetta per la seconda volta...loro sono già scesi e risaliti!
Ci accomodiamo su alcune rocce poco sotto la vetta per godervi il panorama e uno spuntino, sotto un bel sole caldo ma un'arietta pungente che invita a restare ben coperti.
Con tutta calma ci prepariamo per la discesa, e giù per il primo tratto su neve inizialmente parecchio martoriata dal vento, ma almeno è portante. Tagliamo verso sinistra per portarci al centro dell'ampio vallone che degrada dalla cresta. Testiamo i tratti ripidi più levigati, dove tutto sommato le lamine tengono e vengono fuori belle curve un po' derapate. Più in basso invece la neve che non ti aspetti una bella farina pressata portante, piacevolissima da 'ricamare'...valeva la pena il viaggio anche solo per questo tratto! Dall'ultimo pianoro in giù la neve perggiora decisamente, è solo più questione di portare le gambe a casa, ma senza grosse difficoltà. In breve siamo all'auto, stando attenti a non farci 'fresare' dall'infernale attrezzo che sta arrancando nella neve ghiacciata per liberare un tratto di parcheggio...che stia preparando il posto per accogliere nuova neve?? Me lo auguro vivamente!

Alla prossima gita!


Data: 14-01-2012
Quota max: 2712
Partenza da: Lago della Maddalena
Quota partenza: 1974
Dislivello: 738
Zona: Valle Stura (CN)
Difficoltà: MS

13 Immagine(i), Inserita il 16/01/2012

Monte Maurel: una gita di...ricerca!



Avevo troppa voglia di mettere gli sci ai piedi, non resistevo proprio piu'!
In questo 'ponte' mi ero ripromesso di andare a cercar neve, a costo di 'cammallare' gli sci come avviene in primavera
Nonostante alclune defezioni non indietreggio dai miei propositi , poi all'ultimo minuto riesco a convolgere Carlo con cui non ho mai condiviso nessuna gita, ma che ha un curriculum scialpinistico di tutto rispetto e una grande conoscenza delle nostre montagne Sara' sicuramente un buon compagno d'avventura.
Cediamo al 'capronaggio' e raccimoliamo informazioni da internet, decidendo cosi' per la zona di S.Anna di Bellino dove, tenendoci a nord dovremmo trovare neve a sufficienza per la prima gita stagionale.
Partenza alle 6.00. Alle 7.30 siamo al parcheggio sopra S.Anna, prorio quando comincia a rischiararsi decisamente...tempismo perfetto.
Ci incamminiamo sulla stradina ghiacchiata e battutissima. Volgendo lo sguardo a sud la vista e' sconsolante, ma i pendii sopra di noi sono bianchi e invitanti, anche se decisamente 'lavorati', sia dagli innumerevoli passaggi, sia dal vento, ma ce lo aspettavamo e vista la stagione non pretendiamo nulla di piu'.
Lasciata la stradina pieghiamo verso est risalendo direttamente il pendio che scende dal Monte Maurel e dalla Punta Rasis. Non c'e' una traccia vera e propria, ma si sale liberamente su neve sempre portante. Con Carlo trovo subito il passo giusto: per entrambi e' la prima gita e ce la godiamo chiacchierando allegramente. Senza difficolta' raggiungiamo i pendii sommitali. Qui il vento e il rigelo hanno lavorato di piu', ci sono infatti molte zone di neve durissima. Per gli ultimi 50 m decido quindi di lasciare gli sci e proseguire a piedi. L'ultimo tratto di cresta e' decisamente ghiacciato, quindi tocchiamo brevemente la croce di vetta e ridiscendiamo di qualche metro, su terreno piu' soffice e meno esposto al vento. Il versante est del Maurel e' veramente a picco. Il borgo di Chiazale da qui e' veramente suggestivo. La vista circostante e' maestosa, con i vicini Pelvo D'Elva, Rocca la Marchisa, Faraut...e ovviamente il Re.
Un breve spuntino e iniziamo la discesa sul pendio che ha appena iniziato a vedere il sole. Cerchiamo le zone piu' sciabili, che si riveleranno essere i tratti di neve riportata dal vento Non e' proprio 'da manuale' ma il pendio non e' sostenuto e le placche sono circoscritte, quindi ninete pericoli. Cosi' 'fiutando' continuamente il pendio alla ricerca della neve migliore riusciamo quasi sempre a evitare la crosta sfondosa Carlo si complimenta per la scelta della traccia, ma ha ben poco di che complimentarsi...il fatto e' che non essendo capace a sciare sulla crosta devo per forza cercare la neve sciabile... Il guaio sara' quando non ne trovero'!!
La stradina in fondo e' solo una formalita' e alle 11.30 siamo gia' all'auto, piu' che soddisfatti per la scelta. Di questi tempi partire e arrivare sci ai piedi dall'auto e riuscire a fare qualche curva e' tutto oro colato! Si puo' dire che oggi e' stata una gita di...ricerca!
Un saluto a Carlo, che ha mantenuto le aspettative e si e' dimostrato un ottimo compagno di gita!

