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    <title>..:: LaFiocaVenMola ::..</title>
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    <description>Le notizie di LaFiocaVenMola</description>
    <lastBuildDate>Sat, 25 May 2013 14:40:14 CEST</lastBuildDate>
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      <title>Passo della Gardetta: ciastre e fatica</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=6680</link>
      <description>Questa è una gita per i nostalgici della neve. Qui se ne trova finché si vuole; il problema consiste nel fatto che oltre ad essere abbondante, non è portante, per cui in salita si sprofonda nella farina umida in maniera progressiva. Più si sale e più la neve crea un manto di notevole spessore.  In discesa pur partendo presto, è molle.&lt;br /&gt;Stamane sono partito molto presto convinto che fosse trasformata, ma non avevo considerato che quando in pianura piove o diluvia sul pianoro della Gardetta nevica. Si può arrivare in macchina fino a Viviere, (volendo anche più in alto come gli sci alpinisti che ho incontrato). Si prende il sentiero ben segnalato tra i boschi e si arriva nuovamente sulla rotabile, dove la neve incomincia a essere presente. Calzo subito le ciastre e sin dallinizio sprofondo. Si arriva rapidamente a Prato Ciorliero, dove si apre il pianoro della Gardetta contornato da montagne e innevato generosamente. Non vi è nessuna traccia, tutto è coperto dalle nevicate di questi ultimi giorni e quindi inizio a segnare un percorso, cercando, invano, tragitti in cui non si affonda. La salita è molto faticosa e nei tratti più diritti sprofondo pesantemente. Arrivo al fortino e giro a destra, mentre in basso vedo scialpinisti che si dirigono a sinistra verso il Bric Cassin, che in partenza era una mia meta ideale. Più salgo e più fatico, ma comunque arrivo al colle e non mi fermo nemmeno, preoccupato dalla discesa. La discesa è ovviamente meno impegnativa e seguo le mie tracce perché quella degli sci alpinisti (che scendono come razzi!), pur essendo numerosi, sono sicuramente più leggeri e navigano meglio per cui la loro pista è leggera ed io sprofondo ancora di più.&lt;br /&gt;Arrivo comunque alle casermette di prato Ciorliero dopo una gita laboriosa, che mi ha fatto guarire dalla nostalgia della neve   Non è detto, forse dovevo aspettare qualche giorno che si compattasse. Il posto è sempre meraviglioso e in basso il bosco sta rinascendo.  Un grazie a Bruno Rosano, grande esperto della  Val Maira, che mi ha dato le dritte sulla strada. Lui però al Cassin ci va con gli sci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gite effettuata il 23 05 2013 &lt;br /&gt;quota di partenza (m): Viviere 1700 ( Val Maira, Cuneo)&lt;br /&gt;quota massima (m):  2437&lt;br /&gt;dislivello complessivo (m): 700&lt;br /&gt;tipo itinerario: pendii ampi, 9 km&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/xcgal/thumbnails.php?album=7481&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/images/foto.gif&quot;/&gt;Album foto&lt;/a&gt;</description>
      <pubDate>Wed, 22 May 2013 22:00:00 CEST</pubDate>
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      <title>Monte Gardiulot 22 Maggio 2013</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=6681</link>
      <description>Giornata di vacanza e con tante idee risalgo la valle Varaita...in pianura tante nuvole ,ma qui mi aspetta un bel cielo blù. Non mi resta che decidere, vado in alto sulla neve o rimango in basso su erba. Vada per la seconda e arrivato a Rore parcheggio l&#039;auto davanti alla parrocchiale e risalgo il vallone di Rore con destinazione monte Ricordone. Avrei potuto salire ancora in auto ma ....non è che ho tante cose da fare questa mattina e camminare fa un gran bene. Oltrepasso alcune borgate e su una bella sterrata arrivo sotto la cima del Ricordone e in breve sull&#039;arrotondata cima....gran panorama sulla valle Varaita e un mare di nubi verso la pianura,nubi che arrivano a lambire quasi il colle di Gilba. Dal Ricordone seguo la dorsale e oltrepassato il passo di Malaura  con alcuni sali scendi arrivo sulla rocca Balma Fourn e da questa al colle del Prete. E&#039; ancora presto ,così continuo sulla dorsale e arrivo fino sulla cima del monte Gardiulot...dove inizia la neve....avrei potuto arrivare sulla Garitta ma per oggi va bene così. Mangio un boccone e poi su prati mi porto sulla strada che porta a Becetto e dopo un breve tratto trovo il sentiero che scende alla borgata Rostagno. Non mi resta che tornare a Rore ,passeggiando tra bei boschi in completa solitudine....soltanto caprioli sul percorso.&lt;br /&gt;Data : 22 Maggio 2013&lt;br /&gt;Quota max : 1852 mt&lt;br /&gt;Partenza da . Rore Sampeyre&lt;br /&gt;Quota partenza : 906 mt&lt;br /&gt;Dislivello : 1150 mt&lt;br /&gt;Zona : Valle Varaita&lt;br /&gt;Difficoltà : E&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/xcgal/thumbnails.php?album=7480&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/images/foto.gif&quot;/&gt;Album foto&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/gps/index.php?trace_id=1671&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/images/gps.gif&quot;/&gt;Tracciato gps&lt;/a&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 21 May 2013 22:00:00 CEST</pubDate>
