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Escursionismo : Un anello nella valle del rio Fronteglio sino al colle Colletto o colletto del Forno
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 01/12/18 19:49
Notizia riferita al: 27/11/18
Letture: 150

Un anello nella valle del rio Fronteglio sino al colle Colletto o Colletto del Forno

Località di partenza: Ponte sul rio Fronteglio a Pontepietra mt. 580
Dislivello: mt. 550
Tempo di salita: 2 ore e 15 minuti c.ca
Tempo di discesa: 2 ore e 15 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 6 Pinerolese – Val Sangone Fraternali Editore

Appena superata Trana la prospettiva s’apre d’improvviso sulla valle del Sangone stagliandosi all’orizzonte il profilo dei monti che la chiudono. Aprendosi a ventaglio sono numerose le valli laterali che la conformano tutte percorsi da ruscelli gonfi d’acqua dopo forti piogge o al disgelo.
In questo itinerario si percorrono i due versanti di valle del rio Fronteglio che confluisce nel Sangone a Pontepietra a monte di Giaveno: in ascesa la parte all’Inverso, tornando quella all’Indiritto avendo come punto più elevato, meta del percorso, la modesta ma assai panoramica sella del colle Colletto, altrimenti detto colletto del Forno, posto su una dorsale discendente dalla Punta dell’Aquila. Salendo, dopo la borgata Savoia raggiunta ancora da uno stradello, si incontrano per via i ruderi di alcuni insediamenti al centro di praterie e coltivi da tempo in abbandono, mentre tornando se ne attraversano altri, molti con le case ristrutturate essendo serviti dalla strada e perché posti su un soleggiato versante. Giunti all’abitato di Veisivera con un breve traverso discendente ci si porta al guado del rio Fronteglio dal quale si torna a Pontepietra ripassando per la borgata Baronera.
Molti insediamenti marginali della val Sangone, come quelli che s’incontrano nella valle del rio Fronteglio, con un forte carico umano sino agli anni sessanta del secolo scorso, versano oggi nel più totale abbandono diventati come sono dei ruderi all’interno di una vegetazione che si fa sempre più fitta, mentre altri, serviti dalla strada in parte sono stati ristrutturati popolandosi però solo nei fine settimana o durante la bella stagione. Tutti ci raccontano di un recente passato fatto di sacrifici, duro lavoro per ricavare dalla terra quanto necessario alla sopravvivenza.

