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Come eravamo : Istantanea per Carlo
Autore: vecchiomio (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 17/08/13 16:43
Notizia riferita al: 17/08/13
Letture: 2162
Come eravamo

La foto di Carlo e Nanni sulla cima della Grande Ruine si è conservata sotto il foglio di cellophane del mio album di montagna numero 1, quello che va dal 1973 al ed 1978, così ha mantenuto i colori vividi e la luce cruda di quando venne scattata. A prima vista potrebbe anche sembrare recente, ma l'imbracatura di cordino bianco annodato, gli zaini Millet di tela e cuoio, i pantaloni di panno alla zuava e le due teste di piccozza da dopoguerra che compaiono in basso, allontanano la scena nel tempo a 35 anni fa. Carlo è quello a destra, indossa un vecchio pullover leggero da città, riciclato per gli strapazzi montani, com' era consuetudine prima dell' avvento del pile. Erano le otto e mezzo del mattino, un' ora inconsueta per arrivare su una cima di 3700 metri, perché dal rifugio Adèle Planchard è una passeggiata di neanche due ore. La fatica vera l'avevamo fatta il giorno prima, nell' interminabile vallone de la Romanche, portandoci sulle spalle gli sci da due metri, dal rifugio dell' Alpe du Villard d'Arène fino a 2.300 metri, dove iniziava la prima neve e poi ai 3.173 del vecchio Planchard, deserto. A volte, se mi concentro, riesco a far riaffiorare particolari che avevo perso nel buco nero del tempo e sono giunto alla conclusione che questo dipende da quanto si stesse pensando esattamente a quello che ci stava accadendo o invece si stesse pensando ad altro: così ritorna il miele spremuto dal tubo di plastica americano sulla fetta di pane e le nocciole tostate, un guanto maledetto che non salta fuori, la luce della luna piena che illumina il pendio sopra al rifugio, Carlo che chiude la porta con il chiavistello, lo scricchiolio dei coltelli Bilgheri e le lamine che incidono la neve dura, una folata di vento gelido sul collo: poi il ricordo dei passi si perde e si mescola insieme a un milione d'altri passi e nulla più riaffiora, per quanto mi sprema, fino alla cima. Euforia nel sole, strette di mano, fuori l'Exacta tedesca da un chilo, click...ecco, guardate di qua, così...perfetto! poi ve ne faccio una copia se vengono bene. Quella mattina del 16 luglio 1978, è stata una delle tante fermate nello scatto che suggella ogni volta il rito della vetta raggiunta, officiato con pervicacia dai suoi adepti. Il bianco dei nevai e le rocce scure disegnano una successione caotica di creste, muraglie, canali, alternando piani ravvicinati e altri lontani, fino al Sirac e a Les Bans, senza lasciare spazio al cielo, che pure era sopra di noi e si faceva sempre più vasto a mano a mano che salivamo: le montagne, qui come altrove, sembrano oggetti informi, da lasciare in pace lì dove stanno, nel loro mondo ostile e muto, come hanno fatto saggiamente gli uomini per un milione d'anni. Tutte uguali agli occhi dei non alpinisti, e invece ognuna con un suo nome tra mille e una sua storia, collettiva e personale, a volte traboccante di felicità, altre volte ordinaria o persino tragica. La Grande Ruine, per me, Carlo, Nanni e Luciano, entrò luminosa nella prima categoria, quella in cui la montagna non è solo un esercizio fisico e un piacere rinnovato degli occhi e della mente, ma disvela un mondo nuovo, dove anche l'anima esce dal suo guscio a prendersi il sole che le spetta.

Ci siamo persi di vista qualche anno dopo quella salita: Luciano ha abbandonato, Nanni non so, io ho continuato e Carlo pure, ma lui con un percorso più assiduo e impegnativo del mio, fino a spuntare dalla lista del grande sogno tutti gli 82 quattromila. Di recente ci eravamo risentiti su Gulliver, dove lessi di qualche sua salita e decisi quindi di mandargli una mail per chiedergli se si ricordava ancora della mitica salita scialpinistica alla Grande Ruine. Se ne ricordava molto bene e mi propose di combinare una reunion per rinverdire la memoria degli antichi fasti. Poi, due mesi fa, mi disse che aveva letto "Appunti dalla costiera dell' Uja" e altri scritti, li aveva apprezzati e gli avrebbe fatto piacere avere una copia firmata del mio libercolo. Gli avrei chiesto qualcosa delle sue salite e avremmo finito per condensare in pochi minuti di chiacchierata i fatti d'una vita. Mi sarebbe piaciuto avere da lui un giudizio professionale, da neurologo, sulla dipendenza dalla montagna e sul fatto che le tossine da fatica possano aprire le porte della percezione o sia solo un' illusione autogenerata per darsi una motivazione che vada oltre alla bellezza di essere lì e giustifichi il rischio. E infine, forse, gli avrei chiesto se lo zaino gli pesava, come a volte succede a me, riempito sì dai meriti dell' alpinista, ma gravato dai demeriti della condizione di padre assente e di marito che ha sposato una causa diversa ed esigente, relegando il resto ad una subalternità obbligata. Alla fine avremmo annegato ogni dubbio seccante bevendo una birra alla nostra salute e al destino che sulla Grande Ruine avevamo intravisto. Il tempo invece non è bastato, né per combinare la gita, né per la consegna del libro, né per altro.

