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Varie : Lessico alpino. 4
Autore: vecchiomio (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 21/04/19 18:25
Notizia riferita al: 21/04/19
Letture: 261

BIVACCO
C’è stato un tempo in cui gli alpinisti, seppur molto forti, riconoscevano i propri limiti, o forse amavano la lentezza più della velocità: per questo, prima che venisse il tempo delle corse, hanno pensato di costruire bivacchi, per poter spezzare il viaggio verso la montagna in due tappe. E la sosta al bivacco non era da meno della cima. Guardavi la luce del giorno attenuarsi, i nevai farsi bluastri, le pareti annerirsi e tracciare una linea frastagliata di cresta contro il cielo striato di rosso. Poi la notte stellata come non la vedevi mai dalla città, e a volte la luce della luna che dava nuove forme e distanze a quel mondo di pietra. I bivacchi che ricordo erano mezze botti di lamiera e legno, a quattro o sei posti, trattenuti da cavi di ferro per resistere alla tormenta. Brillavano di rosso, arancione o giallo nel verde dei pascoli e nel grigio delle pietraie. Avevano ospitato vecchie glorie di alpinisti con giacche di lana grezza e pantaloni alla zuava, corde di canapa e chiodi forgiati dai magli canavesani che battevano il ferro con lo stesso ritmo lento e inesorabile delle campane a morto. Coperte grigie ruvide e brande sfondate e troppo corte per me. Asciugato il sudore e calato il buio veniva il rito obbligatorio della minestra liofilizzata sul fornello a gas a lume di candela e poi il barbera della borraccia che accompagnava il parmigiano a fine cena: aveva un sapore che mai Barolo potrà uguagliare, come i sogni modesti di quelle salite di tempi lontani non hanno pari. Seduti fuori dal bivacco, la schiena appoggiata alla lamiera, un filo di fumo che saliva dal mezzo toscano, aspettavamo che calasse il buio con poche parole. Pensavo che in quel mondo minerale eravamo solo ospiti maldestri. Pensavo che qualcuno, lo stesso tizio folle che aveva creato quell'armonia di pietre , aria, neve e chiaroscuri, ci aveva mandati lassù a contemplare la sua opera migliore perché aquile e camosci non capivano la perfezione. E perché imparassimo il senso del limite, le dimensioni della bellezza, il rispetto del mondo, la forza del desiderio, l'arte della rinuncia. Pensavo che in fondo ero contento che non ci fossero spiegazioni plausibili all'esistenza delle montagne, né una ragione convincente al nostro pervicace voler essere lì.

PANORAMA
I panorami di solito si osservano dall’alto, affinchè piccole forme isolate e insignificanti come case, stradine, campi, alberi e colline possano unirsi e creare un’armonia complessa e casuale. Da quassù, ad esempio, sul Bricco della Langa, nelle giornate serene si vede tutto l’arco alpino occidentale, dalle Liguri alle Pennine e forse ancora più in là. Le colline coltivate a vite, erba medica, grano e noccioleto digradano verso la bassa Val Tanaro e più lontano si estende la pianura che risale verso le prealpi e le valli cuneesi. Il Monviso svetta sulle altre cime e separa in due la linea irregolare dell’orizzonte, dove le altre cime si confondono nella foschia. E’ un bel panorama, amalgama di natura e sapienza contadina, fatto di terra e vegetazione modellate dale mani di cento generazioni per estrarre un’energia che si potesse raccogliere e conservare e che fosse buona da mangiare, da bere, da bruciare, da vendere. Probabilmente il Monviso era l’unica montagna che anche mio nonno avrebbe saputo nominare e oltre alle montagne c’era la Francia dove alcuni parenti erano dovuti emigrare. Il panorama non ha di per sè alcuna utilità, ma se non c’è, ci manca: nei lager il muro di cinta serviva certamente ad evitare la fuga dei prigionieri, ma forse anche a privarli del panorama, affinchè alla sofferenza per la fame si aggiungesse l’ solamento mentale, la separazione dal mondo reale costruito in tempo di pace, nel quale ognuno stabilisce le proprie relazioni. Solo chi è dotato di immensi panorami interiori, spiriti superiori, come Nelson Mandela, può resistere per anni senza impazzire alla privazione dei panorami del mondo.

PAESAGGIO.
Era una parola sconosciuta ai contadini: se a mio nonno qualcuno avesse chiesto cosa ne pensava del magnifico paesaggio in cui aveva la fortuna di vivere e che poteva ammirare ogni mattina salendo al Bric della Langa dove si recava a zappare, potare, legare i tralci e via discorrendo, gli avrebbe dato la zappa in testa, nonostante fosse una persona mite. Per lui, fuori di casa, esisteva la campagna, che non era nè bella, nè brutta, solo faticosa, lì da secoli, chissà quanti, spesso matrigna, raramente generosa. C’erano “i camp, l’ bosc, i prà, la vigna, le ninsole…”, tutta roba concreta, che si poteva descrivere con precisione, misurare a pertiche e giornate, che richiedeva un particolare lavoro nella giusta stagione e aveva un prezzo. Il termine paesaggio in dialetto non aveva traduzione, era un’astrazione metafisica, una categoria dello spirito per quelli che potevano permettersi di guardarla dalla carrozza, dal treno e poi dalle auto. Chi si accorge del paesaggio non ne fa veramente parte, come chi ammira un quadro ne sta certamente fuori. Mio nonno invece faceva parte di quella campagna sistemata a campi e vigneto dal giorno in cui era nato: non lo aveva scelto e se avesse potuto forse avrebbe scelto di venire al mondo in un luogo più pianeggiante, anche se meno pittoresco. Ma quello era il posto che il destino gli aveva riservato e dunque doveva viverci dentro il meglio possible, come formica nel formicaio o uccello sull’albero.


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Autore Commento
muntagna
Inviato: 21/4/2019 23:48  Aggiornato: 21/4/2019 23:48
Guru
Iscritto: 27/10/2007
Da: Borgaro
Inviati: 2042
 Re: Lessico alpino. 4
Compliment!
Hai decritto in modo reale e nel contempo poetico le tre cose di cui parli, sono cose reali ma anche stati d'animo.
E si i nostri vecchi dovevano sopravvivere, non avevano tempo per ammirare paesaggi, ma ne erano loro stesi parte e costruttori.

Complimenti ancora e buone feste pasquali.
Giuseppe

Autore Commento
vecchiomio
Inviato: 22/4/2019 13:37  Aggiornato: 22/4/2019 13:37
Guru
Iscritto: 30/10/2011
Da: Rosta (TO)
Inviati: 167
 Re: Lessico alpino. 4
Grazie per la lettura e per il commento. Buona Pasquetta e buone gite anche a te. Giampiero

Autore Commento
klaus
Inviato: 21/4/2019 18:55  Aggiornato: 21/4/2019 18:55
Guru
Iscritto: 14/2/2010
Da: Magliano Alpi
Inviati: 670
 Re: Lessico alpino. 4
Grazie.
Sei riuscito a mettere per iscritto tutto o quasi quello che penso anch'io ma da povero ignorante terzomedista non riuscirei mai a far uscire da una penna.
Grazie.

Autore Commento
vecchiomio
Inviato: 21/4/2019 23:26  Aggiornato: 21/4/2019 23:26
Guru
Iscritto: 30/10/2011
Da: Rosta (TO)
Inviati: 167
 Re: Lessico alpino. 4
grazie per lettura e commento, non so mai se dall'altra parte c'é qualcuno che legge. Buona Pasqua e buone gite
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