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Album Foto > Album personali > Paola&Fabry 241 immagini in 21 albums visti 38844 volte
08/09/07 Niblé (3365 m slm) - Giro ad anello.



Partenza da Grange della Valle - Rif. Levi Molinari (1849 m slm), salita al Colle d'Ambin e quindi al Niblé (3365 m slm). Discesa attraversando il Glacier du Ferrand, Colle dell'Agnello Sud (3160 m slm), Lago dell'Agnello (2768 m slm), Passo Clopaca (2750 m slm) e ritorno a Grange della Valle.

Descrizione dettagliata dell'escursione nella sezione 'Notizie'.

Data: 08/09/07
Quota max: 3365
Partenza da: Grange della Valle - Rif Levi Molinari
Quota partenza: 1849
Dislivello: 1516
Zona: Alta Val Susa
Difficoltà: EE

24 Immagine(i), Inserita il 11/09/2007

01/09/07 - Giro del Rocciamelone



Partenza dal Lago di Malciaussia (1805 m slm), salita al rifugio Tazzetti, Col della Resta e Rocciamelone (3538 m slm). Discesa al rifugio Ca D'Asti e tramite il sentiero dei duemila al Colle della Croce di Ferro, al Colle delle Coupe al Lago Nero e quindi nuovamente a Malciaussia.

Descrizione completa dell'escursione nella sezione Notizie.


Data: 01/09/2007
Quota max: 3538
Partenza da: Malciaussia
Quota partenza: 1805
Dislivello: 1733
Zona: Valle di Viù - Valle di Susa
Difficoltà: EE

22 Immagine(i), Inserita il 03/09/2007

25/08/07 Roca Patanua & Lunella (2772 m)



Lasciata l'auto alla Chiesetta di Prarotto a quota 1437 m s.l.m. (da Condove-Mocchie proseguire in direzione Maffiotto), la partenza è su una strada sterrata carrozzabile ma chiusa al traffico che porta in direzione nord ad alcune case. Da qui si prosegue per un bel sentiero che sale fra pini sempre più radi fino all'Alpe Formica (1870 m s.l.m.). Si passa quindi sopra un ampio costone erboso sempre salendo, dapprima moderatamente e poi decisamente verso uno speroncino roccioso sulla destra. Si percorre sotto cresta il versante ovest e, superati alcuni scalini rocciosi si giunge ai 2409 m s.l.m. della Rocca Patanua seguendo evidenti tacche rosse che deviano dal sentiero principale.
Si ridiscende sul sentiero da poco abbandonato e si prosegue, perdendo prima un po' di dislivello e poi risalendo sull'erboso spartiacque, verso i 2406 m s.l.m. del Colle del Prete. Il sentiero continua a salire a destra della cresta piuttosto rapidamente fino ad una pietraia, quindi a mezzacosta fino a raggiungere un panoramico colletto. Da qui si vede già bene la croce metallica della vetta (2772 m s.l.m.) e la salita è ormai veloce lungo un ripido ma breve tracciato (bolli rossi) un po' esposto. Dalla vetta panorama a 360°, ottima vista sulla valle di Usseglio, Malciaussia e, ovviamente, la Valle di Susa, dallo Chaberton a Torino ed oltre, e nessuna voglia di scendere.
Sulla via del ritorno abbandoniamo il sentiero della Lunella poco dopo il colletto e proseguiamo per cresta, che abbandoniamo quando diventa troppo aerea, per poi risalire e raggiungere la punta (senza nome, a 2698 m s.l.m.) che sovrasta la pietraia e da cui si gode uno splendido panorama della cresta in direzione della Punta Nonna, Grand'Uia e fino al culmine del Rocciamelone.
Scendiamo poi per il costone ed è d'obbligo la sosta alla curiosa fonte in fondo alla 'grotta', quindi ritorno all'auto per l'itinerario di salita transitando sotto la Rocca Patanua.
Splendida giornata, fortunatamente molto calda, e speriamo che il bel tempo continui…


Data: 25/08/07
Quota max: 2772
Partenza da: Maffiotto (Condove)
Quota partenza: 1437
Dislivello: 1335
Zona: Condove (Val Susa)
Difficoltà: E

12 Immagine(i), Inserita il 28/08/2007

15/08/07 - Monte Thabor (3178 m)



Partenza dalle Grange di Valle Stretta (1770 m), salita lungo il Vallone del Desinare, Col de Meandes e Monte Thabor (3178 m). Discesa dal Lac du Peyron ed omonimo vallone.

