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C'era una volta : La mia prima volta sullo Chaberton
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 16/10/12 11:17
Notizia riferita al: 16/10/12
Letture: 2154
C'era una volta

La mia prima volta sullo Chaberton

L’altra settimana, quando ho fatto l’anello delle due croci, giunto al lago di Desertes dominato dalla maestosa cima del monte Chaberton, m’è venuta in mente la storia che mi ha portato per la prima volta sin lassù tanti anni fa.
Iniziamo col dire che la montagna con una certa assiduità ho cominciato a frequentarla solamente il giorno in cui sono andato in pensione. Prima il lavoro, la famiglia, la casa a Trana e altri impegni prendevano tutto il mio tempo. Ora che di tempo, si fa per dire, ne ho, finalmente posso dedicare, almeno un giorno la settimana, a questo passatempo per il momento assai gratificante. Non è che prima la frequentassi poco perché non mi interessava; è che altre cose mi sembravano prioritarie. Col tempo, invecchiando, certe cose le devi lasciare; altre perdono di interesse nella tua scala dei valori; altre, sottovalutate, emergono poi con prepotenza.
Nel luglio del 1987 avevo montato il campo con gli scouts sopra Pierremenaud, sulla strada che da Oulx sale alla chiesetta della Cotolivier; di quei quindici giorni in montagna, almeno due li dedicavo all’escursione, solitamente una cima; infatti eravamo già saliti tutti, grandi e piccini, sulla Clotesse per finalmente trovarci, una settimana dopo, al lago di Desertes con la testa all'insù non sapendo quale altra vetta affrontare. La Rocca del Lago no, troppo impegnativa; ma cosa è rimasto ancora che si può fare ? Gira e rigira e lo sguardo andava sempre e solo verso una direzione: lo Chaberton dal lago di Desertes molto lontano.
Ma no, non è da qui che si sale sin lassù e poi sono già le undici di mattina e poi bisogna scendere sino alla strada per poi risalire sino al colle. Che fare ? Gira e rigira quella cima m’attirava come una calamita; d’altro canto non c’ero mai stato prima. Finalmente la decisione. “Chi tra voi vuole venire con me sullo Chaberton? “ chiesi agli scouts. Oltre il mio altri venticinque sguardi andarono in quella direzione. Dopo un attimo di silenzio cinque mani si alzarono. E così, dopo le raccomandazioni di rito al mio vice perché si preoccupasse del ritorno al campo degli altri venti, i cinque volontari, con me sei, zaino in spalla fummo pronti a partire. Chi erano questi cinque coraggiosi incoscienti? Non certo i più grandi; un paio di undicenni al loro primo campo e altri un poco più grandi.
Prima decisione: non mi andava di scendere e poi risalire; pertanto tagliammo a mezza costa il lungo pendio che parte dal Colletto del Lago, raggiungendo alla fine il tornante posto prima della Roccia Tagliata. Intanto il cielo incominciava ad imbronciarsi. Al colle dello Chaberton era tutto nero; un’aria gelida soffiava, turbinando chicchi di riso di grandine, quando noi imperterriti affrontavamo i tornanti della strada che porta in vetta. Continuavamo a salire perché non puoi mica rinunciare quando sei ad una passo dalla meta, e poi, vuoi mettere, dire a tutti: ”Io sono stato sullo Chaberton”. E così alle quattro e mezza di quel pomeriggio di luglio, gli intrepidi sei arrivarono in vetta. Per fortuna, pur rimanendo grigio e piovigginoso, il tempo un tantino migliorò, anche se lassù quel giorno, si vide ben poco. Ma l’importante era l’esserci stati.
Al ritorno non facemmo più il percorso a mezza costa. A pensarci oggi mi viene male. Incoscienti. Giunti al rio, ne seguimmo il corso sino al Colletto del Lago e poi giù sino a Pierremenaud dove arrivammo alla nove e mezzo di sera stanchi e contenti. Ci sentivamo tutti, soprattutto, i ragazzi, degli eroi al ritorno da un’impresa leggendaria.


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