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C'era una volta : Il dramma della batteria Chaberton - Parte Seconda
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 06/09/11 19:34
Notizia riferita al: 06/09/11
Letture: 2101
C'era una volta

Il dramma della batteria Chaberton - Parte Seconda

Lo Chaberton entrò in azione nella giornata del 20 giugno, in coincidenza con l’inizio dell’attacco italiano condotto dalle due divisioni di fanteria Assietta e Sforzesca nel settore del Monginevro. Le torrette della batteria aprirono il fuoco sparando da prima sui forti Janus e Gondran, quindi su altre fortificazioni nei pressi di Briancon . Nel pomeriggio il tiro venne intensificato e spostato su obiettivi posti nella valle della Cerveyrette dove si stava concentrando l’attacco delle truppe italiane.
Nelle prime ore del giorno successivo la batteria francese, che il giorno precedente era rimasta inattiva a causa della nebbia, diede inizio al micidiale tiro di distruzione sparando il primo proietto che impiegò un minuto a raggiungere la parete occidentale dello Chaberton. Poco per volta i colpi cominciarono a giungere più vicini alla cresta sommitale perché gli osservatori dallo Janus e dalla Croix de Tolouse comunicavano al tenente Miguet i dati di tiro e costui, con meticolosa precisione, faceva gli aggiustamenti necessari. Con una serie di colpi lunghi e una serie di colpi più corti, con continui restringimenti del tiro, si sarebbe centrato l’obiettivo. Alle 17 la nebbia si diradò e fu l’inizio del dramma: una granata colpì in pieno la prima torre proiettando le schegge all’interno della casamatta. Morì il servente e fu gravemente ferito il capopezzo. Qualche minuto dopo un altro proietto investì la quinta torre scalzandola dal suo basamento. Uno dei serventi, orribilmente ustionato, venne sbalzato fuori dalla cupola, gli altri quattro, investiti dalla vampa dell’esplosione, morirono sul colpo. Vi fu un attimo di panico, di grande confusione. I proietti avversari, con una precisione incredibile, si abbatterono sulla stazione della teleferica riducendola in macerie.
Tutta Briancon e dintorni aveva gli occhi fissi sullo Chaberton. Poi venne la volta della terza torre, già colpita una prima volta, che fu centrata da una seconda granata. Nonostante i colpi ricevuti e le condizioni durissime in cui si trovava, lo Chaberton continuava a sparare. Miguet dice: “ Noi continuiamo il nostro bombardamento, ma mi sembra di uccidere un morto “.
Nei corridoi e nelle gallerie della montagna, fra le fiamme degli incendi e le vampe delle terribili esplosioni delle granate avversarie, le urla strazianti dei feriti e le invocazioni di soccorso di coloro che erano rimasti sotto le macerie, il caos era il più totale. Qualcuno cercava di spegnere gli incendi, altri erano impegnati a soccorrere gli ustionati. Intanto anche la seconda e la quinta torretta venivano ridotte al silenzio. Restavano solo più due cannoni ancora efficienti a sostenere il tiro adempiendo alla consegna ricevuta.
Il fatto è che la batteria dello Chaberton non riuscì a localizzare la provenienza delle granate avversarie; credendo che i colpi arrivassero dal Forte Trois Tetes, i cannoni aprirono inutilmente il fuoco in quella direzione ingaggiando una lotta senza speranza. Al cadere delle tenebre il dramma dello Chaberton apparve in tutta evidenza: nel combattimento erano deceduti nove uomini e fra ustionati e feriti se ne contavano altri cinquanta; sei degli otto pezzi erano completamente fuori uso, la teleferica distrutta, i collegamenti interrotti. Nella notte i feriti, sistemati su improvvisate barelle portate a braccia, scesero a valle.
I francesi avevano sparato 57 colpi e non registravano alcuna perdita. Nei giorni successivi l’ostinata azione del tenente Miguet proseguì; per fortuna la nebbia, ostacolando l’osservazione, impedì di aggiustare il tiro e di proseguire nella distruzione della batteria.
L’armistizio sopraggiunto il 24 giugno pose fine alla battaglia dello Chaberton, combattuta con onore e senso del dovere dai suoi artiglieri. Lo riconobbero persino i francesi affermando: “ Si vuole segnalare la condotta esemplare di questo reparto, che in una lotta senza speranza o quasi, ha difeso sino all’esaurimento dei mezzi la postazione affidata al suo onore”.
Questo ed altri interessanti argomenti trovano approfondimento nel volume di Mauro Minola “ Attacco ad occidente. Guerra sulle alpi 1940-1945” Edizioni l’Arciere

I nove caduti dello Chaberton furono da prima sepolti sulla cima della montagna poi, nell'autunno 1941, furono trasferiti al cimitero di Cesana e ora riposano accanto agli altri giovani caduti sui monti in quei pochi giorni di guerra.
Uno di questi, Nannipieri Bruno, medaglia d'argento, era in postazione sulla 5° torretta e una targa metallica sulla sua tomba ce lo ricorda.

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