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Escursionismo : Un anello in val Troncea. Dal monte Morefreddo al monte Ruetas sul Sentiero degli Alpini
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 14/07/17 23:35
Notizia riferita al: 10/07/17
Letture: 329

Un anello in val Troncea. Dal monte Morefreddo al monte Ruetas sul sentiero degli Alpini

Località di partenza: Bivio per Seytes mt. 1692
Dislivello complessivo: mt. 1300
Tempo complessivo: 7 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E/EE
Riferimenti. Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 2 Alta valle Susa – Alta val Chisone Fraternali Editore.

Oltre lo storico colle del Pis una lunga serie di colli e cime separano la valle Troncea, entro cui nasce il Chisone, dalle valli del Germanasca di Massello, Salza e Rodoretto.
Partendo dalla val Troncea, al bivio per Seytes, raggiunti i ruderi di questa borgata disabitata da tempo e bruciata per rappresaglia dai nazifascisti nella primavera del 1944, proseguendo su un poco evidente ma sempre segnalato ripido sentiero, oltre il modesto Bric del Cucuc si raggiunge alla sommità il tondeggiante monte Morefreddo sulla cui cima sono presenti dei ruderi militari. Scesi al colle che porta questo nome si intraprende l’imperdibile “Sentiero degli Alpini” che aggirato da prima il versante nord del monte Ruetas ne percorre lungamente il versante orientale portandosi in progressione verso il colle dell’Arcano che lo separa dal Bric di Mezzogiorno. Percorso per intero l’impegnativo crinale che porta in vetta al monte Ruetas, senza particolari difficoltà si scende tornando sul “Sentiero degli Alpini” che si percorre una seconda volta sino al colle dell’Arcano. Raggiunto che si ha questo colle si rientra passando per il vallone che scende ai Forni di S. Martino per poi, poco prima di Troncea, prendere la quasi pianeggiante traccia che ripassando per Seytes riporta a valle.
Il “sentiero degli Alpini” del monte Ruetas fu realizzato alla fine dell’ottocento al fine di raccordare le caserme del Morefreddo con i successivi colli senza dover perdere quota essendo le pendici orientali del monte Ruetas ripide e strapiombanti. Di facile percorrenza, ampio, recentemente ripulito, brevi tratti sono stati attrezzati con alcuni artifici che facilitano il transito dando sicurezza.
Si può anche salire su questo monte per una labile traccia che si stacca poco prima della targa che ricorda ai posteri che questo manufatto è stato realizzato da 7° Reggimento Alpini nel lontano 1896.
Nebbia permettendo, assai diffusa su questi versanti nei mesi estivi, vista ampissima sulle valli e sui monti che fanno da corona.