Descrizione completa nella sezione 'Notizie'.

Data: 15/08/07
Quota max: 3178
Partenza da: Grange Valle Stretta
Quota partenza: 1770
Dislivello: 1408
Zona: Valle Stretta
Difficoltà: E

14 Immagine(i), Inserita il 16/08/2007

12-13/08/07 I magnifici 7 del parco Orsiera-Rocciavré



Ebbene si, l'avevamo dapprima timidamente proposta, poi buttata lì, poi accuratamente progettata e studiata, pur avventurandoci per valloni a noi praticamente sconosciuti, infine più volte rimandata a causa di previsioni meteo sempre incerte e puntualmente sbagliate. E poi l'abbiamo realizzata: una 2 giorni sul versante più Valsusino del Parco Orsiera-Rocciavré, toccando ben 7 punte!
Partenza dal Paradiso delle Rane, sopra San Giorio, alle 6.45 di domenica mattina con zaini a pieno carico. Si transita per il Rifugio Amprimo, dove i clienti che hanno pernottato iniziano appena a stiracchiarsi nei loro letti, quindi per malga Balmetta Inferiore al di sotto del Toesca, dove ispira tenerezza il quadretto di un vitellino che si serve di una gustosa colazione dalla sua mamma. Al Rifugio Toesca probabilmente diamo la sveglia ad altri escursionisti passando col nostro passo felpato. Si sale alle Bergerie del Balmerotto, dove l'avvistamento di 2 cinghiali (quelli veri, non quei mezzi maiali che abbiamo in valle!) inizia a rendere la passeggiata interessante, seguendo il sentiero 510 che conduce al Colle del Sabbione. A quota circa 2400 m s.l.m., in corrispondenza di un zona più pianeggiante costellata da grossi blocchi, si abbandona il sentiero per dirigersi decisamente, lungo prati e tracce di sentiero, al colle che separa le Punte Gavia e Rocca Nera. Lungo il Vallone avvistiamo numerosi branchi di camosci ed una contraerea di pernici in un turbinio di ali. Giunti al Colle lo spettacolo della bifida punta dell'Orsiera e del sottostante laghetto è mozzafiato. Salita alla prima punta del giro: sulla Rocca Nera una croce e, mentre siamo immersi nei nostri pensieri ed osserviamo il panorama, sulla punta dell'Orsiera qualcuno tira fuori una tromba ed intona le note del Silenzio. E' strano, sicuramente piacevole, e ci lascia quasi incantati: che ci fosse qualche commemorazione all'Orsiera? Alla fine gli applausi volano da una cima all'altra. Discesa al colle, salita alla seconda punta, la Gavia, quindi si ritorna al colle. Seguendo le tracce di un sentierino si scende in direzione Orsiera, tenendosi sotto cresta, lungo il pendio erboso esposto a sud-ovest che incombe sul Lago del Ciardonnet. La cresta che conduce all'Orsiera è per noi troppo impegnativa, per cui, cercando di perdere meno quota possibile ed attraversando la bella pietraia (c'è anche qualche ometto) si imbocca il ripido sentiero che sale nel canalino verso il Colletto dell'Orsiera intorno a quota 2650 m s.l.m. Una volta al Colletto la Punta Nord si raggiunge in pochi minuti (sono le 13.30) e, tanto per variare, Fabrizio questa volta sale anche la Punta Sud.
Fra le nebbie che iniziano a ricoprire le valli si scende al Lago Ciardonnet e, lungo il sentiero 336, alle omonime Bergerie. Poco al di sotto delle Bergerie, scendendo verso il Rifugio delle Selleries, si diparte sulla destra il sentiero 337 che ci conduce, lungo un vallone che definire bucolico è riduttivo, fra asini e marmotte, al Colle del Sabbione. Questo doveva essere il nostro luogo di pernottamento ma, visto l'anticipo sulla tabella di marcia, si imbocca il sentiero 338 che si abbandona dopo pochi alcune centinaia di metri per salire la Punta Pian