      <guid>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=6681</guid>
    </item>
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      <title>Capel d&amp;#039;Envie  mt.2618  22-05-2013</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=6679</link>
      <description>In compagnia di una nutrita schiera di Evergreen oggi si parte alla volta del Capel d&#039;Envie.&lt;br /&gt;Ingannati dalle recentissime relazioni che descrivevano la gita con neve ok fin dalle  auto, partiamo sci in spalle su prati verdissimi ma fiduciosi di trovare la neve al più presto....purtroppo oggi i primi 400 metri di dislivello andavano bene soltanto per raccogliere la cicoria....&lt;br /&gt;Finalmente da quota 1900 possiamo calzare gli sci lungo le piste non battute con un manto parecchio ravanato fino all&#039;arrivo degli impianti, di li in poi invece bella neve fino in Cima.&lt;br /&gt;Per la discesa decidiamo di scendere dal Vallone dei 13 laghi, la prima parte ci concede una sciata su neve fantastica cotta al punto giusto, poi un pò di ravanamenti nel bosco e infine rientro sci in spalle lungo il bel sentiero che scende dal Colle Giulian.&lt;br /&gt;Giunti a Ghigo ci possiamo finalmente concedere un buon pranzo innaffiato dalle bottiglie che improvvisamente spuntano dai cofani delle auto.&lt;br /&gt;Come al solito ottima e gioviale la compagnia degli Evergreen e di Giorgio oggi debuttante in questa allegra combriccola. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Data:           22-05-2013&lt;br /&gt;Quota max:      2618&lt;br /&gt;Partenza da:    Ghigo di Prali&lt;br /&gt;Quota partenza: 1500&lt;br /&gt;Dislivello:     1118&lt;br /&gt;Zona:           Val Chisone&lt;br /&gt;Difficoltà:     MS&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/xcgal/thumbnails.php?album=7479&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/images/foto.gif&quot;/&gt;Album Foto&lt;/a&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 21 May 2013 22:00:00 CEST</pubDate>
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      <title>Sulle tracce della Compagnia dell&amp;#039;Anello... - 22 maggio</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=6678</link>
      <description>Per una volta, invece di farmi seguire dalla combriccola della Compagnia dellAnello (Cadri, Osvaldo, Alberto, ecc.) prendo io spunto dalla loro gita di pochi giorni orsono e visto che a quote elevate cè ancora un po di fiocae non ne voglio più sapere almeno fino a questautunnovado per i munta e cala delle punte Chiavardine e la testa di Peitagù.&lt;br /&gt;Per il percorso ho seguito pari pari la relazione di Cadri, partendo dalla chiesetta di Madonna del Pino, nei pressi di Demonte, solo che dopo aver salito le varie cime delle punte Chiavardine e la testa di Peitagù avevo ancora tempo (e voglia) per cui ho continuato sulla larghissima dorsale fino alla cima Ovest del Corso del Cavallo, trovando, oltre che a un po di neve sul cupolone sommitale, anche lamico Domenico (Mini) con il quale tutti gli anni condivido almeno una gita sociale del Cai. Mi ha fatto proprio piacere rivederlo anche perché lui è un grande esperto della montagna così ne ho approfittato per farmi dare qualche imbeccata sui luoghi in cui vorrei andareeeh, oh ! E così.&lt;br /&gt;Breve sosta e condividiamo per un pezzo la discesa fino al Pra d Giacu da dove lui scende ad Aisone e io mi butto sulla sterrata che attraversa tutto il bellissimo bosco del Kant fino a Madonna del Pino. Ma è lunga, ne !&lt;br /&gt;Qualcuno sa dirmi da dove arriva il nome Kant? a me sa di fantasy, oppure una similitudine con la foresta di Nottinghamsolo che là cera Robin Hood, qui è passata la Compagnia dellAnelloPerò ho anche visto dei cerbiatti, una vipera e un paio di aquile. Bella gita che consiglio a tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Data : 22/05/2013&lt;br /&gt;Zona : Valle Stura di Demonte&lt;br /&gt;Partenza : Madonna del Pino  (Fedio)&lt;br /&gt;Quota partenza : m. 1020&lt;br /&gt;Quota max : Monte Corso del Cavallo (cima Ovest), m. 2170&lt;br /&gt;Dislivello accumulato : m. 1400&lt;br /&gt;Sviluppo : circa 22 km&lt;br /&gt;Difficoltà : E&lt;br /&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 21 May 2013 22:00:00 CEST</pubDate>
