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    <title>..:: LaFiocaVenMola ::..</title>
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    <description>Le notizie di LaFiocaVenMola</description>
    <lastBuildDate>Mon, 6 Feb 2012 23:58:46 CET</lastBuildDate>
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    <category>Tutte le news</category>
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      <title>..:: LaFiocaVenMola ::..</title>
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      <title>Una bella passeggiata  al Monte Momello   06-02-2012</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=5530</link>
      <description>Allego qualche foto scattata stamane durante una breve passeggiata al Monte Momello.&lt;br /&gt;Il sentierino è ormai battutissimo in mezzo a bei paesaggi innevati, partito con -13 man mano che salivo il Sole scaldava sempre più e in cima la temperatura era addirittura gradevole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Data:           06-02-2012&lt;br /&gt;Quota max:      775&lt;br /&gt;Partenza da:    Germagnano&lt;br /&gt;Quota partenza: 480&lt;br /&gt;Dislivello:     295&lt;br /&gt;Zona:           Valli di Lanzo&lt;br /&gt;Difficoltà:     E&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/xcgal/thumbnails.php?album=6451&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/images/foto.gif&quot;/&gt;Album Foto&lt;/a&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 5 Feb 2012 23:00:00 CET</pubDate>
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      <title>Lusignetto</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=5529</link>
      <description>Dopo tanto digiuno, provo a fare qualcosa, bhe! diciamo che ultimamente la salute non mi sta aiutando ma io provo lo stesso ad arrampicarmi per le &quot;mie&quot; montagne, ma non piangiamoci addosso! Passiamo alla gita: stamattina decido di andare a P.ta Lusignetto, alle dieci passate sono con gli sci ai piedi e il termometro segna un bel -15, inizio a salire, il primo tratto della stradina (il riprido iniziale di circa 200mt di lunghezza, non dislivello) ha parecchie pietre fuori, poi l&#039;innevamento è buono. Seguo l&#039;ottima traccia che va verso il Longimala e poi per il vallone, dove arrivo al colle con una temperatura gradevole (gilet antivento e maglia a maniche corte) i ritmi di salita non sono certo quelli di prima, ma sinceramente pensavo di patire molto di più, MEGLIO COSì! In poco più di un paio d&#039;ore, sono al cospetto della madonnina in vetta, non fa neanche freddo, mi cambio e poi mi godo un po&#039; di caldo sole. In discesa, lungo la pista non battuta nella parte alta, si toccano parecchie pietre, poi pista battuta fino all&#039;arrivo della seggiovia e quì va bene, dopo nuovamente non battuta e se si va a cercare la polvere qualche raschiata al fondo la si dà. Nel complessivo è una gita che si può fare, magari con un paio di sci vecchi. &lt;br /&gt;Un saluto a tutti i fioccaroli  &lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/uploads/smil450f96595a4c2.gif&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;  &lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/uploads/smil450f96595a4c2.gif&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;  &lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/uploads/smil450f96595a4c2.gif&quot; alt=&quot;&quot; /&gt; e non...&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/xcgal/thumbnails.php?album=6449&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/images/foto.gif&quot;/&gt;Album foto&lt;/a&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 5 Feb 2012 23:00:00 CET</pubDate>
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      <title>Al monte San Giorgio con la neve passando dalla cresta est.</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=5528</link>
      <description>Salita al monte San Giorgio lungo la cresta est innevata lungo un sentiero già percorso molte volte ed ormai memorizzato che mi è facile trovare anche se completamente coperto di neve in quanto ancora nessuno era salito, su quel percorso, dopo la nevicata. &lt;br /&gt;Discesa  seguendo la strada completamente innevata che  presenta una traccia completamente battuta dai numerosi escursionisti  con le ciaspole.&lt;br /&gt;Spettacolare il monte San Giorgio dopo la nevicata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Data:           05/02/2012&lt;br /&gt;Quota max:      837&lt;br /&gt;Partenza da:    Piossasco - Cà Dorina&lt;br /&gt;Quota partenza: 386&lt;br /&gt;Dislivello:     451&lt;br /&gt;Zona:           Piossasco ( To)&lt;br /&gt;Difficoltà:     E - ( EE tratto di salita cresta est)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/xcgal/thumbnails.php?album=6448&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/images/foto.gif&quot;/&gt;Album Foto&lt;/a&gt;</description>
      <pubDate>Sat, 4 Feb 2012 23:00:00 CET</pubDate>
      <guid>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=5528</guid>
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      <title>Punta Sourela, la mia prima con le ciaspole.... 05-02-2012</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=5523</link>
