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Album Foto > Album personali > roberto55 4056 immagini in 149 albums visti 320863 volte
Grand'Uja 2666 m. 17/10/2009



Le previsioni meteo per oggi segnalano bel tempo in mattinata e qualche annuvolamento per il pomeriggio, zero termico sui 1800 mt.

Infatti quando alle 8 arrivo all'Alpe La Combe la macchina segna 2° e salendo di quota la temperatura è sempre più frizzante. Al Colle delle Coupe, siamo a 2345 m., devo indossare i guanti, sicuramente siamo sotto lo zero.
Baloo è assetato ed é alla ricerca d'acqua ma senza successo.
Giriamo dietro ai resti della casermetta e vediamo una vasca in cemento, sicuramente sarà un abbeveratoio.
Baloo ci resta veramente male!
E' piena di ghiaccio, si dovrà accontentare di dare qualche leccata.

Risaliamo sulla destra una cresta-pendio e al suo termine si vede chiaramente il percorso della gita che dobbiamo ancora fare. Scendiamo al Passo Coupe Trape per poi salire ad un'altra cima, da qui scendiamo al Colle dell'Uja. Da questo punto non ci rimane che risalire per tracce la cresta che ci porterà fino alla croce di vetta.

Dopo aver diviso il panino e la mela mi tocca dividere anche la bottiglietta d'acqua, ma per un amico si fa questo ed altro!

Iniziano ad arrivare delle nuvole, così iniziamo la discesa, prima per un ripido canalino detritico che ci riporta alla base della Uja,poi ripercorrendo fedelmente il percorso fatto in salita scendiamo all'Alpe le Combe dove finalmente possiamo dissetarci alla fontana.


Data: 17/10/2009
Quota max: 2666
Partenza da: Chianocco, Alpe Le Combe 1602 m
Dislivello: totale 1500 m circa
Zona: Bassa Valle di Susa
Difficoltà: EE

36 Immagine(i), Inserita il 20/10/2009

' Diretta al Banano ' al Paretone ...e la domanda del Banano 04/10/2009



Domenica scorsa con lo Skipper e i ragazzi del 'gruppo alpinismo' di Chieri siamo andati al 'Paretone' di Machaby, bella giornata con …..il solito vento.
Lasciamo le macchine al parcheggio e ci dirigiamo verso le vie chiedendoci se al ritorno troveremo i finestrini rotti, purtroppo in terra ci sono parecchi vetri rotti, evidenti segni degli scassi che continuano ad esserci da queste parti.
'Io per quest'anno ho già dato ( furto nel finalese ); ragazzi adesso tocca a voi!'
Quando rientriamo a fine scalata è tutto a posto, almeno per noi, ma si sono aggiunti altri vetri in frantumi….qualcun altro ha finito male la giornata!
Risaliamo il facile e breve sentiero ed arriviamo alla base della parete dove ci sono già diverse cordate impegnate sulle vie o in attesa di iniziare.
Oggi la più gettonata sembra che sia la 'via delle bucce d'arancia', oltre alle due cordate impegnate ci sono altri ragazzi alla base e……infatti, si apprestano anche loro a voler fare questa salita.
Una parte del nostro gruppo si dirige nel settore di destra a fare 'dolce luna', itinerario ancora libero,Lorenzo ha la geniale idea di mettersi in coda sulla 'bucce d'arancia' per poi lamentarsi per tutto il viaggio di ritorno…..
'Dai, Lurens,vieni via!'
Io con Beppe, Walter e Paolino andiamo nel settore sinistro a fare la 'Diretta al banano', via storica dove per il momento non c'è ancora nessuno. Inizia Walter che si lega con Paolino, io li seguo con il mio 'socio' Beppe,'lo Skipper' che oggi si sente in piena forma,vuole iniziare lui…..ma non sa che il passo più duro è proprio qui all'nizio!
Ravanando e imprecando, insultandomi e promettendomi 'vendetta, tremenda vendetta' arriva alla sosta dove lo raggiungo e proseguo per il tiro successivo. Così a tiri alterni, divertendoci e facendo salotto con le cordate impegnate sulle vie vicine arriviamo in punta al paretone.
Dopo aver fatto salotto con altri 'climbers' ci riportiamo sul banano per discenderlo in doppia.
Non ci resta che chiudere la giornata con il solito rito del panino e birra, questa volta con qualcuno imbronciato perché ha fatto troppa coda alla partenza, troppa attesa alle soste e…..non si è divertita.
Ma te l'avevamo detto, Lurens vieni via!!

