Home | Foto | Video | Notizie | Agenda | GPS | Articoli | Meteo | WebCams | Contattaci | Aiuto

Menu principale

Album foto

Foto a caso

Album Foto > Album personali > keiji1976 1137 immagini in 65 albums visti 158736 volte
E' come sentirsi a casa: cima del Cars.



Le alpi liguri sono, in buona parte, quelle che io considero le montagne di casa…

Apri la finestra ed il tuo sguardo è rapito da linee davvero splendide: la cuspide del pizzo d' Ormea…la diretta Biancardi al Mongioie…il cratere del Mondolè…la pala del Cars…la punta bifida della Bisalta…
Cime che nel susseguirsi delle stagioni, alternano tutto il loro fascino...anche se, a mio parere, questo viene evidenziato soprattutto nella stagione tardo autunnale-invernale…

Pur non essendo uno sciatore adoro la neve…non so spiegarmi il perché…
O meglio, forse perché ho il caldo ricordo di quando da piccolo, il mio papà restava a casa dal lavoro solo durante le nevicate, e c'era la possibilità di averlo tutto per noi…Fatto sta che la miglior stagione per frequentare le liguri è per me proprio questa…quando la coltre bianca ne ricopre le cime e le rende davvero bellissime…

Così dopo aver salito il Mondolè sabato scorso, questa settimana lo sguardo viene rapito da un'altra cima molto vicina…sulla quale non sono mai stato.
Ci avevo provato questa primavera con Enrica, ma la presenza di neve nell'ultimo tratto di accesso alla vetta mi aveva fatto desistere, eravamo infatti privi di ramponi e la neve dura poteva rivelarsi infida nel traverso verso la cima…
La sua sagoma è davvero inconfondibile…una splendida pala imbiancata verso la pianura, pareti verticali verso la valle ellero…

Le condizioni attuali consentono, tra l'altro, l'avvicinamento più breve possibile alla cima e così, visti i tempi relativamente stretti optiamo per salire lassù. C'è poi una curiosità particolare che ci fa optare definitivamente per questa scelta, Fabrizio, con oggi, sarebbe al suo 5° tentativo, le condizioni meteo pessime, il lungo avvicinamento dalla Certosa di Pesio o da Prea gli hanno sempre precluso la buona risucita...
Il Cars è per lui come per me la cima Ghigliè…dobbiamo sfatare un mito e così…

…La strada che da Rastello sale verso Pian Marchisa è migliore di come me la ricordassi, i punti più critici sono stati asfaltati e quindi senza grosse difficoltà si arriva sino a circa 1500 mt, nei pressi della palina che indica il sentiero che porta al rifugio Comino.
La salita è veloce anche se, per evitare spiacevoli sorprese, siamo attrezzati di tutto punto e lo zaino è come sempre piuttosto pesante…ma si sa, è tutto allenamento…

La posizione del Rifugio Comino è davvero spettacolare. Costruito su un promontorio, pare essere posto a sorveglianza della valle Ellero sottostante…la pianura si estende ai nostri piedi e l'intero arco alpino a davanti ai nostri occhi.

Si prosegue poi in direzione del Carsetto (che inizia ad essere innevato) e ci si inoltra nella conca di salita vera e propria. Qua l'ambiente è di tutto rispetto: lo dico sempre, la neve è magica!!!
Un ripido pendio finale ci porta a raggiungere la cima del Cars….anche oggi buona parte dell'attrezzatura ha soltato preso una boccata di aria buona, ma si sa, meglio abbondare che deficere…

E' incredibile, pare che qualcuno sapesse dei tentativi andati a vuoto di Fabrizio…sono infatti presenti almeno 4 croci, una per ogni suo tentativo fallito…tralasciamo pure ogni commento (credo che una croce di vetta basti e avanzi, ma questo è un pensiero personale)…

Una volta raggiunte tutte e 4, possiamo goderci tranquillamente ciò che questa meravigliosa giornata ci regala…una vista davvero unica, un sole caldo inaspettato e la compagnia reciproca di un buon amico…


e buone gite a tutti

Data: 26/11/2011
Quota max: 2217
Partenza da: Fontana del Cars
Quota partenza: 1500 circa
Dislivello: 700 circa
Zona: Valle Ellero
Difficoltà: EE

16 Immagine(i), Inserita il 28/11/2011

Possiamo resistere a tutto tranne che alle tentazioni: Mondolè versante Nord



Quando da casa ogni mattina resti rapito dall'immagine del versante nord del Mondolè imbiancato, non puoi non pensare di andare a mettere il naso lassù il prima possibile...
...e così questo sabato, complice finalmente temperature degne della stagione, con Andrea e Fabrizio, abbiamo osato spingerci alla scoperta di 'nuove' vie di salita sul versante nord del Mondolè...

Superato velocemente il triste tratto che da Artesina porta sino alla colla Bauzano, non appena voltiamo in direzione della nostra meta il paesaggio cambia radicalmente...innanzitutto la neve, che prima era poco più di una spruzzata, diventa, man mano che si sale, sempre più abbondante...e poi l'ambiente diventa severo, le rocce, la coltre nevosa...tutto sembra, tranne che di essere a due passi da casa e poco distante dagli impianti sciistici...

Non c'è traccia di predecessori, siamo i primi a “violare” la montagna da questo versante e così ci alterniamo alla testa per non stancarci inutilmente nell'avvicinamento sino al 'cratere'...
Una crosta non portante ed un mare di farina ci rende il tragitto faticoso, ma sicuramente più divertente...certi scorci sono davvero spettacolari, sembra di essere chissà dove...

Una volta giunti alla base delle vie sul versante nord, optiamo per salire il pendio/canale denominato, sulla guida di Igor Napoli, 'I fratelli'...si tratta di un pendio piuttosto ampio con una pendenza sui 40° che porta direttamente alla cresta nord est. Gli altri canali veri e propri non paiono proprio in condizione ed il sopraggiungere di una fitta foschia ci conforta nella scelta oserei dire obbligata.