      <guid>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=6678</guid>
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      <title>Appunti dalla Costiera dell&amp;#039; Uja</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=6676</link>
      <description>Libertà e menischi&lt;br /&gt;Ci sfiora a volte la sensazione di non essere completamente liberi: sarà anche per questo che si sale sulle montagne senza un valido motivo. Sia come sia, Toni ed io ci siamo presi questo mercoledì di ferie di metà maggio, per venire fin quassù, sulla Costiera dell&#039; Uja, pulpito naturale straordinario al fondo della Valle del&#039; Orco, o di Cresolo Reale che dir si voglia. Si trova proprio al centro della corona di montagne che chiude la testata della valle e che fa da confine tra i Parchi nazionali del Gran Paradiso e della Vanoise. Abbiamo fatto bene a dar retta al meteo France: diceva beau temp, mentre Mercalli stava su un più sabaudo e prudente  &quot;variabile con possibile nuvolosità pomeridiana&quot;. Adesso le abbiamo tutte qui di fronte, in fila, a perdita d&#039;occhio, le cime del versante piemontese del Gran Paradiso: da destra il Courmaon, La Cima Fouraz, la Punta Violetta, La Becca di Monciair, il Ciarforon, il Granpa, il Teu Blanc, La Basei (Toni dice di esserci salito 25 volte ma io non ci credo, vuole solo darsi delle arie!), la Galisia, il Carro...non finiscono più, come i rotoloni Regina. A mettere insieme quelle salite da me e da lui nel corso di due vite, ne rimangono poche, qui intorno, ancora da esplorare. D&#039; altra parte Toni ha iniziato quando aveva i capelli fluenti alla moda dei tempi andati e tutti e due ignoravamo i piaceri di calli ed emorroidi ed eravamo dotati, senza saperlo, di menischi ammortizzati, oggetti  che rimpiangi quando non li hai più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Achab&lt;br /&gt;Ora siamo abbastanza vecchi per aver imparato che la vita non è qui, non tutta almeno, perché, come disse stupito e fradicio nella tempesta il capitano Achab  di Melville rivolto a Starbuck, più o meno  a pagina 700 di quel misterioso libro, quasi alla fine della sua accanita e insana ricerca cinquantennale della Balena bianca: &quot;...guardar dentro a un occhio umano è meglio che fissare il mare o il cielo,  meglio che contemplare Dio.&quot;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ossimori&lt;br /&gt;Ma la riflessione di Achab non impedisce a me e Toni di  apprezzare nella giusta misura questa giornata di sole splendente e di brezza primaverile che asciuga la maglietta fradicia, seduti sulle roccette asciutte, quasi comode e quasi tiepide dell&#039; intaglio a 2710 m. della Costiera, specie di trono povero, però antico di forse centomila anni. Da qui, tra un po&#039;, dopo aver mangiato e bevuto qualcosa, scenderemo sull&#039;altro versante, nel bacino di Nel, dove il vallone risale poco ripido fino all&#039;omonimo ed esangue ghiacciaio, ai piedi della Levanna occidentale e dell&#039; Aiguille Percée (spalla insignificante della Levanna, ma a cui qualche cartografo ha deciso di dare un nome e lì io ci sono stato qualche lustro fa, e Toni no!). Sentiamo quell&#039; euforia leggera delle giornate di montagna perfette, in cui tutto va come deve, ma rimaniamo sempre all&#039;erta, come si conviene sull&#039; alpe. Forse  a causa dell&#039;aria sottile o dell&#039; iperventilazione, siamo in una specie di ...calma esaltazione, di narcosi vigile...(saranno questi  degli ossimori? Bastasse ciò a fare uno scrittore!)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fuori registro&lt;br /&gt;Per essere al colle alle dieci del mattino in modo da poter scendere su una neve non del tutto sfatta,in questa stagione  bisogna partire presto da casa: diciamo che alle cinque bisogna aver avviato il motore dell&#039;auto. A maggio alle cinque fa quasi chiaro e in un giorno feriale la tangenziale è già percorsa da auto, furgoni e tir, e alla guida c&#039;è gente che lavora naturalmente  (e questi sono i fortunati ormai), come pure il benzinaio, anche lui baciato dalla fortuna, che avrebbe di gran lunga preferito continuare a starsene a letto invece di farmi il pieno...la  tangenziale si impegna a fondo nel buttarti addosso immeritati sensi di colpa, anche quando stai usufruendo di un unico, regolare, giorno di ferie. Arriva, ogni volta, quella sensazione oscillante tra il senso di colpa, l&#039; euforia per la piccola libertà e il sentirsi fuori registro rispetto alla linea della normalità sulla quale si accalca il genere umano. &lt;br /&gt;E&#039; capitato così tutte volte che con gli sci infilati di sbieco dentro l&#039;auto (da anni li fanno corti, così ci stanno anche dentro ad un&#039; utilitaria), le pelli adesive già incollate alle solette (messe la sera prima per non prendere freddo alle mani al mattino) con cieli stellati o lividi, i fari dell&#039; auto hanno illuminato l&#039;asfalto bagnato di rugiada oleosa della tangenziale.   