Percorsa per intero la valle del Chisone, superato Pragelato, alla rotonda che segue l’abitato di Traverses si esce prendendo la strada che scende in direzione della val Troncea. Oltrepassate le case di Plan e Pattemouche, raggiunto il ponte Das Itreit sul Chisone, si prosegue ancora per un buon tratto sulla polverosa strada che superato il bivio per Laval ed il Baracot del Parco, raggiunge più avanti il segnalato bivio dove parte il sentiero per Seytes. A margine, presso un ampio parcheggio, si può lasciare l’auto.
Si percorrerà per intero tutto il sentiero 330 che al termine consentirà di raggiungere la tondeggiante cima del monte Morefreddo sulla quali sono presenti i ruderi di una costruzione militare. Procedendo su una traccia che mai smette di salire, con una serie di svolte in moderata ascesa si supera il tratto boscoso che immette sull’aperto pendio al centro del quale si trovano i ruderi di Seytes, una sola casa ancora in uso, insediamento bruciato per rappresaglia dai nazifascisti nella primavera del 1944. Abbandonato da tempo, non è stato più ricostruito come altre borgate della val Troncea che hanno subito la stessa sorte. Nel punto in cui sorgono delle indicazioni, trascurata la traccia per Troncea per la quale si tornerà, si prosegue in direzione del Morefreddo percorrendo appresso gli estesi pendii pascolativi, tutt’ora in uso, posti a monte dell’insediamento. Poiché numerose sono le tracce che li attraversano dovute più che altro al transito del bestiame, occorre ricercare e seguire fedelmente le numerose, ravvicinate segnature che indicano la via, in genere, in questa parte del percorso, frecce metalliche giallorosse. Lungamente salendo a svolte nel rado lariceto, la traccia si porta in direzione dell’alveo del rio Arcane, che si costeggia per un tratto, guadagnando delle piccole radure poste, progressivamente a quota sempre più alta, sino a che si esce dal bosco affrontando i ripidi pendii pascolativi che seguono dopo aver rasentato il modesto rilievo del Bric del Cucuc. La traccia sparisce e a questo punto occorre individuare i ravvicinati paletti in legno con gli anelli che segnano la via non permettendo di sbagliare, da seguire uno dopo l’altro facendosi l’erboso pendio sempre più ripido. Faticosamente salendo si guadagnano così alla sommità i ruderi dei baraccamenti militari in vetta al monte Morefreddo, mt. 2770. Un agibile ricovero permette di sostare in caso di maltempo.
3 ore c.ca da Fondovalle Troncea.
Questi baraccamenti sono raggiunti da una traccia proveniente dal colle del Pis, realizzata dal genio militare, sulla quale si scende immettendosi, subito raggiungendo l’ampia depressione del colle di Morefreddo superata che si ha termina il tratto inerbito trasferendosi la traccia sul versante nord del monte Ruetas, con la cima già in vista, percorrendo appresso gli sfasciumi che contraddistinguono questo lato del monte. Qui inizia il “Sentiero degli Alpini”. Con un paio di svolte e altrettanti traversi in forte ascesa, aggirata più avanti la dorsale che immette sul versante di Massello trovando, nei pressi di una panchina in legno, la targa che ricorda che questo manufatto è stato realizzato del 7° Reggimento alpini nel lontano 1896 a mano e con l’ausilio di mine, questo panoramico sentiero totalmente pianeggiante, mai pericoloso, prosegue lungamente tagliando un ampio gradino sul fianco orientale del monte Ruetas portandosi così progressivamente verso il colle dell’Arcano. Superati su due ponticelli in legno dei tratti franati, e altri con l’ausilio di funi d’acciaio corrimano, non indispensabili, si giunge al termine sull’erboso crinale dividente le valli oltre il quale la traccia prosegue in direzione del colle dell’Arcano. Qui giunti, volendo salire sul monte, occorre percorrere per intero la rocciosa cresta, alquanto impegnativa, che lungamente percorsa stando per lo più sul versante di Massello, consente di guadagnare il grosso ometto di cima del monte Ruetas mt. 2929.
1 ora e 30 minuti c.ca dalla vetta del monte Morefreddo.
Poco prima della targa un ometto segna il punto in cui parte una labile traccia che percorsa porta direttamente in vetta al monte Ruetas.
Scesi poi gli sfasciumi si ritorna sul “Sentiero degli Alpini, che si ripercorre tutto una seconda volta, scendendo più avanti all’ampio intaglio del colle dell’Arcano. Questo colle è raggiunto da alcuni sentieri. Di fronte una traccia raggiunge la vetta del Bric di Mezzogiorno, sulla sinistra un'altra scende nel vallone di Massello portandosi a valle o verso il colle del Pis, mentre quella che si prende percorrerà l’ampio vallone di sotto questo colle in direzione della val Troncea. Sempre ben segnato da paletti con gli anelli, frecce metalliche, ometti, il sentiero 334 s’abbassa inizialmente seguendo la linea di massima pendenza guadagnando una prima conca prativa con una lunga si serie di svolte che mitigano la discesa. Giunti al fondo si supera la successiva balza allo stesso modo sino al lungo traverso da destra a sinistra che, lasciato il vallone, porta ai forni di S. Martino dove ci si immette sulla traccia discendente dal colle del Beth. Si percorre appresso il sentiero dei minatori che con una lunga serie di svolte, ravvicinate o distanziate tali da seguire la natura del pendio, porta, dopo una lunga discesa nel bosco, al segnalato bivio per Seytes poco prima di raggiungere le case di Troncea. Questa scelta consente di non fare assolutamente tratti di strada ripercorrendo poi, oltre Seytes, il sentiero fatto salendo. La traccia che si stacca oltre il bivio prosegue lungamente in falsopiano traversando per praterie e boschi, sempre ben segnata. Alternando lunghi tratti in piano ad altri dove si scende o si sale sempre di poco, dove è impossibile perdersi, si giunge al termine dell’attraversamento in vista dei ruderi di Seytes, già incontrati salendo, nel punto in cui questo lungo anello si chiude. Non resta che ripercorrere a ritroso le infinite svolte discendenti nel bosco che consentono di raggiungere al fondo il parcheggio presso il bivio per Seytes sulla strada della val Troncea.
3 ore c.ca dalla vetta del monte Ruetas.





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