Alla prossima gita!


Data: 10-12-11
Quota max: 2604
Partenza da: S.Anna di Bellino
Quota partenza: 1800
Dislivello: 804
Zona: Valle Varaita
Difficoltà: MS

9 Immagine(i), Inserita il 11/12/2011

Saracco Volante 08-12-11



Questa stagione cosi' tristemente povera di neve riserva qualche aspetto positvo a ben cercarlo...
Emi non ama la neve, non e' proprio il suo elemento... cosi', con la promessa di toccarne il meno possibile riesco a coinvolgerla questa escursione in un angolo delle alpi liguri che non avevo mai toccato e che d'estate ho sempre evitato per paura dell'eccessivo caldo. Oggi e' invece il giorno giusto, una bella giornata di un fine autonno insolitamente mite.
Con lungo tragitto arriviamo a Carnino Superiore e ci incamminiamo gia' senza giacca vista la temperatura mite e il sole che a poco a poco arriva a riscaldarci.
Raggiunto il Pian Ciucchea, al primo bivio (non segnalato da alcuna palina) teniamo la destra e ci inerpichiamo verso il passo delle Mastrelle che ci introduce alla bella conca di Piaggabella dove dai pendii circostanti e' un continuo rincorrersi di camosci. Qui iniziano alcune lingue di neve, dapprima aggirabili, poi, inoltrandoci nella conca ed in zona meno soleggiata, la neve si fa piu' continua. Non avendo le cisapole (non le consiglierei comunque) batto la traccia su un terreno abbastanza infido, dove la neve nasconde le pietre e i buchi tra di esse, quindi procedo con circospezione. Emi pero' non si sente a suo agio e decide di fermarsi a circa 200 m dalla capanna Saracco Volante.
Proseguo quindi per l'ultimo tratto da solo fino a raggiungere la 'nostra' (ora solo piu' mia... ) meta. Un rapido giro intorno, uno sguardo al locale invernale e torno da Emi per uno spuntino. Torniamo sui nostri passi, o meglio...sulle nostre orme e decidiamo di proseguire verso il rifugio Don Barbera.
Purtroppo la neve che copre a tratti i sentieri (a dire il vero molto poco segnati) contribuisce ad indurci in errore.. Ci teniamo inizialmente (e giustamente) in quota, poi, attratti da una traccia piu' bassa che si rivelera' poi solo un sentiero di vacche perdiamo troppa quota e ci troviamo in mezzo ai pascoli. Di risalire non ne abbiamo voglia, quindi continuiamo a scendere agevolmente per prati fino a raggiungere il sentiero che collega direttamente Carnino al rif. Don Barbera e al Colle dei Signori. Da qui chiudiamo l'anello e in breve siamo di nuovo all'auto.
Una breve escursione agevolata da un clima mite (troppo! ) e dalla compagnia speciale!

Alla prossima gita!


Data: 08-12-11
Quota max: 2209
Partenza da: Carnino Superiore (Briga Alta)
Quota partenza: 1397
Dislivello: 812
Zona: Alta Val Tanaro - Alpi Liguri
Difficoltà: E

8 Immagine(i), Inserita il 11/12/2011

Breve escursione alla Cima Cars





Data: 16-11-2011
Quota max: 2217
Partenza da: Fontana del Cars
Quota partenza: 1500 circa
Dislivello: 717
Zona: Valle Ellero
Difficoltà: E

11 Immagine(i), Inserita il 18/10/2011

Pedalata al rifugio Mondovì





Data: 03-09-2011
Quota max: 1761
Partenza da: Villanova Mondovì
Quota partenza: 520
Dislivello: 1241
Zona: Alpi Liguri
Difficoltà: BC

1 Immagine(i), Inserita il 05/09/2011

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