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Alpinismo : le mie montagne
Autore: UNODIVOI (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 03/03/12 22:10
Notizia riferita al: 03/03/12
Letture: 464

…….e un giorno decise che avrebbe costruito una barriera per proteggere la pianura dai venti che, dal grande mare là dove muore il sole, attraverso la parte occidentale delle terre emerse giungevano a disturbare i giochi dei suoi figlioli.
Aveva preso possesso di quella bellissima pianura migrando dal nord, e dal suo grande freddo, in cerca di una terra fertile e calda.
Da subito gli era piaciuta. Era situata all’inizio di una lunga lingua di terra che andava giù dentro il mare dividendo le acque in due e aveva la forma di una zampa di gallo. La pianura era grande appena per lui e la sua famiglia, fertile a sufficienza e godeva della luce del sole per tutto l’arco della giornata e per buona parte dell’anno. Le nevi che ogni tanto la ricoprivano erano ridicole in confronto a quelle cui era abituato e la nebbia, fastidiosa per alcuni, a lui non dava fastidio. Anzi creava un alone d’intimità e dava al tutto la giusta umidità che serviva. Dalla parte dove nasceva il sole aveva tirato su delle lunghe rocce di dolomia e dietro di loro aveva posto il suo giaciglio. Un cordone di pietre malmesse lo riparava dai venti freddi del nord e di questo era grato alla natura. Il centro della pianura lo aveva riservato alla vita sociale della famiglia. Lì si sedevano in cerchio per mangiare, decidere il da farsi e, in un angolo per costruire attrezzi da lavoro o per conciare pelli. Possedevano anche un grande e fertile orto che la sua compagna non mancava di accudire.
La parte di pianura, invece, che era posta deve il sole andava a dormire, l’aveva destinata ai suoi figlioli. Lì loro giocavano e imparavano i primi rudimenti di vita lavorativa. Aveva una numerosa prole, cinque maschi e cinque femmine che andavano perfettamente d’accordo tra di loro. Erano adorabili ma tenerli a freno, quando erano insieme, era cosa dura. Il cruccio, suo, era che avrebbero dovuto dividersi errando per il mondo senza possibilità di incontrarsi. Crescendo avrebbero sentito il bisogno di una famiglia loro e, di conseguenza, abbandonato il nucleo famigliare recando dolore a lui e alla sua compagna. Per il momento, però erano ancora piccoli e la parte di pianura loro destinata bastava ad accoglierli tutti.
Erano pero esposti ai venti e cosi decise di erigere una barriera frangivento.
Cominciò quindi a riempire enormi contenitori di pelle di tutto ciò che trovava: pietre, terra, erba, alberi ecc. Si spostava verso nord e verso est con i suoi sacchi e raccoglieva tutto quello che riteneva potesse essere utile allo scopo. Poi tornava a casa e posava i sacchi in un angolo per ripartire nuovamente il giorno dopo con altri contenitori vuoti. Cercava di dividere per bene le varie cose. Aveva così sacchi di pietre e fascine di pini. Sacchi di sabbia e cataste di faggi. Recipienti d’acqua e fasci di felci. E altri ancora di mirtilli, di crochi, di castagni e di querce. Sacchi di funghi e sacchi d’erbette aromatiche: genepi, achillea, lavanda, origano.
Più ne raccoglieva e più creava il vuoto dove li prendeva. Cosicché per proseguire doveva per forza di cose andare sempre più lontano, e rimanere assente sempre più a lungo.
Quella volta successe che quando ritornò il fattaccio era avvenuto.
I piccoli, annoiati dei soliti giochi avevano deciso di dare un’occhiata dentro quei sacchi enormi che il padre andava accumulando.
Erano tanti ed erano chiusi.
Erano accatastati uno sull’altro ed erano una tentazione troppo forte, così, solo per vedere ne aprirono uno e videro che conteneva erba tenera e lucente. Ne aprirono un altro e scorsero al suo interno delle bellissime grosse pietre piatte. Chissà come andavano bene per giocare. In un altro sacco scoprirono degli alberelli con foglie piccole allungate e in un altro ancora alberi più grandi con foglie rosse.
Che bello.
Non avevano mai visto tante cose una diversa dall’altra. Persero la cognizione del tempo e della misura. Cominciarono ad aprire tutti i sacchi e, salendo sempre più in alto sul mucchio successe che la pila dei sacchi si rovesciò. Cadendo, quelli aperti rovesciarono il loro contenuto e quelli ancora chiusi si aprirono. La merce contenuta, rovesciandosi nella pianura, si mescolo, tanto che pietre, acqua, erba, fiori e piante e altro ancora sembravano i resti di una gigantesca pattumiera rovesciatasi.
