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C'era una volta : La leggenda del Castelmagno
Autore: klaus (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 05/02/12 14:21
Notizia riferita al: 05/02/12
Letture: 1546
C'era una volta

La leggenda del Castelmagno

Da cuneo per Caraglio e seguendo la strada per Pradleves ci si addentra in una delle piu’ piccole ma piu’ belle vallate del cuneese. Oltrepassato il paese di Campomolino (sede comunale), la strada della valle Grana sale ancora con stretti tornanti, fino ad entrare nell’ampia conca prativa sede del santuario di San Magno.
Sorto su di un’area anticamente dedicata al culto di Marte guerriero, il Santuario si trova al crocevia tra le valli Stura, Maira e Grana. Lungo i sentieri percorsi per millenni da pastori e viandanti.
Nel Medioevo fu anche posto di blocco militare contro il contrabbando delle merci, nonche’ ospizio per i pellegrini in viaggio. Riedificato nel 1475, fu ampliato nel XVIII secolo con l’aula corrispondente alla chiesa moderna, da cui si accede alla cappella Allemandi, opera del 1475 di Pietro da Saluzzo, e alla cappella Vecchia, affrescata nel 1514 da Giovanni Bottonieri. Quest’ultimo raffigura qui, fra le storie della Passione e della Risurrezione, il miracolo di San Giacomo, iconografia assai diffusa lungo il cammino di Santiago ma rara nelle valli.

Un giovane di Colonia diretto in pellegrinaggio a Santiago si sarebbe fermato a rifocillarsi in un’osteria, dove avrebbe socializzato con una cameriera che lo invito’ a restare con lei. Ma il proposito religioso era piu’ forte dell’amore e il giovane si decise a ripartire: la ragazza allora nascose nella sua bisaccia una coppa d’argento facendolo accusare di furto. Il ragazzo fu impiccato pubblicamente, ma miracolosamente dopo poco tempo fece ritorno a casa, dicendo di essere stato salvato da San Giacomo. I genitori stupiti si recarono dal governatore ad annunciare il fatto: sentita la vicenda, questi, che si trovava a tavola, affermo’ schernendoli che il loro figlio era vivo come il pollo arrosto che aveva nel piatto. D’improvviso il pollo si ricopri’ di piume e inizio’ a muoversi ed a cantare: da allora nella chiesa di Santiago De Compostela accanto all’altare c’e’ sempre un galletto vivo a ricordo del miracolo del santo.

Alla localita’ piu’ celebre della valle Grana e’ legata un’altra vicenda sempre inerente il cibo : nel 1277, in seguito ad una disputa tra i comuni di Castelmagno e di Celle Macra, una sentenza decreto’ il pagamento di un canone annuo in forme di Castelmagno. Ha quindi origini antichissime il formaggio piu’ famoso d’Italia, prodotto con latte vaccino dopo una stagionatura da due a sei mesi in grotte naturali, fresche ed umide. Secondo la leggenda, alla fine del IX secolo alcune forme sarebbero giunte ad Aquisgrana (Augsburg) alla mensa imperiale di Carlo Magno: egli rimase entusiasta del prodotto, che in suo onore fu denominato CASTELMAGNO.

…Assaggiatelo con le pere…e un bicchiere di Barbaresco…(questa e’ mia, il resto ha come riferimento, di Diego Vaschetto, “Strade e sentieri del Vallo Alpino”- edizioni del Capricorno.


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