Adesso un pò di 'COME ERAVAMO' e un pò di storia del 'Banano'.
Adesso chi và ai Monti dei Cappuccini può visitare il Museo della Montagna, ci sono ampi locali ben illuminati ed accoglienti,un luogo che si può definire accogliente.
Ma tornado indietro nel tempo, diciamo fine anni '70, c'erano solamente dei locali bui e fatiscenti usati come sede dalla sottosezione U.E.T., locali che potevano essere usati anche da altri gruppi non necessariamente legati all'ambito della montagna.
Per esempio, durante il periodo di carnevale il gruppo goliardico universitario organizzava il ballo il maschera al piano superiore e in quella serata poteva succedere di tutto…..
Per accedere ai locali del C.AI. bisognava attraversare un giardino e transitare dalla 'Piola', punto di aggregazione degli 'alpinisti'. Il mercoledì sera e soprattutto il venerdì sera era il punto d'incontro di decine di persone legate da un comun denominatore;LA MONTAGNA.
Un mondo variegato frequentava in estate il 'giardino' ed in inverno 'la piola' ma in tutti i due luoghi c'erano sempre bottiglie di birra e di vino….a volontà!
Quando andavi ai 'Cappuccini' potevi incontrare l'operaio che prendeva accordi per una scalata con il libero professionista, c'era lo studente sbarbatello che organizzava l'uscita con il 'prufessur', c'erano i rivoluzionari e i baciapile, ragazze e ragazzi che uscivano da storie 'amorose' andate male, ma si rifacevano subito, alpinisti navigati e chi si avvicinava per la prima volta all'ambiente.
Ubriaconi e astemi, ma questi ultimi duravano poco…
Nascevano nuove amicizie e nuove cordate, gli istruttori della 'Gerva' venivano letteralmente soffocati dalle domande dei neofiti, sempre curiosi di sapere delle nuove vie appena aperte.
Altri tempi, un altro mondo,un'altra epoca….l'epoca a cavallo tra l'alpinismo vecchia maniera con l'inizio dell'epoca dell'arrampicata fine a se stessa, il free climber.
C'era il 'NANO maledetto',ottimo scalatore, piccolo di statura ma grande istrione. Quando Silvio V. era in vena, sempre, ti divertivi di sicuro. Grandi racconti di scalate e gran divertimento…era ottimo nel prendere in mezzo tutti quanti!
Aveva arrampicato con Giorgio Bertone, arrampicava con Lorenzino Cosson; Alta Montagna, Montagna con la M maiuscola. Montagna dura, vie difficili in invernale, invernali di trenta o quarant'anni fa, cose da duri, ma non disdegnava le palestre di fondo valle, infatti in Val Di Susa ha legato il suo nome a diverse vie, forse la più bella è il 'Pilastro della San Marco'.
Era intimo amico di 'Calimero' e quando una sera entra in piola con Gian Carlo…..che serata ragazzi!!
Vi dicevo che si dilettava a prendere in giro i ragazzotti, a sfottere……
Una venerdì sera,il gruppo dei ragazzi più giovani, ci vantavamo delle nostre arrampicate; eravamo gasati e forse bevuti più del dovuto così 'il nano' ci tappò la bocca dicendoci più o meno così: ' Invece d'andare sempre su vie come la Cinquetti ( Via poco più impegnativa che la normale alla Sbarua) andate ad 'Arnaz' dove non ci sono chiodi, così vediamo se avete le palle…..e non dimenticatevi di portarvi la tendina da bivacco perché su da lì bivaccherete di sicuro.
Ci disse il tutto con sarcasmo e come sempre in piemontese…penso che l'italiano non lo abbia mai imparato.
ARNAZ ? E dov'è Arnaz?
Quella fu la prima volta che sentimmo parlare di Arnaz, ci raccontò di una nuova palestra d'arrampicata sulla quale stavano aprendo delle vie, rigorosamente dal basso, dure e poco protette.
L'anno successivo su 'Monti e Valli', organo della sezione torinese del CAI, uscì una monografia della 'Corma di Machaby', la descrizione di due vie che diventeranno storiche, la 'Via delle bucce d'arancia' e la 'Via le mani dal banano', rispettivamente un TD- e un TD sostenuto con attacco diretto.
I due istruttori della Gerva che hanno curato l'articolo scrivevano:' …occorre sottolineare che la progressione è tipica dell'arrampicata su placca: leggera, delicata e molto tecnica, caratteristiche queste che sono acuite dalla difficoltà di aggiungere rinvii oltre a quelli già in loco. Queste particolarità impongono una preparazione adeguata: infatti, anche se le difficoltà non sono eccessive, è molto difficile (una volta che ci si è impegnati su un passaggio) riuscire a risolvere una situazione precaria affidandosi ai chiodi.
Minkia!! ( Forse nel 1980 non si diceva.)
Natale del 1981. Gesù Bambino mi porta in regalo il talmud degli arrampicatori, Cento Nuovi Mattini di Alessandro Gogna dove si relaziona la 'Diretta del Banano' con la variante del Galion e si parla delle 'Bucce d'arancia'.
Nella primavera del 1982 con Cecco M. andiamo a Machaby a fare la 'Bucce d'Arancia'. Mi ricordo che alle soste leggevamo la fotocopia della relazione per capire dove si doveva salire, chiodi solamente uno o due per tiro; scalare da queste parti era veramente come era stato descritto sul bollettino del CAI.
Natale del 1983. Gesù Bambino mi porta per regalo un altro bel libro sempre di Alessandro Gogna, Rock Story, dove si parla sempre della via 'Giù le mani dal Banano', variante Galion al Banano e delle varianti dirette al Banano.
E poi?
Poi sono ritornato altre volte a Machaby ma non ho mai fatto il Banano, altre vie e altri nomi.
Adesso si dice 'andiamo al Paretone', hanno modificato, oltre ai nomi anche i percorsi delle salite.
Ora c'è il 'Canale del Banano'( ma penso che non centri nulla) e la 'Diretta del Banano' con a pochi metri l'attacco di 'Anchorage'; non è che l'attacco di questa via fosse l'attacco originale della via storica 'Via le mani dal banano'?.
Adesso le vie si incrociano, si sovrappongono, qualche sosta è stata anche spostata; a testimonianza della via storica rimangono due vecchi chiodi (che non si usano più) e qualche chiodo a pressione tagliato a fil di roccia.
Altra testimonianza delle modifiche alle vie è l'attacco delle 'Bucce d'arancia', ora possiamo vedere la targhetta riportante il nome della via posizionata molto più a sinistra della scritta originale in vernice rossa che indicava l'attacco.
Tutto ciò per 'raddrizzare' i percorsi e renderli più 'addomesticati' e far spazio ad altre vie nuove.
Ora il 'Paretone' è conosciuto anche fuori dai confini Italici, domenica scorsa oltre a Torinesi, Genovesi e Bolognesi, c'erano degli Svizzeri, dei Francesi e anche degli Austiaci.
Morale della favola: Ma la 'Diretta al Banano' è la stessa cosa della 'Via le mani dal Banano'????
Che domanda del Banano!!!!


