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C'era una volta : Un racconto per un giorno di pioggia. Addomesticare.
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 29/09/13 10:10
Notizia riferita al: 29/09/13
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C'era una volta

Un racconto per un giorno di pioggia. Addomesticare

In quel momento apparve la volpe. “Buon giorno”, disse la volpe. “Buon giorno” rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
“Sono qui”, disse la voce, “sotto il melo….” “Chi sei?” domandò il piccolo principe, “sei molto carino…” “Sono una volpe”, disse la volpe. “Vieni a giocare con me”, le rispose il piccolo principe, “sono così triste…” “Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
“Ah! Scusa”, fece il piccolo principe. Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: “che cosa vuol dire addomesticare?”. “Vuol dire creare dei legami…”, rispose la volpe.
“Creare dei legami?”. “Certo”, disse la volpe. “ Tu, fino ad ora, per me non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”.
“Comincio a capire”, disse il piccolo principe. “C’è un fiore…credo che mi abbia addomesticato”.
“La mia vita è monotona”, disse la volpe. “Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, invece, mi farà uscire dalla tana. E poi guarda! Vedi laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane ed il grano per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe. “Per favore… addomesticami”, disse.
“Volentieri”, rispose il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose”. “Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”. “Che bisogna fare?”, domandò il piccolo principe. “Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti sempre un po’ più vicino…”.
Il piccolo principe ritornò l’indomani. “Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe. “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi ed a inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore”.
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina: “ah!” disse la volpe, “…piangerò”. “La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..”. “E’ vero”, disse la volpe. “Ma piangerai!”, disse il piccolo principe. “Certamente”, disse la volpe. “Ma allora che ci guadagni?”. “Ci guadagno il colore del grano”, disse la volpe. Poi soggiunse: “Vai a vedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. “Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto”.
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le sue rose. “Voi non siete per niente simili alla mia rosa “disse”, nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora per me è l’unica al mondo”. E le rose erano a disagio. “Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. “Non si può morire per voi. Certamente un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei sola che ho annaffiata, perché è lei sola che ho messo sotto una campana di vetro, perché è lei che ho riparata dal vento, perché su di lei ho ucciso i bruchi, perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi e anche qualche volta tacere. Perché solo lei è la mia rosa.
E ritornò alla volpe. “Addio”, disse. “Addio”, disse la volpe.
“Ti svelo il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore, perché l’essenziale è invisibile agli occhi”. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe per ricordarselo. “E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
“E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa….”, sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
“Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei il responsabile della tua rosa…”
“Io sono il responsabile della mia rosa…” ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

Tratto dal cap. XXI del “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry










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