Giunti alle due ravvicinate rotonde di Giaveno si prosegue oltre la seconda in direzione di Coazze e dell’alta valle raggiungendo, più avanti, il segnalato bivio dove si prende a sinistra per Pontepietra e altre località. Scesi all’abitato, e superato il torrente Sangone, al successivo ponte sul rio Fronteglio, poco prima o poco dopo, si può lasciare l’auto a margine della strada individuando il punto in cui, poco oltre il corso d’acqua parte il sentiero per Baronera evidenziato all’inizio dalla bacheca illustrante il “Sentiero della valle del rio Fronteglio” che in parte si percorrerà in questo itinerario.
Salendo e costeggiando l’erta ripa sul torrente, di poco sopra ci s’immette su una pista forestale proveniente dalla strada che in piano si porta verso un rigagnolo oltre il quale, fatta la svolta che segue, così come suggerito dalle solite indicazioni biancorosse, si prosegue piacevolmente nel bosco terminando la traccia più avanti su un altro stradello che conduce alla borgata Baronera incontrando per via un bel pilone all’interno di una proprietà privata. Da destra si tornerà, pertanto, percorso il tratto di strada che porta all’isola ecologica, sulla destra della stessa parte, non segnata né segnalata, un’ampia traccia che salendo costeggia la recinzione di un’ultima villetta prima di addentrarsi nel bosco. Sempre piacevolmente traversando, proseguendo ancora ci s’immette più avanti sullo stradello che porta alla borgata Viretta. Ad uno slargo prima delle case si prende la traccia che sale alla strada, che si attraversa, riprendendo, dalla parte opposta, il sentiero che costeggiando inizialmente un minuscolo edificio si porta di sopra ancora su uno stradello, il sentiero 453 che unisce questa borgata al colle Colletto sul quale si rimarrà per tutto l’attraversamento in ascesa. Piacevolmente proseguendo in falsopiano nel chiuso del bosco si raggiunge più avanti la fontana e poi le case di un ultimo abitato, la borgata Savoia, con il bel forno, oltre la quale lo stradello si fa sentiero riprendendo a traversare nel bosco fatto per lo più di castagni. Tratti in piano si alternano ad altri dove si sale, ma sempre di poco. Così lungamente continuando si incontrano per via i ruderi di alcuni insediamenti abbandonati da tempo, al centro di praterie e coltivi tornati ad essere bosco, oggi sepolti dall’invadenza della vegetazione non più curata. Superati i primi, le Prese Gros, rasentato il pilone che precede le Case Clon, costeggiati lungamente i muretti dei terrazzamenti attorno agli insediamenti, guadati anche alcuni rii, si prende poi la traccia verso monte, così come suggerito da una freccia bianca posta su un faggio, lasciando di sotto gli ultimi ruderi, le Case Maritano, oltre le quali ancora si prosegue nel chiuso del bosco sempre stando su un sentiero evidente e segnato. Mentre ai castagni si sostituiscono via via larici, betulle e noccioli, scesi per un tratto si raggiunge un bivio dove parte la traccia che scende a valle che poi si percorrerà per tornare. Un ultimo ripido tratto porta infine a raggiungere l’ampia sella del colle Colletto o colletto del Forno, mt. 1130, che dà sulla valle principale, posto su una dorsale discendente a valle dalla Punta dell’Aquila. Da questo modesto colle vista ampissima da una parte sulla pianura di Giaveno sino alla non lontana Torino, dall’altra sui monti delle valli del Sangone arrivando sul posto una strada che sale da Pontepietra passando per Veisivera, borgata che si rasenterà poi tornando.
2 ore e 15 minuti dal ponte sul rio Fronteglio.
Di qui, oltre le case Frontej, una pista forestale traversa lungamente all’Inverso e toccata per via l’ultima stazione della “Via Crucis”, dalla quale volendolo si scende al santuario della Madonna di Lourdes, si porta con svolte discendenti al guado sul Sangone e poi alle borgate di Forno di Coazze.
Per tornare si percorre a ritroso un breve tratto di sentiero. Al primo bivio, abbandonato quanto percorso in ascesa, si scende con svolte ravvicinate al fondo della valletta dove sgocciola un piccolo corso d’acqua: è il rio Fronteglio qui agli esordi. Sempre stando su un’evidente traccia segnata da ometti, con un lungo traverso in piano costeggiante muretti di terrazzamenti lasciati da tempo all’incuria, rasentati i ruderi di un insediamento sepolto dalla vegetazione, si raggiunge più avanti il punto in cui facendo inversione si scende in direzione dell’ultima borgata all’Indiritto della valle del rio Fronteglio, Mattiet, che si sorpassa di sopra terminando la traccia sullo stradello di servizio all’abitato. Le case delle borgate di questa parte della valle che si incontreranno per via, appunto perché toccate dalla strada e perché poste su soleggiati pendii, sono state quasi tutte ristrutturate popolandosi però normalmente solo nei fine settimana o durante la bella stagione. Fatta la svolta si scende per un tratto ripidi pianeggiando la strada oltre il successivo abitato, Candrelli Re. Interminabile, tutta in piano, la strada che si percorre consente piacevolmente di ritornare incontrando più avanti una bella fontana poco prima di un altro insediamento. Così lungamente continuando, superati poggi e rientranze di vallette, i ruderi di altri insediamenti sopra e sotto la strada, avendo in vista all’opposto la borgata Viretta, si giunge infine al segnalato bivio che precede di poco la borgata Veisivera. Qui occorre porre un poco di attenzione. Una ventina di metri sotto il bivio, sulla destra, presso un boschetto di pini e prima del guard rail, si lascia la strada e scendendo per un centinaio di metri la dorsale a margine di un rigagnolo si raggiunge la svolta di uno stradello dove nei pressi sono posizionate delle arnie. Ci si immette: ampio, proveniente da una proprietà privata, si restringe al primo rio e riallargandosi scende ad uno successivo portandosi poi in direzione del rio Fronteglio dove facilmente si individua l’attraversamento. Il guado potrebbe risultare impegnativo dopo forti piogge o al disgelo. Seguendo il corso d’acqua per un breve tratto, la traccia poi si alza e traversando nella faggeta raggiunge in ascesa una fresca sorgente, subito dopo una pista forestale che porta alla borgata Baronera, già incontrata nella prima parte dell’itinerario, dove questo anello si chiude. Rifacendo poi la strada già percorsa senza alcuna difficoltà si torna scendendo al ponte sul rio Fronteglio che dà il nome alla valle..
2 ore e 15 minuti dal colle Colletto o Colletto del Forno.

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