La via è comunque molto bella, roccia e neve le donano quel non so che di magico che solo la stagione invernale riesce a regalare alle nostre montagne…la vista sull’uscita del canale dei Torrioni toglie il fiato…e, una volta giunti in cresta, non fosse per le difficoltà oggettive che risultano comunque modeste, sembra di essere su una di quelle vie da sempre sognate…
Il meteo aggiunge anche un pizzico di bellezza al tutto…sembra di vivere in un sogno…un po’ come quando si era bambini e ci immedesima in avventure incredibili, sognando si essere in luoghi lontani, magici…oggi mi pare di essere sulla cresta di chissà quale montagna altisonante…eppure siamo a due passi da casa…sulla Montagna di casa…

E così, avvolti dalla nebbia e sotto una luce irreale giungiamo finalmente alla croce di vetta…ci siamo solo noi…è un peccato non avere vista sulla pianura, ma pur essendo ogni volta spettacolare è un panorama che tutti e 3 conosciamo abbastanza bene e poi ci sono altre vie a nord da essere salite…


e buone gite a tutti...
Alla prossima…

Data: 19/11/2011
Quota max: 2382
Partenza da: Artesina
Quota partenza: 1321
Dislivello: 1061
Zona: Valle Maudagna
Difficoltà: PD-

18 Immagine(i), Inserita il 23/11/2011

Buona la prima...Rocca d'Orel 2.440 mt



Diciamocela tutta, ogni stagione ha il suo perchè...ma le montagne non appena si vestono della loro coltre bianca assumono un fascino irresistibile...
Per qualcuno è comefosse kriptonite, ma per altri è come miele per le api...
E così la voglia di pestare neve ha preso il sopravvento su ogni tipo di attività...
Unico problema, tipico di questa stagione, è che si aprono sempre un sacco di incognite...ci sarà neve, di che tipo sarà, sarà sicura, e gli accessi?
L'unica certezza è la mia...non sciando sono l'unico che non si fa scrupoli sul tipo e sulla quantità di neve...noi con le racchette siamo meno 'fighetti' degli skialp , ci sappiamo accontententare... l'invidia è una brutta bestia!!!!!!!!
L'idea iniziale era quella di provare a salire le Saline passando per il canalino delle masche, ma l'incognita legata all'accesso in auto ha diretto le nostre attenzioni ad una montagna che, a mio parere, proprio in veste invernale assume un fascino particolare: la Rocca d'Orel.
Siamo in 3, io, Fabrizio ed Andrea...anche loro optano per camallarsi dietro le racchette, al momento non vogliono ancora lasciare trucioli di sci tra i monti.
Ariviamo a Palanfrè piuttosto presto e la prima cosa che ci colpisce è la temperatura...fa già piuttosto caldo, siamo sicuramente vicini allo zero, ma siamo già positivi...
Anche a prima vista l'innevamento non sembra granchè, comunque pare che sia continuo sino in cima...e qui torniamo al discorso iniziale...noi con le racchette non siamo fighetti, ci basta veamente poco per accontenarci...
Addirittura sono già presenti tracce di qualcuno che ci ha preceduto...bene, non dobbiamo nemmeno faticare...peccato che, dopo nemmeno 100 mt, le tracce scompaiono...e da qui in avanti sarà una lunga mattinata di ravanamenti ...optiamo infatti per salie i primi pendii sulla destra in direzione dell'evidente 'cresta' che porta alla Rocca d'Orel...la neve è inizialmente poca e inconsistente, sovente scivoliamo sull'erba sottostante salendo un passo per ridiscenderne mezzo...poi man mano che si sale le neve aumenta di quantità...
Purtroppo è la qualità che lascia alquanto a desiderare, trattandosi poi di ampi pendii esposti ad est, il sole sta già facendo il suo sporco lavoro e la fatica si fa sentire...
Ma noi non siamo fighetti ...noi abbiamo le racchette...al momento rimangono sulla schiena, ma presto...
Una volta giunti sulla dorsale la situazione cambia decisamente e tenendosi leggermente verso nord la neve risulta abbondante (poco sotto il ginocchio) e, anche se non dura, permette un'avanzata più veloce...ma decidiamo comunque che le racchette al momento possono rimanere sullo zaino...
Ci alterniamo a batter traccia e, seguendo più possibilmente la cresta ci portiamo al di sopra del castello roccioso della Rocca d' Orel...l'ambiente è davvero molto bello, ci sono numerosi canalini, la roccia contrasta bene con la neve presente...un ultimo sforzo e siamo a quella che è considerata la cima della Rocca d'Orel.
Spettacolo ...non un alito di vento...certo, c'è un po' di foschia, ma il sole è caldo e permette una lunga sosta...in giro non c'è anima viva...
La zona dell'Argentera, delle Aste e del Matto sotto questa coltre nevosa hanno già assunto quel fascino severo che a loro compete...quanto vorrei poterle avvicinare nella stagione invernale... ma noi non siamo 'fighetti' con gli sci e certe uscite risultano precluse...
Dopo le solite foto di rito ed un pasto molto frugale è ora di scendere...
Anche in questo caso le racchette rimangono sullo zaino ed affrontiamo l'intera discesa scivolando con gli scarponi...
Ora ho capito...non è che noi non siamo fighetti è che ci sentiamo più cinghiali e ravanare nella neve si confà molto di più al mio/nostro essere...
Basta guardare le nostre tracce di discesa...altro che curve perfette...
A parte gli scherzi, purtroppo l'invidia è proprio una brutta bestia...e, dopo l'incidente al ginocchio, la paura prevale pure sulla voglia...
Pazienza, cercherò di accontentarmi come posso...
Per il momento, come prima uscita su neve, proprio non mi posso lamentare...ero con due amici, in montagna, sulla neve, spensierato...
che volete di più?