      <description>Mai dire mai....avendo il sentore che con le condizioni attuali oggi con gli sci sarebbe stata dura, decido per la prima volta in vita mia di provare una gita con le racchette da neve.&lt;br /&gt;Rubo gli attrezzi ad Antonella e parto alla volta della Punta Sourela con partenza dal Colle San Giovanni.&lt;br /&gt;Partenza con -14, ma con assenza di vento, camminando un pò speditamente il freddo è più che sopportabile.&lt;br /&gt;Dopo un inizio un pò impacciato per la camminata da papero, prendo il ritmo e sfruttando l&#039;ottima traccia giungo velocemente in Cima.&lt;br /&gt;Tanta gente lungo il percorso, un saluto agli amici del Cai di Viù già sulla via del ritorno e poi incontro Enza, Renato e &#039;Matisse&#039; in Cima.&lt;br /&gt;A consuntivo posso dire che questa gita con le ciaspole non mi mi è dispiaciuta, pensavo peggio..... ma... personalmente penso che in condizioni normali, scendere con gli sci, sia un&#039;altra soddisfazione...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Data:           05-02-2012&lt;br /&gt;Quota max:      1770&lt;br /&gt;Partenza da:    Col San Giovanni&lt;br /&gt;Quota partenza: 1126&lt;br /&gt;Dislivello:     644&lt;br /&gt;Zona:           Valle di Viù&lt;br /&gt;Difficoltà:     MS&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/xcgal/thumbnails.php?album=6443&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/images/foto.gif&quot;/&gt;Album Foto&lt;/a&gt;</description>
      <pubDate>Sat, 4 Feb 2012 23:00:00 CET</pubDate>
      <guid>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=5523</guid>
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      <title>Almese - Pilone della Costa</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=5522</link>
      <description>Grazie alla abbondante nevicata anche i soliti percorsi sui sentieri intorno a casa acquistano un nuovo sapore. Partire da casa e ritrovarsi in mezzo ad un bosco innevato non capita spesso a noi abitanti della bassa Valle di Susa. Un occasione che non andava persa, soprattutto per immotalare questo condido paesaggio. Dalla Piazza di Almese salgo per la strada che porta alle borgate Giorda-Magnetto. Seguo la via comunale che porta alle suddette borgate e appena prima di arrivare alle case di Borgata Giorda all&#039;altezza di un pilone rosa mi addentro nel bosco su quella che in tempi normali è un pezzo del percorso di MtB del giro dei Tre Valloni. La neve gelata tiene bene anche se qui non è passato ancora nessuno, solo tracce di cinghiali e caprioli. Raggiungo la cappella della Madonna delle Nevi e da qui in su il sentiero e ben battuto da Ciaspole e anche da qualche intrepido sciatore. Salgo velocemente verso la pista tagliafuoco che scende dalla Madonna della Bassa e una volta raggiuntale svolto a sinistra e mi dirigo verso il Pilone della Costa. Incontro parecchia gente, chi con ciaspole chi senza che sale lungo la pista che solitamente è frequentata da bikers ma che grazie a tutta  questa neve si è trasformata in una bellima pista per ciaspole.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Data:           05 febbraio 2012&lt;br /&gt;Quota max:      788&lt;br /&gt;Partenza da:    Almese&lt;br /&gt;Quota partenza: 364&lt;br /&gt;Dislivello:     424&lt;br /&gt;Zona:           Almese Valle di Susa&lt;br /&gt;Difficoltà:     E&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/xcgal/thumbnails.php?album=6442&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/images/foto.gif&quot;/&gt;Album Foto&lt;/a&gt;</description>
      <pubDate>Sat, 4 Feb 2012 23:00:00 CET</pubDate>
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      <title>La leggenda del Castelmagno</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=5521</link>
      <description>La leggenda del Castelmagno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da cuneo per Caraglio e seguendo la strada per Pradleves ci si addentra in una delle piu piccole ma piu belle vallate del cuneese. Oltrepassato il paese di Campomolino (sede comunale), la strada della valle Grana sale ancora con stretti tornanti, fino ad entrare nellampia conca prativa sede del santuario di San Magno.&lt;br /&gt;Sorto su di unarea anticamente dedicata al culto di Marte guerriero, il Santuario si trova al crocevia tra le valli Stura, Maira e Grana. Lungo i sentieri percorsi per millenni da pastori e viandanti.&lt;br /&gt;Nel Medioevo fu anche posto di blocco militare contro il contrabbando delle merci, nonche ospizio per i pellegrini in viaggio. Riedificato nel 1475, fu ampliato nel XVIII secolo con laula corrispondente alla chiesa moderna, da cui si accede alla cappella Allemandi, opera del 1475 di Pietro da Saluzzo, e alla cappella Vecchia, affrescata nel 1514 da Giovanni Bottonieri. Questultimo raffigura qui, fra le storie della Passione e della Risurrezione, il miracolo di San Giacomo, iconografia assai diffusa lungo il cammino di Santiago ma rara nelle valli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un giovane di Colonia diretto in pellegrinaggio a Santiago si sarebbe fermato a rifocillarsi in unosteria, dove avrebbe socializzato con una cameriera che lo invito a restare con lei. Ma il proposito religioso era piu forte dellamore  e il giovane si decise a ripartire: la ragazza allora nascose nella sua bisaccia una coppa dargento facendolo accusare di furto. Il ragazzo fu impiccato pubblicamente, ma miracolosamente dopo poco tempo fece ritorno a casa, dicendo di essere stato salvato da San Giacomo. I genitori stupiti si recarono dal governatore ad annunciare il fatto: sentita la vicenda, questi, che si trovava a tavola, affermo schernendoli che il loro figlio era vivo come il pollo arrosto che aveva nel