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Escursionismo : Un anello per Pian Gorai e i colli Bè Mulè e Bione nel vallone del Sangonetto
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 02/12/17 16:10
Notizia riferita al: 27/11/17
Letture: 200

Un anello per Pian Gorai e i colli Bè Mulè e Bione nel vallone del Sangonetto

Località di partenza: Tornante sulla strada che da Tonda sale a Merlo mt. 1150
Dislivello: mt. 507
Tempo complessivo: 4 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: T/E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 4 Bassa valle Susa – Musinè – Val Sangone – Collina di Rivoli Fraternali Editore

L’incantevole vallone del Sangonetto è il primo che s’incontra salendo da Giaveno in direzione dei monti. Chiuso da una parte da cime non elevate, dall’altra dall’esteso crinale che lo separa dalla valle di Susa, ricco di borgate un tempo assai popolate perché poste sull’assolato Indiritto, oggi ha pochi residenti animandosi queste solo nei fine settimana o durante il periodo estivo.
Data la vicinanza alla città di Torino vi si arriva rapidamente prestandosi ad escursioni da effettuarsi per lo più ad inizio stagione, oppure in autunno o in inverno perché la neve poco si ferma sui soleggiati pendii che si percorrono. Partendo già in quota, poco oltre la borgata Tonda, con percorso quasi pianeggiante ci si spinge verso il fondo del vallone raggiungendo l’incantevole Pian Gorai, dove a margine sorge l’alpe Palè sotto i Picchi del Pagliaio, la Rocca Rossa, la nascosta mole del monte Pian Real e l’elegante piramide della Punta Costabruna. Saliti sul crinale separante le valli al colle Bè Mulè si percorre molto piacevolmente il lungo traverso tutto nella valle del Sangonetto che moderatamente scende alla chiesetta del col Bione, piccola sella che immette in val di Susa, dal quale si torna alla borgata Tonda.
Questo itinerario, per via dei modesti dislivelli che si affrontano, per i lunghi tratti pianeggianti e per la sua durata, si può considerare a tutti gli effetti, più che un’escursione, una piacevole passeggiata in questa incantevole valle a due passi dalla città.