Un saluto quindi ai miei soci di gita odierni...il gruppo si sta nuovamente ricompattando?alla prossima uscita l'ardua sentenza...


e buone gite a tutti


Data: 29-10-2011
Quota max: 2440
Partenza da: Palanfrè
Quota partenza: 1380
Dislivello: 1060
Zona: Alpi Marittime
Difficoltà: BR

16 Immagine(i), Inserita il 03/11/2011

Monte Merdenzone 1.764: via l'Urlo del Coniglio



Con Paolo e Fabrizio avevamo ipotizzato di andare sabato mattina a fare la cresta del Pelvo d'Elva.
Poi le previsioni del meteo per il week end ci hanno spiazzato un pochino...l'idea di effettuare un itinerario di cresta, con il vento previsto, bhè, non era il massimo...
...e così si è deciso di rinviare tutto a data da destinarsi...

Sabato mattina però mi sveglio e guardando fuori dalla finestra rimango sbalordito...fa freddo è vero, ma il sole è caldo e non c'è il minimo accenno di vento...
L'ipotesi era già quella di un salto veloce, di ripiego, alla vicina palestra di roccia di Miroglio, ma forse forse si può anche studiare qualcosa di diverso...
Tempo fa ho acquistato il libro di Igor Napoli 'Mondolè e d'intorni', libro che tratta di arrampicata, mountainbike e sci fuoripista, tutto nella zona del Mondolè...
Nel capitolo dedicato all'arrampicata vengono ben descritti parecchi itinerari da svolgersi a due passi da casa...itinerari ideali nella stagione autunnale...
Optiamo così di provare il primo, e più facile, itinerario:
La via Urlo del coniglio al Monte Merdenzone...
Il nome è di per se un programma, ma l'idea di trovarci in un ambiente come quello descritto sul libro ci affascina...
Si segue la strada che risale la val Corsaglia, sino all'abitato di Fontane e da qui si prosegue in direzione del colle del Prel, si superano una serie di tornanti, sino ad individuare sulla sinistra i cartelli indicanti l'inizio del sentiero per Casera Veja, Pian dei Gorghi: si parcheggia l'auto ove si può.
Si sale quindi lungo il sentiero, dapprima decisamente largo, superando dopo poco una presa d'acqua sulla destra e si continua sino all'uscita dal bosco.
Libro in mano abbiamo cercato di capire quale fosse il punto esatto per l'attacco. La via infatti non è attrezzata e quindi va fatta un po' ad intuizione, seguendo la migliore strada logica per arrivare alla croce di vetta.
Purtroppo proprio non riusciamo a capire dove sia l'attacco ed evitiamo così il primo torrione..aggirandolo.
Una volta superato questo ci troviamo di fronte l'intera cresta.
Ora non ci resta che salire.
Decidiamo di legarci e di procedere in conserva.
La roccia dei primi tratti non è delle migliori, ma seguendo la linea più logica, si sale senza difficoltà e si perviene al quarto torrione.
Qui c'è un breve tratto di collegamento con la parte finale della via, da fare tutta sul filo di cresta. La roccia decisamente migliore permette un arrampicata facile su passaggi di II/III, mai banale, ma molto divertente..

Ora capisco Igor cosa intendesse...ci guardiamo intorno...la vista spazia su quasi tutta la pianura monregalese, il santuario di Vicoforte mi fa capire che anche da casa potrei essere 'visto'...
La giornata è straordinaria, non un alito di vento, lontano nei pascoli sottostanti le mucche si godono anch'esse questa meravigliosa finestra estiva...
I colori però iniziano ad accendersi, segno inequivocabile della stagione che verrà...
La parete nord del Mongioie, vista da qua, incute maggior timore di quello che solitamente fa...chissà...un giorno...

Nel frattempo continuiamo a salire, superando i successivi risalti, inframmezzati da pezzi di cresta..
..un ultimo sforzo ed in breve si raggiunge la croce sommitale.

Che soddisfazione...
e' incredibile come a due passi da casa ci siano itinerari così belli inseriti in un ambiente così meraviglioso...
Credo che tra qualche giorno da lassù si potrebbe godere di scorci davvero unici...tipici di una stagione, l'autunno, che scalda i cuori con i suoi colori vivi, ma allo stesso tempo morti...

Che dire...una sorpresa...
Sia io che Fabrizio siamo rimasti entusiasti...abbiamo condiviso una mattinata speciale, in un luogo fuori dall'ordinario, quasi fuori dal tempo...facendo cose che solitamente si cercano a km e km di distanza da casa...

E qui, dietro l'angolo, le nostre esplorazioni sono solo all'inizio...c'è ancora la voglia di gustare, come scrive Igor, un tramonto dal 'Gatto' di Monte Moro o una meravigliosa giornata autunnale sulle altre vie nella valle incantata: la Val Corsaglia...


e buone gite a tutti

Data: 08-10-2011
Quota max: 1764
Partenza da: Fontane (Cn)
Quota partenza: 1430
Dislivello: 334
Zona: Valle Corsaglia
Difficoltà: PD (passi di II/III)

13 Immagine(i), Inserita il 10/10/2011

Sur les fils des 3000: Nasta, cresta della Forchetta e del Baus



Posso capire che il paragone non regge...e non è minimamente mia intenzione nemmeno pensare di potermi paragonare anche solo per un istante al grande uomo ed alpinista Patrick Berhault...
Però è stato il primo pensiero mentre sabato percorrevamo, con Fabrizio, il filo di cresta che dal colle della Forchetta porta sino al Baus.
Entrambi abbiamo rivisto davanti ai nostri occhi, le immagini del docu-film del grande alpinista, girato però sul filo dei 4000...

E' stata una stagione strana, inziata con mille presupposti, con mille idee e modificata in corso d'opera..stagione che mi ha comunque riempito di immense soddisfazioni e che, come ha scritto un giorno Montagnard, mi ha portato a salire quasi tutte le cime della zona del Remondino (tut a réis...)...