piatto. Dimprovviso il pollo si ricopri di piume e inizio a muoversi ed a cantare: da allora nella chiesa di Santiago De Compostela accanto allaltare ce sempre un galletto vivo a ricordo del miracolo del santo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla localita piu celebre della valle Grana  e legata unaltra vicenda sempre inerente il cibo : nel 1277, in seguito ad una disputa tra i comuni di Castelmagno e di Celle Macra, una sentenza decreto il pagamento di un canone annuo in forme di Castelmagno. Ha quindi origini antichissime il formaggio piu famoso dItalia, prodotto con latte vaccino dopo una stagionatura da due a sei mesi in grotte naturali, fresche ed umide. Secondo la leggenda, alla fine del IX secolo alcune forme sarebbero giunte ad Aquisgrana (Augsburg) alla mensa imperiale di Carlo Magno: egli rimase entusiasta del prodotto, che in suo onore fu denominato CASTELMAGNO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Assaggiatelo con le peree un bicchiere di Barbaresco(questa e mia, il resto ha come riferimento, di Diego Vaschetto, Strade e sentieri del Vallo Alpino- edizioni del Capricorno.&lt;br /&gt;</description>
      <pubDate>Sat, 4 Feb 2012 23:00:00 CET</pubDate>
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      <title>Con il bob al Colle della Maddalena</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=5526</link>
      <description>In questi giorni la collina di Torino offre panorami e possibilità decisamente particolari &lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/uploads/smil3dbd4d4e4c4f2.gif&quot; alt=&quot;&quot; /&gt; ...un&#039;occasione unica per andare con sci, ciaspole e perchè no con il bob! La neve è abbondante già lungo Po e salendo in &#039;quota&#039; lo strato aumenta decisamente fino ad arrivare ai 60-70 cm al Colle della Maddalena  meta della insolita gita del giorno.&lt;br /&gt;Un pò timorosi del gran freddo accorciamo un pò il percorso partendo da San Vito, poco sopra il Valentino...ma in realtà nonostante i -6° l&#039;assenza di umidità e di vento rendono le condizioni assolutamente accettabili. &lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/uploads/smil3dbd4daabd491.gif&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Saliamo seguendo il sentiero collinare n. 16 e sopratutto il pistone ben battuto...altrimenti impossibile senza racchette o sci.&lt;br /&gt;Lungo il percorso moltissimi skialp e ciaspolatori sale, chi scende, chi non sa più dove si trova...un percorso affollato!&lt;br /&gt;Il paesaggio è decisamente particolare...&lt;br /&gt;Nel Parco della Rimembranza le piste battute si moltiplicano offrendo la possibilità di scegliere il percorso più o meno ripido...e ovviamente scegliamo quello direttissimo  &lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/uploads/smil3dbd4d8676346.gif&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;...ravanando non poco nella neve sempre più alta.&lt;br /&gt;Giunti in vetta un rapido spuntino, due foto e giù prima di raffreddarsi troppo.&lt;br /&gt;Discesa quasi completamente sul bob con non pochi e spettacolari ribaltamenti nella farina profonda. &lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/uploads/smil450f953583b8b.gif&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Ultima avventura verso San Vito quando volendo sfruttare completamente un immacolato pendio ci troviamo sul muraglione del strada, 2 metri abbondanti...oppss &lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/uploads/smil3dbd4df1944ee.gif&quot; alt=&quot;&quot; /&gt; ...risalire? noooo, un bel salto a bomba nella neve e siamo al parcheggio.&lt;br /&gt;Una bella e divertente avventura...decisamente inusuale! &lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/uploads/smil3dbd4d4e4c4f2.gif&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/uploads/smil450f96595a4c2.gif&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Data:           04/02/2012&lt;br /&gt;Quota max:      715 m&lt;br /&gt;Partenza da:    S. Vito (Torino)&lt;br /&gt;Quota partenza: 400 m&lt;br /&gt;Dislivello:     350 m&lt;br /&gt;Zona:           Collina Torinese&lt;br /&gt;Difficoltà:     E&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/xcgal/thumbnails.php?album=6446&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/images/foto.gif&quot;/&gt;Album Foto&lt;/a&gt;</description>
      <pubDate>Fri, 3 Feb 2012 23:00:00 CET</pubDate>
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      <title>Bella ciaspolata a due passi da casa</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=5520</link>
      <description>Oggi restiamo vicini a casa.Lasciata l&#039;auto nella piazza principale di San Mauro Torinese ci si dirige verso la chiesa all&#039;interno del centro storico da dove si incontrano le segnalazioni dell&#039;itinerario n.65 che porta a Superga. Inizia, quindi, un tratto in leggera salita su strada asfaltata che diventa poi sterrata (non occorre calzare le ciapole) fino a raggiungere l&#039;ultima abitazione. Qui si possono calzare le ciaspole e seguire l&#039;ampia traccia che prima pianeggiante e poi più ripida - con un paio di saliscendi - ma sempre ben evidente, raggiunge la piazza della Basilica. Gita consigliata in ambiente suggestivo. La collina torinese è molto bella e anche in queste occasioni merita una visita, specie se si percorre quasi tutto il tracciato in quasi completa solitudine. Saluti all&#039;unico ciaspolatore incontrato lungo in tragitto proveniente da pian Gambino.Peccato per il bar a fianco della Basilica chiuso.&lt;br /&gt;Partenza mt.200&lt;br /&gt;Arrivo a mt. 680 &lt;br /&gt;dislivello mt.530 (contando un paio di sali e scendi).&lt;br /&gt;</description>
