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Escursionismo : Un anello per colli e cime in val Sangone. Dal colle della Roussa alla Punta dell'Aquila
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 08/10/15 23:21
Notizia riferita al: 07/10/15
Letture: 2445

Un anello per colli e cime in val Sangone. Dal colle della Roussa alla Punta dell’Aquila

Località di partenza: Slargo presso l’area dei Pianas mt. 1060
Dislivello complessivo: mt. 1670
Tempo complessivo: 9 ore c.ca
Difficoltà: E/EE così come configurato
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 6 Pinerolese – Val Sangone Fraternali Editore

La parte alta della Val Sangone, l’ampio anfiteatro che va dal colle della Roussa alla Punta dell’Aquila, oltre l’elementare primo tratto terminante al Monte Bocciarda, presenta una serie di vette di modesta altitudine, superanti di poco i 2000 mt., però impegnative da raggiungere perché composte per lo più da lastroni ed estesi e affioranti ammassi rocciosi a cui si aggiungono i ripidi pendii erbosi degradanti sul versante della val Chisone, mentre il lato nord, che dà sulla val Sangone, per le pietraie e i rododendri che contraddistinguono questo versante, non consente di massima alcun accesso o discesa a valle se non per la tradizionale pista che più sotto passa per l’alpe Colombino.
Una traccia segnata, transitante per lo più sul soleggiato versante sud, della val Chisone, percorre senza alcuna difficoltà i pendii erbosi sotto le vette. Le cose si complicano se si vogliono raggiungere tutti i rilievi rocciosi che separano la cima del monte Bocciarda da quella della Punta dell’Aquila transitando per Porta Sarasina e per il monte Uia: la salita su tutte le cime è dunque riservata ad escursionisti allenati, per la lunghezza complessiva del tragitto e per l’impegno e la fatica che richiede lo scendere ed il salire e l’attraversare le estese pietraie, con i numerosi salti di roccia, soprattutto nel tratto intermedio che va dal monte Bocciarda al colle della Meina passando per il monte Uia. Volendo salire su tutte le cime, dal colle della Roussa alla Punta dell’Aquila, le difficoltà aumentano e i tempi si allungano, e non di poco.
Lungo, stancante, impegnativo, però appagante e molto panoramico, con un’ampia vista che spazia dai monti alla pianura, la stagione migliore per effettuare questo itinerario è l’autunno prima che nevichi. Assolutamente sconsigliato in caso di nebbie, assai diffuse su questi versanti.

