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Escursionismo : Un anello sui soleggiati pendii tra Foresto e Susa
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 25/12/17 08:17
Notizia riferita al: 23/12/17
Letture: 551

Un anello sui soleggiati pendii tra Foresto e Susa

Località di partenza: Borgata Braide mt. 468
Dislivello complessivo: mt. 580
Tempo complessivo: 4 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 3 Val Susa – Val Cenischia – Rocciamelone – Val Chisone Fraternali Editore

Gli incendi boschivi che hanno devastato nello scorso autunno i boschi della nostra regione hanno duramente colpito i versanti all’Indiritto della bassa valle di Susa. Il fuoco ha avuto vita facile ad incunearsi tra le pareti rocciose, i dirupi, gli anfratti e le gole spesso inaccessibili che contraddistinguono questi soleggiati, aridi versanti. Anche i pendii attraversati da questo itinerario, tra Foresto e Susa, sono stati ampiamente colpiti e devastati. In particolar modo il fuoco ha danneggiato irrimediabilmente gli arbusti bassi e le conifere come i pini propri di questi luoghi.
Partendo da una minuscola borgata poco prima di Susa, traversando per coltivi e boschi oggi lasciati al completo abbandono, raggiunto l’acquedotto romano in frazione Urbiano si sale alla chiesetta della Madonna dell’Ecova da questa alla borgata Braida dove inizia il lungo, interminabile assai piacevole attraversamento in moderata ascesa sopra l’assolata e arida Rocca del Chiodo sotto il monte Molaras che porta al vallone dove scorre il rio Rocciamelone sulla montagna di Foresto. Giunti agli abbandonati insediamenti montani, una lunga diagonale ancora piacevolmente traversando sempre scendendo moderatamente riporta al punto dal quale si era partiti.
Sugli assolati, aridi pendii che lungamente si attraversano, a tratti quasi privi di vegetazione arborea se si escludono arbusti spinosi, rare roverelle e pini, molti ginepri coccoloni, terrazzati a fatica nel corso dei secoli, prosperavano un tempo non molto lontano coltivi, spesso la vite e veniva praticata la pastorizia. Oggi di quel mondo non esiste più nulla.

