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Alpinismo : La lezione di Otzi
Autore: PManenti (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 10/07/12 00:37
Notizia riferita al: 10/07/12
Letture: 472

Il vecchio guerriero arranca nella neve ripida, è quasi arrivato dove l'orizzonte si allarga e la fatica diventa discesa... lassù, tra quelle montagne che conosce bene. Cosa ci farebbe, altrimenti, in quel giorno d'estate a 3.200 metri di altezza, dove la neve nasconde le rocce anche in pieno agosto? O forse, 5.000 anni fa, quel passo era libero dai ghiacci come sostengono alcuni studiosi? Eppure Otzi si è conservato solo grazie alla neve che l'ha nascosto e protetto dall'assalto dei predatori e degli insetti, mummificandolo. Cosa sia successo con certezza non lo sapremo mai. L'attacco di un nemico, un agguato per impadronirsi delle greggi, la fuga da una battaglia, sono soltanto alcune delle ipotesi sulla morte di Otzi lassù al Tisenjoch nella meravigliosa cornice delle Alpi Retiche.
Così decido di andare a vederlo, lui ed i luoghi dove morì, questo straordinario progenitore di tutti noi che è ormai divenuto, sin dal suo ritrovamento e dall'attribuzione dell'età, una vera star mediatica. Da Vernago (1.711 mt) proseguiamo verso il Maso Tisa (1.814 mt) all’entrata dell’omonima valle. Seguiamo il corso dello scrosciante fiumiciattolo montano, dopo breve giungiamo accanto ad un’icona di S. Martino, il santo protettore delle mandrie, e a due costruzioni in pietra, probabilmente abitazioni di pastori: la prima viene chiamata “Labrinth” perché è costituita da una struttura a spirale con al centro una piccola stanza. Nella vicina conca sono state trovate delle pietre focaie. La nostra strada prosegue su una ripida e ghiaiosa scalinatura scolpita nella roccia, con la quale giungiamo al Rifugio Similaun al Giogo Basso (3.019 mt). Splendida visuale verso il Similaun (3.597 mt) e i suoi ghiacciai che purtroppo ci hanno respinto a causa del maltempo. Dopo una breve sosta ed una piccola merenda percorriamo per circa un’ora il roccioso crinale su un sentiero messo in sicurezza con corde, per arrivare al Giogo di Tisa con le sue alti piramidi di pietra (3.210 mt), il luogo di ritrovamento di Otzi. Osservando l’ambiente in cui mi trovo e ricordando il volto di Ozti conservato al museo archeologico di Bolzano, vengo rapito da un'emozione profonda, non posso evitare di pensare che la nostra storia su questa terra ci congiunge a lui e che Otzi - rattrappito e con il braccio sinistro slanciato verso destra - è più vecchio della simmetria che ci separa dall'anno zero; quando Cheope, il faraone dell'antico Egitto, fece edificare la celebre piramide che porta il suo nome, Otzi riposava sotto i ghiacci eterni del Similaun già da seicento anni. Questo determina una percezione distorta del nostro tempo e della nostra quotidianità che per noi è tutto, ma se rapportata allo spazio temporale che ci separa da Otzi non è che un frammento di infinitesimale grandezza.
Un uomo preistorico in "azione" così perfettamente conservato, con tutto il suo equipaggiamento che ci lascia intuire la sua vita e il suo rapporto con l'ambiente naturale non era mai stato trovato né visto da nessun archeologo; le nostre esperienze archeologiche con la preistoria, sino al settembre del 1991, erano limitate alle necropoli e ai resti delle ossa sepolte. E tuttavia, per quanto stridente possa apparire il contrasto tra l'uomo dei ghiacci, il suo abbigliamento e la sua vita, con la metropoli e la nostra cultura postindustriale e postmoderna, c'è una sorta di sovrapposizione tra noi e la mummia del Similaun, che altri non è che "l'uomo della pietra e della fionda". Otzi - ce lo hanno dimostrato le ricerche scientifiche - era tutt'uno con la natura e il suo ambiente alpino nel quale era completamente immerso ed era davvero indifferenziato poiché da esso, e solo da esso, ricavava le risorse per vivere, per alimentarsi, per vestirsi, per costruire la sua capanna nel suo villaggio.
Allo stesso modo noi, uomini artificiali siamo indifferenziati dalla tecnologia che scandisce e domina la nostra vita di ogni giorno, siamo tutt'uno con il telefonino, con il computer e con la rete, con i nostri alimenti e con il nostro abbigliamento, nel tentativo di raggiungere, attraverso la lotta con gli episodi che caratterizzano la nostra esistenza quotidiana, un'armonia superiore, anzitutto con noi stessi. Proprio come Otzi che - simmetria degli antipodi - è il nostro specchio, nel quale ci riverberiamo e, quindi, ci identifichiamo perché ci racconta da dove veniamo e anche chi siamo.

Paolo Manenti

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emilio
Inviato: 11/7/2012 23:06  Aggiornato: 11/7/2012 23:06
Guru
Iscritto: 25/7/2005
Da: Rivoli
Inviati: 314
 Re: La lezione di Otzi
bene, se ci si può andare anche in bici ci farò un pensierino anch'io.

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PManenti
Inviato: 10/7/2012 12:18  Aggiornato: 10/7/2012 12:19
Guru
Iscritto: 20/12/2006
Da: Almese (TO)
Inviati: 231
 Re: La lezione di Otzi
Andrea,
sono stato sui luoghi di Otzi nei giorni 1-2-3 luglio, purtroppo il maltempo ha compromesso alcuni itinerari che avevo progettato di realizzare, ma è andata bene lo stesso, molto interessante anche la visita al museo archeologico di Bolzano dove è conservata la mummia.
Non ci crederai, ma al rifugio Similaun c'erano dei ciclisti saliti dalla valle di Tisa, lo stesso percorso che hai fatto tu a piedi, puoi quindi immaginare cosa significa, vedendoli ho pensato a te che sei salito in bici al Rocciamelone!

Autore Commento
Andrea81
Inviato: 10/7/2012 13:07  Aggiornato: 10/7/2012 13:07
Guru
Iscritto: 26/2/2006
Da: S.Ambrogio (NO TAV)
Inviati: 8221
 Re: La lezione di Otzi
ah quindi ci sei stato il week end dopo di me!!
Beh per quanto riguarda la discesa, a parte la pietraia il resto del vallone non è niente male per la bike!!!
Magari anche il versante austriaco... mmm

ci devo tornare

Autore Commento
Andrea81
Inviato: 10/7/2012 7:59  Aggiornato: 10/7/2012 7:59
Guru
Iscritto: 26/2/2006
Da: S.Ambrogio (NO TAV)
Inviati: 8221
 Re: La lezione di Otzi
quando ci sei andato Paolo??
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