E&#039; l&#039;unico caso in cui metto la musica ad alto volume, scappando in fretta da quella terra di mezzo che è la tangenziale, verso la più umana e ancora deserta strada provinciale, che poi diventa strada stretta e tortuosa di montagna, fino a qualche piazzale sterrato e fangoso da cui parte, a volte, un sentiero, o una traccia, o spesso solo la proiezione di  un&#039; idea, verso un punto più in alto, da qualche parte, nominato sulla carta topografica, dapprima immaginato e poi destinato a diventare paesaggio reale,  però impossibile da contenere in un unico sguardo, perché l&#039;angolo del campo visivo non è di 360° (il mio poi, neppure 130, credo). Luogo di transito tra il salire e il scendere e un istante dopo, ricordo: la fotografia, per quanto ad alta definizione, non sarà mai del tutto fedele,  avrà sempre qualcosa in più e qualcosa in meno di come l&#039;hai percepita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto è relativo&lt;br /&gt;Il contesto spesso modifica la scala di valori che credevamo fissi. Ad esempio a proposito dei sapori di cibi e bevande: dipende non solo dai gusti personali, ma dal tuo livello di sete e di appetito. Lo capisci inequivocabilmente quando, come adesso, ti gusti un&#039; arancia con la necessità di rimettere in circolo un po&#039; di liquidi e di zuccheri e sali...tutti  gli effluvi ed i sapori zuccherini della Sicilia ( o saranno della Spagna? comunque mediterranei...e se venissero invece dal Sudafrica?) effondono sulle papille  del palato e colano ristoratori nella gola e pensi che le arance non si dovrebbero davvero, mai, schiacciare con le ruspe, perché in giro per il mondo c&#039;è un sacco di gente che le apprezzerebbe come te adesso e persino, difficile da credersi, di più. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Direzioni e carte&lt;br /&gt;Per avere i riferimenti giusti ci vuole la &quot;cartina&quot; (così chiamata comunemente, intendendosi la carta topografica, non quella al tornasole o quella con cui ci si arrotola la cicca). La cartina è la fedele compagna di chi va per montagne: noi ci vediamo cose che gli umani confondono con macchie colorate, linee astratte e tavole di Roschart. A volte le guardiamo prima, a casa, per decine e decine di minuti e oltre, e se qualcuno guarda noi che guardiamo la cartina, nasce in lui il sospetto d&#039;aver a che fare con un alieno. La cartina consente di scegliere la direzione: non solo i classici  Nord, Ovest, Sud ed Est, ma pure i quadranti intermedi, come il bellissimo sud-sud-est, ad esempio, ed altri angoli infiniti che non sono definiti da un nome, ma solo da un numero espresso in gradi, come per i naviganti. In realtà noi montanari, a differenza dei cugini navigatori, abbiamo i rilievi come riferimento evidente e quindi procediamo quasi sempre ad occhio, valutando il percorso che  sembra più sicuro, redditizio e logico e usiamo la carta per leggere i nomi delle cime e dei colli: come direzione interiore teniamo immancabilmente quella ostinata e contraria. La moderna tecnologia comunque e soprattutto la presbiopia, rendono quasi inutili le cartine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spazio e tempo&lt;br /&gt;Ci piace troppo l&#039; isolamento temporaneo in un altrove dai confini indefiniti in cui transitiamo per poche ore, conquistato con determinazione ma con relativa facilità, nonostante la sfilza di anni che in salita ci pesa un po&#039; sulle code degli sci. Il tempo in salita ci scorre addosso  lento, quello in discesa (con gli sci) più veloce: dev&#039; essere solo una sensazione, rientrante nella questione della relatività legata al contesto di cui s&#039;è detto sopra. Einstein sarebbe d&#039;accordo e da par suo ha dimostrato che in qualche caso non è un&#039; illusione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ridefinire la meta&lt;br /&gt;L idea originaria era di scendere sul versante W della Costiera, dove prima del cambiamento climatico degli ultimi settantanni si estendeva