Paris. Si ridiscende quindi sul sentiero per il Colle di Malanotte e un quarto d'ora di piovasco ci rinfresca le idee: alla fine il cielo si ripulisce e si monta la tenda in una splendida conca verdeggiante nei pressi del Colle. Dopo le operazioni di allestimento del campo, Fabrizio decide di fare un sopralluogo fin sulla cresta che conduce al Malanotte e che ci separa dal Colle Superiore di Malanotte, da raggiungere l'indomani. Il programma per il secondo giorno prevedeva infatti di scendere dapprima alcune centinaia di metri lungo il sentiero 508, poi 'scavalcare' per un canalino pietroso/erboso lo sperone che separa i due versanti che continuano la cresta del Malanotte in direzione Cassafrera e risalire verso il Colle di Superiore Malanotte. Il sopralluogo è però proficuo e non solo Fabrizio trova un passaggio per scendere direttamente al Colle di Malanotte Superiore, ma raggiunge anche la cima! Quando ormai sono tentata di allertare i soccorsi ;) il socio scende, e dopo una lauta cena e alcune partite a carte, ci aspetta il meritato riposo notturno. Meritato ma difficile, anche perché interrotto da quasi un'ora di osservazione delle stelle cadenti, ma per fortuna non fa neanche freddo!
Il secondo giorno inizia con la ripida salita verso la cresta del Malanotte, da cui si scorgono i Laghi la Manica e Lau, la Punta Malanotte, e la quasi altrettanto ripida discesa al Colle Superiore di Malanotte. Seguendo prima numerosi ometti e poi un tranquillo sentiero fra pietre stabili si raggiunge la famosa Punta Cristalliera. Ridiscesi al Colle il giro continua: un bel tracciato contrassegnato da tacche azzurre ci conduce per il meraviglioso vallone (caratterizzato da marmotte cattivissime che fanno cadere pietre in testa ai poveri escursionisti) che sbuca ad ovest del Piano di Cassafrera, quindi si reimmette nel sentiero 508 che scende dal Colle di Malanotte (inferiore). Ancora discesa all'Alpe Piano delle Cavalle, dove ci raggiungono le nebbie, e risalita al Colle del Villano seguendo paletti segnaletici verniciati di bianco/rosso e poi un bel sentiero. Da qui la salita alla Punta Villano è (purtroppo per me ;) ) inevitabile ma, grazie al consiglio di una coppia che scende, che suggerisce di evitare l'arrampicata dell'ultimo sperone roccioso della cima scendendo di alcuni metri ed aggirando l'ostacolo, anche la settima ed ultima punta del nostro trekking è raggiunta!
Inizia pertanto la discesa, che prevede di ricalcare i nostri passi lungo la vallecola che conduce al Colle del Villano fino alla quota approssimativa di 2200 m s.l.m., al di sopra del Piano delle Cavalle, dove c'è il bivio per il Colle Acciano. L'eterno sentiero, lungo il quale scopriamo che la Fonte del Rundun è asciutta, non perde praticamente quota, anzi risale anche alcuni metri, fino alla Costa Cravera, dove c'è un bivio: a sinistra si scende verso il Rifugio Toesca, e a destra verso il Rifugio GEAT Val Gravio. Se giro ad anello deve essere… la discesa continua verso il Val Gravio, con una picchiata di circa 700 m di dislivello seguendo un sentiero variamente indicato con paletti e tacche bianco/rosse e segni azzurri. Al Rifugio i piedi iniziano a dolere, ma ormai il più è fatto. Il percorso lungo il GTA/SF in direzione Adret prima, con la deviazione a sinistra verso Travers a Mont lungo una specie di 'autostrada' sono solo più una formalità, e alle 18.45 siamo finalmente all'auto: un bell'anello valutato in circa 30 km, con oltre 3300 m di dislivello in salita e chiuso in 36 ore.

