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Alpinismo : Tour del M.Rosa in mtb, tappa 1, 10/10 Cervinia Zermatt
Autore: pierriccardo (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 19/10/07 16:35
Notizia riferita al: 19/10/07
Letture: 4458

Sommario links tappe:
http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=876 Presentazione
http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=884 prima tappa
http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=885 seconda tappa
http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=886 terza tappa
http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=888 quarta tappa
http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=889 quinta tappa
http://www.lafiocavenmola.it/modules/news/article.php?storyid=902 sesta tappa


Le previsioni meteo, come dicevo, fino a ieri mattina erano di blu fisso, sia a Cervinia che a Zermatt.
Già ieri sera il TG5 , notoriamente fazioso e filocomunista, dava tutto coperto al Nord….. ma vaffa… a sti rossi non bisogna far caso.
Sveglia stamane alle 4.
Alle 8.30, dopo aver attraversato centinaia di km di nebbie d’altri tempi, arrivo a Cervinia, luogo che non avevo mai visto, e che anche stavolta mi sarei volentieri risparmiato, se non fosse che il sole è apparso per un minuto e mezzo abbondante, senza tuttavia farmi vedere la cima del Cervino, ma tutto l’obbrobrio che ci sta sotto, quello sì, e, detto per inciso da un incompetente, fa veramente schifo.

Approdo dopo aver girovagato non si sa dove, al parcheggio gratuito delle funivie ferme,
Ok, non c’é nessuno: qualche draga spenta e bon. Parcheggio. Secondo me, tra 5 o 6 giorni, quando torno non trovo neanche più le ruote.
Ma tanto è vecchia, così avrò una buona ragione per cambiarla.

Parto. Vestito come nel duro inverno e con uno zaino troppo pesante; chiedo a dei fuoristrada se è quella la via per il lago Goillet: è questa.
Visibilità 100m, e del Cervino, che in un giorno normale ti porteresti al fianco fino in cima, nemmeno l’ombra.

Secondo me se partivo un po’ più su sarei arrivato a Plan Maison molto prima, ma bisognerebbe provarci.
Si arriva al Lago Goiller, sbarrato da una colata di cemento, arrivandoci da sopra a destra, con dei bei saliscendi gobbosi su sterrata che poi diventa sentiero e va a scendere 30m sotto la diga e poi risale.
Ma io non ho alcuna idea di perdere quota ed allora passerò proprio sopra il liscio sbarramento.
Una traccia di sentiero scende a monte della diga: un piede mal messo e fai un tuffo dove l’acqua non è blu.
Poi arrivi a scavalcare sulla diga, ma devi superare una barriera con spuntoni lunghissimi a raggiodisole.
Gli ci appendo la mtb per la ruota davanti e mi arrampico.
Azzz!! Non è semplice passare: ho appena evitato di’infilarmi un raggiodisole nel cococò, che esso s’infila nel mio zaino, tento di sfilarlo, andando paurosamente in bilico nel vuoto, sento un craaaaaaakkk, salto di là sulla diga. Salvo. Era meglio perdere quei 30m!!!
Mi butto in sella veloce, son sicuro che tra 10 secondi sentirò la voce del guarda dighe che urla: ehi, cosa fa lei lì????, e invece no, attraverso tutto il fronte su uno strato di plastificante che pare staccarsi e che fa uno strano rumore…
Al di là si sale e si sale ancora a piedi per 10’ , si scollina ed inevitabilmente appare sotto di voi lo spettacolo “affascinante”(!!!!) di Plan Maison, dominio oggi di Caterpirlar, stazione intermedia di traffici illegali di clandestini erranti e paganti, dell’attraversamento del mare delle nevi artificiali tra le effimere insidie dei cannoncini protagonisti di una guerrra già persa.
Si scende e poi si sale… ma per dove? Con tre guide in tasca, finalmente, dopo esami accurati, decido che il mio itinerario è il n.15, con possibili varianti 15° e 15b.
Le sterrate, come tutte quelle di servizio agli impianti, hanno spesso delle inclinazioni al limite dell’infarto e sicuramente della buona creanza, quindi se farle tutte in sella lo deciderete sul momento.
Io ci ho provato, ma dopo una dozzina di litanie scendo.
Arrivate così alla Cappella Bontadini, q. 3000 circa.
La cappella, bellissima, c’è (miracolo!!) ancora, ma è stata talmente ingabbiata (se non ci picchiate dentro non la vedete) tra le mastodontiche costruzioni in plastica bianca sponsorizzatissima degli impianti.
Secondo me chi ha progettato tutto ciò si sentirà anche molto cattolico, non avendo fatto demolire l’inutile e poco remunerativa chiesetta.