il ghiacciaio di Nel, nel bacino delle Levanne, ora nevaio fino a giugno e poi pietraia per tre mesi. Da lì si può scendere a Chiapili di sopra, appena prima del parcheggio da cui siamo partiti. E infatti tolte le pelli dagli sci inanelliamo le prime curve sulla neve del canale, fin troppo cotta da tre ore di sole. Ma a metà pendio lo sguardo mai sazio dello scialpinista non può distogliersi dal vallone che sale, con pendii intonsi, regolari e vellutati, lenzuola di Titano, fin sotto le pareti Nord delle Levanne. Così rimettiamo le pelli e saliamo in quella direzione, fiancheggiando le rocce rossastre della Costiera, diretti alla bastionata delle Levanne, verticale ed inaccessibile da questo lato, nei pressi della quale ci fermeremo. In un ora, per pendii e ondulazioni regolari arriviamo al punto più alto raggiungibile con gli sci, a tremila metri circa, rimanendo a distanza di sicurezza dalla parete, che ogni tanto ci parla, scaricando piccole colate di neve recente e qualche pietra. In questo posto non ci viene molta gente, dopo le esplorazioni alpinistiche di fine ottocento-primi del novecento: non i camosci che stanno dove trovano un po derba; non gli alpinisti, attratti da rocce più solide e neppure gli scialpinisti, perché non cè una cima da conquistare. Per la verità sappiamo di un canavesano che da solo, dinverno, lascia spesso la sua traccia solitaria a serpentina nella neve polverosa di questo versante. Durante la sosta estraggo il mio nuovo giocattolo, la videocamera da montare sul casco, per documentare  luoghi e momenti: il filmato non sarà gran che, ci vorrebbe un cavalletto e un regista, ma il cavalletto pesa e di registi qui non ce n è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mari e monti&lt;br /&gt;Noi liguri abbiamo una radice nel Mediterraneo e l&#039;altra nelle Alpi. Siamo arrivati dagli altipiani dell&#039;Anatolia pare, e abbiamo conosciuto le valli alpine molto prima della pianura e solo in età più recente il mare e i pesci. Le cime che preferiamo sono quelle da cui si vede il mare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si torna&lt;br /&gt;Anziché continuare la discesa nel vallone di Nel, ormai troppo scaldato dal sole, decidiamo di rimettere le pelli per la terza volta in modo da tornare sul versante di salita, esposto a N, dove la neve si sarà conservata più compatta: ed infatti è così. Sarà una discesa memorabile fino al torrente, a 1700 metri di quota.  Per voler sfruttare le ultime lingue di neve in basso, ci fumiamo il ponte che un chilometro più a monte immetteva sulla strada. Non ci restano che due possibilità: guadare il torrente in un punto favorevole o proseguire lungo la riva per saliscendi pietrosi fino al ponticello successivo. Toni prosegue, io scelgo il guado: la mia  radice marina che ha più confidenza con l&#039;acqua mi da sicurezza. L&#039; acqua arriva con forza ad una spanna sopra il ginocchio, alla tasca dei calzoni, ma la patente per fortuna è impermeabile.&lt;br /&gt;Toni impiega più tempo e fatica, ma il suo raffreddore e la tosse se ne sono andati, lasciando il posto ad un più sano mal di gambe. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine&lt;br /&gt;Infine c&#039;è sempre una birra ambrata che pare meglio del solito. Oggi, davanti al bar del rifugio Alpinisti Chivassesi  di Chiapili, accoglienti come sirene, anche due sdraio.&lt;br /&gt;__________________&lt;br /&gt;Altre note e racconti su FB (in &quot;Note&quot;) e sul volume:&lt;br /&gt;Giampiero Assandri. Saldi di fine secolo. L&#039;Autore Libri Firenze, 2011. Acquistabile dalle librerie on line o dall&#039;autore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/video/index.php?video_id=356&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/images/video.gif&quot;/&gt;Video&lt;/a&gt;costiera dell&#039; Uja e oltre</description>
      <pubDate>Sun, 19 May 2013 22:00:00 CEST</pubDate>
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      <title>Karl</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=6675</link>