      <pubDate>Fri, 3 Feb 2012 23:00:00 CET</pubDate>
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      <title>Dal Diario di don Giovanni Cordero, parroco di Boves nel 700.</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=5519</link>
      <description>Dal Diario di don Giovanni Cordero, parroco di Boves nel 700.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le stravaganze dei tempi, quel poco di vita che mi concesse lAltissimo Iddio, da me veduti, mi spingono a lasciarmi di essi ai posteri la perpetua ricordanza, ma tanto per soddisfare alle curiosità di chi leggerà, ma quanto affinché conoscano esser vicinissimo ciò che sta scritto nella Sapienza, cioè: mai nulla di nuovo sotto il sole.&lt;br /&gt;Iniziano così le memorie  di don Giovanni Cordero, nato a Boves nel 1709 e per grazia di Dio sacerdote celebrante.  Don Cordero inizia a scrivere il suo diario nel 1741, alletà di 36 anni.  E un piccolo  quaderno di 77 pagine e si parla degli anni che vanno dal 1734 al 1775.&lt;br /&gt;Non è né un libro di storia o politica, né si parla molto della gente.  E  però una miniera di informazioni sul clima, sui prezzi, su alcune attività prevalenti.  A tratti qualche breve notizia storica come lassedio di Cuneo, il passaggio di armate straniere, le carestie.  Continue pure le osservazioni sul tempo e sui ritmi delle stagioni.  Anche allora il tempo, come oggi  era un po pazzo, forse ancora di più,  con nevicate fuori stagione, freddi intensi nei mesi caldi, gelate che distruggevano i raccolti.&lt;br /&gt;Lattenzione continua per il tempo sembra tipica di un mondo contadino, legato alla terra e ai raccolti.  Il suo diario è uno strumento modesto ma interessante per conoscere la nostra storia e le nostre radici.  Cominciamo la lettura, molto riassunta per motivi di brevità.&lt;br /&gt;Nel 1734 il 22 settembre, festa di S. Maurizio, si leva un vento fortissimo; il cielo si copre e nevica nella notte. Cade mezzo piede di neve con grave danno per gli alberi, in particolare quelli di castagno che vengono in gran parte squarciati.&lt;br /&gt;Nevica molto tardi, invece, due anni dopo nel 1736.  Nevica per tutta la giornata del 22 maggio.  La neve sotterra tutti i grani e la campagna rimane ghiacciata. &quot;Con tutto ciò, grazie a Dio, il raccolto fu assai sufficiente&quot;.&lt;br /&gt;Nel 1740 nevica dal 25 al 28 gennaio e nella piazza di Boves si misurano quattro piedi e più di neve.  Poi inizia un freddo intenso che dura sino alla fine di marzo.  Le viti e gli alberi sarebbero seccati, ma le neve di cui erano coperti li difese. La campagna si scopre solo a metà aprile, ma il 2 maggio si leva un vento forte, freddo e gagliardo che getta giù dai tetti le ardesie bastanti per uccidere un uomo.  Il  freddo dura per quasi due mesi perché il 24 giugno tutti sono ancora vestiti come dinverno.  I raccolti sono talmente ritardati che nessuno vecchio ricordava di essere giunto a tal segno.  Tempaccio, gelo e danni alla campagna anche in autunno: gelo a metà settembre e occorre raccogliere le uve così come sono, mezze mature e mezze verdi, tanto fredde e senza vigore che bisogna la lasciarle nei tini 20 o 30 giorni dove di tanto in tanto davano qualche piccolo segno di bollire.  Il vino sarà torbido, agro e debole.  Gelano anche le castagne.  Le poche raccolte, messe a cuocere, essendo gelate si disfacevano nellacqua come cera.  Per compensare il freddo precoce, a dicembre veniva il bel tempo e la neve si liquefò tutta perché alla metà di questo mese si levò un vento marino assai caldo, che non si poteva muoversi senza sudare.  Durò il caldo tutto dicembre e anche parte di gennaio.&lt;br /&gt;Qualche nevicata pazza anche nel 1741 (1° maggio).  Molto scarso il raccolto del fieno, scarsissime le castagne, le noci, la segala, mentre è abbondante il grano.  Stante la mancanza di castagne, la miseria nellinverno e nella primavera successiva fu alleccesso.la scarsezza di denaro era tale, che molti si trovarono quasi a perire, perché non si trovava vendere alcuna cosa... &lt;br /&gt;Nel 1744, guerra di successione austriaca, spagnoli e francesi assediano Cuneo con ottomila cavalli e quarantamila fanti. Francesi e spagnoli sono convinti di impadronirsi di Cuneo in 3 o 4 giorni, ma la cosa si fa più complessa.   La città viene cannoneggiata notte e giorno dal 14 settembre al 21 ottobre, giorno in cui rinunciano allassedio  ritirando larmata verso Demonte, dove poco a poco si riportano verso Nizza.  Preparando lassedio, gli spagnoli ordinano alle comunità di Boves, Peveragno, Beinette e Chiusa Pesio di consegnare tutto il foraggio e una grande quantità di grano.  Richiedono inoltre carni, bestie, vino e altri generi e minacciano sindaci e consiglieri.  Boves si salva dal saccheggio con qualche cassa di grano  e presentando qualche regalo ora ad un generale, ora ad un altro.  Al contrario Peveragno non accetta e organizza una milizia di difesa . Gli spagnoli, entrati in paese, appiccano il fuoco alle prime case e si danno a saccheggiare.  Allora accorre il parroco e supplicando il generale che li comandava, fece cessare il saccheggio e solo nove case furono bruciate.  Alla Chiusa gli spagnoli, entrati che furono in paese, in un istante vi appiccarono il fuoco e lo saccheggiarono.  