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Escursionismo : Un anello sui monti di Mompantero. Dalla Madonna dell'Ecova al monte Molaras
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 08/01/19 22:53
Notizia riferita al: 06/01/19
Letture: 275

Un anello sui monti di Mompantero. Dalla Madonna dell’Ecova al monte Molaras

Località di Partenza: Madonna dell’Ecova mt. 710
Dislivello complessivo: 690 mt.
Tempo di salita: 2 ore c.ca
Tempo di discesa: 2 ore c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 3 Val Susa – Val Cenischia – Rocciamelone – Val Chisone Fraternali Editore

La seicentesca chiesetta della Madonna dell’Ecova si trova sulla strada che da Susa sale verso il Rocciamelone poco sopra l’abitato di Urbiano nel comune di Mompantero. Da qui parte una traccia che alla borgata Braida, poco sopra l’edifico sacro, si sdoppia. Quella più a monte raggiunge Chiamberlando, quella più a valle si porta traversando in direzione della valle del rio Rocciamelone confluendo tutte e due a quote diverse sul sentiero 560 che salendo da fondovalle, da Foresto, raggiunge al termine di una lunga ascesa il colle della Croce di Ferro dal quale si scende nella valle di Viù. In questo itinerario si percorre la prima in ascesa, la seconda tornando raccordandosi la traccia con il sentiero 560 sul quale si sta per un tratto nel percorso discendente dal monte Molaras meta ultima di questo anello. Sostanzialmente si percorrono due sentieri quasi paralleli, traversando lungamente sul soleggiato versante di valle sopra la precipitante Rocca del Chiodo, per ambienti aridi e siccitosi, rocciosi, pesantemente percorsi di recente dal fuoco come altri di questa parte della valle di Susa.
I piccoli insediamenti che si incontrano, tutti oggi privi di residenti fissi, gli estesi muretti dei terrazzamenti, i sentieri che li attraversano stanno a testimoniare come nel passato questi posti fossero fortemente antropizzati ricavandone il montanaro sussistenza con la pastorizia e i coltivi che meglio si adattavano agli aridi pendii di questi versanti. Qui veniva coltivata la vite, i cereali, gli alberi da frutto, anche si fienava. Con l’abbandono si sono sostituiti ai coltivi via via le specie arboree come la roverella ed il pino silvestre di cui ora ci rimangono i resti carbonizzati.
Oltre la salita al panoramicissimo monte Molaras, deturpato da un enorme traliccio si spera tra poco demolito, in questo itinerario è assai interessante la parte in cui si discende per un tratto sul versante nord del monte nella valle del rio Rocciamelone ed il successivo attraversamento sotto le sue dirupate pareti meridionali. Itinerario che ben si presta ad essere effettuato dall’autunno inoltrato all’inizio della primavera poco fermandosi la neve sui soleggiati versanti che si attraversano.