Data: 04/10/2009
Difficoltà: D+ 5C Obbl.5B
Sviluppo: 9 tiri per 280 metri circa

16 Immagine(i), Inserita il 09/10/2009

Pot-Pourri di fotografie di un paesino colpito dal terremoto



Questo Pot-Pourri di immagini ritraggono il paesino di montagna dove abita il mio amico Antonio.

Camarda è una frazione dell'Aquila vicino ad Assergi, sotto le falde del Gran Sasso d'Italia.

In questo paesino ci vivono, o ci vivevano 500-600 abitanti, anche se non ci sono state delle vittime le case sono quasi totalmente inagibili.

Le persone di una certa età che vivono in questi paesini, senza ombra di dubbio sono temprate alla vita dura e piena di sacrifici, speriamo che questa batosta non porti i giovani ad emigrare nelle grosse città o all'estero come hanno fatto le nostre generazioni precedenti.

Non abbandonate il territorio montano

Le fotografie sono state fatte da Antonio nei giorni successivi al terremoto.

70 Immagine(i), Inserita il 18/09/2009

Monviso .....'Immersi nella Nebbia' 10/09/2009



VENERDI Ore 10; entro in ufficio e i colleghi di lavoro senza salutarmi mi dicono 'Ti è andata bene! Ma come si fa a perdersi sul Monviso?' (qualcuno con fare ironico)
Già. Come si fa!
(Eccola, ma non LE avevo detto di NON dire nulla?)

GIOVEDI ore 21,15 al Rifugio Quintino Sella; 'Pronto Mary, siamo appena arrivati al rifugio Sella, CI SIAMO QUASI PERSI al rientro dalla vetta, dormiamo qui, ci vediamo domani' (ho fatto un succinto, come potrete ben immaginare)
'Senti Roberto, domani mattina devo telefonare in ufficio e dire che arrivi più tardi?'
'NO, ci penso io quando arrivo'.

MARTEDI in giornata mi telefona mia cognata dicendomi che il giorno successivo arriverà suo fratello a trovarla.
Antonio è un'abruzzese doc, vive a Camarda, un paesino di montagna di qualche centinaio d'anime a pochi chilometri da Assergi, sotto il Gran Sasso d'Italia.
Come quasi tutti gli abruzzesi è un'amante della montagna, in tutti i suoi aspetti. Ormai ci conosciamo da più di vent'anni e le gite che abbiamo fatto insieme non si contano. Quelle che mi sono rimaste più impresse sono quelle fatte dalle sue parti, arrampicate sul Corno Grande, sul Corno Piccolo, ferrate e lunghe cavalcate sulle creste rocciose dei 'Pizzi'. Da quelle parti le cime, le vette, vengono chiamate così. L'ultima volta che ci siamo visti è stato lo scorso mese di maggio, quando venne a Torino a visitare i genitori e un'altra sorella con due figlioletti sfollati dal paese colpito dal terremoto. Lui, come tanti altri uomini, era rimasto in paese per 'Ricominciare'.
In quella occasione non era nello stato d'animo d'andare in montagna, oltre tutto era stravolto dalla tensione e dalla stanchezza.
Poi i giorni trascorrono velocemente, anzi, i mesi, così piano piano ha ripreso l'attività in montagna e ora è arrivata l'occasione di fare un'altra gita, questa volta in Piemonte.

MERCOLEDI in ufficio faccio presente che il giorno dopo prenderò un giorno di permesso per motivi famigliari, poi in serata passo a trovare Antonio per decidere che tipo di escursione vorrebbe fare.
Gli faccio una proposta;'Potremmo fare un 4000 facile, il Gran Paradiso, oppure, se preferisci, fare un'arrampicata nel gruppo del Viso? O preferisci fare una camminata? Dimmi tu cosa vorresti fare'.
'Salire sul Monviso. L'ultima volta che sono venuto SU si vedeva dall'autostrada, pensa che sarò venuto a Torino almeno cinquanta volte ed è stata la prima volta che si vedeva così bene. Si, il Monviso. Cosa dici?'
'Il Monviso? Ma farlo in giornata è un gran mazzo'.
'Senti Antonio, è già tardi, per fare il Monviso in giornata bisogna partire prestissimo. Facciamo così, domani andiamo al pian del Re, vediamo com'è il tempo e poi decideremo dove andare'

GIOVEDI mattina alle 7,15 chiudo il baule della macchina e ci mettiamo in cammino. Gli faccio presente che è già tardi e gli indico la Punta Roma. Potremmo andare sul 'Pizzo Roma', poi scendere ed eventualmente andare al rifugio Giacoletti a mangiare. In cuor mio spero vivamente che gli vada bene questa proposta, anche perché ho promesso allo 'Skipper' che prima della chiusura del Sella saremmo andati insieme 'A fare il Viso'. Se venisse a sapere che sono andato senza di lui si in….. come una iena.
Ma Antonio, dopo aver visto il Viso così da vicino si carica ancora di più, mi sprona a camminare ancora più in fretta, accelera sempre di più:' Ma è matto!'