Poi si levò un vento fortissimo che accese le fiamme e abbruciò quasi tutto.&lt;br /&gt;Il 2, il 3 e il 4 ottobre il Gesso in piena distrugge tutti ponti tagliando il passaggio agli spagnoli.  Di tale occasione approfittarono i nostri che inviarono a Boves 800 uomini i quali, combattutosi per ben 3 ore contro i francesi, li fecero prigionieri.&lt;br /&gt;Oltre la guerra, in quellanno, si abbatté sui contadini un flagello:  una tremenda epidemia colpisce i bovini.  Lepidemia tocca tutto il Piemonte e a Boves dura da settembre a gennaio.  Tale fu la strage che nel territorio nostro, dopo la rivista che si fece, non si trovarono che 200 bovine.  Entrato   detto malanno nella stalla è difficile salvarne una, ma il male non era poi in tutti i luoghi simile.  Alcune morivano in poco tempo, altre duravano 10, 12 giorni.   I  sintomi sono una forte diminuzione del latte, lacrimazione agli occhi, il rifiuto del cibo e la diarrea.  Si tentano tutte le cure, ma tutte vane.  La malattia  si ripresenta un anno dopo. Gran parte della campagna è desolata da  guerre e epidemie.&lt;br /&gt;Guai per i bachicoltori nel 1750.  Ma invece meglio lanno dopo per i bozzoli, ma è drammatica la raccolta del grano nel 1751. Io non vidi mai miseria così grande e così universale.  Si vedevano andar raminghe molte famiglie, anche quelle che possedevano riguardevoli pezzi di terra e si trovavano ad emigrare perché non trovavano per scarsità di denaro a vendere i beni.  Faceva compassione veder famiglie intere mendicare, specialmente i montanari i quali erano magri, neri e direi quasi scheletriti perché mancava loro il nutrimento.  Voglia il Supremo che nissuno vegga un anno così  terribile.&lt;br /&gt;Nel 1753 la mala sorte se la prende con i castagni.  Nel mese di luglio i vermi hanno spogliato tutti gli alberi delle foglie.  Gli effetti sono tremendi.  Io mi sono recato più volte a visitare e mi sono fatto una media  che sul fine di agosto ogni pianta aveva più di 300 nidi di detto seme.  I nidi erano più o meno della grandezza di una noce; ne sciolsi uno e trovai che ogni nido conteneva 200 e più granelliNessun rimedio trovar si poteva per disfarsene e distruggerli e allora la Comunità ricorse a Dio.&lt;br /&gt;Della salvezza dei castagni si parla nel 1754, perché ricevuta dal papa la supplica si fa in Boves una processione solenne e diffatto appena nati gran parte dei vermi rimasero morti e quelli che uscirono non fecero più alcun danno e nemmeno moltiplicarono e così se ne perse affatto la semenza.&lt;br /&gt;Gli anni 1754 e 1755 sono gli anni delle valanghe.  Nevicate tardive devastano la regione e uccidono parecchie persone.  Non manca un caso incredibile e piuttosto fortunato.   Si è che un montanaro si trova sul tetto della sua casa  che scarica la neve e limpeto di una valanga improvvisa lo trasporta in aria e lontano un buon tiro di pistola, il quale si trova senza sapere come sopra un ramo di un noce senza nulla altro aver sofferto che la frattura di una coscia.  La sua casa venne rovesciata e uccisa tutta la sua famiglia.   &lt;br /&gt;Le valanghe ricompaiono puntuali lanno successivo, il tragico 1755; non più a Boves, ma a Limone, Vernante e Demonte.  A Vernante si hanno 52 morti, a Bergemoletto di Demonte circa 100 e lì si verifica un caso strano.  (Della grande valanga di Bergemoletto del 19 marzo 1755 vi parlerò con una narrazione specifica una delle prossime volte). &lt;br /&gt;Sempre una noticina a parte informa che il 1° novembre di quellanno vi fu il famoso e terribile terremoto che distrusse Lisbona.&lt;br /&gt;Tempo pazzo anche nel 1756: caldo sino a marzo, poi gelo sino a giugno.  Il 7 giugno vento e pioggia che lascia, senza far danno, sulle foglie una polvere rossa.  Altri guai nel 1757.  Anche per quellanno una piccola annotazione storica: il 5 gennaio attentato al re di Francia.  Lattentatore è giustiziato nel mese di marzo con terribili tormenti.&lt;br /&gt;Lanno 1758 pare lanno meno caldo del secolo tanto che non fece mai 4 giorni successivi di caldo.  Il freddo è tale che nella stessa Napoli, il 25 luglio molti hanno ancora abiti dinverno.&lt;br /&gt;Solo notizie metereologiche per il 1762 ed il 1763, anno in cui il caldo di marzo e le gelate di maggio provocarono danni alla campagna.  Breve lestate del 1766 con luglio freddo e piovoso (il 2 nevica sui monti). Gravi danni  in novembre  per le continue piogge.&lt;br /&gt;Ancora incidenti per il maltempo nel 1772.  Primavera fredda, luglio e agosto caldissimi, senza una goccia di pioggia.  Il 16 settembre, dopo 3 mesi di siccità, cade tanta pioggia che i fiumi strariparono recando molto danno alla campagna e facendo annegare molte persone.  Ancora fame per la maggior parte della popolazione.  La scarsità del raccolto fa aumentare i prezzi e manca il cibo.  Il sovrano quando seppe di una miseria così universale ricorse a tutti i mezzi possibili onde soccorrere i poveri.  Fece venire dallestero la granaglia che poteva, fece fare rigorosamente la consegna dei viveri, perquisizioni nelle case e obbligò quindi la comunità a aprire magazzini, vender a credito granaglia . Onde darne ai poveri e soccorrere i sudditi.  Nei nostri territori e specialmente nella provincia di Cuneo si sofferse la fame, ma in confronto di tutto il Piemonte fu ancora poco.   La carestia fa salire alla e stelle il prezzo dellolio, soprattutto quello di noce, ma anche quello doliva.  Ma molto peggiori saranno le cose negli anni successivi.