Viste le previsioni meteo, la voglia di un ultimo giro in 'alta' quota ci spinge verso un itinerario che già Andrea (acom79) ed Omar ad inizio stagione avevano compiuto: salita sulla cima di Nasta per il canale sud, traversata per la cresta della Forchetta e salita sulla cima del Baus.

L'idea di salire per la quinta volta di quest'anno il sentiero che porta al Remondino mi angoscia un pochino, tant'è che optiamo per salirlo ancora una volta al buio.
Con la luce della frontale infatti tutto sembra sempre diverso, ogni angolo assume un fascino nuovo...pare quasi che non riesca più a ritrovarmi nemmeno nei punti fissi della salita: infatti il ponte sul torrente che solca il vallone di Assedras è già stato rimosso per la stagione invernale..
La vista del Rifugio chiuso e pronto per le nevicate che verranno, mi mette un po' di tristezza...purtroppo per chi come me ama la valle gesso, ma non scia, questi posti mi rimangono preclusi sino in primavera inoltrata...
Quanto vorrei poter visitare questi luoghi nel silenzio di un pomeriggio invernale...quando il sole rimane molto basso all'orizzonte e tutt'intorno è pace...

Oggi invece non sembra di essere al 1° di ottobre...anzi, salgo tranquillamente in mezze maniche anche se del sole al momento non v'è traccia...
Solo quando siamo nei pressi del lago di Nasta i primi pallidi raggi stanno riscaldando la nostra via di salita. I timori di trovare roccia umida e gelata vengono presto spazzati dalla consapevolezza che le condizioni sono ideali..
Puntiamo dritti al canale sud e, dopo esserci legati, in conserva corta risaliamo spediti la nostra via...
In condizioni invernali (c'eravamo stati 2 anni fa) il canale fa tutt'altra impressione...oggi invece si sale magnificamente e senza il minimo affanno..anzi, la salita ai miei occhi risulta più divertente e bella della normale.
La vista delle due croci di vetta ci fa capire che le difficoltà per il momento sono terminate.
Come sempre mi accede, non appena arrivo in vetta vengo pervaso da quella sensazione di godimento e di relax assoluto..poter vedere ciò che sta dall'akltra parte e rimanerne affascinati è davvero fantastico.
Il panorama lo conosco già, ma è bellissimo...
Le foschie nelle valli lontane, le tracce degli aerei di linea ed il sole generano giochi di luce pazzeschi...
Non scenderei più...
Ma c'è ancora parecchia strada da fare, così facciamo le solite foto di rito, ci concediamo un piccolo spuntino e scendiamo lungo la via normale.
In breve siamo al colle della Forchetta.
Da qui alcuni ometti indicano la via migliore per poter arrivare al colle della Culatta evitando il più possibile i 3 torrioni della Forchetta (il cui nome dice tutto).
Ma noi siamo venuti apposta per poter seguire, il più possibile, il filo di cresta.
Puntiamo quindi il primo torrione, il cui superamento non richiede particolari difficoltà..la roccia è molto bella, vanno valutati solo alcuni appigli ed appoggi per i piedi.
Il secondo torrione è il più bello, anche perchè voltandosi indietro e guardando avanti ti rendi conto di essere in un ambiente strepitoso, pur avendolo giùà visto da più e più angolazioni.
Arriviamo sul terzo ed ultimo torrione dove vediamo davanti a noi la via di salita per il Baus.
C'è da superare un salto verticale. Da alcune relazioni si parla di un passaggio di III+.Sicuramente fatto a salire risulterebbe più agevole, la roccia infatti è lichenata e ne aumenta l'aderenza.
Io disarrampico assicurato per come si può (bisogna spostarsi di molto rispetto alla verticale) da Fabrizio.
Qui si capisce molto bene come spesso sia solamente un fattore psicologico a farci superare le difficoltà...infatti dovessi scivolare, lo farei per qualche metro, ma l'idea di essere comunque legato ad un compagno mi fa procere sicuro e tranquillo.
Per non perdere troppo tempo ed evitando rischi inutili, Fabry opta invece per una veloce discesa in doppia.
Siamo al Colle della Culatta.
Anche qui sono numerosi gli ometti che conducono in vetta, ma è così bella ed evidente la cresta che decidiamo di proseguire per la strada intrapresa.
Anche qui i passaggi sono molto belli, in alcuni tratti esposti, mai banali, ma comunque evidenti e sicuri.
Arrivimo così in breve all' enorme ometto creato sull'anticima e da qui alla cima vera e propria.
E' la prima volta quassù.
Vengo immediatamente colpito da ciò che si riesce a vedere.
La vista dell'intero vallone della Rovina ai miei piedi è davvero unica.
Cuneo ha il proseguimento del suo corso principale proprio verso la cima.
Le difficoltà sono finite e possiamo goderci in santa pace la vetta, al momento tutta per noi...
Che pace..
Il pensiero corre inevitabilmente a casa...spero che presto anche Enrica possa condividere una giornata così bella, a mente e cuore libero...

L'aria è frizzante, ma il sole è così caldo che solo guardando il calendario ti rendi conto che è ottobre..
Ci concediamo un oretta di riposo, poi lasciamo la cima ad un gruppo di ragazzi in arrivo anche loro dalla Nasta...

L'ultimo sguardo lo dò dallo specchietto retrovisore dell'auto...
arriverà il freddo...scenderà la neve...sarà silenzio...
Ma presto, molto presto le prime carovane di skialp giungeranno nuovamente qui...sarà l'inizio di una nuova stagione...