Ormai è deciso, il Monviso è la nostra (forse) meta.

Con un passo sostenuti risaliamo la comoda mulattiera, ogni tanto con la scusa delle foto riprendo fiato, gli dico che così di corsa non arriverò da nessuna parte, scoppierò prima.
Dopo tre ore mi ritrovo al passo delle Sagnette, stravolto, ci fermiamo e facciamo il punto della situazione. Il tempo è ancora sereno, se riuscissimo a tenere un buon passo dovremmo riuscire a salire in punta e a scendere alla macchina prima che faccia buio. Ho il frontalino, al massimo lo potremmo usare nell'ultimo pezzo prima d'arrivare alla macchina.

Con un'andatura più umana percorriamo le ripide tracce che ci portano al grande ometto del Ghiacciaio del Viso, poi proseguiamo senza fermarci fino al Bivacco Andreotti. Qui facciamo la classica sosta di riposo, mangiamo una barretta e riprendiamo il cammino. Da questo punto inizia la parte alpinistica della salita, lasciamo i bastoncini ed iniziamo ad arrampicarci. Poco sopra iniziamo ad incontrare quelli che stanno scendendo. La poca nebbia che c'era prima si sta intensificando, chiediamo com'è la situazione in alto e tutti quanti ci dicono che il tempo è bello.

Incontriamo due guide che con i clienti hanno fatto la Est, un folto gruppo di francesi, un solitario che arriva da Praga e per ultimo tre genovesi che sono partiti alle due da Castello. Ci dicono che sono gli ultimi, dietro di loro non c'è più nessuno.

Siamo rimasti solamente noi due, è una bella sensazione, inoltre sapere che da sopra non dovrebbero cadere dei sassi è rassicurante. Salendo su roccette, camminando su cenge detritiche, arrampicando su pezzi più impegnativi arriviamo alla congiunzione con la cresta est. Ormai siamo quasi in vetta. La stanchezza si fa sentire ma la voglia d'arrivare un'altra volta in punta è tanta.

Poi, all'improvviso intravediamo la croce e dopo quasi sette ore siamo sul 'Pizzo Monviso'.

Ci sediamo un po' in cerca di riposo, mangiamo un'altra barretta, facciamo le classiche fotografie. Il tempo sembra sereno, l'unica cosa che non và è la solita nebbia. Non copre completamente la visuale, ma non si sa mai.
'E' meglio che iniziamo a scendere'

Seguendo le tacche gialle ripercorriamo il tragitto fatto in salita e aggirando grossi torrioni, scendendo a volte con la faccia a monte i tratti più ripidi arriviamo al bivacco.

Fin qui sta andando tutto per il meglio, abbiamo ancora parecchie ore di luce a disposizione, penso già alla birra che potremmo farci al Sella prima di scendere alla macchina.

Dopo pochi minuti di sosta ripartiamo, la nebbia si è infittita e sembra stagnare proprio qui sopra di noi. Ogni tanto si intravedono le varie cime che ci circondano, però………

Scendiamo fiduciosi seguendo i segni gialli che da un momento all'altro dovrebbero spostarsi verso sinistra. Quello che non mi piace è non vedere il pendio che ci dovrebbe portare al passo delle Sagnette.
Ho la sensazione che stiamo scendendo troppo. Ci fermiamo un attimo cercando i segni alla nostra sinistra ma senza successo. Faccio presente ad Antonio che forse dovremmo attraversare la pietraia verso sinistra fino ad incontrare la traccia che porta al passo. Poi all'improvviso, tutti e due ci viene in mente che non abbiamo visto il grosso ometto. Forse lo abbiamo aggirato tutto sulla destra? Oppure……Facciamo sosta sperando che la nebbia si diradi, ma senza successo.
Bisogna prendere una decisione!
Andare tutto a sinistra; e se siamo già scesi troppo? Oppure seguire le tacche gialle finchè nei pressi dei laghetti trovare un'altra traccia che punti verso qualche colle che ci permetta d'andare in Val Po.

Scegliamo la seconda soluzione, continuiamo la discesa.
Poco dopo c'è una schiarita e intravediamo i laghetti, sono proprio alla nostra destra. Si, abbiamo la conferma che siamo fuori via.

Ora si tratta di trovare una traccia che salga in alto sperando che ci porti in un punto dove si possa scendere sull'altro versante. La nebbia si dirada sempre di più e riusciamo a vedere in lontananza dei segni gialli che dovrebbero portarci dalla parte giusta.

Risalendo prima un pendio ancora innevato, poi su facili roccette raggiungiamo un colle. Antonio mi chiede se conosco il posto dove siamo. Più o meno so che da queste parti ci sono le punte Dante, Michelis, forse le Rocce Meano. Sicuramente so che dobbiamo scendere fino ad incontrare la mulattiera che và verso il rifugio.