      <description>Non era per caso ma per vocazione che Karl si trovava lì, su un terrazzino di roccia incrostata di ghiaccio a 600 metri da terra, con il vento teso e gelido che solo la notte della Patagonia può generare da un giorno terso.&lt;br /&gt;Karl aveva la certezza di non aver tradito il suo destino, comunque andasse a finire. Quella certezza gli era nata dentro un giorno di dieci anni prima, in un&#039;officina meccanica, sdraiato sotto unauto gocciolante olio e col semiasse spezzato. Quando era uscito da là sotto, aveva tolto la tuta bisunta, si era pulito le mani con la pasta sgrassante e si era presentato al principale per ricevere la paga mensile: lultima. Il capo era un ometto sulla sessantina, magro, petto e guance incavate, un mozzicone di sigaretta incollato da anni alle labbra. Si nutriva di nicotina, odore di oli esausti e gas di scarico. Aveva capito subito l&#039;intelligenza di quell&#039;apprendista e dopo due anni non aveva più nulla da insegnargli sui motori delle auto. Karl era di gran lunga il miglior aiuto-meccanico cha avesse avuto in trent&#039;anni. Quando lui si fosse ritirato, di lì a pochi anni, i clienti non avrebbero avuto di che lamentarsi perchè l&#039;officina sarebbe rimasta in buone mani. La Baviera era di sicuro un buon posto per passare la vecchiaia, anche se all&#039;odore di vacche e merda che tanto piaceva a Brigitte non sarebbe sopravvissuto a lungo. Conosceva anche la passione che tormentava quel ragazzo, la vedeva arrivare puntuale ogni venerdì sera e salire a livelli ancor più alti i sabati pomeriggio che c&#039;era straodinario da fare...ma tollerava di buon grado quell&#039;ansia di finire presto il lavoro e anche qualche rientro il lunedì mattina ben dopo le otto. Stette immobile con una chiave inglese a mezz&#039;aria per 10 secondi buoni, poi si levò la cicca dalle labbra, come faceva solo nei momenti più gravi e gli disse:&lt;br /&gt;-E una buona paga, Karl, pensaci!-&lt;br /&gt;-Si, lo è bossma devo provare a fare altro. &lt;br /&gt;Quello che Karl pensò e non disse fu:&lt;br /&gt;-Buona, ma non abbastanza per comprare il tempo che mi resta. O adesso o mai più.- &lt;br /&gt;Nel dargli quanto gli spettava, il capo disse che se ci avesse ripensato poteva tornare, un posto per lui c&#039;era sempre. Karl ringraziò e rispose che lo avrebbe tenuto presente, ma per cortesia, senza crederci. Con le unghie ancora incrostate di nero prese la busta paga e uscì, deciso a non sdraiarsi mai più sotto ad una maledetta macchina. Lo aspettavano le montagne, non solo nei week end e nelle vacanze, com&#039;era stato fino ad allora, ma tutti i giorni a venire. Il tempo da quel momento cambiò ritmo, cominciò a scivolare via scandito da ascensioni sempre più impegnative, prime ripetizioni, prime salite, prime invernali, prime solitarie. La sveglia suonava spesso nel cuore della notte, ma non era l&#039;odore acre di unofficina che lo aspettava, bensì unaria sottile dove il respiro aveva un suono dimenticato, essenziale ed antico, che partiva dai polmoni e da lì si diffondeva permeando ogni cellula. Dedicò ogni giorno, per molti anni, a spezzare tutte le catene, una ad una, che lo trattenevano legato a qualche luogo preciso, a qualche sentimento o passione che potessero sottrargli quel respiro primordiale. Lì sul terrazzino della parete verticale, dentro al piumino sferzato dal vento gelido della notte patagonica, le corde incrostate dal ghiaccio, il tintinnio dei moschettoni appesi a un chiodo, la musica dei Rolling Stones nelle cuffie che combatteva con il sibilo della tormenta, nessuna catenella lo chiamava in qualche luogo o a qualche viso: era arrivato al limite estremo della libertà, quella che rende possibile ogni azione, il partire come il restare, vivere come morire, senza rimorsi, doveri o responsabilità nei confronti di qualcuno, senza lacrime. Le cose vissute sulla pelle però non sono mai esattamente come uno se le era immaginate e la libertà assoluta non faceva eccezione a quella regola. La libertà assoluta si torceva su stessa, come un serpente imprendibile, ogni salita sembrava un passo sulla sabbia di un pendio, un&#039;illusione ottica o un gioco di specchi che spostava sempre più in là l&#039;isola che cercava. Dovette rallentare, ricreare qualche legame tra lui e il mondo che per contrasto gli restituisse il senso delle proprie azioni. Un po per volta le catene che negli anni aveva spezzato con meticolosa determinazione lasciarono il posto ad altre catenelle, ma questa volta Karl le scelse con più attenzione: un editore importante, uno sponsor, una moglie, una casa a cui tornare dopo le spedizioni: la libertà perdeva qualcosa, ma quella che restava poteva bastare per i giorni a venire.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nota. &lt;br /&gt;Karl Reinhard  è morto in Himalaya nel 1982. E stato un grande alpinista degli anni settanta, scrittore e fotografo di montagna. &lt;br /&gt;Premio ITAS di letteratura di montagna a Trento nel 1983 con il libro  Montagna vissuta: tempo per respirare ,  a cui questo  racconto è liberamente ispirato.&lt;br /&gt;___________________________&lt;br /&gt;Dal volume : &lt;br /&gt;Giampiero ASSANDRI.&quot;Saldi di fine secolo&quot;. L&#039;Autore Libri Firenze. 2011.&lt;br /&gt;Acquistabile dalle librerie on line o direttamente dall&#039;autore (tel.335-8487389).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altri racconti su FB, in &quot;Note&quot;</description>