Il panico li colse. Capirono al volo che quello che avevano fatto era male e temevano il ritorno del loro padre e il giusto castigo.
Nella loro ingenuità fanciullesca cercarono di porre riparo al misfatto. Accumularono in un angolo della pianura tutto quello che si era rovesciato sul pavimento. Spingevano verso l’esterno le pietre accatastandole come potevano con le loro piccole mani. Le pianticelle, i fiori, i frutti, i funghi, l’erba riuscirono a buttarle sul mucchio. Raccolsero infine l’acqua rimasta e la buttarono su tutto, cosicché questa si adagiò nei buchi, nelle fosse e formò dei rigagnoli. Alcuni grandi altri più piccoli ma tutti i rivoli scendevano verso la pianura. Volevano ancora porre riparo in qualche modo al fatto che quell’acqua non stava ferma, scendeva sempre e inondava la pianura. Scavarono quindi un fosso per convogliare le acque ma era ben poca cosa rispetto al danno fatto.
Inevitabilmente il padre ritornò a casa, e quando vide ciò che era successo non sapeva neanche lui cosa fare o dire tanto fu lo sbigottimento.
Subito l’ira lo colse. Voleva spaccare tutto, voleva bastonare i colpevoli, voleva fare questo e quello, ma pian piano che il tempo passava si rese conto che il misfatto tanto male non era. Lui aveva modo di vedere il mucchio dall’alto e vide che aveva una sua attrattiva. Quel guazzabuglio di tutto un po’ aveva una sua logica poetica.
Lui, vedendolo dall’alto poteva vederne l’insieme e quell’insieme gli andava a fagiolo.
Tutto sommato era la barriera che intendeva costruire. Ma questa era meglio. Sbarrava il vento e rendeva piacevole il guardarla. Le pietre buttate alla rinfusa avevano creato dei vuoti e dei pieni che si compensavano a vicenda. Avevano dato origine a dei mucchietti graziosi e a crestine tra un mucchio e l’altro belle a vedere. E poi quel verde posato lì a caso era una pittura impensata. Gli alberelli erano in alcuni posti misti e in altri riuniti per specie. Qui e la dei fiori, delle erbette, dei funghetti e dei frutti. Là una macchia rossa, lì un gruppo di castagni. Le betulle miste alle felci e i pini sopra il muschio.
Sì gli piaceva.
O poi tutta quell’acqua che scendeva in rigagnoli dava al tutto la giusta misura. Creava il movimento necessario in un ambiente statico. L’acqua, poi, che si era fermata sui cucuzzoli, dove c’era un buco, era persino bella da vedere. Sembravano tanti specchietti che riflettevano il cielo. Sì gli piaceva. Inoltre il fosso per raccogliere l’acqua era utile. Divideva sì la pianura in due, ma poteva servire per bagnare l’orto di famiglia.
Certo i piccoli si meritavano una lezione, non poteva permettere che la passassero liscia.
Li chiamò, li raccolse attorno a se e parlò loro una volte per tutte. La sua parola era legge e l’avrebbero ascoltata volenti o dolenti.
Spiegò loro che quello che avevano fatto era male. Disse loro che avevano, tutto sommato, costruito da soli quello che voleva fare lui, ma proprio perché lo avevano fatto loro, loro avrebbero provveduto a tenerlo in vita e voleva assolutamente che quello che avevano fatto rimanesse com’era per sempre.
“” Dividerò il mucchio che avete fatto in zone dividendolo a ventaglio per potervi tenere d’occhio tutti. A ciascuno di voi assegnerò una zona e di questa dovrete averne cura. Dovrete soffiare piano piano in modo da dipendere le nuvole che dovessero minacciare di oscurare il sole. Dovrete versare sempre con continuità acqua sulle montagnole che avete fatto, in modo che i rigagnoli siano sempre vivi. Avrete cura di popolare i mucchi con piccoli animaletti e così sarà per sempre. Sarete condannati per l’eternità a questo compito, ma non sarà molto gravoso perché per vicino di casa avrete un fratello. Tu TANARO e tu PO vi metterete alle due estremità. La fetta più lunga la accudirà STURA che è la più anziana. MAIRA e VARAITA, i più grandicelli veglierete sui due mucchi più grandi. I gemellini PESIO e GRANA, invece, essendo i più giovani si prenderanno cura delle zone più piccole. VERMENAGNA, tu che soffri sempre per il freddo abiterai la valle rivolta verso il mare e tu PESIO, che hai sprecato la preziosa acqua, la valletta piccola ma la più verde che c’è.
Aveva, in questo modo, assicurata l’unità della famiglia senza peraltro perdere la faccia.
(……continua…)


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