Dal colle, proprio davanti a noi c'è una montagna invalicabile. Laggiù alla sua destra vediamo la mulattiera che l'aggira; ci vien male solo al pensiero di scendere fino laggiù. Ma non c'è via d'uscita. Iniziamo ad abbassarci seguendo dei segni gialli che ci portano ad un colletto dove c'è una scritta gialla indicante la quota,3040.
Poi seguendo delle tracce gialle e poi con l'aiuto di qualche ometto discendiamo su sfasciumi un canale che ci porta alla mulattiera.
Finalmente! C'è anche un bel cartello che ci indica che da una parte si và a Castello e dall'altra al 'Rifugio Quintino Sella Ore 1,30'. A questo punto le gambe vanno da sole e dopo un'ora circa, alle 21, dopo quattordici ore possiamo dire che 'per oggi basta così'.

VENERDI alle 5,30, dopo che tutti sono andati via dal rifugio ci alziamo e fatta una ricca colazione ci mettiamo in cammino. Rapida discesa, lungo rientro in macchina, un rapido passaggio a casa per la doccia e poi in ufficio e ……..

'Adesso vi spiego come abbiamo fatto a perdersi sul Monviso'


PS; adesso, comodamente seduto alla scrivania, con l'aiuto della guida dei Monti d'Italia del CAI posso dare i nomi dei luoghi dove siamo passati.

Dalle pietraie dei laghi delle Forciolline siamo saliti al Colletto Dante, poi siamo passati dal Passo Fiorio-Ratti, la scritta 3040 dovrebbe indicare la Cima di Costarossa, Infine siamo scesi alla mulattiera nei pressi del Passo di S.Chiaffredo e da lì con la comoda mulattiera al Rifugio Sella
La montagna invalicabile che ci è apparsa dal colletto Dante è la Punta Trento.

PPS; Non dite 'Ben vi sta' dovevate alzarvi prima. 'LO SO GIA''


Data: 10/09/2009
Quota max: 3841
Partenza da: Pian del Re
Quota partenza: 2020
Dislivello: 1821 ( o molti di più ! )
Zona: Valle Po
Difficoltà: PD-

43 Immagine(i), Inserita il 16/09/2009

Il Toupé ...in Val Cenischia 06/09/2009



Domenica scorsa uscita con i ragazzi del CAI di Chieri, come programmato siamo andati in Val Cenischia dopo il paese di Novalesa. Il Toupé, questo è il nome di questa falesia dove nessuno di noi ci era stato.
Abbiamo passato una gradevole giornata con tanti nuovi partecipanti, unico neo il gran caldo. Se vi venisse voglia di andare a vedere questa palestra vi consiglierei d'andarei in autunno o primavera. Le partenze rimangono sempre in ombra nel boschetto ma le uscite dei tiri sono tutte al sole. Forse per questo motivo che le scarpette non tenevano??
I tiri di 3 sono tutti coperti dalla vegetazione, per i principianti abbiamo montato i tiri di 4 poi presa confidenza sono passati sulle vie di 5.
Per le vie di grado 6 ci ha pensato, come al solito, il nostro placchista Mario.
Mario, sei sempre più bravo!!
Abbiamo arrampicato su;
da desta verso sinistra
L'Enfant Prodige 4
L'Inizio 4+
Variant 6A +
Brivido Caldo 6A +
Air 180 6B +
Pick UP 6C
Viaggio nel Passato 6B
Ritorno al Futuro 6A +
Lo Scalino 4+
Hale Bopp 5
La Freccia 4+


Data: 06/09/2009
Partenza da: Pressi di Novalesa
Zona: Vl Cenischia
Difficoltà: di tutto di più!

24 Immagine(i), Inserita il 13/09/2009

Rocciamelone ......con il 'traditore' 05/09/2009



Baloo ultimamente è offeso con me. Tutte le volte che torno a casa da una gita e l'ho lasciato a casa mi tiene il broncio. Peggio di una moglie!
Ho anche cercato di fare tutto di nascosto preparando lo zaino in garage, vestirmi con gli indumenti da montagna senza farmi vedere, ma LUI mi scopre sempre. Baloo come tutti i cani ha un senso in più di noi Cristiani.
In questi ultimi mesi l'ho portato pochissime volte in montagna, glielo anche detto 'guarda che di neve non c'è ne più' ma LUI fa l'offeso.

La cosa più imbarazzante è quando esco di casa al mattino presto, meglio dire di notte, si mette a guaire. Mi mette nei casini. Il risultato è che quando rientro a fine giornata trovo un'aria di inc…..a generale. Poi per le vacanze l'ho portato pure al mare.
Basta guardarlo negli occhi e mi sembra di leggergli nel pensiero; ' Va bene che mi piace fare i bagni, ma questo è troppo! Sono un Bovaro, voglio andare in montagna!'

Quando sabato scorso ci siamo alzati c'era una vista spettacolare su tutto l'arco alpino, non una nuvola o foschia, temperatura gradevole, tutto grazie al ventaccio del giorno prima.

Parte la proposta; 'Portiamo Ballo in montagna?'
Mary è d'accordo a patto che non si cammini molto e che si vada in un posto soleggiato.

Così siamo partiti alla volta della Riposa, poi si vedrà se salire al Cà d'Asti oppure cazzeggiare nei prati.