Come si esce dall’autostrada a Susa, attraversata la statale dalla parte opposta si sottopassa la ferrovia lasciando l’auto allo slargo che segue perché l’accesso alla borgata Braide è interdetto ai non autorizzati.
Percorso il breve tratto di strada che porta alle case, giunti al fondo si piega a sinistra perché per lo stradello che sulla destra s’inoltra tra i prati si ritornerà. Attraversato per intero l’abitato, come la strada piega per scendere a valle, sulla destra parte uno stradello che inoltrandosi verso monte raggiunge di poco sopra il punto in cui termina. Qui inizia il lungo traverso che si concluderà sulla strada che da Susa sale alle borgate montane e al Rocciamelone, di poco a monte della borgata Urbiano di Mompantero, nel punto in cui transita l’antico acquedotto romano. Il sentiero che si prende parte sulla sinistra e sempre costeggiando a valle la boscaglia a monte gli estesi muretti che sorreggono terrazzamenti a coltivi e vigne da tempo in totale abbandono, lungamente traversando alternando brevi tratti dove si sale di poco ad altri pianeggianti, intuendo quanto questa traccia oggi sia poco percorsa, si raggiungono più avanti dei grossi alberi coricati nel castagneto, dove occorre mantenersi alti uscendo di sopra sotto gli archi delle volte dell’acquedotto romano, terminando così sulla strada che da valle sale alle borgate e agli alpeggi montani sulla via per il Rocciamelone a monte di Urbiano. Fatti pochi metri la si abbandona per la traccia che si stacca sulla destra poiché sino alla borgata Braida si percorrerà un tratto del “Sentiero dei Partigiani” coincidente con il sentiero 535 sul quale invece si rimarrà lungamente. Ampia, lastricata, prende a salire da subito ripida raggiungendo un bivio dove si prende a destra così aggirando un’aperta, panoramica dorsale su un versante quasi spoglio. Le poche svolte ravvicinate che seguono sull’arido pendio consentono di uscire ancora sulla strada dove di poco sopra sorge la chiesetta della Madonna dell’Ecova. Sul retro dell’edifico riparte la sempre evidente e segnata traccia che rasentando più su ancora un traliccio delle telecomunicazioni riporta sulla strada poco sotto la chiesetta della borgata Braida posta su un panoramico poggio. Traversando tra le case di nuovo si esce sulla strada riprendendo dalla parte opposta il sentiero che subito si sdoppia. La traccia di sinistra sale a Chiamberlando passando per Nicoletto, mentre quella di destra, che si prende, attraversato un rigagnolo s’inoltra avendo da una parte i soliti muretti che sostengono terrazzamenti, dall’altra la boscaglia. Di poco procedendo, ancora aggirata una dorsale la traccia si porta decisamente sul versante di valle subito intuendo come saranno i pendii che si attraverseranno. Una lunga, interminabile diagonale ascendente condurrà al termine alla sommità di un poggio, il punto più elevato del percorso, oltre il quale si comincerà a scendere in direzione del vallone dove scorre il rio Rocciamelone a monte di Foresto. Gli assolati pendii che si attraversano sono, aridi, rocciosi, quasi privi di alberi se si escludono qualche esemplare di roverella e pino, di arbusti nani e ginepri coccoloni, ambienti particolari ben dettagliati nelle spiegazioni date dalle bacheche che si incontrano per via. Il fuoco che di recente ha percorso questi versanti ha messo a nudo i muretti dei terrazzamenti dove un tempo esistevano coltivi, veniva allevata la vite e pascolavano le greggi. Mai cessando di salire, sempre con moderazione, sempre lungamente traversando a monte della Rocca del Chiodo precipitante a valle, di sotto le rocce culminanti con il monte Molaras, incontrati per via una vasca a cui attingere e poi presso una bacheca il sentierino che sale a Chiamberlando, l’ampia traccia sempre evidente e evidenziata da segnature bianche raggiunge al culmine un poggio dove la vista s’apre sulla parte bassa della valle di Susa, il punto più alto del percorso. Dalla parte opposta, quando si comincia a scendere, cambiata di poco l’esposizione, il bosco si fa più rigoglioso. Superata la valletta sottostante il monte Molaras, con precipitanti pareti rocciose ocra tipiche di questi versanti, di poco più avanti, dopo un lungo tratto pianeggiante ci s’immette sul sentiero 560, traccia che partendo da fondovalle, da Foresto, al termine di un lungo percorso ascendente raggiungerà il colle della Croce di Ferro che immette nella valle di Viù.
2 ore e 45 minuti c.ca dalla borgata Braide.
Scendendo verso valle la traccia si fa da subito ripida e le numerose svolte che seguono sul boscoso versante del rio Rocciamelone, avendo di fronte la strapiombante parete occidentale del Truc S. Martino e la spettacolare Rocca Rossa, la parete Catteissard, facendo perdere in progressione quota portano a raggiungere degli aridi piani pascolativi nel punto in cui ad un quadrivio si trovano delle indicazioni. Trascurata la traccia che scende a Foresto e quella che si porta all’alveo del rio Rocciamelone, qui giunti si prende il sentiero 536 per Ambruna – S. Giuliano che traversando in piano raggiunge più avanti l’insediamento abbandonato di Le Cote. Il breve tratto di sotto le case è l’unico nel quale occorre mettere un po’ di attenzione non lasciandosi tentare dallo scendere subito a valle essendo la traccia poco percorribile per via degli impedimenti che si incontrano per via come alberi caduti messi di traverso e altri ostacoli che frenano il cammino. Conviene traversare a monte della traccia, sui prati trovando, al loro limite, un esteso muraglione che s’inoltra verso monte. Individuarlo è fondamentale. Qui si torna sulla poco segnata e poco evidente traccia che serpeggiando in una valletta raggiunge in basso delle indicazioni dove si prosegue sempre in direzione di Ambruna. Di qui sino alla borgata di fondovalle non si avrà più alcuna difficoltà essendo la traccia sempre assai evidente e ben segnata. Riprendendo a traversare si raggiungono ancora altre indicazioni e più avanti il punto dove parte il “Sentiero dei Ginepri” che porta a Foresto. Alternando lunghi tratti dove si scende di poco ad altri più ripidi, sempre piacevolmente proseguendo nel rado bosco, tra le roverelle e i ginepri coccoloni, si termina di sotto alle poche case della borgata Ambruna e poi alla caratteristica chiesetta di S. Giuliano. Qui parte lo stradello sterrato che traversando a margine di villette, prati e vigne raggiunge più avanti la borgata Braide dove questo anello si chiude. Percorso un tratto di strada in breve si torna allo slargo vicino al sottopasso della ferrovia.
1 ora e 45 minuti c.ca dal bivio sul sentiero 560.

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