      <pubDate>Sun, 19 May 2013 22:00:00 CEST</pubDate>
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      <title>Colle del Moncenisio &amp; Giro d&amp;#039;Italia - 19 maggio 2013</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=6677</link>
      <description>Ore 7.30 piove, ore 8.30 sole pieno e parto in mountain bike direttamente da casa (S.Ambrogio), veloce avvicinamento a Susa complice aria a favore, e poi la lunga salita, con tanti ciclisti incontrati. Temperatura fresca fino a Bar Cenisio ma con il sole, poi si è annuvolato ed il clima è diventato rigido. Per fortuna in alto sulla diga uno squarcio di azzurro ha regalato una bellissima giornata. Tanta neve fresca (40 cm in alto) che ha reso l&#039;ambiente magico. Atteso il passaggio del Giro, e poi discesa con un po&#039; di nevischio a tratti, ma sostanzialmente asciutta. Purtroppo ritorno con aria forte contraria, e nemmeno un altro ciclista con cui rientrare a fondovalle (tutti partiti da Susa!!).&lt;br /&gt;Gran bella giornata, resa ancor migliore dai tanti ciclisti con cui ho condiviso spezzoni di salita, e dagli amici incontrati lungo il percorso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Data:           19/05/2013&lt;br /&gt;Quota max:      2100&lt;br /&gt;Partenza da:    S.Ambrogio&lt;br /&gt;Quota partenza: 353&lt;br /&gt;Dislivello:     1747&lt;br /&gt;Zona:           Valle di Susa&lt;br /&gt;Difficoltà:     MC&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/xcgal/thumbnails.php?album=7478&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/images/foto.gif&quot;/&gt;Album Foto&lt;/a&gt;</description>
      <pubDate>Sat, 18 May 2013 22:00:00 CEST</pubDate>
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      <title>Monte S.Bernardo 19 Maggio 2013</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=6674</link>
      <description>Ore 8.00 apro gli occhi senza l&#039;intenzione di fare passeggiate o gite ,ma guardando fuori vedo una giornata splendida e un bel sole dopo tanta pioggia e freddo. Decido di fare 4 passi ,tanto per far girare le gambe, e arrivato a Dronero butto un occhio alla grande croce del S.Bernardo.&lt;br /&gt;Proseguo fino a Roccabruna dove lascio l&#039;auto e passata la borgata di Castello seguo la bella sterrata che sale al colle di Valmala. Dire che si stà bene e dire poco....un bel sole caldo...panorama sulle vicine cime innevate ...un gruppetto di caprioli che mi attraversa la strada...cosa si vuole di più. Presto arrivo sul colle di Valmala e seguita la dorsale alla grande croce .....anche se sono salito quassù un sacco di volte ,oggi la camminata mi è proprio piaciuta...molto rilassante. Non mi resta che tornare a casa per pranzo....ma cavoli ... &lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/uploads/smil450f95666daf2.gif&quot; alt=&quot;&quot; /&gt; e io che volevo appendere le racchette al chiodo ...sulla cima del vicino Roccerè c&#039;è la neve e siamo a meta maggio....sarà meglio aspettare ancora un pochino...buone gite a tutti.&lt;br /&gt;Data : 19 Maggio 2013&lt;br /&gt;Quota max : 1628 mt&lt;br /&gt;Partenza da : Roccabruna&lt;br /&gt;Quota partenza : 996 mt&lt;br /&gt;Dislivello : 632 mt&lt;br /&gt;Zona : Valle Maira&lt;br /&gt;Difficoltà : E&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/xcgal/thumbnails.php?album=7477&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/images/foto.gif&quot;/&gt;Album foto&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/gps/index.php?trace_id=1669&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/images/gps.gif&quot;/&gt;Tracciato gps&lt;/a&gt;</description>
      <pubDate>Sat, 18 May 2013 22:00:00 CEST</pubDate>
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      <title>M. Mangiabo - 19 maggio</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=6673</link>