Giunti a Susa si prende la strada per il rifugio “La Riposa” sulla via per il Rocciamelone che oltre il passaggio a livello subito raggiunge Urbiano borgata del comune di Mompantero. Rimanendo sulla strada che lascia l’abitato restringendosi man mano che si sale, con alcune svolte ascendenti e lunghi traversi si raggiunge la chiesetta della Madonna dell’Ecova dove nei pressi conviene lasciare l’auto.
Sul retro dell’edificio sacro una traccia selciata, ampia ed evidente, si porta verso monte costeggiando più sopra un enorme traliccio delle telecomunicazioni. Attraversata una prima volta la strada, più sopra si ritorna su questa poco sotto la chiesetta di Braida, borgata che si lascia riattraversando altre tre volte la strada così raggiungendo un bivio dove la traccia si sdoppia. Per il sentiero di destra, il 535 per la valle del rio Rocciamelone si tornerà, pertanto si prosegue diritti e costeggiando terrazzamenti di coltivi abbandonati da tempo, diventati boscaglia, in breve si perviene all’abitato di Nicoletto dove si prende a destra il “Sentiero dei Partigiani” superando appresso l’alveo di un modesto rigagnolo. Addentrandosi quasi in piano nel bosco, poi in ascesa in una chiusa valletta, la traccia raggiunge più sopra la dorsale che aggirata immette sul versante di valle subito intuendo come sono configurati i pendii che si attraverseranno. Stando su una traccia segnata da frecce bianche, peraltro sempre evidente, si attraversa ora un soleggiato, aperto, arido versante, ben dettagliato dalle bacheche che si incontreranno per via, avendo in vista di sotto la traccia parallela che poi si percorrerà tornando e il punto in cui, presso una fontana abbeveratoio, un sentierino sale da basso alla traccia che si percorre. Passando di sotto a delle estese pareti rocciose color ocra, dove arbusti e alberi rinsecchiti manifestano la devastazione prodotta dal fuoco, una lunga serie si svolte ascendenti e brevi o lunghi traversi, tali da assecondare sempre la natura del pendio, consentendo di guadagnare quota portano ad un poggio piano, nei pressi di un enorme traliccio, finendo poco dopo la traccia sulla strada che da fondovalle sale a Chiamberlando. Dall’altra parte riprende il sentiero che, sempre salendo, raggiunge il successivo traliccio posto poco prima delle case di questa soleggiata borgata posta in un’incantevole posizione. Preso lo stradello che s’inoltra tra le case, oltre la chiesetta con la vicina fontana, si perviene a quella superiore trovando nei pressi una piccola miniatura di villaggio alpino: veramente un incantevole manufatto. Di qui, presa per un tratto la strada, alla svolta che segue si prosegue verso monte così raggiungendo il punto in cui, lasciandola, in breve si sale in vetta al monte Molaras mt.1327, deturpato da un enorme traliccio, dove la vista s’apre ampissima verso la valle da una parte, verso il Rocciamelone dall’altra.
2 ore c.ca dalla Chiesetta della Madonna dell’Ecova.
Alle indicazioni che di sotto si presentano, lasciata la strada, si prende ora la traccia che si percorrerà per un buon tratto scendendo nella valle del rio Rocciamelone: il sentiero 560 che da Foresto sale al colle della Croce di Ferro. Pulito, ampio, sempre evidente e segnato, traversando lungamente sul versante nord del monte si porta poi su quello assolato trovando sempre la via tra le rocce che contraddistinguono il tratto discendente. Superato un intaglio la traccia prende a scendere, a tratti per la linea di massima pendenza, prevalentemente su una rocciosa dorsale, raggiungendo più sotto un bivio dopo aver superato di poco i cavi della linea di alta tensione che si stagliano di sopra. Qui giunti un ometto segnala il punto in cui si deve abbandonare il 560 che scende a Foresto per il sentiero 535, non segnalato, che riporterà alla chiesetta della Madonna dell’Ecova. Meno ampio del precedente, però sempre evidente, in moderata ascesa attraversa un accidentato pendio incuneandosi lungamente tra le dirupate pareti sud del monte Molaras, spettacolari, trovando sempre la via tra gli ammassi rocciosi di questo tratto, raggiungendo così, a conclusione della traversata, un erboso poggio dove termina il tratto ascendente.
Si percorrerà appresso il sentiero sottostante a quello percorso nella prima parte dell’itinerario attraversando nuovamente la stessa zona brulla, devastata dal fuoco, arida e soleggiata, poco alberata. Traversando e scendendo su una traccia peraltro sempre evidente di poco sopra le pareti precipitanti della Rocca del Chiodo, superata la fontana-abbeveratoio, incontrate per via delle esaustive bacheche, aggirata più in basso la dorsale, in breve si raggiunge il punto in cui ci s’immette sulla traccia proveniente da Nicoletto dove questo anello si chiude. Scesi alla borgata Braida, preso il sentiero discendente, in breve si torna così alla chiesetta della Madonna dell’Ecova.
2 ore c.ca dal monte Molaras.

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