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Escursionismo : Un anello per il monte Giusalet da Barcenisio passando per il rifugio Avanzà ed il Bivacco Vacca
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 03/10/18 18:34
Notizia riferita al: 28/09/18
Letture: 246

Un anello per il monte Giusalet da Barcenisio passando per il rifugio Avanzà ed il bivacco Vacca

Località di partenza: Barcenisio mt. 1480
Dislivello: mt. 1832
Tempo di salita: 6 ore c.ca
Tempo di discesa: 4 ore c.ca
Difficoltà: EE
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 3 Val Susa – Val Cenischia Fraternali Editore

La possente mole del monte Giusalet, la cui piatta cima supera di poco i 3300 mt di altitudine, separa l’ampia sella del colle del Moncenisio dal vallone di Savine. Vi si accede normalmente dal rifugio Avanzà partendo da Barcenisio, ultima borgata sulla strada per il colle del Moncenisio, o da Pra Piano per il sentiero che dagli alpeggi traversa sulle alte pendici della val Clarea passando sotto le Punte Mulatera e Toasso Bianco.
La salita a questo monte dal rifugio Avanzà e la discesa al bivacco Vacca passando per la Cima di Bard per il dislivello complessivo da superare è riservata a escursionisti esperti. Ci si muove in ambienti severi da affrontare con attenzione in quanto si percorrono lunghi e ripidi tratti spesso su instabili pietraie e sfasciumi. Fortunatamente segnature rosse ravvicinate indicano la faticosa progressione di salita al monte dal rifugio Avanzà mentre, quelle biancorosse, nell’estesissima impegnativa pietraia discendente dalla Cima di Bard al bivacco Vacca, sono di continuo da ricercare perché molto sbiadite sconsigliando di percorrere questo anello in caso di nebbia.
Presa poi l’interminabile traccia che dal bivacco Vacca scende a valle, giunti all’incantevole lago d’Arpon si torna a Barcenisio utilizzando non la strada ma la geniale traccia che ripida, ma priva di difficoltà, supera la rocciosa balza che chiude la grande conca erbosa costellata di case alpine e villette.
Dalla croce di vetta del monte Giusalet vista impareggiabile in ogni direzione, sulle valli e sui monti sia sul versante italiano che su quello francese aprendosi la visuale sino al Gran Paradiso.