&lt;br /&gt;Grande nevicata nel dicembre del 73 e nuova più grave carestia nel 1774.  Poi: Grandissima fu la miseria nellanno 1775.  Il sovrano mise riparo e fece venire gran quantità di grano dallestero.&lt;br /&gt;Continua la descrizione della miseria e della povertà, sino alla soluzione finale.  Nei primi 4 mesi di quellanno, a causa della siccità, la terra è tanto dura che non esce un filo derba.  Da tutte le parti cè mancanza dacqua e gran parte delle fonti e dei pozzi sono asciutti.  Si faceva molta preghiera e penitenza per influenzare la Divina Provvidenza onde placare lira di Dio.  Mancava il grano ed i poveri soffrivano la fame.  In principio di maggio i seminati erano molto rari e non molto alti che tutti diggià avevano perso la speranza del raccolto.  Ma mosso il buon Dio a compassione mandò la pioggia il 2, il 5 ed il 7 maggio  ed ecco che verso la metà di giugno la campagna tutta è assai cambiata.  Ovviamente buoni i raccolti, tranne che per il fieno.&lt;br /&gt;Termina qui il quaderno di don Cordero.  Per concludere: una miniera di notizie poco organiche, ma utili per comprendere la storia di un paese del 700.  Mancano notizie precise sul come viveva la gente: orari di lavoro dettati dai cicli stagionali in campagna, attrezzi di lavoro, età media, malattie, credenze.  &lt;br /&gt;Si ricava limmagine  di una realtà statica, immobile, di un rapporto molto diretto e quotidiano con la religione; una civiltà contadina che si è riprodotta sino al secolo scorso senza profondi mutamenti.  Scarsi i collegamenti con la grande storia (quella dei re, dei popoli e dei potenti).&lt;br /&gt;Delle guerre si parla quando gli eserciti devastano le campagne ed i paesi.  Grande interesse soprattutto per il tempo, per il rischio di siccità o di devastazioni , per lincombere di epidemie e carestie.&lt;br /&gt;Insomma una lettura utile non solo per curiosità, ma per dare un piccolo spaccato della nostra storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Ho cercato un riscontro alle affermazioni di don Cordero e ho scoperto che il terribile inverno 1740 ( quello dei quattro piedi e più di neve e il gelo successivo) fece in Francia 200.000 vittime, meno rispetto alle 600.000 del più terribile inverno 1708/09.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Sergio Dalmasso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
      <pubDate>Fri, 3 Feb 2012 23:00:00 CET</pubDate>
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      <title>Di cascine, di Monti e...</title>
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      <description>Sempre durante l&#039;esperienza dei Viandanti, nel 1997 scrivevo qualche mia considerazione attorno ad alcuni temi a me molto cari (l&#039;architettura rurale, in cui mi ero già sbizzarrito nella tesi di laurea 3 anni prima, l&#039;ambiente, il concetto di bellezza - non solo in architettura ma esteso all&#039;etica dell&#039;esistere!).&lt;br /&gt;Il tutto mutuato da citazioni di Fenoglio, Cervellati, Krier...&lt;br /&gt; &lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/uploads/smil450f96595a4c2.gif&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;  Zerothehero&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DI CASCINE, DI MONTI E ... DI QUALCHE NEFANDEZZA&lt;br /&gt;SOGNANDO INTORNO AL PARCO!&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;... DI CASCINE! &lt;br /&gt;ovvero: per il recupero dei segni della memoria!&lt;br /&gt;La casa era malandata: il tetto era tutto da ripassare, il muro verso [il torrente] gonfio come la pancia duno che ha il mal dacqua; e dalle impannate ci sarebbe passato un lupo altro che il vento. Ma mi sarei dato da fare anche come muratore e come falegname...&lt;br /&gt;Ci andava male: lo diceva la misura del mangiare e il risparmio che facevamo della legna, tanto che tutte le volte che vedevo nostra madre tirar fuori dei soldi e contarli sulla mano per spenderli, io tremavo, tremavo veramente, come se maspettassi di veder cascare la volta dopo che le è stata tolta una pietra.&lt;br /&gt;BEPPE FENOGLIO&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Mi piace iniziare così, volendo trattare delle nostre cascine, esattamente come Fenoglio racconta della miseria antica delle valli delle Langhe attraverso le vicende del protagonista del racconto La Malora....&lt;br /&gt;Mi piace anzitutto perché con quelle poche, scarne parole si mette definitivamente al bando chiunque sostenga patetiche nostalgie che troppo spesso, falsificandolo e mitizzandolo, hanno accompagnato e nutrito linteresse per il mondo rurale e per i suoi aspetti edili. Il secondo motivo - e forse è quello più vero- è rappresentato da quel paragone finale, in cui lincerto e, forse, lirreparabile, sono terribilmente rappresentati da una volta che crolla se le si toglie una pietra.&lt;br /&gt;Si potrebbero infatti dire le stesse cose per molte cascine doggi, anzi, trattandosi del territorio di Marcarolo, solo per quelle (poche) che ancora restano in piedi, resistendo allinclemenza del tempo e, ancor più, sfidando lindifferenza delluomo! Il paesaggio, in fondo, è lo stesso: tante pietre che il tempo e la desolazione riescono a togliere, e altrettante volte che crollano!&lt;br /&gt;Il problema, però, è ancora un altro: nessuno è ormai più contadino e, insieme, muratore e falegname!!!