Home | Foto | Video | Notizie | Agenda | GPS | Articoli | Meteo | WebCams | Contattaci | Aiuto

Menu principale

Album foto

Foto a caso

Come eravamo : Ivan
Autore: vecchiomio (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 01/08/13 15:02
Notizia riferita al: 01/08/13
Letture: 1571
Come eravamo

L’onda lunga libertaria e musicale dei figli dei fiori arrivò dalla California anche nella Milano operosa e nebbiosa, nella Torino provinciale e metalmeccanica, nelle lontane e tranquille cittadine del Nord Italia. Allora, a metà degli anni settanta, i media giovanili erano la televisione, i rari giornali della cosiddetta controcultura e i concerti rock: se ci fosse stato già Internet, probabilmente quell’onda sarebbe arrivata prima. Dai licei, dalle università, dai cortei che rivendicavano lungo i viali cittadini la fantasia al potere, quegli umori libertari salirono anche nelle valli alpine. Così, lungo i sentieri percorsi fino ad allora solo da pastori con le loro vacche, da addetti alle dighe dell’Enel e da alpinisti vecio scarpun tesi alla vetta come i mistici alla croce, si videro facce diverse, dai capelli lunghi e scarmigliati, stretti da bandane alla Hendrix, pochi soldi e comunque di papà, nessun lavoro in vista e neppure la voglia di pensarci. Lontana a volte la politica e lontane pure le ragazze (occupate in questioni più importanti), i nuovi climbers locali, emuli dei maestri di una mitica Yosemite valley mai vista se non in fotografia, si accanirono per anni con sberleffi e numeri da circo su placche di granito soleggiate per il puro piacere del gesto e per spogliare l’arrampicata di ogni retaggio alpinistico. Ritmi rilassati, adatti a modesti altipiani, risate e goliardia, sostituirono la seriosa brama di conquista delle cime del secolo precedente. Tra quelle facce poco più che adolescenti, c’era quella di Ivan G. Benché diventato celebre nel giro dei climbers come “il profeta della Val di Mello” (in Valtellina), lo si poteva vedere spesso a Feglino, frazione dell’entroterra di Finale ligure, dove un massiccio calcareo bianco e compatto, rimasto tranquillo per migliaia di secoli, fu preso d’assalto, a metà degli anni settanta, dalla minoranza arrampicante di mezza Europa. Muovevamo timorosi i primi passi su quella verticalità dolomitica, tra il sempreverde della macchia, nell’aria che sapeva di mare e di resina, ai piedi pedule leggere e flessibili, osservando i migliori librarsi con apparente facilità su appoggi piccolissimi e buchi dove entravano appena una o due falangi, prima intinte con ritualità nel sacchetto della magnesite appeso in vita. La nuova etica dell’arrampicata sportiva imponeva di non tirarsi e neppure di toccare gli ancoraggi per non falsare la difficoltà della via che si percorreva e in compenso i fittoni cementati nella roccia garantivano una totale sicurezza. Ivan però a volte saliva slegato, senza alcuna sicurezza tranne quella interiore, agile e flessibile, scambiando commenti e battute con quelli che stavano sotto a guardare e facendo pernacchie ai mostri sacri arrivati dall’Hymalaya che arrancavano goffi e rigidi dove lui passava con una mano sola. Anche lì, a cento metri da terra, appeso a scagliette esigue, Ivan non interrompeva la sua recita narcisista, sbeffeggiando ogni regola dal suo personale pianeta. Avevo la sua stessa età, appena ventitré anni, e l’idea che il cedimento di un appiglio alla trazione delle dita o sotto il peso del corpo, lo facesse spiaccicare al suolo schizzando sangue intorno, mi procurava brividi di repulsione. Quando scese da una delle sue arrampicate solitarie non potei trattenermi dal chiedergli se non avesse paura di morire, a salire così, slegato, senza uno straccio di sicurezza. Fece una delle sue smorfie da giullare, a metà tra il fanciullesco e il visionario e rispose: “Di morire no, ma di non poter più arrampicare sì!”. Il fatto che oggi, dopo più di trent’ anni di salite, sia ancora vivo, dimostra che sapeva bene quel che faceva, che dietro la maschera di folletto incosciente si celava una preparazione psico-fisica assoluta e in solitaria affrontava solo difficoltà molto al di sotto dei suoi limiti. Qualcuno l'ha chiamata paura di vivere, alimentata da un bisogno nevrotico e insano di condizioni estreme nelle quali rifugiarsi e sospendere il tempo e l’angoscia quotidiana. Lui però non dava quest' impressione.

Ho rivisto la faccia di Ivan com'era da giovane vent'anni dopo, sulla copertina del libro “Nuovi mattini” di E. Camanni, uscito nel 1998 e sotto linkato: la foto che lo ritrae risale a quegli anni e si intuisce l'atteggiamento scanzonato del ragazzo; in basso a sinistra c’è una piccola farfalla che vola a pochi centimetri dal suo naso e sembra incerta se posarsi sul dito indice, mentre lui ride e, rapito da tanta leggerezza, sembra in procinto di pronunciare uno di quei suoi teoremi sconnessi che propinava agli amici nella Locanda del Rio, a Feglino. O forse intrattiene con la farfalla un dialogo estemporaneo alla San Francesco, comunque incapace di rinunciare a qualsiasi occasione di gioco, sia che si tratti di rocce o di persone o di farfalle. Gli occhi non si vedono, ma brillavano sempre di quella luce un po' visionaria di chi ha intrapreso con coerenza strade fuori schema, rischiando derive esistenziali pur di essere se stesso.

Quella farfalla, stilizzata nella grafica, è poi diventata, e forse lo è tutt’ora, il logo della linea sportiva Mello’s.
--------------------------------------------------
Bibliografia minima:
G.P. Motti, “Il precipizio degli asteroidi”- Rivista della Montagna- n. 31, 1978
I. Guerini, Il gioco arrampicata della Val di Mello-Zanichelli, Bologna 1979
A. Gogna, Cento nuovi mattini-Zanichelli, Bologna, 1981
G. Miotti, "Luna Nascente" -ALP, n. 6, ottobre 1985
E. Camanni et al., “Viaggio nell’utopia”- ALP- n. 42, 1988
I. Guerini, “Il sasso di Dascio”- Rivista della Montagna- n. 110, 1989
E. Camanni, “Nuovi mattini. Il singolare sessantotto degli alpinisti.” -I Licheni- Vivalda ed., Torino 1998

http://tecalibri.altervista.org/C/CAMANNI-E_mattini.htm


Stampa la pagina Manda la notizia a qualcuno Crea un PDF con questa notizia
Commenti
Visualizzazione:
I commenti sono proprietà dei rispettivi autori.
Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Accesso
Nome utente:

Password:


Registrati

Hai perso la password?

Condividi

Cerca
Google


Ricerca avanzata


Installa motore di ricerca

Utenti connessi
39 utenti sono connessi

Iscritti: 0
Visitatori: 39

altri...

A quanto siamo...
Siamo a:



pagine visitate

Pubblicità

   


Google
LaFiocaVenMola.it - info@lafiocavenmola.it