Un grazie GRANDE lo voglio rivolgere a Fabrizio, amico che ha avuto la pazienza di condividere certe mie 'pretese' sugli itinerari/orari e che mi è stato vicino in momenti non bellissimi...
ed un particolare saluto a Jack i cui auguri per il compleanno sono rimasti impressi su ilibri di vetta


e buone gite a tutti


Data: 01-10-2011
Quota max: 3108
Partenza da: Pian della casa del Re
Quota partenza: 1743
Dislivello: 1500 ca
Zona: Alpi Marittime - Valle Gesso -
Difficoltà: PD

27 Immagine(i), Inserita il 04/10/2011

Traversata cima Sud - cima Nord dell'Argentera



Ero a casa, con la certezza di restare fermo per parecchio tempo...
Il mio ginocchio aveva deciso di abbandonarmi proprio all'inizio di una stagione i cui presupposti erano, almeno per me, davvero spettacolari...
Mille idee per la testa, mille proposte...Poi il crack...



Scorrevo le foto e magonavo...
Più di ogni altra, questa gita, è stata quella che mi ha più fatto star male...

Stefano e Fabrizio avevano appena compiuto una mezza impresa...o per lo meno ai miei occhi appariva tale...
Partiti dal Pian della Casa del Re erano saliti sulla cima Sud dell'Argentera , avevano effettuato la traversata sino alla cima Nord ed avevano proseguito il giro scendendo nel vallone di Lourousa, per poi rientrare a piedi (alle 19 non avevano trovato passaggi!!!) sino al punto di partenza del mattino per recuperare l'auto.
Una giornata in compagnia di un amico, vissuta con spensieratezza, tra le montagne che più io amo...faticosa, sicuro, ma di una soddisfazione unica...
Bastava guardare le foto...i loro sorrisi erano emblematici...
Quante volte le ho riviste...poi, la loro promessa, di ripeterla quest'anno insieme, era per me uno stimolo in più, per cercare di riprendermi in fretta...
...

Domenica mattina...ore 3:30 suona la sveglia...
Ci sono momenti nei quali mi chiedo
Svegliarsi la notte quando molti ancora devono rientrare dai bagordi del sabato sera...percorrere anche centinaia di km in auto, per poi iniziare la vera fatica di giornata...
Ma non oggi...oggi è diverso...sento che potrebbe chiudersi un discorso rimasto in sospeso il 16 luglio dell'anno scorso...

Alle 5:45 siamo al Pian della casa del Re...siamo fortunati, la luna, seppure quasi piena, non si vede, è troppo bassa rispetto al profilo dei monti circostanti ed una stellata straordinaria ci dà il benvenuto...davanti a noi la costellazione di Cassiopea è meravigliosa...
Saliamo il sentiero che conduce al Remondino quasi come automi (per me è già la quarta volte in quest'estate) e tra una chiacchiera e l'altra in breve siamo nei pressi del rifugio...Tutto è ancora avvolto nel silenzio più assoluto...davanti a noi solo due ragazzi che si stanno dirigendo verso l'attacco della Sigismondi ...
Il tratto successivo è sicuramente il peggiore da percorrere, prima l'immensa pietraia alla base della cima Paganini e poi il canale che porta al passo dei Detriti.
Non sono mai stato su questo versante, e non ci vuole molto per capire da dove derivi il nome del passo...in ogni caso l'umidità notturna ha fatto da cementante per parte della terra e dei piccoli detriti instabili e si sale comunque piuttosto agevolmente...
Sono da poco passate le 8:00 quando finalmente possiamo godere dei benefici del sole...che meraviglia!!!i luoghi ed il paesaggio sono conosciuti, ma ogni volta è sempre più bello...poi effettivamente da questa angolazione non l' avevo mai visto il bacino del Chiotas...
E' ora di fare una pausa...riparati dalle rocce e baciati dal sole riprendiamo vigore in vista della parte più alpinistica della giornata...

Eccola finalmente svelata...quante volte ho sentito parlare, ho visto foto, ed ho letto della famosa cengia della cima sud dell'Argentera...ed eccola proprio davanti ai miei occhi...un lungo taglio che ne incide la parete sud-est in maniera trasversale...
La prima cosa che mi colpisce è come sia evidentissimo quasi l'intero percorso sino in cima...

Ma è giunto il momento finalmente di calcarne la via...
Come sempre succede è bello muoversi su certi terreni sempre in attesa del punto peggiore, delle difficoltà; superare passo passo ogni tratto con la consapevolezza di ciò che fai e renderti poi conto di quanto i tuoi timori siano infondati...
Ed è stato proprio così...
Superiamo ancora il camino/canale finale e siamo così in cima alla Regina delle Marittime...Ora capisco cosa si prova ad arrivare quassù...che spettacolo...la mia adorata valle Gesso tutta ai nostri piedi...
Un po' di foschia impedisce la vista all'infinito, ma poco importa, esserci è davvero un sogno che si avvera...reso ancor più speciale per la presenza di amici veri...
Ho un unico rammarico...vorrei tanto Enrica fosse con me...
Qualche foto di rito, un altro piccolo spuntino e ci prepariamo per la traversata che ci porterà sulla cima Nord.
Ci dividiamo in due cordate: io e Fabrizio e Stefano con Serena.
Per il primo tratto si procede con conserva corta in discesa in direzione nord, lungo l'evidente cresta che porta verso la forcella tra le due cime. Si arriva così ad uno spuntone dove alcune corde ed un cordino recente indicano la fase successiva.
Con una doppia di qualche metro si scende al terrazzino sottostante e poi traversando verso destra per facili rocce, ma parecchio esposte si arriva alla forcella.
La naturale inclinazione delle rocce ci fa cambiare completamente versante di salita e veniamo immediatamente sferzati da un vento gelido che sale dal vallone del Bozano.
Chissà che meraviglia quando il canale è in condizioni...certo, visto adesso mette i brividi: da un lato il Chiotas, dall'altro il Bozano, 1500 mt più in basso!!!.
Ma è questo l'ultimo tratto tecnicamente più difficile, infatti non appena si supera la forcella l'esposizione diminuisce e per diedri e canalini in breve si giunge sulla cima Nord.
La soddisfazione trapela sul volto di tutti e 4...

