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C'era una volta : Spigolo
Autore: vecchiomio (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 01/06/13 15:45
Notizia riferita al: 01/06/13
Letture: 1356
C'era una volta

Sarà la quinta o sesta volta in trent’anni che passo di qui, sul sentiero che dalla frazione Tonda di Coazze raggiunge con percorso pianeggiante i borghi diroccati nella valle del Rio Pairent e poi su, fino al colle del Vento. Ogni volta, quando arrivo alla borgata Sisi, poso il sacco a terra e mi fermo qualche secondo (o saranno minuti? perché quando stai un po’ concentrato non ti accorgi del tempo che scorre) ad osservare i muri in pietra a secco delle case di questo piccolo nucleo, sovrastato dai faggi da un lato e sospeso sul pendio prativo dall’altro. Ce n’è uno in particolare- di muro- che attira sempre la mia attenzione per la sua linea semplice e perfetta del lato di valle, come un segno geometrico di collegamento tra il ripidissimo piano inclinato della terra e la curva del cielo. Uno spigolo tracciato dall’incrocio di massi ricavati sul posto, spaccati a forma di parallelepipedo e sovrapposti per almeno dieci metri, librato nel vuoto a valle del sentiero, emergente da pascoli magri, come la prua di una nave protesa in una immobilità eterna verso l’onda d'autunno del bosco di fondovalle. Saranno trascorsi almeno due secoli da quando mani callose e sapienti posarono quei massi uno sull’altro, dalla nervatura di roccia affiorante dal suolo fino alla falda del tetto: qualcuno più anziano deve aver insegnato a quelle mani il segreto senza formule di posare le pietre in modo da resistere alle spinte laterali dei muri, alle sollecitazioni delle lose del tetto cariche di neve, al ruscellamento della pioggia scrosciante per settimane e persino ai terremoti. Sì, perché ci sono stati anche i terremoti a scuotere le fondamenta di quelle case, ma il muro sta sempre lì, senza cementi e senza malte, pietra su pietra e nient’altro. D’accordo, avranno fatto un’impalcatura di pali e assi e avranno usato carrucola, bolla e filo a piombo, tutti attrezzi noti da secoli, ma questo non svela il segreto di un’arte, solo di una tecnica. Se lo spigolo avesse ceduto anche solo di pochi centimetri, le pietre che formano il muro a ovest si sarebbero allentate, le spinte dall’alto non avrebbero trovato i punti di resistenza e in poco tempo la casa sarebbe venuta giù. Per questo lo spigolo a valle doveva essere realizzato con una resistenza sovradimensionata rispetto ad una situazione di pianura.

Provo ammirazione e invidia per gli occhi che sapevano valutare forme, distanze e pesi e combinarli tra loro in un equilibrio di geometrie senza bisogno di calcolatrici; per le mani che foggiavano oggetti perfetti e resistenti; per gli oggetti che avevano nella perfezione lo standard minimo necessario per essere funzionali.

Costruire una casa doveva costare troppa fatica per pensare di assegnarle una scadenza, un tempo limite a misura d’uomo: meglio farla con la prospettiva di durata indefinita, per i nipoti e i nipoti dei nipoti. Di sicuro lo spigolo di pietra prima o poi perderà la sua sfida con il tempo. Ma se lui-il tempo- giocasse senza alleati sleali, cioè senza approfittare di una infiltrazione di pioggia nel tetto che farà imputridire, goccia dopo goccia, il tronco di colmo fino a indebolirlo e spezzarlo o di un vecchio faggio che si schianterà addosso alla casa, allora lo spigolo di quei montanari starebbe lì nei secoli dei secoli, come doveva essere nel progetto, mai disegnato su carte, di chi lo costruì.

Ogni volta che passo di qui mi trovo a fare il tifo per l’audacia dello spigolo che combatte ogni anno contro la minaccia e l’ovvietà del tempo che lo vorrebbe abbattere. Faccio il tifo per lo spigolo che sfida le leggi della gravità e le avversità del clima. Così mi affaccio con impazienza sul pendio, sperando di ritrovarlo ancora lì, con la stessa linea pulita del giorno in cui fu posata l’ultima pietra della casa, e quella divenne occasione per gli uomini e le donne della borgata di fare festa, con una bottiglia di vino speciale, con i dolci di meliga e con un ballo.

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Altre note e racconti sul libro :
Giampiero ASSANDRI. "Saldi di fine secolo" L'autore libri Firenze. 2011
http://www.inmondadori.it/Saldi-di-fine-secolo-Giampiero-Assandri/eai978885172312/
E su FB


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