Giunti a Susa si prosegue sulla statale per il Moncenisio che subito prende a salire lasciando sulla destra il bivio per Venaus e Novalesa, sulla sinistra quelli per Giaglione e poi quello per accedere alla val Clarea. Sempre salendo si raggiunge infine l’abitato di Barcenisio dove, abbandonata la statale che prosegue per il colle del Moncenisio, si può lasciare l’auto a margine della strada che s’inoltra nella grande conca presso la fontanina o nelle vicinanze.
Subito individuando l’indicazione per raggiungere il rifugio Avanzà, si prende lo stradello che diventa sentiero una volta superata l’ultima casa. Addentrandosi nel bosco costeggiando i soliti muretti che delimitano prati ora in abbandono, più avanti ci si immette sulla più ampia traccia, uno stradello che sale dalla conca sul quale si rimarrà lungamente: è il sentiero dei gufi. Attraversato il rio Berta lungamente e piacevolmente si prosegue nel bosco in moderata ascesa sempre restando sul sentiero 582 ottimamente segnato e segnalato. Giunti ad uno slargo protetto a monte da un muraglione lo stradello si restringe rovinato a tratti dal ruscellamento. Questa traccia, avente origini militari in quanto funzionale ad accedere al rifugio Avanzà realizzato sui resti di una casermetta, superato il rio Clanero sale dolcemente a svolte ripetute il boscoso pendio e guadagnando quota in progressione raggiunge più sopra delle indicazioni presso il bivio per le grange Marzo dove la vista s’apre d’improvviso sulla valle di Susa che di sotto si snoda. Qui giunti si prosegue sul sentiero 582a che lungamente traversando i pendii sotto la punta Toasso Bianco, per pietraie e sottobosco di rododendri e mirtilli, si porta infine al rio Clanero, che si supera su un ponticello, portandosi da subito la traccia all’interno del vallone della Vecchia. Raggiunta una prima conca, dove su un roccione una lapide ricorda una giovane vita spezzata, superata la balza dominata dalla piramide del Toasso Bianco, si guadagna la superiore e superata la successiva balza si giunge infine alla grande sella dove sorge il rifugio Avanzà mt. 2675 punto di partenza per ascendere al monte Giusalet segnalato a c.ca due ore e trenta minuti.
3 ore e 30 minuti da Barcenisio.
Alle indicazioni poste alla base della grande conca, a margine della quale sorge il rifugio, parte evidente e segnata di rosso la traccia che a svolte sale la prima balza che immette sulla successiva conca a lato della quale splende il lago della Vecchia tagliato in due dalla nuova linea di confine. Sempre restando su una traccia evidente si salgono gli sfasciumi che contraddistinguono questa parte del pendio sino a che spostandosi verso destra si affronta poi un lungo tratto di pietraia, fatta di massi accatastati, che si risalgono seguendo fedelmente le segnature. Al termine di questo impegnativo tratto si riprende a salire un detritico pendio affrontando di seguito una diagonale ascendente che lungamente percorsa porta alla base del tratto più ripido. Faticosamente salendo a svolte ravvicinate si guadagna più sopra un intaglio sul crinale dove la vista s’apre sul sottostante vallone di Savine, sul lago, e su un’ampia cerchia di monti. Il tratto che segue, assai ripido, percorre tra le rocce l’ultimo tratto del crinale così faticosamente uscendo in vetta al monte Giusalet mt. 3312, un’estesa, piatta cima dove sorge una croce. Da quassù vista imponente sulle valli e sulle cime che le attorniano sino al Gran Paradiso.
2 ore e 30 minuti dal rifugio Avanzà.
Se si vuole scendere a valle e sviluppare un anello rasentando la Cima di Bard passando poi per il bivacco Vacca, si sappia che si dovrà affrontare un lungo tratto su pietraia, massi accatastati, scendendo sui quali si dovrà porre la massima attenzione, cosa assolutamente da evitare con neve, pioggia o nebbia. Se le segnature per ascendere al Giusalet erano fatte con tratti rossi, nella discesa al bivacco Vacca e poi a valle si troveranno quelli biancorossi che sempre segneranno il cammino e sempre saranno da ricercare se non si vuole finire in seri guai. Si scende all’opposto dal monte Giusalet in direzione della ancora lontana Cima di Bard, per lingue di neve compattata anche a stagione avanzata, sempre andando di segnatura in segnatura, di ometto in ometto, percorrendo un lungo tratto a saliscendi su piatte rocce dove si perde in progressione poco quota. Rasentata questa cima aprendosi la vista sul sottostante lago Bianco, sui laghi del Giaset, sul Malamot, il pendio precipita e ci si chiede come sarà possibile affrontare la discesa su un’estesissima pietraia di massi accatastati che sembra non finire mai. Prestando la dovuta attenzione si salta scendendo di roccia in roccia cercando con gli occhi la segnatura più vicina e quelle più a valle individuando così il percorso di discesa. Lungamente scendendo, avendo in vista il grande lago del Moncenisio, si giunge così sul crinale separante due valloni che si percorre per un tratto finalmente giungendo in vista del bivacco Vacca, che si raggiunge con alcune svolte discendenti. Sempre aperto, ospitale, con la vicina fontana, sorge sui resti una casermetta militare ed il sentiero che si utilizzerà per scendere al lago d’Arpon era funzionale a raggiungerla.
2 ore c.ca dal monte Giusalet.
Lasciando il bivacco si percorrono alcune diagonali discendenti che portano la traccia di sotto al rio che si segue per un breve tratto prima di affrontare gli innumerevoli traversi e svolte scendenti un soleggiato e aspro pendio dove perdendo via via progressivamente quota ci si porta di sotto in direzione dell’incantevole lago d’Arpon. Seguitando poi lungo il muraglione che lo chiude si giunge così infine al punto in cui termina lo sterrato che giunge sin qui da Barcensisio. Per tornare a questa borgata due sono le alternative: lo stradello oppure il sentiero che geniale scende una rocciosa balza. In questo caso ci si porta sul crinale e piegando a sinistra si entra nel bosco subito trovando le ravvicinate segnature che accompagneranno sino a valle. Dopo un breve traverso la traccia comincia a scendere un accidentato pendio sempre trovando il modo di aggirare e superare le asperità. Le numerose svolte che seguono le consentono di abbassarsi in progressione e così perdendo quota si supera poi una placca attrezzata con alcuni gradini in tondino. Di svolta in svolta si perviene al fondo ad uno slargo dove si prosegue sullo stradello che lo lascia. Raggiunta l’isola ecologica al fondo della conca diventa una strada asfaltata che costeggiando lungamente praterie, villette, casermette diventate case alpine, scende in direzione della statale terminando al parcheggio nel punto in cui questo impegnativo e lungo anello si chiude.
2 c.ca dal bivacco Vacca.

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