Ricordo ancora invece l'angoscia provata quando 4 anni fa ero salito quassù con Enrica e Giacomo...allora ero davvero alle prime armi ed avevo vissuto tutta la salita con una preoccupazione allucinante che Enrica potesse mettere qualche piede in fallo, potesse scivolare...ricordo di essere giunto in cima ed aver evitato le lacrime per pochissimo...(lei invece era tranquilla...al settimo cielo...e solo oggi posso capirne appieno il perchè...era serena e felice di esserci)

Oggi invece va tutto bene...sono sereno…tranquillo...
E poi sono così felice…non tanto per la meta in sé, quanto perché anche io sto provando quello che l'anno scorso leggevo sul volto di Stefano e Fabrizio.
Hanno mantenuto la promessa fattami…ed anche io ho mantenuto la promessa fatta a me stesso…

Il tratto a ritroso si rivela molto più semplice rispetto all'andata.
Ma non bisogna mai distrarsi!!
Dove prima avevamo fatto la doppia bisogna affrontare un passaggio che viene normalmente indicato come di III/IV-, ma la corda lasciata in loco poco prima agevola e rende più sicuro il passaggio.
Sono comunque presenti alcuni chiodi.
Sono le 13:00 quando siamo nuovamente sulla cima sud.
Dietro di noi un folto gruppo di alpinisti, in arrivo dalla Punta Stella, sta seguendo i nostri passi.
Riteniamo quindi più saggio iniziare la discesa, così da non avere troppe persone sopra la testa nel primo tratto.
Come previsto e come sempre succede, il ritorno è davvero eterno. Non tanto per lo sviluppo, quanto per la ripidità del percorso da seguire…quanto vorrei ci fosse già o ancora la neve…ma tant'è che anche questa gita giunge al termine…

Che dire…sicuramente una gita importante dal punto di vista alpinistico (raggiungere la cima sud ha già di per se il suo perché!!), ma impareggiabile da quello umano…

A tal proposito mi vengono in mente le parole di Marquez che dice:
<…ho imparato che tutti, al mondo, vogliono vivere in cima alla montagna senza sapere che la vera felicità sta in come si sale la china…>

E mi piace aggiungerci anche con chi la si sale…
Grazie quindi a Fabrizio e Stefano che hanno ripetuto questa avventura condividendola con me…ed
a Serena che con il suo sorriso sempre spontaneo aiuta a rendere il gruppo speciale…

Spero presto…un giorno…di poter condividere la salita con la mia Enrica.


Buone gite a tutti


Data: 11/09/11
Quota max: 3297
Partenza da: Pian della Casa del Re
Quota partenza: 1743
Dislivello: 1554
Zona: Alpi Marittime - Valle Gesso
Difficoltà: PD

24 Immagine(i), Inserita il 13/09/2011

Tanto Genepy ed una cima: Becco Alto del Piz 2.912 mt



L'anno scorso in questo periodo tutto quello che potevo fare sui monti era il merenderos, e nemmeno di quelli che si permettono il lusso di arrivare sino ad un rifugio o ad un lago..
Con un crociato rotto ero abile solo ed esclusivamente a piazzare la coperta a non più di un metro dalla macchina...
E così come tutti i fine agosto era giunto il momento, tanto atteso da Stefano, della 'mietitura' del Genepy...
Che tristezza ricevere dagli amici (che comunque ringrazio sempre di cuore!) le tanto profumate piantine di artemisia, non aver sudato nemmeno una di quelle meravigliose fonti di un liquore così amato...
...il prossimo anno...il prossimo anno...era stata la promessa di Stefano...
E così eccoci a noi...
Sabato è il grande giorno...ci troviamo a Vinadio dove Stefano e Serena attendono già dalla sera prima...
L'idea della Valle Stura non è casuale, è l'unica vallata che consente, dotati di tesserino, la raccolta dei fiori di Genepy (1 kg al giorno pr i non residenti, 10 kg per i iresidenti!!!!). Quindi si va tranquilli.
Partiamo dal pian della Regina, sopra Pietraporzio, senza una meta precisa...la giornata è meravigliosa, ma anche freddissima...il vento di Foehn sta spirando già dalla notte...Sarà anche considerato un vento caldo, ma di caldo al momento non c'è proprio nulla..tra l'altro, essendo secco, in tempo zero ho le labbra che vanno a fuoco!!!

Prendiamo quota piuttosto rapidamente e, una volta giunti presso il lago mongioie, dopo una breve sosta ristoratrice decidiamo in quale direzione avviarci...
La scelta ricade su uno dei numerosi canali della zona, cercando il più possibile di tenerci vicino alle rocce, ove l'artemisia cresce.
Che spettacolo!!!...finalmente al riparo dal vento, possiamo goderci una giornata davvero strepitosa...non una nuvola in cielo, sguardo che spazia sino alle cime sopra a Genova da una parte ed alla zona dei 4000 francesi dall'altra...
Il gruppo si è però diviso...Stefano vuole custodire gelosamente i suoi posti segreti e si avvia su un altro versante...diciamo più che altro che in questi frangenti non capisce più nulla e si rende più simile ad un camoscio che ad un essere umano...in pratica arrampica e disarrampica senza corda dove molti non ci andrebbero nemmeno attrezzati di tutto punto!!!!!...
Noi invece rimaniamo compatti e ci spartiamo piuttosto equamente i fiori...risalimo un ampio canale che purtroppo non conduce da nessuna parte, in compenso però abbiamo la possibilità di vedere l'altro versante, quello verso le cime di vens...è strano come pur essendo in una zona molto battuta, ci sentiamo in un posto selvaggio!!!!!!!
Ci fa compagnia solo un nutrito gruppo di stambecchi...ma gli intrusi siamo noi e lo capiamo allorchè uno di loro, sponstandosi da un versante all'altro del canale, lascia cadere parecchi massi che in un attimo scivolano nel colatoio naturale del canale...
Giacomo, Fabrizio e Serena fanno appena in tempo a schivarsi e ad appiattirsi alle rocce laterali!!!!!...
Che spavento...la fortuna o chissà chi, abche questa volta ciha dato una mano...
Segno inequivocabile che possiamo averne abbastanza...
Di Stefano nel frattempo più nessuna traccia...
Scegliamo il luogo migliore per goderci il pranzo e poco dopo optiamo per dare un senso alpinistico all'intera giornata...
Tra tutte le cime optiamo per il Becco alto del Piz dove, seguendo le numerose tracce fatte da Gianfranco , in mezz'oretta giungiamo in cima...bhè ora la vista spazia veramente a quasi 360°...nel frattempo scorgemo il nostro camoscio Stefano, alle prese con il versante nord del dente del vallone!!!
Anche lui sta scendendo e decidiamo di raggiungerlo anche noi...

