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C'era una volta : Karl
Autore: vecchiomio (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 20/05/13 22:50
Notizia riferita al: 20/05/13
Letture: 1284
C'era una volta

Non era per caso ma per vocazione che Karl si trovava lì, su un terrazzino di roccia incrostata di ghiaccio a 600 metri da terra, con il vento teso e gelido che solo la notte della Patagonia può generare da un giorno terso.
Karl aveva la certezza di non aver tradito il suo destino, comunque andasse a finire. Quella certezza gli era nata dentro un giorno di dieci anni prima, in un'officina meccanica, sdraiato sotto un’auto gocciolante olio e col semiasse spezzato. Quando era uscito da là sotto, aveva tolto la tuta bisunta, si era pulito le mani con la pasta sgrassante e si era presentato al principale per ricevere la paga mensile: l’ultima. Il capo era un ometto sulla sessantina, magro, petto e guance incavate, un mozzicone di sigaretta incollato da anni alle labbra. Si nutriva di nicotina, odore di oli esausti e gas di scarico. Aveva capito subito l'intelligenza di quell'apprendista e dopo due anni non aveva più nulla da insegnargli sui motori delle auto. Karl era di gran lunga il miglior aiuto-meccanico cha avesse avuto in trent'anni. Quando lui si fosse ritirato, di lì a pochi anni, i clienti non avrebbero avuto di che lamentarsi perchè l'officina sarebbe rimasta in buone mani. La Baviera era di sicuro un buon posto per passare la vecchiaia, anche se all'odore di vacche e merda che tanto piaceva a Brigitte non sarebbe sopravvissuto a lungo. Conosceva anche la passione che tormentava quel ragazzo, la vedeva arrivare puntuale ogni venerdì sera e salire a livelli ancor più alti i sabati pomeriggio che c'era straodinario da fare...ma tollerava di buon grado quell'ansia di finire presto il lavoro e anche qualche rientro il lunedì mattina ben dopo le otto. Stette immobile con una chiave inglese a mezz'aria per 10 secondi buoni, poi si levò la cicca dalle labbra, come faceva solo nei momenti più gravi e gli disse:
-E’ una buona paga, Karl, pensaci!-
-Si, lo è boss…ma devo provare a fare altro. –
Quello che Karl pensò e non disse fu:
-Buona, ma non abbastanza per comprare il tempo che mi resta. O adesso o mai più.-
Nel dargli quanto gli spettava, il capo disse che se ci avesse ripensato poteva tornare, un posto per lui c'era sempre. Karl ringraziò e rispose che lo avrebbe tenuto presente, ma per cortesia, senza crederci. Con le unghie ancora incrostate di nero prese la busta paga e uscì, deciso a non sdraiarsi mai più sotto ad una maledetta macchina. Lo aspettavano le montagne, non solo nei week end e nelle vacanze, com'era stato fino ad allora, ma tutti i giorni a venire. Il tempo da quel momento cambiò ritmo, cominciò a scivolare via scandito da ascensioni sempre più impegnative, prime ripetizioni, prime salite, prime invernali, prime solitarie. La sveglia suonava spesso nel cuore della notte, ma non era l'odore acre di un’officina che lo aspettava, bensì un’aria sottile dove il respiro aveva un suono dimenticato, essenziale ed antico, che partiva dai polmoni e da lì si diffondeva permeando ogni cellula. Dedicò ogni giorno, per molti anni, a spezzare tutte le catene, una ad una, che lo trattenevano legato a qualche luogo preciso, a qualche sentimento o passione che potessero sottrargli quel respiro primordiale. Lì sul terrazzino della parete verticale, dentro al piumino sferzato dal vento gelido della notte patagonica, le corde incrostate dal ghiaccio, il tintinnio dei moschettoni appesi a un chiodo, la musica dei Rolling Stones nelle cuffie che combatteva con il sibilo della tormenta, nessuna catenella lo chiamava in qualche luogo o a qualche viso: era arrivato al limite estremo della libertà, quella che rende possibile ogni azione, il partire come il restare, vivere come morire, senza rimorsi, doveri o responsabilità nei confronti di qualcuno, senza lacrime. Le cose vissute sulla pelle però non sono mai esattamente come uno se le era immaginate e la libertà assoluta non faceva eccezione a quella regola. La libertà assoluta si torceva su stessa, come un serpente imprendibile, ogni salita sembrava un passo sulla sabbia di un pendio, un'illusione ottica o un gioco di specchi che spostava sempre più in là l'isola che cercava. Dovette rallentare, ricreare qualche legame tra lui e il mondo che per contrasto gli restituisse il senso delle proprie azioni. Un po’ per volta le catene che negli anni aveva spezzato con meticolosa determinazione lasciarono il posto ad altre catenelle, ma questa volta Karl le scelse con più attenzione: un editore importante, uno sponsor, una moglie, una casa a cui tornare dopo le spedizioni: la libertà perdeva qualcosa, ma quella che restava poteva bastare per i giorni a venire.


Nota.
Karl Reinhard è morto in Himalaya nel 1982. E’ stato un grande alpinista degli anni settanta, scrittore e fotografo di montagna.
Premio ITAS di letteratura di montagna a Trento nel 1983 con il libro “Montagna vissuta: tempo per respirare” , a cui questo racconto è liberamente ispirato.
___________________________
Dal volume :
Giampiero ASSANDRI."Saldi di fine secolo". L'Autore Libri Firenze. 2011.
Acquistabile dalle librerie on line o direttamente dall'autore (tel.335-8487389).
http://www.inmondadori.it/Saldi-di-fine-secolo-Giampiero-Assandri/eai978885172312/
Altri racconti su FB, in "Note"


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