      <description>E una primavera piovosa, molto. La prendiamo così comè anche perché non possiamo farne a menoAl Sud intanto splende il sole, così mi dirigo anche io il più possibile da quella parte e torno ancora in valle Roya. Accesso stradale : valicando il colle di Tenda si scende fino alla Giandola, circa un chilometro prima del bellissimo borgo di Breil sur Roya, si svolta a destra, indicazioni per Sospel e in 9 chilometri si sale nuovamente al col del Brouis, 880 m. Si scende dalla parte opposta per circa un chilometro fino ad una larga curva verso sinistra e si parcheggia nei pressi del ponticello (pochi posti auto). Qui inizia il sentiero segnalato che con un bel percorso ombreggiato (se ce ne fosse bisogno) sale prima alla bassa di Levens, 1106 m., poi svoltando a destra sullo spartiacque si continua incontrando diversi tornanti che fanno guadagnare quota velocemente. Si contorna linsignificante e boscosa cima Le Beoulet verso destra e si scende brevemente ad una insellatura proprio prima di iniziare la salita verso la vetta del Mangiabo. Questa può essere fatta sia prendendo dritto per dritto (abbastanza faticoso) oppure continuare a seguire il sentiero che con un lungo traverso ascendente contorna la montagna e sale poi sul suo lato Nord.&lt;br /&gt;La vetta è molto panoramica perché non vi sono altre cime più alte tra il Mangiabo e il mare per cui se la giornata è bella si vede distintamente anche la Corsica. Verso Nord spiccano il Bego, il Grand Capelet e verso destra il Marguareis e la costiera che va dal Bertrand al Saccarello e al Toraggio.&lt;br /&gt;Oggi in vetta si sentiva un po il vento e ho preferito scendere sul lato riparato per sostare e fare uno spuntino. Una spolverata di neve in alto, nessun umano sul percorso, nessun quadrupede in vista, dopo mezzogiorno nuvole minacciosema non lho presa neanche stavolta. Oggi sono stato veramente solo con me stesso. Tutto bene, peccato che sia un po distante da casa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Data : 19/05/2013&lt;br /&gt;Zona : Valle Roya/Bevera&lt;br /&gt;Partenza : poco a valle del col del Brouis&lt;br /&gt;Quota partenza : m. 823&lt;br /&gt;Quota vetta : m. 1821&lt;br /&gt;Dislivello : m. 998&lt;br /&gt;Difficoltà : E&lt;br /&gt;</description>
      <pubDate>Sat, 18 May 2013 22:00:00 CEST</pubDate>
      <guid>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=6673</guid>
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      <title>Pian Tendasque - 15 maggio</title>
      <link>http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=6668</link>
      <description>Previsioni pessime e quando sono partito da casa stamattina sembrava che ci avessero azzeccato, invece&lt;br /&gt;Lascio lauto nel parcheggio ai bordi del lac des Mesches, punto di partenza anche per la valle delle Meraviglie, il cielo è molto nuvoloso ma non cade una goccia. Passo nei pressi della ex miniera di Vallaura dove ormai cè un complesso alberghiero con tanto di sala congressi e biblioteca e proseguo sulla destra orografica del torrente che scende dalla valle delle Meraviglie. Non so bene in che punto lasciarlo per salire verso la mia meta ma poco prima delle granges de Vallaure noto un ometto sul bordo della stradina e salgo da quella parte, oltrepassando un pendio pascolivo ed addentrandomi nella pineta dove ora il sentiero diviene evidente anche se non segnalato. Dopo circa mezzora si esce dalla pineta sbucando sul grande e verdissimo pian Tendasco vicino ad una capanna di pastori (gias de Chanvrairee, m.1930). Nella zona sono numerosi i resti di fortificazioni : casematte, bunkers e fortini variun bunker in particolare, il block 65, che si raggiunge con una piccola deviazione, era stato perfettamente mimetizzato tanto che fino a quando non ci si trova vicinissimi non si riesce a distinguerlo da un grande masso, compresi alcuni spuntoni rocciosi che altro non sono che cemento con maglia metallica a darle una forma più che originale.&lt;br /&gt;Il tempo continua a tenere anzi ogni tanto il sole fa capolino scaldandomi un po. Salgo per un pendio poco ripido nei pascoli verso la sella tra la cima di pian Tendasco (a destra) e la Roche Rousse (a sinistra) dove trovo ancora un po di neve abbastanza sfondosa. Intanto i nuvoloni si sono fatti neri e mi dirigo verso la cima di pian Tendasco che altro non è che una spalla della Roche Rousseallarrivo in vetta comincia a nevischiare e il cielo si fa ancora più scuro, rinuncio alla cima principale e torno al gias di quota 1930 sotto una bella nevicata. Naturalmente quando sono al riparo di una tettoia la neve smette di cadere e ritorna il soleva beh, pazienza, oramai sono sceso e ritorno alla macchina, comunque soddisfatto di aver salvato la gita, anche perché qui piove...Di nuovo ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Data : 15/05/2013&lt;br /&gt;Zona : valle Roya&lt;br /&gt;Partenza : Lago delle Mesce, m. 1380&lt;br /&gt;Quota vetta : Cima di Pian Tendasco, m. 2256&lt;br /&gt;Dislivello : m. 876&lt;br /&gt;Difficoltà : E&lt;br /&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 14 May 2013 22:00:00 CEST</pubDate>
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