Cionondimeno io quella cappella la vorrei vedere senza nulla di tutto ciò attorno.
Ma ho paura che non mi succederà.
Nebbia, qualche raro squarcio verso il colle.
Si sale, ora, a piedi, tra qualche chiazza di neve e un po’ di fango.
3290m, siamo al Colle del Teodulo, credevo fosse più dritta, invece no.
Se siete proprio maso, o non avete altro da fare, 50m prima del colle pigliate a sx e salite in 5 minuti al Rifugio del Teodulo.
Io avevo altro da fare.
Uno squarcio nella nebbia mi fa intuire una pista che scende dal Plateau Rosa, poi dinuovo il nulla lattiginoso.
Prendo la macchina foto: almeno il Passo ed il Rifugio li devo documentare, altrimenti chi mai ci crederà?
Non va. Dall’ultima pioggia fa i capricci.
La sbatto, la sfrego, la scaldo, la spengo, l’accendo.
Non va. Ma devo farcela. Dopo 15’ ne riesco a scattare una , poi due. Basta così.
Ora tornerò indietro a Cervinia, non si vede una mazza, non c’è nessuno, solo nebbia e freddo, non ci sono mai stato; anche se ho picca e ramponcini, però non sono pazzo del tutto.. in fondo sono su di un ghiacciaio.
Dietrofront. Pazienza, sarà per un’altra volta!
Mi volto un’ultima volta per dire addio al ghiacciaio cattivo.
Un raggio di sole squarcia di botto il telo delle nebbie ed illumina tutto il pendio che scende dal Piccolo Cervino, due piste belle lisce e un sacco di sciatori.
Non conto neppure fino a tre e mi butto giù, con i ramponcini e la picca nello zaino.
E la mtb sotto il sedere. Wowwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwww!!!!
Penso che fra tre secondi, al primo tocco di freno, ruzzolerò giù indecorosamente tra le risate di questi fighetti che sculettano su questa pista che poi alla fine è poco più della “baby” di Argentera dove marmocchio ho mosso i miei primi passi sugli sci.

E invece no.
La mtb sta in piedi e và anche veloce, i freni frenano come sempre, senza nemmeno i dischetti, azzardo anche qualche curvetta, come se fossi sulla mia tavoletta, su questo firn da favola a 5°C, la temperatura della birra.
Scendo accanto ai figli di papà, anche oggi che è mercoledì, con le loro tavole della Burton nuove di pacca senza la più piccola righetta, tutte uguali, perché hanno comprato tutti la più cara, però ognuno gli ha fatto scrivere il proprio nickname.
Sono saliti con la Télécabine rossa da Zermatt, dove hanno una casetta col tetto rosso, che hanno raggiunto col trenino rosso, dove il traffico è rosso vietato, si fanno portare su rossi taxi; l’unica cosa che non hanno di rosso è il conto in banca e la tessera del partito.
Credo di aver girato anche un paio di filmini con la solita tecnica del ”vado con una mano sola che figo”; mentre superavo un tavolaro che andava troppo piano per non rovinarsi la pettinatura.
Ma nessuno mi ha cagato un granché, hanno senz’altro pensato che non avevo i soldi per la Télécabine e che senz’altro puzzavo di sudore.
Mi son fermato accanto ad uno del mio pianeta: un inglese che saliva a piedi da Zermatt, dal quale, dopo 6 tentativi, mi son fatto fare una foto, classica, colla parete Nordest del Cervino alle spalle, e la picca in mano: proprio una foto da pirla.
E poi giù in sella fino alla fine del ghiacciaio del Teodulo, 500m di dislivello, troppo corto.
Un incontro ravvicinato con il soprannaturale, ad un passo dal divino: senz’altro il giorno più bello della mia vita, naturalmente dopo quello della Prima Comunione.

