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C'era una volta : La mia prima volta sulla Punta Ramiere
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 12/01/13 16:46
Notizia riferita al: 12/01/13
Letture: 1676
C'era una volta

La mia prima volta sulla Punta Ramiere

I primi di maggio dell’anno 1970 erano giorni di ponte e in quella occasione scopersi la Valle Argentera alla ricerca di un bel posto nel quale fare il “Campo Estivo” con gli scouts. Prima non c’ero mai stato e l’arrivarci fu un grosso problema, perché dal Ponte Terribile in su s’affondava nella neve ancora alta. Giunti al limitare del grande piano, per quello che vidi, la mia sorpresa fu sconvolgente per la bellezza del luogo; molto di più ai primi di giugno quando l’imminente verde dei prati e dei larici stava soppiantando il bianco della neve, oramai in via d’estinzione. In quell’occasione gentilmente ci ospitò in un angolo della stalla il margaro di Brusà del Plan permettendoci così di passare la notte al coperto, mentre un mesetto dopo dormimmo in tenda per scoprire la mattina che un animale notturno aveva banchettato con il nostro cibo: pazienza.
Alla fine di giugno montammo il campo in quella che allora era chiamata “La valle del Silenzio”.
Durò una ventina di giorni e fu una grande e bella esperienza, sia per me che per i ragazzi. Poco più su, allora lo facevano, aveva anche montato il campo un battaglioni di alpini, comandati da un ufficiale gentile e disponibile. Fu lui a mettermi una pulce nell’orecchio dicendomi che avrebbe portato i suoi soldati in cima alla Ramiere, e mi spiegò la strada che avrebbe fatto. E fu lui che involontariamente dandomi quell’informazione, mi mise nei guai perché il percorso scelto fu quello che nessuno fa per salire su quella vetta. Partiti i militari, venne il momento di decidere di raggiungere questa montagna. Per abbreviare i tempi decidemmo di pernottare al rifugio Montenero, posto poco più su del punto in cui la valle si divide in due. Ovviamente era chiuso, incustodito. Passando da una finestra, forzata da altri, riuscimmo ad aprire la porta d’accesso: e così quella notte dormimmo sulle brande di quel modesto ricovero, dopo aver ripulito materassi e coperte dalla cacche dei topi.
Oggi quel rifugio non c’è più: nessuno se lo ricorda. Fu spazzato via da una valanga nel nevoso inverno del 1972.
Per farla breve la via scelta fu la seguente: raggiunto il Pian della Milizia con il ricovero militare diroccato, salimmo allo storico col Mayt e da questo sino a quello della Fionière, lungo il traverso a mezza costa, là dove la cima della montagna diventa incombente. Al solito la scelta di proseguire fu volontaria, e in quell’occasione un discreto numero di ragazzi decise di accompagnarmi in vetta. Se però di lì nessuno passa un motivo ci sarà; infatti il percorso, a parte alcuni brevi passaggi tra le rocce, è fatto da una serie interminabile di ghiaioni dove con due passi avanti, se ne faceva uno indietro, molto stancante. Però alla fine in vetta ci arrivammo, diciamo intorno alle quattro del pomeriggio, perché , ricordo, dissi al mio vice: “ Se per le 6 di sera non ci vedi arrivare, ritorna con gli altri al campo”. Per tutti fu una grande soddisfazione: essere a più di 3300 mt. e vedere intorno a noi tante montagne più basse, meno una che scopersi poi essere il Monviso. Quelli che erano rimasti al colle avevano anche le provviste, perché non si pensava ad una salita così lunga ed impegnativa!
E così, in vetta, tanto per gradire, dividemmo un formaggino in 13 parti, così da accontentare tutti.
Anche la discesa lungo i ghiaioni rappresentò un problema, ma fu veloce. Alle 6 meno cinque minuti, quando quelli rimasti al colle disperavano oramai di vederci arrivare, li raggiugemmo e tutti insieme tornammo al campo.
Ostinatamente su quella vetta ci sono tornato altre tre volte. Anni dopo, sempre con gli scout, rifeci il percorso già fatto alcuni anni prima, mentre l’ultima volta salii in vetta lungo la normale, quella che partendo da fondo valle raggiunge prima il colle della Ramiere ed il ricovero e poi la vetta.
Però quella prima volta fu memorabile. Oggi ho 66 anni, i ragazzi che allora vennero con me ne hanno una diecina in meno; quando ancora ci incontriamo ricordiamo volentieri quell'indimenticabile ascesa.


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