Un anello dal rifugio Levi-Molinari alle Casses Blanches passando per il monte Chabrière

Data 15/09/2020 | Categoria: Escursionismo

Un anello dal rifugio Levi – Molinari alle Casses Blanches passando per il monte Chabrière

Località di partenza: Parcheggio prima del ponte sul rio di Galambra mt. 1770
Dislivello complessivo: mt. 1000
Tempo di salita: 3 ore e 30 minuti c.ca
Tempo di discesa: 2 ore e 45 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 1 Alta Valle Susa Fraternali Editore

Sul finire dell’ottocento, per esigenze militari, furono realizzati diversi percorsi per monti fatti di sentieri, mulattiere e strade che intersecandosi tra loro univano Giaglione ai forti in quota sino alla zona di Bardonecchia. Detta “Sentiero dei 2000” una di queste vie transita per il ricovero delle Casses Blanches (Bianche rotture) dove sul frontale dell’edificio, oggi ridotto a rudere, la data 1899 testimonia gli anni di costruzione della struttura. La cima delle Casses Blanches s’erge di poco a monte del ricovero.
Giunti per strada nell’ampio vallone di Galambra, dove sorge il rifugio Levi- Molinari, per sentiero si sale sul monte Chabrière, anch’esso fortificato, per poi intraprendere il lungo attraversamento su quella che doveva essere un’ampia mulattiera di servizio ai forti che transitando per l’esteso vallone detto Clot Cheval porta al ricovero delle Casses Blanches. La singolare traccia poi prosegue ardita portandosi nel vallone del rio Geronda e salendo a svolte raggiunge il colle dell’Argentera. Questo tratto, spettacolare e impegnativo, da percorrere con attenzione, è detto “Via Rusa”.
Per voler fare un anello e non ripercorrere per intero l’itinerario di salita, ritornando si può utilizzare l’interessante sentiero che aggirando il monte Chabrière con un lungo attraversamento nella parte meridionale del monte riporta al punto di partenza.
Dalla cime delle Casses Blanches vista ampissima sui monti e sull’intera valle di Susa, da fondovalle allo Chaberton.

