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C'era una volta : Genesi della Basei e dell' Uomo
Autore: vecchiomio (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 07/07/13 17:08
Notizia riferita al: 07/07/13
Letture: 1490
C'era una volta

In principio.

Perché Dio abbia creato le montagne non è dato sapere. Sappiamo però che creò il ghiacciaio della Basei perché nella sua infinita onniscenza e preveggenza sapeva che i discendenti di Adamo ed Eva un giorno avrebbero inventato gli sci.

Come accadde.

Fu con il suo dito indice tuttofare che tracciò la linea ideale di pendenza, adatta a tutti, anche ai principianti. E fu con ampio movimento del braccio e con il palmo della mano che spazzò via ogni asperità e corrugamento delle rocce, creando la più vasta e regolare superficie inclinata che mai si fosse vista e mai si sarebbe vista sulle catene montuose della Terra e non solo.

I Cherubini, primi sciatori.

Per testare la sua opera appena realizzata ordinò ai Cherubini - gli angeli più giocherelloni e sportivi e non addetti alle sfere celesti né al Trono di Luce- di provare a scivolare con i piedi lungo il pendio appena terminato, senza però usare le ali per equilibrarsi, che altrimenti son tutti capaci! Quelli erano abituati dalla notte dei tempi alle richieste a volte balzane del Perfettissimo e quindi nessuno di loro si azzardò ad obiettare nulla. Iniziò uno, a piedi nudi uniti sulla neve fresca caduta non per caso e subito fatta gelare dal dito divino nonostante si fosse già a luglio inoltrato. Lo seguirono gli altri, subito entusiasti per quella esperienza fuori programma. Non avendo però né sci, né bastoncini, verso la fine del ghiacciaio molti cadevano sull' angelico culo, senza osare battere le ali per non contravvenire alla regola dettata dal loro sovrano, che se gli saltava la mosca al naso era capace di spedirli all' inferno seduta stante, altro che sciare! Fu a motivo delle loro catastrofiche cadute lungo il margine inferiore del ghiacciaio che si incisero solchi e canaloni fino al Piano del Nivolet, tutt' ora evidenti. Il Creatore li osservava con divertita benevolenza, assiso proprio di fronte, sulla montagna più alta dei dintorni, che in omaggio alla sua dimora celeste volle chiamare - vien da dire senza grande fantasia per uno come Lui- Gran Paradiso. Alla fine della mattinata - era un sabato- i Cherubini, tutti fradici e stanchi, ma soddisfatti per quella giornata diversa dal solito, aprirono le loro ali argentee e si alzarono in stormo compatto verso l' Ottavo Cielo, in cui dimoravano abitualmente.

Girano voci.

Girano voci secondo cui i Cherubini, suscitando grande invidia nei potenti rivali Serafini, obbligati a rimanere di continuo intorno al trono di Dio - peraltro quasi sempre vuoto- a cantargli le lodi, e anche negli Arcangeli e negli Angeli comuni, chiedano ancora oggi all' Onnipotente, alla fine di ogni inverno terreno, di scendere in libera uscita sulla Terra per sciare sul ghiacciaio della Basei, memori di quel giorno lontano una cifra di secoli in cui si divertirono tanto. Dicono che Dio, nella sua infinita magnanimità, senso della giustizia e attenzione al merito, conceda solo ai più meritevoli fra loro questo privilegio: allora i Cherubini arrivano sulla Terra, pochissimi e in incognito, nascondendo le loro quadruplici ali elastiche ben richiuse e accartocciate dentro a giacche a vento di un paio di taglie più grandi della loro corporatura. Con un po’ di attenzione si possono riconoscere per il fatto che, oltre a sciare veramente maluccio a causa della scarsa abitudine al gesto, non portano né guanti né occhiali, perché a loro gelo e raggi ultravioletti gli fanno un baffo. E poi non li vedrai mai salire oltre l’ultimo pendio ripido prima della cima, sul castelletto di rocce finali, dove ora c’è la corda fissa, perché del panorama che si gode dalla vetta a loro non importa un fico secco, disponendo di panorami infiniti da altezze infinite: a loro importa unicamente di scivolare e scivolare con quegli ingegnosi attrezzi di plastica, legno e carbonio inventati dagli uomini, che vuoi mettere in confronto alle scivolate a piedi nudi della prima volta nel giorno della rifinitura della Basei! E poi non esiste in tutto il creato un pendio vasto e regolare come quello!

