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Escursionismo : Un anello nella valle del rio Agrevo alla ricerca di alpeggi abbandonati e dell'acquedotto dei Poetti
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 18/03/17 12:03
Notizia riferita al: 17/03/17
Letture: 264

Un anello nella valle del rio Agrevo alla ricerca di alpeggi abbandonati e dell’acquedotto dei Poetti.

Località di partenza: Borgata Rio Agrevo mt. 780
Dislivello: mt. 220
Tempo complessivo: 2 ore e 45 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 5 Val Germanasca – Val Chisone Fraternali Editore

La bassa e media valle del Chisone sono state duramente martoriate dall’alluvione che le ha colpite nel novembre scorso. Tutti i rii discendenti dalle cime che separano la valle del Chisone da quella del Sangone, giunti a valle con un carico di detriti e alberi divelti dalla furia dell’acqua, hanno procurato ingenti danni e purtroppo anche una vittima travolta dalla piena del rio Albona.
Questo itinerario s’addentra in una di queste valli, quella del rio Agrevo che a monte della borgata che porta questo nome, origina la spettacolare cascata della Pissa. Raggiunto l’alpeggio abbandonato di Ferterie, con un lungo e faticoso traverso ascendente, volendolo, ci si porta al successivo, quello della Feugera oltre il quale è impossibile proseguire. Tornati al primo alpeggio, seguendo il corso del rio si scende a vedere il punto di presa dell’ingegnoso acquedotto dei Poetti, oggi abbandonato, che parte poco sopra il salto della cascata. Si torna poi a valle, alla borgata di Rio Agrevo seguendo il corso della canaletta, meglio ancora percorrendo un tratto dell’altrettanto ingegnoso sentiero 344 per l’alpe Bocciarda.
A parte la stancante salita all’alpeggio della Feugera, facoltativa, questo itinerario, più che un’escursione si può definire una piacevole passeggiata alla scoperta di una valle, di una cascata, di un acquedotto e di un alpeggio abbandonato la cui storia è posta al fondo della descrizione.