Giunti a Giaveno, centro principale della val Sangone, alla due rotonde ravvicinate davanti la parrocchiale si prosegue in direzione di Coazze. Restando sul fondovalle, superati i bivi per Pontepietra e Coazze, sempre continuando in direzione di Forno, giunti al ponte sul Sangonetto non lo si supera prendendo a destra la strada che subito s’inoltra all’interno del vallone che porta questo nome. Fatta una prima svolta e poi le seguenti in forte ascesa, incontrati per via i bivi che portano alle borgate, giunti a Tonda si prosegue per un breve tratto verso l’ultima, Merlo, lasciando l’auto nei pressi della svolta dove partono due ravvicinati sentieri: quello alto per il colle Bè Mulè e l’altro più basso per Pian Gorai e per il colle del Vento.
Dovendo raggiungere Pian Gorai, scelto il secondo, si prende il sentiero 420 che subito s’inoltra nel chiuso del bosco costeggiando una canaletta da tempo in disuso. Con un lungo e assai piacevole tratto pianeggiante nella prima parte del percorso e nel tratto intermedio, leggermente ascendente più avanti in quello che precede il raggiungimento delle borgate abbandonate e il rio Pairent, una traccia s’addentra via via verso il fondo del vallone spesso chiusa dai muretti frutto degli spietramenti. Superati modesti rii, costeggiati terrazzamenti in abbandono, trovata ad un bivio l’indicazione che porta al superiore sentiero, attraversati i ruderi di Dogheria e Sisi dove sgorga una fresca sorgente, come il bosco si dirada la vista s’apre ampissima sulla conca terminale, sull’alpe Palè all’opposto, sull’alto vallone e sulle cime che lo rinserrano. Oltre il geo sito con la caratteristica Roccia del Gias, rapidamente si raggiunge l’alveo del rio Pairent, che si guada, con poco sopra il ponte sul corso d’acqua su cui si transiterà per salire al colle Bè Mulè. Qui giunti, se si vuole si può guadagnare il superiore, vicino Pian Gorai, con la cappella, il pilone e la fontana, aperta radura assai panoramica sul vallone e sulle cime da una parte, dall’altra sulla piana di Giaveno, sul crinale Pietraborga – S. Giorgio e sulla città di Torino.
1 ora e 15 minuti dalla partenza.
Tornati al ponte sul rio Pairent, dalla parte opposta opportune segnalazioni suggeriscono come salire al colle Bè Mulè. Per raggiungerlo si percorrerà lungamente un soleggiato pendio, con tratti nella faggeta, dove una traccia, da poco risegnata, sale serpeggiando a svolte guadagnando nel procedere progressivamente quota. Pur non presentando difficoltà alcuna, nel tratto intermedio le segnature sono da ricercare diventando poi la traccia più evidente quando si affronta il lungo traverso che porta ad uscire alla sommità all’ampio colle Bè Mulè mt.1657 punto più elevato di questo percorso.
1 ora c.ca da Pian Gorai.
Per questo colle, volendolo, il sentiero 446 consente di tornare rapidamente a Tonda e lo si potrebbe prendere qualora si volesse abbreviare il percorso. Transita anche il sentiero 435 che dal colle del Vento scende al colle Braida passando per il col Bione. E questo si prende. Il tratto che segue, lungamente pianeggiante, interminabile, ma assai piacevole da percorrere, traversando per pendii con rada alberatura, spesso aperti, a margine delle pietraie degradanti dalla Punta del Loson e dalla Carra Saettiva, assai panoramico sulla valle, sui monti e sulle borgate di sotto, procedendo raggiunge più avanti la sommità dell’esteso ammasso roccioso del Roc du Preve dal quale si gode un’impareggiabile veduta. Continuando, con tratto discendente tra larici, betulle e noccioli, si termina al col Bione che si raggiunge alla fine di un lungo percorso pianeggiante nel chiuso del bosco.
1 ora e 15 minuti c.ca dal colle Bè Mulè
Su questo colle che consente alla val Sangone di comunicare con la valle di Susa sorge una caratteristica chiesetta a margine di una zona attrezzata e transitano alcuni sentieri. Oltre quello che prosegue per il colle Braida e quelli che scendono in val di Susa, uno si porta in direzione di Coazze, un altro scende a Tonda passando per i ruderi degli insediamenti di Girodera e Prese Merlo, uno ancora s’abbassa verso la valle del Sangonetto partendo di sotto al punto in cui sorge la bacheca, e quest’ultimo si prende. Scendendo ripidi nel chiuso della faggeta si raggiungono più in basso quasi subito le Prese Bosio, recentemente restaurate, dove ci s’immette sull’ampia traccia utilizzata per il trasporto dei materiali. Si scende a tratti ripidi e le numerose svolte che seguono sul boscoso pendio consentono di terminare di sotto su uno stradello bitumato nei pressi di una grande casa. Se lo si prende consente di raggiungere le case Picco passando per l’abbandonato insediamento dei Pianass. Invece, dopo pochi metri parte sulla destra un sentiero non segnato tantomeno segnalato, che occorre individuare, che addentrandosi nel bosco più avanti si fa più evidente. Aggirata una dorsale dominata da pareti rocciose, con percorso piano si guadagna un rigagnolo superato che si ha la traccia si amplia subito diventando uno stradello. Trascurato il sentiero che sale al col Bione passando per Girodera e le Prese Merlo, poi lo stradello per Grangetta, alla svolta che segue un roccione regge alla sommità un caratteristico pilone. Proseguendo si termina di sotto sulla strada congiungente Tonda alla borgata Merlo in vista. Fatta la svolta dove il rigagnolo è stato interessato da interventi di sistemazione, in breve scendendo si raggiunge la successiva, dove partono i due sentieri, nel punto in cui questo anello si chiude.
1 ora c.ca dal col Bione.


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