Home | Foto | Video | Notizie | Agenda | GPS | Articoli | Meteo | WebCams | Contattaci | Aiuto

Menu principale

Album foto

Foto a caso

C'era una volta : La storia del ghiaccio di Salbertrand
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 18/09/11 12:57
Notizia riferita al: 18/09/11
Letture: 1905
C'era una volta

La storia del ghiaccio di Salbertrand

Sul finire dell’800 e all’inizio del 900 si ebbe in Europa un periodo di relativa stabilità che favorì un miglioramento delle generali condizioni di vita. Questo mutamento creò e determinò la necessità di trovare come conservare e preservare le derrate alimentari, carni e verdure in primo luogo, e ciò si raggiunse utilizzando un semplice sistema che aveva un unico punto di riferimento: il freddo.
Questa risorsa naturale, normalmente utilizzata da sempre nella stagione invernale, divenne una primaria necessità nella gestione di esercizi alberghieri e in altre similari attività commerciali conosciute inizialmente come “Botteghe del Caffè” dove venivano reclamizzate specialità di nuova concezione: birra, gassosa, spremute, bibite e anche i primi gelati.
Reperire e conservare il ghiaccio durante il periodo estivo non era cosa semplice, pertanto si cercò di individuare quali fossero i siti più affidabili per l’approvvigionamento del ghiaccio. Valutando costi e benefici, occorreva tenere presente che al costo di estrazione e trasporto si doveva aggiungere la perdita di peso subita dal ghiaccio durante il trasporto dal punto di prelievo a quello di consumo. L’unica valle del Piemonte che disponeva di un mezzo relativamente vicino ai grandi nevai era la valle di Susa con la sua ferrovia e, il punto più prossimo, la stazione di Salbertrand posta a quota 1007 slm.
Se questo era un vantaggio non erano da sottovalutare le difficoltà di estrazione e di trasporto a valle del ghiaccio estratto dal fianco orientale di quello che era allora il ghiacciaio di Galambra posto a 3060 mt. Prelevare il ghiaccio staccando grandi blocchi non era una semplice operazione. Si aggiunga la mancanza di strade e altre inevitabili difficoltà.
Presso il ghiacciaio, tramite segoni e altri marchingegni, si preparavano blocchi di dimensioni accettabili. Le dimensioni medie preferite erano cm 110x70x40= 308 kg, un peso considerevole.
Se l’operazione di estrazione dei blocchi dal ghiacciaio era un’impresa impegnativa, ancor di più lo era il trasporto a valle, operazione faticosa, soprattutto pericolosa fatta da uomini locali con l’unico mezzo che permetteva di passare ovunque: la slitta. Gli uomini che partecipavano a questo massacrante e pericoloso lavoro, dovevano essere rudi e coraggiosi. Ovviamente questi trasporti avvenivano nei mesi estivi anche se il ghiaccio, scendendo di quota, riduceva il suo volume.
Il tracciato percorso dalle slitte in discesa transitava per il Pasòu di Gla, passaggio del ghiaccio. Si saliva, dalla stazione di Salbertrand al ghiacciaio, in c.ca 5 ore portando sulle spalle la grossa slitta e il cordame e la discesa con il carico era quasi un’impresa impossibile tenendo conto della forza necessaria per tenere a freno una slitta con 300 kg. di ghiaccio su terreni impervi e su mulattiere. La temperatura in alta quota, sul ghiacciaio era relativamente bassa, ma scendendo a valle aumentava e questo fatto provocava lo scioglimento dei blocchi di ghiaccio. Dal ghiacciaio alla stazione di Salbertrand si calcolava un perdita del 15%. Qui il ghiaccio veniva pesato e stivato in vagoni isolati termicamente. Gli uomini coinvolti in questa attività erano circa una ventina i quali, in due giorni la settimana, martedì e venerdì, si suddividevano il trasporto del ghiaccio. Si doveva garantire il trasporto di un volume di ghiaccio sufficiente a coprire le spese di spedizione su rotaia e rispettare, con perfetto tempismo, l’orario ferroviario.
La salita al ghiacciaio di questi uomini, con la pesante slitta sulle spalle, iniziava verso mezzanotte. Si dovevano superare 2000 mt. di dislivello e ciò richiedeva un tempo di percorrenza di c.ca 5 ore.
La slitta, costruita di frassino o maggiociondolo, pesava all’incirca 30 kg e doveva resistere alle sollecitazioni, al carico e alla discesa su un fondo di buche e dossi che spesso la portavano a inclinarsi lateralmente con il rischio di ribaltare il carico.
Seguendo la strada più agevole, per la salita, si raggiungeva la borgata Frénèe, poi il rio Gironda per proseguire verso le grange Hubert sino alla Casses Blanches. Poi si raggiungeva il Pasòu du Gla e, all’alba, il ghiacciaio di Galambra. Appena arrivati i tagliatori sistemavano il carico che veniva legato. Dopo una breve sosta per consumare un frugale spuntino, si prendeva rapidamente la via del ritorno. Non è precisabile quanto fosse remunerativo ogni miriagrammo di ghiaccio reso in stazione a Salbertrand, certo era comunque una fonte di guadagno che permetteva l’acquisto di un bel capo di vestiario o sostituire un capo bovino o equino.


Stampa la pagina Manda la notizia a qualcuno Crea un PDF con questa notizia
Commenti
Visualizzazione:
I commenti sono proprietà dei rispettivi autori.
Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Accesso
Nome utente:

Password:


Registrati

Hai perso la password?

Condividi

Cerca
Google


Ricerca avanzata


Installa motore di ricerca

Utenti connessi
39 utenti sono connessi

Iscritti: 0
Visitatori: 39

altri...

A quanto siamo...
Siamo a:



pagine visitate

Pubblicità

   


Google
LaFiocaVenMola.it - info@lafiocavenmola.it