&lt;br /&gt;Questo è il vero problema, la vera sfida: come tornare almeno a sentire (se lessere è ormai, nel migliore dei casi, relegato al ricordo di una civiltà passata) come il contadino, che sa fare quanto è necessario per rimettere a posto la sua casa? La casa, con i suoi muri, le sue volte, gli orditi di legno di castagno appena sbozzati ... è stato da sempre il bene più sicuro per il contadino: non solo riparo ma anche ragione di vita e di identità. Quelle parole esprimono un attaccamento alle pietre delle cascine che vuol dire radicamento nella terra, segno di appartenenza e di continuità, legame tra passato e futuro, tra padri e figli. È un sentimento durato per secoli, che nel tempo si è infranto e che oggi, a grande fatica, si vorrebbe recuperare. Le case e le cascine dei nostri monti e delle nostre valli sono cresciute così, nel tempo, con aggiunte e ripristini seguiti ai ricorrenti abbandoni, ai crolli e agli assalti delle cicliche ondate di miseria. Ed è in questo fiume infinito di minuti interventi che dobbiamo saperci (saperci?) di nuovo inserire. &lt;br /&gt;In questottica si colloca, almeno nellintenzione di chi scrive, questo piccolo contributo che, innanzi tutto, vorrebbe essere un vero e proprio appello! Un appello per promuovere iniziative attive o, almeno, sollecitare il contributo di quanti (come tecnici, come storici, come operatori naturalistici o semplicemente come appassionati della terra in cui si è nati e in cui si vive), si sentano forse più di altri responsabili della salvaguardia e del futuro di un prezioso patrimonio edilizio, di cui si può ancora rivendicare, malgrado tutto, lappartenenza. &lt;br /&gt;Pur con la consapevolezza del ruolo di area di confine storicamente assolto dal territorio del Parco delle Capanne, emarginato e pressoché dimenticato dalla letteratura (non solo urbanistica e architettonica!), le case abbandonate, le cascine, gli alberghi, le neviere, i vecchi mulini... costituiscono elementi fondamentali della sua identità e della sua ricchezza ... Ed è proprio partendo dalla forte connotazione di territorio visto come terreno di frontiera che il territorio del Parco risulta particolarmente stimolante come ambito di ricerca, soprattutto riguardo agli aspetti della cultura materiale. &lt;br /&gt;Riprendere coscienza di questo inestimabile patrimonio (antropico e naturalistico), significherebbe ridare voce a quei segni ormai silenti ma ancora vivi che occorre saper riutilizzare e non disperdere.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;... DI MONTI!&lt;br /&gt;i motivi di un ragionevoleottimismo&lt;br /&gt;Tempi bui per i nostri monti?&lt;br /&gt;È certo impossibile negare la profonda crisi che colpisce da lungo tempo le nostre aree appenniniche e montane. È una crisi progressiva, che supera le crisi cosiddette epocali: è più grande della crisi dellagricoltura, perché si manifesta assai prima con un abbandono degli abitanti che ha le sembianze dellesodo; nello stesso tempo non partecipa alla crisi dellindustria, poiché lindustria non ha mai avuto la possibilità di manifestarvisi compiutamente. (Pier Luigi Cervellati)&lt;br /&gt;Intanto, mentre rispetto al passato è cambiato il concetto di natura, non altrettanto può dirsi del significato che attribuiamo alla pianificazione e alla conservazione (e non solo dei beni culturali), cioè gli strumenti che, se..., avrebbero potuto...!!!&lt;br /&gt;È mutato il concetto di ambiente quale conseguenza del profondo, irreversibile mutamento di ciò che intendiamo per natura. È mutato il concetto di natura in termini scientifici. Pensiamo infatti al concetto del rapporto uomo/natura, stabilito in modo inequivocabile dalla seconda legge della termodinamica, secondo cui ... a materia e lenergia possono essere trasformate in una sola direzione, cioè da uno stato utilizzabile ad uno stato inutilizzabile, oppure da uno stato disponibile ad uno indisponibile, ossia da uno stato di ordine ad uno di disordine. In breve, tutte le volte che sulla Terra e nellUniverso viene creata unapparenza di ordine, questo avviene a spese di un disordine ancora maggiore prodotto nellambiente circostante. È la legge dellentropia, secondo cui la quantità di energia totale dellUniverso è costante e lentropia totale è in continuo aumento.&lt;br /&gt;Allaumento dellentropia corrisponde una diminuzione dellenergia trasformabile. E qui veniamo al dunque: lenergia non disponibile è ciò che generalmente è chiamato INQUINAMENTO ... (Pier Luigi Cervellati)&lt;br /&gt;Lentropia! Voi direte: cosa centra lentropia con i monti di Marcarolo?&lt;br /&gt;Centra, centra molto!&lt;br /&gt;Lentropia sta cambiando il nostro concetto di ambiente e di natura. Lo sviluppo è causa di inquinamento (o di disordine) o, se preferite, di energia non convertibile (lentropia è anche una misura della quantità di energia che non è più possibile trasformare in lavoro ...).&lt;br /&gt;Come parlare allora di sviluppo, e quindi di aumento di entropia (leggi inquinamento) delle montagne e dei boschi di Marcarolo collegando il termine sviluppo con il territorio, e tanto più dare ad intendere che lo sviluppo può essere coniugato alla salvaguardia dellambiente?&lt;br /&gt;Tempi bui, per i nostri monti!&lt;br /&gt;Oscure restano anche le prospettive per lambiente in generale e per i beni culturali in particolare.&lt;br /&gt;Eppure, sembrerò paradossale, nonostante le crisi, gli abbandoni, le parziali devastazioni, quanto è ancora ricco il nostro territorio! Sì, dico proprio il nostro pezzo di terra, quellanfratto di terra magnesiaca che sinsinua tra i genovesi  e tra i padani, e non potrà mai dirsi ligure, piemontese o tantomeno padana!