Data: 12-13/08/2007
Quota max: 2890
Partenza da: Cortavetto
Quota partenza: 1285
Dislivello: 3300 m circa
Zona: Val Susa - Val Chisone
Difficoltà: EE

31 Immagine(i), Inserita il 14/08/2007

09/08/07 - Cima del Bosco (2376 m)



Partenza dall'abitato di Sauze di Cesana (1557m), si attraversa il torrente Ripa e si sale in un paio d'ore, per una decina di km su una comoda strada erboso-sterrata immersa nel bosco di conifere, sino alla Cima del Bosco (2376 m) sullo spartiacque tra val Argentera e val Thures.
Ottima gitarella anche per chi volesse andare in MTB senza dover scendere di sella.

Maggiori info nella sezione Notizie.

Data: 09/08/07
Quota max: 2376
Partenza da: Sauze di Cesana
Quota partenza: 1557
Dislivello: 819
Zona: Valle Argentera - Valle Thures
Difficoltà: T

9 Immagine(i), Inserita il 10/08/2007

05/08/07 Tra Valle del Sessi e Valle del Messa.



Escursione di quasi 30 km e 4500 m di dislivello totale (salita e discesa) in bassa Val Susa.

Itinerario:
Partenza da Caprie (376 m), salita per mulattiera fino a Campambiardo (743 m) e quindi a Celle (990 m). Da qui per sentiero fino a Rocca Sella (1508 m) per il sentiero 'canalone'. Discesa al colle Arponetto (1397 m) e salita sul monte Sapei (1615 m). Discesa al colle la Bassa (1497 m) e risalita alla punta Croce (2234 m) del Civrari passando per Punta Costafiorita ( 1712 m). Breve discesa e risalita a punta Imperatoria (2302 m) dalla quale si può proseguire per la Torretta del Prete (2264 m) percorrendo una cresta abbastanza esposta (poco dopo la metà della quale abbiamo invertito la marcia).
Discesa al Colombardo (1898 m) e quindi a Pratobotrile (1021 m) da dove si prosegue per mulattiera riscendendo fino a Caprie (376m).

Maggiori dettagli dell'escursione nella sezione Notizie.

Data: 05/08/2007
Quota max: 2302 m
Partenza da: Caprie
Quota partenza: 376 m
Dislivello: 2250 m circa
Zona: Val Susa
Difficoltà: E