Raggiunta Giaveno, il centro più importante della val Sangone, si procede in direzione di Coazze trascurando, di molto più avanti, la diramazione per questa località e prima per Pontepietra . Sempre restando sul fondovalle, raggiunta la borgata Sangonetto, si continua in direzione di Forno di Coazze mantenendosi la strada non lontana dal corso del torrente Sangone. Oltre le prime case, il santuario religioso della Madonna di Lourdes ed il bivio per Molè, superato il rio discendente dal vallone della Balma si può lasciare l’auto sull’ampio piazzale che segue o a lato della strada prima che questa riprenda a salire.
Sulla sinistra inizia uno stradello, chiuso alla partenza da una sbarra d’interdizione, per l’area attrezzata dei Pianas. Qui parte il sentiero 414 per varie località e per il colle della Roussa segnalato a 3 ore e 30 minuti. Più avanti, presso una successiva indicazione, si prosegue in direzione delle Prese Dragone, ora sul 414A, sino a che lo stradello si trasforma nel sentiero e entrando nel bosco supera due rii tra loro ravvicinati. Di seguito si attraversano delle estese praterie stando su una traccia a tratti poco evidente che rientra poi nel bosco al termine delle stesse. Una breve salita porta il sentiero sulla strada, sulla quale ci s’immette, nei pressi delle Prese Dragone.
Per un lunghissimo tratto si percorrerà questa strada che man mano si procede s’addestra sempre più verso il fondo della valle del Sangone alternando tratti asfaltati, brevi, ad altri a fondo naturale. Incontrati per via due piloni, la cascata della Loja Scura, da vedere, fatta qualche svolta, superato il bivio per la Palazzina Sertorio, subito dopo la vegetazione arborea cessa. Sempre restando sullo stradello, che ora si fa più rovinato, poco dopo la svolta lo si abbandona per il sentiero che parte sulla sinistra e che, traversando per le praterie, riporta sulla strada ad una superiore svolta. Strada e sentiero in modi diversi entrambi portano al Sellery Superiore: la prima transitando per l’alpeggio Sellery Inferiore e i resti del forte. Il secondo, superato un rio, con qualche svolta risale poi le praterie sottostanti l’alpeggio uscendo infine al Sellery Superiore dove un edificio ora è stato adibito a rifugio. Si chiama rifugio Fontana Mura ed è aperto tutta l’estate e per lunghi periodi anche in inverno e nelle stagioni intermedie.
Sul retro dell’edificio parte il sentiero per il colle della Roussa. Sempre evidente e segnato, s’inoltra salendo un erboso pendio che man mano si procede si fa via via più ripido. Le svolte che seguono consentono infine alla traccia di uscire sul colle della Roussa mt. 2019 dove la vista s’apre su un’estesa cerchia di monti e sulla val Chisone. Su questo colle s’intersecano alcuni sentieri.
3 ore c.ca dal parcheggio.
Oltre il pilone parte il sentiero 412 che al termine raggiungerà la Punta dell’Aquila e questo si prende portandosi la traccia verso le pendici della Courbasiri mt. 2214, prima tra le tante cime che si incontreranno nella traversata, rilievo che si raggiunge salendo un aperto pendio mantenendosi sulla destra. La cima è contrassegnata da un grosso ometto di pietre e da questa già si vede la successiva: il monte Bocciarda. Si scende dalla parte opposta, perdendo un po’di dislivello, raggiungendo così gli estesissimi piani sottostanti che si attraversano. Mantenendosi preferibilmente sempre sul filo si sale facilmente sulla seconda cima, il monte Bocciarda mt. 2201 dove emerge una croce metallica con non lontana la sagoma di un alpino.
Da qui in avanti le cose un tantino si complicano. Se si vuole fare la traversata senza alcun problema, seguendo fedelmente il segnato sentiero che non raggiunge le cime intermedie, conviene tornare brevemente sui propri passi sino al punto di massima depressione tra questo monte e la Courbasiri. Piegando poi a sinistra si scende facilmente alla visibile alpe Bocciarda dove il sentiero prosegue aggirando il monte sul versante sud, quello della val Chisone, raggiungendo infine la depressione della Porta Sarasina. Altrimenti dal monte Bocciarda, guadagnato il grosso ometto che poi è la vera cima della montagna, si scende dalla parte opposta il ripido, roccioso crinale fatto di rocce e ammassi accatastati. Riservato ad escursionisti esperti, questo impegnativo tratto raggiunge in basso la Porta Sarasina superando un paio di salti rocciosi che si possono evitare sul lato nord, della val Sangone, scendendo così all’intaglio dove si ritrova il sentiero proveniente dall’alpe Bocciarda, sul quale ci s’immette, traversando poi per un tratto sul versante della val Chisone sin sotto al colletto che anticipa la successiva cima, il monte Uia. Raggiuntolo si percorre fedelmente il crinale fatto di lastre rocciose e di gradinature naturali che si risalgono faticosamente raggiungendo la terza cima, mt. 2159. Scese dalla parte opposta le estese pietraie che seguono, non senza una qual difficoltà, si guadagna un successivo colletto, il colle della Meina, superato il quale si riprende a salire, ora più facilmente, verso la successiva quarta cima, la Punta della Meina, alla quale in breve si perviene. Di nuovo si scende dalla parte opposta, perdendo di molto quota, raggiungendo in basso un colle, punto di massima depressione della traversata, dove si trovano delle indicazioni. Qui giunti ancora si risale l’opposto, ora facile pendio, sino a guadagnare la cima innominata, la quinta della serie, dove parte la cresta dell’Inverso la Morte terminante alla Punta della Merla. Scendendo e traversando poi a nord di questa cima, si raggiunge l’ultimo colletto dove parte la rampa adducente alla Punta dell’Aquila, mt. 2119, sesta ed ultima cima della traversata, anche questa raggiunta traversando per lastre e gradinature di roccia. Da questa vetta, anch’essa contrassegnata da una croce, la vista s’apre sul lungo, impegnativo crinale percorso dal monte Bocciarda, sui monti, sulle valli e sulla pianura.
3 ore c.ca dal colle della Roussa.
Sempre proseguendo per cresta facilmente si giunge alla cappella della Madonna della Pace dove un’evidente a tratti rovinata traccia scende interminabile verso i visibili edifici d’arrivo dell’ex sciovia dell’Aquila dove ancora si prosegue verso valle stando a lato dell’impercorribile, ripido stradello scavato dal ruscellamento. Traversando per il Pian delle Lese, privo di alberi, raggiunta in basso una panoramica dorsale dove sulla destra emerge l’imponente Rocca Parej, ancora si scende con qualche svolta ai pascoli presso un colletto dove sono presenti alcune vasche abbeveratoio. Qui giunti, lasciato lo stradello sulla destra per l’alpe Colombino, si traversa tra le praterie e quando queste terminano una segnata traccia scende il pendio per un lungo tratto e seguendo la linea di massima pendenza entra infine nel lariceto. Il traverso che segue porta il sentiero al colle Colletto, detto anche colletto del Forno, dove termina sulla strada che lo raggiunge da valle. Presso la fontana bella vista sulla piana di Giaveno. Si prende ora questa strada subito guadagnando il successivo colletto presso il rilievo del Truc delle Rocce dove la si abbandona per lo stradello che prosegue in piano verso Forno di Coazze ed il Santuario della Madonna di Lourdes. Interdetta ai mezzi, questa pista forestale traverserà lungamente alternando tratti in piano ad altri dove si sale o si scende. Superati alcuni rii, quando si giunge a monte del santuario, nei pressi della XIII stazione della Via Crucis, si può decidere se proseguire o subito scendere restando, in entrami i casi, mediamente i tempi gli stessi. Continuando, oltre l’asciutto rio di Comba Secca, superato un disastrato edificio ed i bivio per la Palazzina Sertorio, la strada scende con numerosi tornanti al guado sul torrente Sangone dove l’anello si chiude. Altrimenti, alla XIII stazione, si prende la traccia che scende subito raggiungendo la piana con le tre croci del Calvario. Proseguendo per tutte le successive undici stazioni della Via Crucis, superato in basso su un ponte il torrente Sangone si entra nell’area sacra posta all’interno del Santuario dove, tra le tante cose presenti da vedere, spicca la grotta tipo Massabielle realizzata però in stile moderno. Usciti sulla strada, un ultimo faticoso tratto in salita porta al punto in cui si ha lasciato l’auto dove questo lungo, impegnativo anello si chiude.
3 ore c.ca dalla Punta dell’Aquila.

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