Il gruppo si è finalmente riunito e possiamo, chi più velocemente chi più tranquillamente, avviarci verso la macchina...
La giornata riserva ancora una situazione molto piacevole...
Enrica riesce a raggiungermi a Vinadio (quindi vuol dire che tutto è tranquillo!!) dove faremo cena e serata con Stefano e Serena...sfruttando questa base per una salita, il giorno dopo, al Santuario di Sant'Anna di Vinadio (io ed Enrica) e al Becco Alto d'Ischiator (Stefano e Serena).

Ecco cosa mi sono perso l'anno scorso...una meravigliosa giornata in compagnia di amici veri, spensierata e con un abbondante raccolto...

Grazie...


e buone gite a tutti...


Data: 27-08-2011
Quota max: 2912
Partenza da: Pian della Regina
Quota partenza: 1450
Dislivello: 1462
Zona: Valle Stura
Difficoltà: F

19 Immagine(i), Inserita il 30/08/2011

Il Bastione 3.047 mt



Complice il gran caldo, le belle giornate e la relativa tranquillità a casa, l'idea di andare in montagna è sempre forte...e dopo un tentativo con Fabrizio il lunedì di salire sull'Asta Soprana, non andato a buon fine, la voglia di raggiungere una cima un po' selvaggia e poco frequentata ci spinge alla ricerca di una nuova meta.

La scelta ricade su quello che viene considerato il 3000 meno frequentato del gruppo della Serra dell'Argentera: il Bastione.
Si uniscono a noi giacomo, di ritorno dal Bianco, e Romano..
Come sempre la partenza è prima dell'alba, ma ciò permette di affrontare la salita in un clima decisamente più fresco, il che viste le temperature di questi giorni, non è affatto male.
Il cielo è davvero meraviglioso, c'è solo uno spicchio di luna piccolissimo che ci veglia dall'alto, vicino alla cima di Nasta...milioni di stelle stanno brillando a più non posso per contrastare la pallida luce che sta crescendo da est...
Ci accorgiamo però da subito che c'è qualcosa di diverso rispetto ai gironi precedenti...soffia un'aria gelida e da ovest stanno sopraggiugendo nuvoloni grigi..
Considerando che il primo tratto del percorso prevede di raggiungere il colle di Brocan e che tale via è piuttosto ovvia e banale, non ci perdiamo d'animo ed anche per scaldarci un po' procediamo di passo spedito...
E' la prima volta negli ultimi anni che vedo il lago di nasta completamente sgombro da neve, segno che il caldo di questi ultimi giorni ha prodotto i suoi effetti...
Arriviamo al colle di Brocan piuttosto infreddoliti, ma da lassù possiamo constatare come le nuvole non siano così minacciose come lo sembravano da sotto...anzi, qua e là ci sono profondi squarci che lasciano intravedere cielo azzuro e sole caldo (che però resterà solo qua e là!!)...
Il percorso adesso si fa alpinistico, ci imbraghiamo e proseguiamo sulla sinistra del colle.
Si risale dapprima una rampa di sfasciumi sottocresta, fino a raggiungerne il filo che all'inizio ampio, porta alla base di un primo salto.
Purtroppo qua il freddo gioca un brutto scherzo a Romano che, con le mani insensibili, non si sente sicuro di proseguire e preferisce ritornare al colle.
A questo punto, viaggiando quasi sempre in cresta si arriva al tratto più impegnativo della salita...decidiamo quindi di legarci.
Dapprima bisogna scendere (5 mt, passi di II) alla base di una strettissima forcellina, noi abbiamo preferito attrezzare una doppia, lasciando in loco la corda per permetterci poi, al rientro, una risalita veloce, agevole e sicura.
Da qui si risale poi in arrampicata il salto soprastante (10 mt, passi di II), sino ad arrivare ad un lastrone fessurato quasi verticale (3mt, passo di III).
Il modo migliore e più sicuro per superare questo tratto sarebbe quello di avere dei friends da sistemare nella fessura, in mancanza di questo c'è la possibilità di aiutarsi con una corda fissata ad un chiodo più in alto.
Non essendo sicuro che la corda (sicuramente datata) mi avrebbe retto, ho preferito utilizzarla solo per farmi guadagnare quei pochi centimetri che mi permettessero di trovare una bella tasca sulla destra, utile a tirarmi su...
Una volta passato questo punto e recuperati i soci (Fabrizio sarebbe riuscito ad arrivare alla tasca, ma per uno alto 1,95 vuol dire vincere facile!!!!!!!!) le difficoltà sono praticamente terminate...si prosegue ancora per cresta quasi in piano, sino al raggiungimento del castello sommitale dove gli ultimi facili passaggi (50 mt, passi di II-) ti portano alla vetta...
Che soddisfazione...
E' proprio bello essere quassù sapendo che pochi apprezzano questa cima...
Personalmente vista la varietà del percorso da seguire, e le difficoltà affrontate, la annovero tra le più belle cime salite...peccato solo per il meteo che non ci regala una vista spaziale, ma molto spesso bisogna sapersi accontentare...
Il tempo di sgranocchiare qualcosa, delle immancabili foto di rito e siamo sulla via del ritorno.
Con una doppia superiamo il passo chiave della salita ed in breve siamo nuovamente al colle di Brocan, dove non ci rimane altro che raggiungere Romano al Remondino per un Genepy ed un caffè caldo.