14 Immagine(i), Inserita il 07/08/2007

Vurumie bin a le muntagne 2007



Appuntamento annuale con la manifestazione 'Vurumie bin a le muntagne', giunta quest'anno alla 30° edizione. Lasciata l'auto a Pratobotrile (1021 m s.l.m., sopra Condove), ci incamminiamo per il sentiero che porta al Collombardo, incontrando lungo il tracciato numerosi partecipanti alla camminata e apprezzando l'offerta del te, preparato dai volontari Fidas, in località Barmaneira.
Giungiamo al Collombardo (1898 m s.l.m.) e dopo il rituale ristoro, decidiamo di fare una capatina sul Civrari. Arriviamo sulla Punta Imperatoria (2302 m s.l.m.) in meno di un'ora e rileviamo con piacere che è stata portata una nuova statua della Madonna (rimpiazzando i cocci della precedente distrutta dai soliti ignoti). Un giro intorno al Pilone ci offre però una brutta sorpresa: il Nano Dotto, che avevamo fotografato quest'inverno (vedi album - Civrari (P.ta Imperatoria) - 14/01/2007- ), vedetta verso la Val di Viù , non c'è più. Sulla sommità del Pilone restano solo le sue scarpette. Le intemperie, un'aquila che volava a bassa quota o i soliti ignoti? Chi lo sa? Magari sarà tornato in una delle tante miniere che costellano le zona fra il Civrari e la Lunella?
Dopo una lunga pausa al sole guardando la nebbia che sale, iniziamo la discesa verso Collombardo, accompagnati dalle note della Banda Musicale che hanno allietato la festa, ma con l'amara consapevolezza che, forse, non tutti vogliono così 'bene alle montagne'.
Un giro al Santuario, un saluto agli amici e iniziamo il ritorno, ormai nella nebbia: appena superato l'ultimo alpeggio decidiamo di prendere il sentiero che porta l'indicazione 'Laietto', ossia tornare all'auto passando dall'Alpe Anselmetti, seguendo la mulattiera che scende in sinistra del Sessi. A parte la solita difficoltà ad imboccare il sentiero sopra la borgata, è una bella e comoda discesa, anche se sono evidenti i danni del vento della scorsa settimana. Lungo il sentiero ammiriamo un giglio martagone, che si tenta di fotografare, ma non sta fermo.
Dopo una pausa merenda alla 'funtana d'aram', attraversiamo il Sessi sul 'punt dle turne' e rigiungiamo a Pratobotrile.
Un pensiero di ringraziamento a tutti gli enti ed associazioni (Comune di Condove, Gruppo Alpini, Fidas, Croce Rossa…) che ogni anno si impegnano per la buona riuscita della manifestazione 'Vurumie bin a le muntagne', sperando che continui ed avvicini sempre più gente alla scoperta ed al rispetto delle nostre montagne!




Data: 08/07/2007
Quota max: 2302 m slm
Partenza da: Pratobotrile (Borgata di Condove)
Quota partenza: 1021 m slm
Dislivello: 1281
Zona: Val di Susa

5 Immagine(i), Inserita il 09/07/2007

Civrari e dintorni!