Alla fine della neve quei poveri diavoli di sciatori devono togliere gli sci, metterli a spalle e camminare goffamente verso la Cabinovia.
Io invece continuo a volare, ora in piano, sul mio eclettico mezzo anfibio: ghiaccio, neve, paciarina, fango, acqua che spruzzo discretamente addosso ai loro pantaloni beige di lavanderia, terra, pietre.
Loro fingono di non vedermi, senz’altro si sentono di un altro pianeta.
Io invece li guardo e sono felice di essere nato e di vivere su di un pianeta lontanissimo e diversissimo dal loro. Il pianeta rosso.

Sentiero, da q.2800 in giù: bello, 95% in sella, ma se siete bravi potete fare di meglio.
Ad un tratto, ero a metà dei 1200m di discesa, vedo davanti a me una pietra appuntita che dovrei evitare: la piglio in pieno e la mia gomma tubeles davanti, un po’ troppo sgonfia emette un sonoro, ma corto “PSSSHHHHH”.
Mi fermo, dico le solite 10 litanie, tutte filate, sinonimi, aggettivi e varianti dei sostantivi “Mucca” e ”Scrofa”.
Poi scendo e mi appresto ad inserirvi la mia unica camera d’aria di scorta, sperando che lo squarcio nel copertone non sia troppo esagerato.
Cerco lo squarcio. Gomma a terra sì, ma nessuno squarcio.
Certo che ho avuto un bel cococo: la pietra appuntita ha sì tentato il colpo, ma il mio intelligentissimo copertone , anziché squarciarsi, si è fatto spingere lontano dal cerchione, facendo defluire tutta l’aria e poi è tornato al suo posto.
Lo Gonfio.
Tiene.
Scendo. Fino in fondo.
In meno di un’ora, dal ghiacciaio sono a Zermatt.
A me questa città devo poi ancora decidere se mi piace o no. E non è per fare il Bastiàn cuntrari.
So solo che, col fatto che non ci sono le auto, già 3 km prima di arrivarci stanno tutti in mezzo alla strada a piedi e a me che sono in bici e che sono educato bene e quindi non suono il campanello anche perché non ce l’ho, questa cosa non mi piace mica tanto.

Eppoi devo dire che tutta questa storia della città ecologica non mi convince mica del tutto, anzi per essere educati ma non troppo, mi fa proprio castigare senza sti.
Pensate: è come se io che di soldi ne ho a palate, mi comprassi un’isola con tutte le comodità e senza inquinamento: infatti l’energia, prodotta altrove, con grande inquinamento altrove, io me la faccio arrivare nella mia isola felice con dei bei cavi sottomarini.
E anche le barche che vengono a trovarmi e a rifornirmi, tutte a batterie.
La corrente elettrica e le batterie sono fatte, per ora, colò petrolio, con l’acido e con le centrali nucleari ed a carbone. Ma in un altro posto lontano da me e che io non vedo e che non voglio nemmeno sapere che già mi dà fastidio.

Ecco. Zermatt è tutto questo.

Non per nulla vedrete a spasso per Zermatt frotte di ragazzotti e ragazzotte, vecchietti e vecchiette, arzilli e no, tedeschi, inglesi, americani con le loro tutine pulite, le loro tavole tutte bianche e tutte uguali, gli scarponi da sci leggerissimi.

Perché se hai i soldi il paradiso lo puoi avere subito. Ma questo è quello che pensano loro, non io. Che credo che il paradiso è altrove. E non lassù, né dopo.