&lt;br /&gt;Tuttavia, nellattesa messianica di riuscire ad innescare una ragionevole programmazione dellassetto territoriale (sembra fantascienza!) e, soprattutto, nella speranza che in tempi ravvicinati si possa constatare che lessere stati depressi nella terra di confine e messi in disparte per anni, lessere cioè riusciti a scampare alle insidie fatali dello sviluppo sia, alla fine, gratificante e appagante, anche il nostro pezzo di terra -così come gran parte del territorio montano e appenninico italiano- è di fatto il luogo dallavvenire sicuro! Il luogo, forse il solo, in cui si possa manifestare il FUTURO!!!&lt;br /&gt;Il ragionevole ottimismo per il futuro delle aree montane come quella di Marcarolo non è affatto fantascienza!&lt;br /&gt;Con un piccolo balzo (basta davvero poco!) eleviamoci per un attimo dalle disgrazie quotidiane e viriamo locchio sul mondo in cui viviamo. Già ci è stato detto che viviamo unepoca di transizione fra una società industriale ormai entrata nella sua fase finale e un altro tipo di società che ci appare molto indeterminato e che definiamo molto genericamente post-industriale. Si sa che le condizioni ambientali prodotte dalla società industriale (sia essa appartenente a regimi capitalisti o del famigerato socialismo reale) non sono congrue con le aspettative della comunità. Lo sviluppo, specie se legato al concetto di evoluzione o di progresso o anche alle nuove tecnologie, non potrà più manifestarsi nei luoghi tradizionali, nelle metropoli costruite dalla società industriale, bensì in quelle parti o luoghi in cui lambiente costituisce ancora unattrattiva in grado di qualificare lesistenza umana.&lt;br /&gt;E - veniamo di nuovo al punto - di qui il ragionevole ottimismo!&lt;br /&gt;La novità che ci viene incontro sta proprio nella realtà sociale che stiamo vivendo: una società proiettata ad un consumismo sempre più esasperato, ad unentropia sempre più consistente, ad uno spreco ogni giorno più insensato, è disposta ad accettare un diverso rapporto ecologico con lambiente, specie con quello naturale. Il fabbisogno di natura aumenta con laumentare del tempo libero, con lesigenza di evadere dagli avvelenamenti quotidiani delle realtà urbane, con lurgenza di qualificare le proprie condizioni di vita, con laspirazione ad impossessarsi della cultura, ma finisce poi per utilizzare e consumare questo stesso ambiente come un qualsiasi altro prodotto (le Disneyland impazzano!!!).&lt;br /&gt;Siamo, insomma, ad un bivio: o continuiamo a distruggere lambiente aumentando lentropia o riusciamo a consumarlo in modo più razionale, cercando di ottemperare ad esigenze finalmente nuove.&lt;br /&gt;Dalla realtà fisica di questo lembo di terra, dallessere stato sì abbandonato da decenni ma anche dallaver, proprio in forza di questo fatto, mantenuto una incredibile incontaminazione, risulta il suo prezioso carattere.&lt;br /&gt;Negli ultimi ventanni il territorio urbanizzato è più che raddoppiato e lurbanizzazione, come è facilmente verificabile, non ha interessato Marcarolo. Lurbanizzazione è infatti avvenuta in gran parte lungo i grandi assi viari di attraversamento, che hanno ovviamente evitato le asperità dei monti (vedi le valli Stura e Scrivia,), nella sottostante pianura e lungo la vicina costa rivierasca ligure. Pianura e Riviera, già da tempo senza luminose prospettive, tra non molto avranno dimostrato la scelta ormai compiuta, avendo optato per la distruzione dellambiente e delle testimonianze antropiche: il grado di aumento dellentropia in questi luoghi è già facilmente misurabile!&lt;br /&gt;Lottimismo verso le aree delle nostre montagne abbandonate non nasce, però, solo dallipotetica catastrofe del territorio circostante, ma dalla ricchezza di cui si diceva allinizio: lincontaminazione del patrimonio naturalistico.&lt;br /&gt;Sta a noi, ancora una volta e da buoni indigeni, saperlo difendere e trasmetterlo alle generazioni future.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ENZO CAPELLO&lt;br /&gt;... E DI QUALCHE NEFANDEZZA! I MOSTRI&lt;br /&gt;appello per il boicottaggio della bruttezza&lt;br /&gt;Il nostro mondo è disseminato di scuole, università e centri di formazione professionale dogni tipo come mai lo è stato, la nostra scienza sulla natura delle cose è cresciuta in modo che appare gigantesco, ma nella stessa proporzione sè affievolita la scienza per quel che riguarda la bellezza. Essa non può metter radici in questo mondo dei rapidi consumi in cui la calma, che costituisce il suo humus, viene soffocata nellebbrezza della superficialità. Ma la bellezza è lunico scopo capace di dare le ali alla mia inclinazione per tale professione. Vorrei risparmiarmi la scipitaggine delle cose puramente concrete che mi sono imposte, il sapore amaro dogni miraggio di profitto senza alcuno sfondo né di etica né di sensatezza.&lt;br /&gt;Il velo della bruttezza che avvolge come una potente ragnatela questo mondo, mozzerà il fiato ai nostri figli. A rimorchio delle incalcolabili catastrofi che questo secolo escogitò con perfetta consapevolezza mentre seguita a tesserne di ancora più abissali, il mio appello per il boicottaggio ha il suono di un singhiozzo soffocato. &lt;br /&gt;BOB KRIER&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
      <pubDate>Wed, 1 Feb 2012 23:00:00 CET</pubDate>
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