Mentre fisso la vecchia foto scattata sulla cima della Grande Ruine, le due figurine di Nanni e Carlo per un attimo sembrano muoversi, come se il nastro del tempo, rimasto inceppato per un guasto del proiettore per tutti questi anni, avesse ripreso a funzionare. Riparte anche il sonoro di quel 16 luglio, con i rumori consueti delle cime, amplificati dal silenzio circostante: lo scricchiolio dei nostri passi sulla neve ancora gelata, il gracchiare d' un corvo che plana aspettando qualcosa da mangiare, la giacca a vento che sbatte e la voce di Nanni che pronuncia, tra il serio e il faceto, una frase che ancor oggi, ogni tanto, in cima alle montagne, ripeto: "E anche questa è nel sacco!" . E poi, noi che sorridiamo e ci prepariamo per scendere.

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MarLom
Inviato: 20/8/2013 13:53  Aggiornato: 20/8/2013 13:53
Guru
Iscritto: 11/3/2005
Da: Torino
Inviati: 838
 Re: Istantanea per Carlo
Bravo, un bel racconto....

Autore Commento
vecchiomio
Inviato: 21/8/2013 19:13  Aggiornato: 21/8/2013 19:13
Guru
Iscritto: 30/10/2011
Da: Rosta (TO)
Inviati: 167
 Re: Istantanea per Carlo
Ciao Mario, grazie per la visita; le storie vere sono le più facili.

Autore Commento
wlafioca
Inviato: 17/8/2013 19:58  Aggiornato: 17/8/2013 19:58
Guru
Iscritto: 27/9/2006
Da: Pianezza
Inviati: 641
 Re: Istantanea per Carlo
Bravissimo Giampiero , io, Luciano, sicuramente non sarò bravo come te, ma anch'io ricordo come fosse adesso quel 16/7/1978 ( Luglio con gli sci, seppure di 2 metri!)forse la mia piu'bella gita , e in aggiunta in stile himalayano,tu e anche Carlo avreste capito....
Anch'io non so nulla di Nanni, mentre seguivo su Gulliver le imprese di Carlo.

Autore Commento
vecchiomio
Inviato: 18/8/2013 9:29  Aggiornato: 18/8/2013 9:29
Guru
Iscritto: 30/10/2011
Da: Rosta (TO)
Inviati: 167
 Re: Istantanea per Carlo
Ciao Luciano! Non sapevo che fossi un assiduo frequentatore del sito! Sì , il tempo fa dimenticare la fatica e lascia le impressioni più belle! Un caro saluto, giampiero

Autore Commento
muntagna
Inviato: 19/8/2013 17:28  Aggiornato: 19/8/2013 17:28
Guru
Iscritto: 27/10/2007
Da: Borgaro
Inviati: 2042
 Re: Istantanea per Carlo
Che tu sappia, aveva per caso frequentato la SUCAI nei primissimi anni '7O, perchè tra i miei compagni dei corsi di scialpinismo mi ricordo di qualcuno, con un nome uguale o molto simile e certamente iscritto a qualche facoltà universitaria.
Grazie.

Autore Commento
vecchiomio
Inviato: 21/8/2013 19:20  Aggiornato: 21/8/2013 19:20
Guru
Iscritto: 30/10/2011
Da: Rosta (TO)
Inviati: 167
 Re: Istantanea per Carlo
ciao, grazie per la visita; sì, era istruttore di scialpinismo alla Sucai nella seconda metà dei '70 e poi anche dopo, non so fino a quando, basta vedere nel sito Sucai credo. Probabilmente è stato anche nel direttivo della scuola.Era medico, primario di neurologia, come hanno riportato i giornali, ma ai tempi della foto s'era laureato da due o tre anni-
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