Il pomeriggio del sesto giorno

Era circa l' una pomeridiana del sesto giorno della creazione e a Dio rimaneva solo da decidere la questione più spinosa e sulla quale nutriva non pochi dubbi: se creare o no l'uomo. Rimase ancora qualche istante a contemplare la sua piccola (per Lui) opera, con i grandi piedi nudi immersi nelle acque fresche e ristoratrici che scrosciavano giù sulle rocce della montagna, prodotte dallo sciogliersi del ghiacciaio e ancor oggi sull’ altopiano del Nivolet rimangono i segni evidenti delle Sue divine impronte: sono i laghi del Serù, dell’Agnel , del Nivolet e di Leità. Allorché lo pervase un certo torpore, come soleva fare dopo le giornate più intense, decise di schiacciare un pisolino, sdraiandosi nella conca. Allora schioccò semplicemente due dita e le nubi si addensarono scure e compatte creando una penombra crepuscolare (da cui il termine "Nivolet" rimasto all'altipiano) ; la Luna e il Sole dal canto loro capirono di dover produrre, seduta stante, un’ eclissi ancorché del tutto al di fuori d'ogni logica astronomica. Si allinearono quindi esattamente in direzione della Terra e si fece buio pesto. Ormai Luna e Sole conoscevano le abitudini e le piccole debolezze di Dio, che era sì onnipotente ed eterno, ma qualche piccolo piacere non se lo negava e poi non aveva ancora inventato la specie più rompicoglioni del creato, che avrebbe certamente iniziato a porsi domande mai più finite. Sole e Luna rimasero quindi immobili per una mezz’ oretta, ben attenti a mantenere perfettamente l'allineamento con la Terra, contravvenendo alle leggi fisiche che lo stesso Creatore aveva dettato loro, per evitare che anche la più piccola filtrazione di luce potesse rischiarare il cono d’ombra e in tal modo disturbare e magari svegliare il Divino: ne conosceva, il Sole, di stelle nane che avevano sottovalutato la suscettibilità del Creatore ed erano state trasformate in men che non si dica in Supernove per poi esplodere come palloni gonfiati e diventare buchi neri e chi s’è visto s’è visto! Trascorsa la mezz' ora canonica, lentamente, ma molto, molto lentamente, ripresero il loro moto sulle rispettive orbite ellittiche ed il buio divenne penombra e infine fu di nuovo luce piena.

Il ghiacciaio della Basei, come un grande specchio inclinato, tornò a riflettere i raggi del Sole nel cielo blu cobalto del Nord. Dio guardò col Suo occhio altrettanto abbagliante quel pendio vasto e scintillante e pensò che sarebbe stato un peccato lasciarlo ad un utilizzo sporadico dei Cherubini e fu per questo che si decise, nel tardo pomeriggio del sesto giorno, a creare l'uomo, soffiandogli nell'anima, tra vizi capitali e virtù cardinali, quella propensione al gioco che fino ad allora era stata prerogativa esclusiva dei Cherubini.
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NOTA: si ritiene che nell'etimologia italica della parola "pen-dio" si sia conservata la memoria di queste vicende mitiche minori.
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http://youtu.be/YZCCL5arpUM


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Autore Commento
emilio
Inviato: 7/7/2013 23:36  Aggiornato: 7/7/2013 23:36
Guru
Iscritto: 25/7/2005
Da: Rivoli
Inviati: 322
 Re: Genesi della Basei e dell' Uomo
Bravo, bel racconto. Divertente e breve e, per quanto fantasioso, un che di verità io credo ci sia.

Autore Commento
vecchiomio
Inviato: 8/7/2013 21:06  Aggiornato: 8/7/2013 21:06
Guru
Iscritto: 30/10/2011
Da: Rosta (TO)
Inviati: 167
 Re: Genesi della Basei e dell' Uomo
Grazie Emilio per la lettura e l'apprezzamento. Se è vero che la realtà supera sempre la fantasia, chissà come sono andate veramente le cose?! Buone gite.
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