Tanto per non allontanarci troppo da casa e vista la neve latitante in Valle decidiamo di soddisfare la nostra curiosità e di cercare di dare una risposta un po' più fondata all'interrogativo di F.Senore: esiste ancora un sentiero che dal Colle della Bassa permetta di raggiungere il Collombardo? In realtà si era programmato di fare l'uscita in aprile, con le giornate un po' più lunghe, ma decidiamo comunque di provare, con in mente l'itinerario ad anello Favella - Colle della Bassa - Collombardo - Civrari Punta Croce - Punta Costa Fiorita - Colle della Bassa - Favella.
Partiti al solito alla volta di Rubiana, quindi Favella, lasciamo l'auto alle Muande Soffietto, e in circa 30 minuti raggiungiamo il Colle della Bassa. Ci incamminiamo per il bel sentiero 'autostradale' segnato con il 571 e transitando sotto la punta Costa Fiorita raggiungiamo facilmente le Muande Cormeano su un percorso quasi costantemente in leggera discesa. Da qui il nulla: una traccia di sentiero un po' chiusa da ontani e vegetazione varia suggerisce di scendere, un'altra vaga traccia (che poi scopriremo non essere un sentiero) sembra andare in piano-salita. Dal momento che di scendere non abbiamo voglia e segni rossi non se ne vedono da nessuna parte, decidiamo per un improvvisato percorso a mezzacosta e in leggera salita fino a che, attraversata una pietraia e in vista di baite (Gigalot) sul versante di fronte, non ci troviamo la marcia sbarrata da un impluvio piuttosto inciso. Dopo una salita-discesa al limite fra la pietraia e il torrentello, individuata una vaga traccia di sentiero (che si confonde con una nicchia di frana) sull'altra sponda, riusciamo ad attraversare e a risalire verso le baite Gigalot, prima seguendo alcuni mini-ometti e poi su un bel sentierino. Raggiunta la baita più bassa, il sentiero continua pianeggante e va a girare intorno ad uno sperone roccioso. Noi però decidiamo di salire al gruppo di baite superiori e di scollinare, accompagnati da camosci e rapaci. Da qui riconosciamo in basso a sinistra gli Anselmetti, quindi cerchiamo di avanzare mantenendo la quota fino a quando, nell'attraversare la solita pietraia con neve, non ritroviamo (casualmente!!) il sentiero con segnavia rossi. Attraversato comodamente l'ennesimo impluvio (che dovrebbe essere il Rio Freddo) seguiamo il sentiero fino alla croce che ricorda Nello Pettigiani (1927-1945). Attenzione: su una pietra sotto la croce un segno in vernice rossa indica di curvare e passare a monte della croce: seguire questa indicazione e non la chiara traccia che continua pianeggiante. In questo modo si arriva direttamente, seguendo una bella stradina, a monte dell'ultimo alpeggio del Collombardo, poco sotto al pilone votivo, e da qui sull'ampia spianata del Santuario. Tempo dall'auto, viste le numerose deviazioni e fermate per studiare il percorso, 4 ore. Dopo un breve spuntino ci incamminiamo alla volta del colletto del Civrari, pestando costantemente 15-20 cm di neve. La salita è ardua e dopo esserci imbattuti in un branco di almeno 40 camosci giungiamo al colletto. La cresta qui è abbastanza pulita, ma il tratto che congiunge il colletto alla Punta Croce è ben imbiancato, così come il versante a Nord, sul quale le uniche impronte sono quelle dei camosci! Siccome il sentiero è invisibile e la cresta totalmente innevata optiamo per non prendere rischi e puntare in discesa sul Niquidetto (da dove sale il sentiero forse più frequentato per il Civrari ma che noi non avevamo mai percorso.) La discesa per il canalino (pendenza poco oltre 40°) è davvero divertente: iniziamo subito ad affondare ben oltre il ginocchio in una farina vergine che dispiace quasi rovinare con le nostre impronte. Arrivati nei pressi del laghetto del Civrari (sepolto sotto ad una coltre bianca) volgiamo un ultimo sguardo verso Punta Imperatoria e troviamo le tracce di qualcuno che è salito nei giorni scorsi e che ci permettono di seguire il sentiero innevato arrivando alle Muande Freste. Da qui raggiungiamo rapidamente a Niquidetto lungo una carrozzabile sterrata e quindi la Strada Provinciale che scende dal Colle del Lys dove, dopo un paio di km su asfalto, veniamo raccolti dai pazienti genitori che ci riportano a recuperare l'auto sopra Favella.
Bilancio positivo, anche se non abbiamo fatto quello che era programmato, e promessa di ritentare l'anello quando ci sarà meno neve, magari con una bomboletta di vernice per segnare un po' il sentiero oltre Cormeano! Un consiglio: meglio non avventurarsi se c'è nebbia.


Data: 03/02/2007
Quota max: 2255 m slm
Partenza da: Favella ( muande Soffietti)
Quota partenza: 1200 m slm
Dislivello: 1055 m (senza contare i mille sali-scendi)
Zona: Val di Susa - Val di Viu'
Difficoltà: E