Poco fuori dell’abitato di Perosa Argentina, in bassa valle del Chisone, si lascia la statale prendendo a destra per le borgata di Rio Agrevo e altre subito salendo una stretta strada a raggiungere la prima, Chialme, oltre la quale si prosegue per poco. Superata la successiva, Prageria, si può parcheggiare presso un piccolo slargo a margine della strada nel punto in cui sulla destra parte uno sterrato che sorpassa a monte le case della borgata.
Percorso un breve tratto di strada, prima di raggiungere la borgata di Rio Agrevo, presso una baracca di legno parte sulla destra uno sterrato che addentrandosi nella valle raggiunge, più su, lo sconvolto alveo del corso d’acqua. Individuato il punto in cui attraversare, dalla parte opposta un tratto di sentiero porta alla base della spettacolare cascata della Pissa, da vedere. Tornati di poco sui propri passi, senza scendere al rio, impercorribile, giunti alla dorsale la si risale di poco e traversando in piano oltre un rudere si termina sulla traccia che porta all’alpeggio abbandonato delle Ferterie sulla quale ci s’immette. Ampia, quasi uno stradello, all’inizio risale nel vallone per poi piegare a sinistra così raggiungendo dei superiori ruderi oltre i quali si prosegue a tratti in ascesa nel folto della pineta. Nel punto in cui la pendenza s’abbatte, presso una panoramica dorsale, prestando la dovuta attenzione s’intuisce che verso monte parte un sentiero: è quello che conduce all’alpeggio della Feugera che volendolo si può raggiungere. Non segnalato alla partenza, privo totalmente di segnature, s’inoltra da subito ripido seguendo, nella prima parte dell’ascesa, la dorsale subito intuendo che oggi più nessuno lo percorre. Ampio e sempre evidente perché un tempo utilizzato per portare gli animali all’alpeggio, mai cessando di salire, a tratti ripido e faticoso, salendo e traversando si porta via via all’interno del vallone rasentando diversi ammassi rocciosi. Più su alcune svolte e poi un ultimo traverso riportano sulla dorsale che di qui in avanti si seguirà fedelmente raggiungendo i muretti dei terrazzamenti e poi i ruderi dell’alpeggio della Feugera, mt.1429, abbandonata da tempo. Spostandosi di poco sulla sinistra, da un’estesa pietraia la vista s’apre libera sulla sovrastante Courbasiri, sulla comba della Bocciarda, sugli ammassi rocciosi e sui monti all’apposto. Oltre l’alpeggio, traversando nella pietraia, una traccia prosegue perdendosi nel chiuso della faggeta. Si torna poi a valle utilizzando il sentiero percorso. Questa deviazione per l’alpeggio della Feugera, volendola fare, richiede complessivamente un tempo aggiuntivo di c.ca 2 ore e 30 minuti coprendo un ulteriore dislivello di 430 mt.
Altrimenti, alla dorsale nel punto in cui parte il sentiero per questo alpeggio, proseguendo e traversando lungamente in piano, con un ultimo tratto ascendente ci si porta gradualmente verso l’alveo del rio che di sotto forma la cascata della Pissa, che già si sente scrosciare, raggiungendo in breve i ruderi dell’alpeggio delle Ferterie mt. 1000.
1 ora c.ca dalla borgata Rio Agrevo.
Stando poi mediamente a margine della ripa sotto la quale scorre il corso d’acqua facilmente si scende di sotto all’alveo del rio dove si prende a traversare e sempre rimanendo sulla riva sinistra si raggiunge più avanti la verticale rocciosa sotto la quale si trova la presa dell’acquedotto dei Poetti, da tempo non più in uso, il cui punto d’intercettazione, come del resto tutto l’alveo, è stato sconvolto dalla recente rovinosa piena. Percorso a margine il sinuoso tratto in piano della geniale canaletta, sorretta a valle dai muretti, scavata a monte, seguendone il corso anche quando poi precipita, sempre traversando senza alcuna difficoltà si raggiunge di sotto il punto in cui si incrocia il sentiero proveniente dall’alpe Bocciarda sul quale ci s’immette prendendo a sinistra. Scendendo, superati ruderi di Moliere, in breve si raggiungono le case di Rio Agrevo. Questo è certamente il modo più breve per tornare: seguire per intero il corso della canaletta. Altrimenti, in alternativa, rifacendo la strada percorsa, si risale all’alpeggio delle Ferterie e proseguendo oltre sul sentiero portarsi all’alveo del rio, che si attraversa, cercando poi, di poco più a monte, la labile traccia che presa termina più avanti sul sentiero 344 per l’alpe della Bocciarda. Traversando a monte degli abbandonati terrazzamenti, un tempo coltivi oggi tornati ad essere bosco, con un tratto in piano un po’ accidentato si raggiunge il punto in cui ci s’immette su questa ampia traccia subito raggiungendo un colletto tra le rocce superato che si ha si prende a scendere. Ampia, ingegnosa, ben progettata e realizzata con cura perché per questa transitavano le slitte con fieno o legname, la traccia s’abbassa con una serie di svolte che assecondando la natura del pendio, sempre traversando nella pineta, consentono di raggiungere di sotto l’ometto che segnala che occorre proseguire diritti lasciando sulla destra la traccia più evidente che scende a Briere. Superata la canaletta dell’acquedotto dei Poetti e poi i ruderi di Moliere, si raggiungono di sotto le case della borgata di Rio Agrevo. Attraversato lo sconvolto rio, oggetto di notevoli interventi di sistemazione, subito si raggiunge la baracca di legno dove questo anello si chiude e poi, di poco più avanti, lo slargo a margine della strada.
1 ora e 45 minuti dall’alpeggio delle Ferterie.

Limpia e Giuanin Negi
Limpia e Giuanin Negi avevano quattro figli e vivevano a Brondoneugna, borgata poco oltre Perosa Argentina nella bassa val Chisone, dove il rio Agrevo si getta nel Chisone. Da maggio a novembre si trasferivano a Ferterie, una casa su in alto, oltre la cascata della Pissa del rio Agrevo, sul sentiero per il monte Bocciarda, di fronte al Get dove ora si pratica l’arrampicata. Il padre, Giuanin, scendeva ogni giorno a valle, a Branoneugna, dove lavorava come pica pera, scalpellino, quattro ore di cammino tra l’andare ed il venire, il resto alla cava e la giornata era finita. Limpia accudiva la casa servita d’acqua dal “Bial”, acquedotto a cielo aperto, e organizzava la vita dei figli. Procurava molto lavoro badare a due mucche, alle capre e alle pecore, e pure alle patate, un po’ di mais e quant’altro si poteva strappare alla terra.
Oggi di quella casa ci sono solo più i resti. Si capisce, vedendola, che era molto grande, che c’era una stalla, che, più discosto, c’era il porcile; per allevare il maiale e avere qualche salame, cibo da festa, cibo di lusso. Si leggono male i resti di quella casa. I rovi ed i sambuchi l’hanno coperta e cancellata, ridata alla terra. E si stenta a credere quanto i vecchi raccontano di Limpia e Giuanin Negi. Non sono passati secoli, ma poco più di cinquant’anni. Tutto dimenticato. Peccato.

Tratto da “Val Chisone, terra bella”.


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