In tarda mattinata arriviamo al parcheggio sottostante alla Riposa. È già tutto pieno, inutile tentare di salire ancora, parcheggiamo la macchina sul bordo strada e ci incamminiamo sul sentiero alla volta della nostra meta. Ma appena partiti lo sguardo punta subito in alto, lassù verso il rifugio e alla cima del 'Rocciamelone'. Cerco di convincere la dolce metà d'andare al rifugio;' Cosa dici se andiamo su al rifugio? La giornata è veramente bella, potresti prendere il sole mentre io e Baloo andiamo in punta'.
'E' vicino, penso poco più che un'oretta'
'Guarda, sei sempre lo stesso, se dici un'oretta sono due o tre ore!'
'No, questa volta dico la verità'

Così dopo DUE ore ci ritroviamo al rifugio Cà d'Asti; moglie nervosa e cane assetato.

Cerco di fare del mio meglio per placare gli animi, procuro l'acqua al cane e mi…….

Mary capisce subito dove voglio andare a parare e mi anticipa;' Se vuoi vai su con Baloo, io sono stanchissima e rimango volentieri qui al sole'.

Non me lo faccio dire due volte e chiamo Baloo; ' Dai Baloo che è tardi, andiamo!'

LUI scodinzolando mi segue, giriamo dietro l'angolo del rifugio e ci incamminiamo sul sentiero.

Stranamente non si è messo davanti, mi giro e lo vedo fermo a dieci metri da me, mi guarda, si gira all'indietro per un secondo, mi riguarda, si rigira e con un fare indifferente mi lascia lì da solo e và dalla padrona.

'Baloo, sei proprio un TRADITORE!!!'


Data: 05/09/2009
Quota max: 3538
Partenza da: Sotto la 'Riposa'
Quota partenza: 2050
Dislivello: 1488
Zona: Valle di Susa
Difficoltà: E

35 Immagine(i), Inserita il 13/09/2009

Punta Udine, Cresta Est .....e il mistero del quarto moschettone



Spesso mi capita che devo ancora terminare una gita e già penso a quello che mi piacerebbe fare la volta successiva. Così la salita della Cresta Est della Punta Udine era già stata decisa la settimana scorsa mentre con lo Skipper si scendeva dalla Provenzale.

'Pronto Beppe, allora andiamo alla Udine?'
'Si, con scarponi o scarpette?'
'E' una salita alpinistica, facciamola con gli scarponi'
'Senti Roberto, per sicurezza portiamoci anche le scarpette'

Così sabato al mattino presto siamo partiti alla volta della Punta Udine con la speranza di farla in fretta perché anche per questo fine settimana nel tardo pomeriggio sono previsti piovaschi e possibili temporali.
Parcheggiata la macchina iniziamo a salire il ripido sentiero e raggiungiamo il lago Fiorenza nel momento in qui il sole illumina il Viso il quale si specchia nel lago. Che meraviglia!
Il tempo di fare qualche foto e ci rimettiamo in cammino per giungere in circa un'ora e mezza al Rifugio Giacoletti. Sosta per prendere l'acqua e ci dirigiamo subito nel diedro dove inizia l'arrampicata. Naturalmente non siamo i primi, già dal sentiero avevamo visto che c'era una coppia nel secondo tiro e un'altra cordata da tre stava iniziando la salita.
Infatti quando arriviamo al terrazzino i due secondi stavano iniziando la salita. Due ragazzini con il loro papà, ci sembrano un po' tesi ( o preoccupati ) così iniziamo subito ad attaccare bottone e cerchiamo di scherzare per stemperare la tensione. Inizio la facile scalata raggiungendoli alle soste dove lo Skipper non manca di fare le solite sue battute. Così i boys prendono coraggio, addirittura il più piccolo, al panatè ( ha segnato di farina, anzi di magnesite, i primi due o tre tiri ), dopo aver piagnucolato nel camino, si rivolgeva al fratello maggiore dicendogli;

' Gabriele è stato veramente difficile, non so se tu sarai in grado di passare!'

Faceva lo sbruffoncello sapendo che aveva passato il passo più ostico della via. Naturalmente il fratello maggiore non rispondeva alla provocazione e saliva con disinvoltura. Arrivati alla quinta sosta il loro Papà, gentilmente ci ha fatto passare davanti così tiro dopo tiro siamo uscito nei pressi della vetta. Ma dal sesto tiro lo Skipper è stato veramente pesante, rompi palle, un vero 'tormento de fuego'.

' Mi manca un moschettone a ghiera, Roberto per caso c'è l'hai tu?'
'No'
'Impossibile'
'Lo avrai perso, ti sarà caduto e non te nei sei accorto'
'Impossibile, lo avrai dimenticato ad una sosta!'
' Ma cosa stai dicendo, se stiamo salendo a tiri alterni, la sosta che hai montato sei sempre tu che la smonti,giusto??'

Dopo qualche secondo di riflessione Beppe inizia ad insultarsi, incazzato nero urla a quelli di sotto se hanno visto il moschettone blu e al loro diniego entra in crisi.

'Cazzo, stava andando tutto bene, stiamo salendo senza problemi e vado a perdere, anzi a dimenticare un moschettone, IMPERDONABILE'.
'Pazienza Beppe, è solo un moschettone, poi ai neofiti succede!'

Usciti dalla via troviamo la coppia che ci precedeva, stanno aspettando i tre conosciuti la sera precedente in rifugio. Il tempo di fare qualche fotografia, riordinare nello zaino l'attrezzatura e arrivano anche papà Roberto, Gabriele e il piccolo Nicolò.
Poi, arrivano le solite nebbie pomeridiane del Viso che ci ricordano che è meglio darsi da fare a scendere. Raggiungiamo il canale del Porco che con l'ottima ferrata ci riporta al rifugio.