Così vado a farmi un giro all’ufficio turistico, chiedo alla hostess se gli hotels qui non saranno troppo cari per me.
Ma non è una domanda, tanto ho un altro programma, però lei mi dice: No, assolutamente. Carina.
Come chiedere all’oste se ha del vino buono!
Devo andare a dormire a Grachen (che in tedesco si pronuncia “Grèhèn”, con la h aspirata che gli vedi le tonsille): devo scendere ai 1000m esatti di St. Niklaus e poi risalire a 1600m, perché di là parte un bellissimo (a sentire molti) sentiero walser, in saliscendi a mezzacosta, con ruscello a fianco, che tocca i 2300m e scende a Saas Fee. G.Bottalo mi ha detto che è fatto apposta per me.

Mi fermo al primo hotel (naturalmente tutto asfalto da Zermatt), che tanto ho capito che, salvo a Zermatt, costano come i rifugi o poco più, solo che mangi e dormi 10 volte meglio, carichi cellulari e gps e non ti rompono i cococo’.
Il gestore mi chiede dove son diretto e , quando gli parlo del sentiero per Saas Fee, mi minaccia di brutto, arriva a dirmi, per il mio bene, che è proibito, strettissimo, espostissimo e a tratti ghiacciato e che se metto male un piede non mi trovano per 10 anni.
Dovrò rinunciarvi, tornare a St. Niklaus e fare il giro da Stalden?
Gli dico che andrò almeno a vederlo.
Mi guarda di brutto. Poi mi dice che la colazione è alle 9, io dico: no, almeno alle 8!!
Contrattiamo per le 8.30… Cavolo mi ha fregato, dovevo dire le 7!!
A domani.

Data: 10/10/2007
Partenza: Cervinia, m.2015
Arrivo: Grachen,m.1600 via colle Teodulo, m.3290, Zermatt m. 1600, St.Niklaus, m.1000
Lunghezza: km 45 forse, non so
Disliv. posit: 1905m
Disliv. negat: 2320m
Ciclab. salita: 95%
Ciclab. discesa: 95%, ghiacciaio 100%
Difficoltà: bc/oc-ec

Album foto
Video fuoripista con Breithorn
Video in pistaaaaaa con Cervino


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Commenti
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Autore Commento
stambecco54
Inviato: 20/10/2007 14:33  Aggiornato: 20/10/2007 14:33
Matricola
Iscritto: 29/4/2007
Da:
Inviati: 11
 Re: Tour del M.Rosa in mtb, tappa 1, 10/10 Cervinia Zermatt
Perchè hai deciso di salire passando dalla diga, invece di seguire l'itinerario che normalmente si fa per raggiungere il Colle di Cime Bianche Sup. e che costeggia e lascia il Lago Goillet in basso sulla Sx?

Autore Commento
pierriccardo
Inviato: 20/10/2007 15:51  Aggiornato: 20/10/2007 15:51
Guru
Iscritto: 3/1/2006
Da: Cuneo
Inviati: 2986
 Re: Tour del M.Rosa in mtb, tappa 1, 10/10 Cervinia Zermatt
Hai ragione, avrei faticato di meno, ma avevo questa indicazione.
Poi, qualche giorno dopo, l'ho fatta in discesa, molto bella, anche lei con qualche saliscendi dal teodulo asopra il Lago Goillet, ma sicuramente miglòiore anche in salita.
Mi sto chiedendo se da Cervinia si può salire a Plan Maison stando tutto a sinistra salendo,(per intenderci sotto il Cervino, da Pré du Veau) la strada sterrata sulla carta c'é, sarà un pò troppo ripida, infatti, al ritorno ho chiesto a due col fuoristrada se si saliva in bici, mi han detto no.... poi ho fatto la prova del nove , ho chiesto se si saliva al lago Goillet, mi han detto no di certo! Allora ho ringraziato ed ho capito che é meglio fare di testa propria.
Anche il sentiero che da Grachen va a Saas Fee non l'ho fatto perché il gest. dell'hotel me ne ha dette di tutti i colori.
Dopo 2gg un tale al Plateau Rosa mi ha detto che era bellissimo e io sono già incas nero che ho dato retta a quel pirla
ciao
riccardo
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