8 Immagine(i), Inserita il 07/02/2007

Civrari (P.ta Imperatoria) - 14/01/2007



Seconda gita del 2007 su una punta che, per noi escursionisti di limitate capacità tecniche, sembrerebbe impossibile da raggiungere a Gennaio, ma quest'anno è così.
Dal piazzale in borgata Pratobotrile (1021 m s.l.m.), raggiungibile con l'auto salendo da Condove, seguendo le indicazioni per Lajetto - Pratobotrile, ci avviamo seguendo la mulattiera che parte accanto alla Chiesa con direzione Colombardo. Il percorso si snoda in leggera salita alternata a tratti in saliscendi su un sentiero molto ben tracciato che in questo periodo, vista la giornata tersa, presenta degli scorci molto suggestivi sulle baite (ormai abbandonate) che spesso d'estate sono nascoste alla vista dal fogliame, dall'erba alta e dalla foschia. Dopo il 'pilone del Gran Bosco' dobbiamo attraversare parecchi tratti in cui il sentiero, che incontra numerosi rigagnoli, è ridotto ad una lastra di ghiaccio e neve ghiacciata. Nessun pericolo reale, solo il rischio di ritrovarsi con il sedere per terra e l'orgoglio ferito, per cui ci limitiamo a muoverci con cautela (leggi: a camminare sulle uova) e ne usciamo indenni! Attraversiamo quasi incantati la zona di Barmanera, in cui siamo tentati di stendere il plaid fra primule e forellini vari per fermarci a 'meditare', ma resistiamo e proseguiamo verso il Colombardo (1898 m s.l.m.), che con una divagazione sul tratto erboso in corrispondenza degli ultimi tre alpeggi ed un caldo allucinante, raggiungiamo in un paio d'ore dalla partenza. Dopo le foto di rito al santuario, ripartiamo alla volta del Civrari - Punta Imperatoria. Il sentiero, che si imbocca dopo un breve tratto sulla poca neve presente accumulata dal vento e in cui si sprofonda che è un piacere, è segnalato da ometti e da alcuni segni di vernice molto sbiaditi. Al solito, riusciamo a perdere un po' la traccia e andiamo a passeggiare sulla petraia seminascosta dalla neve, in alcuni tratti dura ed in altri farinosa. Un fuggevole incontro con una famigliola di 4 camosci allieta la giornata, e ripresa la traccia di sentiero sul tratto pietroso, raggiungiamo il colletto (2255 m s.l.m.), dove si incrocia il sentiero che giunge dalla Punta della Croce. Volgiamo a sinistra e in pochi minuti di cresta siamo sulla Punta Imperatoria (2302 m s.l.m.) dopo 3 ore e 20 minuti dalla partenza.
Dopo il pranzo ed una lunga sosta in vetta, ridiscendiamo al Colombardo e questa volta riusciamo a non perdere il sentiero! Il tempo bellissimo stabile ed il caldo ci consentono di goderci ancora un po' di sole sull'ampio pianoro, poi purtroppo occorre iniziare il ritorno. Superato il tratto erboso e l'ultima malga, il sentiero si biforca ed un cartello indica sulla destra Pratobotrile (il tracciato seguito per la salita) e sulla sinistra Lajetto. Decidiamo di introdurre una variante ed imbocchiamo il sentiero sulla sinistra (n. 569). Nonostante il cartello in ottime condizioni, nel primo tratto il percorso non è molto chiaro; i radi segni rossi sulle pietre sono piuttosto sbiaditi ed i cinghiali hanno reso irriconoscibile il sentiero nei tratti erbosi. Arriviamo comunque senza grossi intoppi all'Alpe degli Anselmetti, dal quale ritroviamo poco sotto la vecchia mulattiera in ottime condizioni, segnata anche con tacche bianche e rosse. Seguendo la mulattiera transitiamo dall'Alpe Frasse e poi giù, sempre mantenendoci sulla sinistra del torrente fino al ponte in legno che ci permette di attraversare il Sessi (a quota 1038 m s.l.m.).
Restiamo in contemplazione di uno splendido tramonto sulla cresta Civrari-Rocca Sella, poi sempre seguendo le indicazioni lungo il sentiero pianeggiante con brevi tratti in salita arriviamo soddisfatti alla Chiesetta di Pratobotrile e quindi all'auto (tempo di discesa da Colombardo 2 ore circa).


Data: 14/01/2007
Quota max: 2302 m slm
Partenza da: Pratobotrile
Quota partenza: 1021 m slm
Dislivello: 1281 m
Zona: Val Susa
Difficoltà: E

8 Immagine(i), Inserita il 16/01/2007

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