Panino, polenta e birra e poi lo Skipper riparte con la storia del 'moschettone blu', è quasi deciso a risalire un pezzo di via per recuperare il moschettone.
Non senza fatica lo convinco che è già tardi ed è meglio incamminarci verso valle.
Rapida discesa al Pian del Re, ci cambiamo gli abiti e ci dirigiamo verso casa.
Beppe è sempre più pensieroso, taciturno. Mi preoccupa.

'Dai Beppe, per dieci o dodici euro, stai veramente esagerando!'

Dopo lunga riflessione apre bocca;

'Sai Roberto, NON sono sicuro se avevo tre moschettoni a ghiera blu o quattro'
'Allora se adesso hai tre moschettoni il quarto lo avrai dimenticato a casa'
'No,no, non hai capito, forse NON ho MAI avuto quattro moschettoni'.

Cazzo, lo Skipper è impazzito!

Rimane il 'mistero del quarto moschettone!!'


Data: 29/08/2009
Partenza da: Pian del Rè
Zona: Gruppo del Viso
Difficoltà: AD / AD+

31 Immagine(i), Inserita il 03/09/2009

Lo Skipper ritorna nel gruppo del 'Castello-Provenzale', Fessura Bonelli e ...il fischietto



L'anno scorso, andando alla Rocca Castello, Beppe mi disse che durante un'uscita d'arrampicata conobbe Roberto Bonelli, tipo 'particolare', e che gli sarebbe piaciuto arrampicare sulla via che porta il suo nome sulla parete Est della Provenzale. Al pomeriggio,mentre scendevamo dal sentiero ci fermammo per individuare la 'fessura Bonelli' e ci promettemmo che saremmo ritornati per farla. Così, passati dodici mesi, è arrivato il momento d'andare a provare a fare questa via.

La settimana scorsa, appena tornato dalle vacanze mi telefona per combinare 'qualche cosa', gli propongo la Provenzale, prontamente Beppe mi risponde 'affare fatto!!', così sabato mattina ci siamo ritrovati a percorrere la lunga Val Maira con la preoccupazione dei possibili temporali nel tardo pomeriggio.

Parcheggiata la macchina, risaliamo il ripido sentiero che ci porta all'attacco della via dove ci sono già tre persone pronte ad iniziare ad arrampicare sulla via adiacente; 'Danza Provenzale'. Sono una guida con due clienti tedeschi. Oggi è la giornata degli arrampicatori 'maturi', più di 110 anni in due tra me e lo skipper, più di 140 anni la coppia tedesca.

Beppe che patisce il fatto di invecchiare tronca di brutto la mia ironia e mi dice che posso anche iniziare a salire;' ma perché dovrei andare io da primo?', 'ma dai, Roberto, l'altro ieri ero ancora con le palle al sole!'.
Così parto sul primo tiro, completamente schiodato, metto un friend nel diedro e arrivo all'alberello della prima sosta. Quando lo skipper arriva, si prepara per farmi sicura. NON ha nessuna intenzione di passare d'avanti, così riparto sul traverso e vado a prendere questa famosa 'fessura' che mi porta alla sosta successiva. Beppe mi raggiunge facendo lo stiloso, la risale quasi in dulfer: si stà già esaltando!!
La roccia inizia a verticalizzarsi e seguendo i chiodi, anzi, le ciofeche ferrose vado alla sosta successiva, il manigoldo mi raggiunge e ripartiamo sul quarto tiro che ci porta alla sosta sotto il famoso camino. Tiro indimenticabile, altro che tecnica di opposizione, strisciando al suo interno, non senza fatica, finalmente esco e raggiungo l'agognata sosta dove prima di far salire l'amico mi tracanno la bottiglia d'acqua. Lo Skipper, si riscatta risalendo tutta la spaccatura-camino sul bordo esterno, arriva e mi dice' ma perché ti sei incastrato dentro? È più semplice passare da fuori!'.
( Skipper, vai a cagare!)
Di fianco a noi c'è la cordata incontrata alla partenza, ci salutiamo, poi noi decidiamo di risalire la via originale fino al congiungimento con la normale, sono altri tre tiri di corda che facciamo in sicurezza, non tanto per le difficoltà della roccia ma per la grossa quantità d'erba secca e scivolosa;'non si sa mai!'. Finalmente raggiungiamo il sentiero della normale e con breve camminata raggiungiamo la vetta. Contempliamo la 'Torre Castello' dicendoci che potrebbe essere la meta per il prossimo anno, poi, con la massima concentrazione scendiamo la lunga 'normale' che ci porta in un paio d'ore alla macchina. Non ci rimane che andare al bar della borgata per il solito rituale; Birra e panino. Purtroppo, alcuni locali ci aggiornano sul grave incidente accorso il giorno precedente proprio su questo percorso, tre escursionisti sono caduti come birilli e per puro caso si sono fermati su una cengia, fratture varie e recupero con l'elicottero.

Infatti, 'la normale' non è tanto normale, anche se la gradazione bassa (F-) può trarre in inganno, rimane sempre una via da percorrere con grande concentrazione, sia per l'esposizione, sia per la sua scivolosità.

PS. Davanti ad una bionda,media;

'Anche oggi ci è andata bene, bella arrampicata ed hanno pure inciuccato le previsioni, il tempo è ancora sereno, non sembra che ci siano temporali in giro'. 'Beppe, sei soddisfatto?'