In valle di Susa, superata Exilles e la sua frazione Deveys, fatte un paio di svolte si lascia la statale prendendo a destra per Fenils, Eclause e le Grange della Valle. Lasciato il primo abitato al bivio che segue ancora si prende a destra per Eclause oltrepassando la borgata da monte sulla strada che porta alle Grange della Valle dove sorge il rifugio Levi- Molinari ai piedi dell’ampio vallone di Galambra. Assai stretta in alcuni tratti, sempre asfaltata, la strada prosegue lungamente e superando le poche case Peyron, fatte un paio di svolte, raggiunge infine l’ampio slargo che precede di poco il ponte sul rio di Galambra dove conviene lasciare l’auto.
Oltrepassato poi quello che un tempo era un notevole corso d’acqua, oggi imbrigliato per esigenze idriche, superata la colonia Viberti e poi il bivio per il colle Clopacà ed il rifugio Vaccarone, seguendo le indicazioni ci si porta in direzione del rifugio Levi- Molinari, un’ampia struttura ricettiva aperta tutto l’anno. Sul retro dell’edificio parte il sentiero 802 per il bivacco Sigot , i ruderi del ricovero di Galambra e i passi Fourneaux, che si prende, subito portandosi la traccia nelle radure a monte del rifugio. Costeggiato per un tratto il rio oltre si prende a salire a svolte un ripido versante e guadagnando quota si rasenta una grondante parete rocciosa superando di seguito la croce eretta a ricordo di una guardia di frontiera. Più su si raggiunge un’amena valletta dove scorre un rio al quale conviene rifornirsi d’acqua non trovandone più nel proseguo del percorso. Mai cessando di salire la traccia si porta poi in direzione di una balza dove a metà dell’ascesa sorge l’indicazione per il monte Chabrière dirigendosi il sentiero a monte della valletta dove scorre il rio. Rasentato il Clot delle Selle, alle pendici occidentali del monte, attraversata una zona con molte rocce affioranti, d’ometto in ometto la traccia raggiunge la pietraia alla base di uno scosceso pendio di cui si guadagna la sommità con una lunga diagonale ascendente che consente di pervenire alla dorsale che immette sul versante di valle. Il colpo d’occhio che si ha in questo punto è assai notevole stagliandosi immediatamente la vista sull’esteso, aperto vallone del Clot Cheval, sulla traccia che lo attraversa, sul ricovero e sulla vetta delle Casse Blanches che si dovranno raggiungere. Per intanto, piegando a sinistra, si prende il sentiero che incuneandosi tra le rocce porta in vetta al piatto monte Chabrière mt. 2401, trovando delle indicazioni nei pressi dei ruderi di un ricovero militare.
2 ore c.ca dal parcheggio.
Al fondo del pianoro, sulla destra, la traccia scende rovinata dal ruscellamento incontrando per via due volte delle indicazioni, la seconda delle quali poi si prenderà in considerazione per tornare. Ovviamente si prosegue sempre seguendo quella per le Casses Blanches. Aggirando il versante meridionale del monte Chabrière, la traccia scendendo per un tratto progressivamente si porta in direzione dell’ampissimo vallone del Clot Cheval che tutto bisognerà attraversare avendo pienamente in vista ciò che si dovrà fare come la consapevolezza di come doveva essere questa traccia quando fu realizzata oggi ricoperta di detriti e sfasciumi provenienti dalle superiori cime. Dopo aver perso quota ora l’attraversamento è tutto in moderata ascesa. Superati per via due scavati alvei, quasi sempre asciutti, raggiunto il limite occidentale del vallone prendono corpo una serie si svolte che consentendo alla singolare traccia di guadagnare quota portano all’ultimo traverso che lungamente percorso permette di raggiungere il bivio per il ricovero. Lasciata la traccia che prosegue ardita verso il vallone del rio Geronda e il colle dell’Argentera, si perviene infine alla notevole struttura che si raggiunge ancora con due diagonali ascendenti. Sul frontale una lapide in pietra ricorda dove siamo e l’anno di costruzione avendo l’edificio i muri esterni ancora in discreto stato di conservazione. Sul limite sinistro del ricovero, oltre la canaletta che raccoglieva l’acqua di fusione portandola in una cisterna, parte la traccia per la superiore vetta delle Casses Blanches mt. 2696 che senza alcuna difficoltà si raggiunge. Notevole la vista sulla valle e sui monti, particolarmente sul suggestivo piatto crinale che unisce la Cima del Vallonetto al Truc Peyrous, e sulla traccia (la via Rusa) che a svolte sale l’opposto versante.
1 ora e 30 minuti c.ca dal monte Chabrière.
Tornati al ricovero e al bivio di sotto dove più avanti un sentiero scende alle grange Hubert e da queste a Eclause, si ripercorre pari pari tutto l’attraversamento del vallone sino alle indicazioni sottostanti il monte Chabrière. Volendo sviluppare un anello, qui giunti si prende il sentiero, nella prima parte a tratti rovinato, che scende con una serie di svolte e traversi una ripida, erbosa valletta raggiungendo al fondo il bosco a margine di una zona ricoperta da residui valangosi. D’ometto in ometto, di segnatura in segnatura, piacevolmente si traversa lungamente nell’ombroso lariceto trascurando più avanti la traccia per le grange Soutoul. Proseguendo invece sostanzialmente sempre in piano, o scendendo, sempre di poco, si aggirano progressivamente le pendici meridionali del monte Charbière raggiungendo più avanti ancora un bivio dove si rimane sulla traccia che traversa verso monte. La traccia termina infine sulla strada per il rifugio Levi- Molinari (indicazioni) che percorsa per alcune centinaia di metri porta al parcheggio prima del ponte sul rio di Galambra dove questo anello si chiude.
2 ore e 45 minuti c.ca dalla vetta delle Casses Blanches.

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