Un saluto quindi ai compagni di giornata con i quali abbiamo condiviso una salita davvero ottima su una montagna, a torno, poco frequetata.

PS volevo solo segnalare che la corda nel tratto chiave era semplicemente fissata al majon con un nodo semplice. Prima di scendere ho almeno sciolto il nodo (con minima difficoltà) e fatto un barcaiolo per maggior sicurezza.
In ogni caso prima di gravare con tutto il peso sulla corda testatene la tenuta.


e buone gite a tutti


Data: 26-08-2011
Quota max: 3047
Partenza da: Pian della Casa
Quota partenza: 1743
Dislivello: 1304
Zona: Alpi Marittime
Difficoltà: PD passo di III

15 Immagine(i), Inserita il 30/08/2011

Il Cammino di Sant'Anna



9 Immagine(i), Inserita il 30/08/2011

Madre di Dio 2.800 mt



Ricevo l'sms da Paolo mentre sto rientrando dall'Ikea..
Ha un piccolo sassolino da togliersi da una scarpa e mi chiede se ci sono per accompagnarlo a toglierlo...
Qualche giorno prima ha infatti tentato di salire la cima della Madre di dio, sfruttando quella che viene proposta come variante di discesa..ma seguendo le indicazioni trovate su gulliver, proprio non riesce a venirna a capo e la cime gli è preclusa..

Anche lui, o meglio, anche io come lui amo partire molto presto e così sono da poco passate le 5:30 quando risaliamo il sentiero che porta al rifugio Remondino...
L'itinerario, descritto sul libro 'in Cima', prevede che venga seguito sino all'incrocio con il sentiero che giunge dal rifugio Bozano, per seguire quest'ultimo sino all'evidente canalone che scende dal versante sud della Madre di Dio...
Ma perchè salire quasi sino al Remondino quando si può puntare direttamente in direzione del canalone?
Per prati prima e pietroni instabili poi, ci dirigiamo verso la nostra via di salita.
questo tratto è piuttosto odioso, le pietre instabili e l'erba ancora bagnata di rugiada, rendono la salita piuttosto faticosa, ma discorrendo del più e del meno in un attimo siamo al colletto.
Che spettacolo...da qui la vista che si apre sul versante del Bozano ci regala una visuale strepitosa sul Corno Stella, sul Monviso e sul versante nord della nostra meta..
Da qui in avanti il percorso diventa sicuramente alpinistico e decidiamo di legarci .

Affrontiamo un cengia piuttosto esposta dove alcuni chiodi in loco ci permettono una progressione sicura e, risalito un breve costone ci portiamo sul versante ovest della parete.
Qui c'è un ampio canale da risalire che porta ad un colletto posto tra le due cime principali...scendiamo nuovamente sul versante opposto, in direzione del remondino, superiamo un tratto piuttosto delicato, con alcune rocce aggettanti e, quando poi la traccia si perde in parete, affrontiamo direttamente in sequenza due ripidi canalini che portano alla cresta finale...
Sono da poco passate le 8 e la candida Madonna con Bambino ci accoglie in vetta.
Questo è uno dei motivi per i quali adoro partire presto...Siamo soli...la vetta è tutta per noi..
A dire il vero questa è, a torto a mio parere, una cima piuttosto scartata dalla grande massa degli alpinisti...per carità, non raggiunge i 3000 mt di uota e quindi per i collezionisti è da escludere, però la variabilità del percorso e la bellezza del paesaggio piuttosto selvaggio la piazza sicuramente tra quelle più belle da me visitate...
Anche Paolo è visibilmente soddisfatto, per lui la via non ha presentato nessun tipo di difficoltà, ma credo che l'essersi tolto un tarlo sia per lui più importante di tutto.
Una stretta di mano e le solite foto di rito sanciscono la fine della salita.
Ora abbiamo due possibilità.
O scendere a ritroso o seguire le tacche che ci porterebbero a scendere dalla scresta sud ovest..
Optiamo per questa variante, anche perchè Paolo vuole vedere dove avrebbe dovuto passare...
Superato l'unico passaggio impegnativo (un muretto con passi di II, ci sono comunque 2 cordini per facilitare la discesa) per tracce ed erba scendiamo in direzione del piano della casa.
Finalmente risolviamo il mistero.
Inspiegabilmente a 150 mt circa dal sentiero che collega il Bozano con il Remondino, le tacche si interrompono...fatta al contrario risulta così impossibile distinguere la prima tacca lassù in alto...

Che dire una prima uscita in compagnia di Paolo, ottimo alpinista, ma sopratutto persona straordinaria, che ama la montagna a 360° e con la quale oltre che una gita, è piacevole trascorrere una giornata insieme.


e buone gite a tutti



Data: 14-08-2011
Quota max: 2800
Partenza da: Pian della casa del Re
Quota partenza: 1743
Dislivello: 1057
Zona: Alpi Marittime
Difficoltà: PD

16 Immagine(i), Inserita il 29/08/2011

65 albums in 7 pagina(e) 1 2 3 4 5 6 7

Accesso
Nome utente:

Password:


Registrati

Hai perso la password?

Condividi

Cerca
Google


Ricerca avanzata


Installa motore di ricerca

Utenti connessi
94 utenti sono connessi

Iscritti: 0
Visitatori: 94

altri...

Pubblicità

   


Google
LaFiocaVenMola.it - info@lafiocavenmola.it