' Se incontro il Bonelli glielo dico, la via non è esaltante'
'Ma Beppe, quando arrampicavi ti stavi esaltando!'
'Poi, tutti dicono che risalire le fessure è difficile, non mi sembra proprio'
'Guarda, Beppe, questa è una fessura di IV, il Bonelli ha fatto delle vie ad incastro di VII'
'Poi la salita è intasata da ciuffi d'erba e l'uscita è sui prati'
'Senti Beppe, quando è stata percorsa la prima volta, come facevano a sapere se la via era pulita o sporca? Se era facile o difficile?' E' facile criticare dopo, ma i primi rimangono sempre i primi'
'Ma ti è piaciuta o no?'
'Si, mi è piaciuta'
'Cazzo!'
'Cosa c'è Beppe'
'Attaccato allo zaino avevo un fischietto, l'ho perso!'
'Pazienza'
'Senti Roberto, se incontro l'altro Roberto tra le altre cose gli dico che mi DEVE un fischietto'.

'Beppe, sei matto da legare' ( Bonelli, scusalo, il caldo sole della Sardegna gli ha bollito i neuroni!)


Data: 22/08/2009
Partenza da: Chiappera,Acceglio
Zona: Val Maira
Difficoltà: AD/AD+
Sviluppo: 400 m circa, 6L

20 Immagine(i), Inserita il 24/08/2009

Super Calcaire alla Punta Clarì e tanti SMS. 18/08/2009



SETTIMANA SCORSA;

'Ciao, dove sei?'
'Sono sempre al mare'
'Cerca di tornare al più presto altrimenti potresti diventare un marinaio!!'
'Non c'è pericolo, la prossima settimana rientro, lunedì riprendo il lavoro'
'Martedì andiamo ad arrampicare, facciamo due cordate da due, ti và?'
'Ma riprendo lunedì, come faccio il giorno dopo a prendermi un giorno di ferie? Dopo tre settimane non mi oso!Ti faccio sapere.'

Come è andata a finire? Ieri mi sono preso un altro giorno di ferie!

'Non ti sembra di esagerare? Ma te lo ha ordinato il dottore?' '…non proprio, ma porta pazienza!' (Moglie incarognita o gelosa?Valle a capire le donne!!)

Ho sintetizzato una serie di sms e telefonate intercorse tra me e gli amici, così ieri mattina con Mario e Lorenzo ci siamo diretti alla volta della Punta Clarì, punta calcarea ben visibile dalla strada che da Cesana sale verso Claviere.

Naturalmente bisognava scegliere una via ben protetta, non in bassa quota e nemmeno in alta montagna, esposta all'ombra per buona parte della giornata, con difficoltà medio basse, ecc.ecc.
Troppi paletti!! Troppi se e ma. Così Mario opta per questa parete all'ombra e ….'Dai, per le difficoltà non ti preoccupare! Ti sei riposato per un sacco di settimane e ……vedremo quando saremo lì'

Partiamo in tre, Davide si è dato latitante, ha da fare!
Durante l'avvicinamento mi convinco che dovrò fare i primi tiri facili da primo così vedrò se ci sono ancora con la testa oppure se dovrò ritornare a fare i bagni e i castelli di sabbia al mare.

Detto e fatto, attacco per i primi due tiri, mi sento a posto, ma dal terzo tiro, dove iniziano i passi duri lascio volentieri il posto a Mario e mi metto nelle retrovie a ciucciare la corda. (Come dice Enrico;'da coniglio') Tiro dopo tiro ci siamo portati in punta dove un facile sentiero, divallando sul lato opposto ci ha portato ad una baita con tanto di bar. Panino e birra e giù verso Claviere dove seguendo una serie di passerelle nella 'Gorge' siamo ritornati alla macchina.

'Mario, ma Davide cosa aveva da fare?'
'Non so, mandiamogli un sms'
'Ciao Davide, abbiamo fatto una via di 11 tiri ed è stata una vera goduria…'
'Invece io sono venuto in bici a Cervinia, ora vedo di dormire un po''

A Cervinia?? Dormire un po' a quest'ora? Ma cosa starà combinando?
A questo punto diventiamo veramente curiosi e parte un altro sms.

'Finito il giro in bici oppure…? Cosa fai?'
'Stò salendo'

'Davide noi tifiamo per te ma okkio!!!!'

QUESTA MATTINA al lavoro;

Chissà questa volta Davide cosa si è inventato!
Ho gli occhi puntati sul video ma la testa …..
Parte un sms;
'Ciao Davide, ieri abbiamo tifato per te ma cosa stai facendo? Ciao a presto'

Verso le 11 mi suona il telefono, è Davide !!

'La notte scorsa ho fatto il Cervino, ora stò pedalando verso Courmayeur, questa sera tenterò di salire sul Bianco!'

Minkia!!!

Non ho parole! A quest'ora é inutile mandargli un SMS.

Forza Davide, tieni duro!!!


Data: 18/08/2009
Quota max: 2051 m
Partenza da: Pressi di Cesana
Zona: Alta valle di Susa
Via: "Super Calcaire"
Difficoltà: TD (Obblig.5C)
Sviluppo: 11 tiri, 300 m

53 Immagine(i), Inserita il 19/08/2009

Segue Bivacco Balzola





Data: 12/07/2009
Quota max: 3477 m
Partenza da: Cretaz
Quota partenza: 1499 m
Dislivello: 2200 m circa
Zona: P.N.G.P. Val di Cogne
Difficoltà: E + PD

73 Immagine(i), Inserita il 17/07/2009

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