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C'era una volta : Il Glorioso Rimpatrio
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 21/08/11 01:32
Notizia riferita al: 21/08/11
Letture: 1215
C'era una volta

Il Glorioso Rimpatrio

Mille uomini determinati e armati di tutto punto si ritrovarono la sera del 27 agosto 1689 a Prangins sulla sponda svizzera del lago di Ginevra. Requisite le barche ai pescatori passarono sull’opposta sponda ed iniziarono un lungo percorso a piedi che li avrebbe riportati nelle valli da dove erano stati allontanati con la forza due anni prima. A questi ardimentosi, “ più che il ritorno alle case, alle terre e a pascoli delle loro montagne, stava a cuore il ritorno alla libertà: libertà di professare la religione dei loro padri, antica di cinquecento anni: la religione valdese, ostinatamente professata da generazioni di montanari, incuranti di bolle papali, editti ducali, persecuzioni e stermini.”
Non fu un viaggio facile: questi uomini dovettero fronteggiare gli eserciti del re di Francia e del duca di Savoia. Sebbene fatto in piena estate, il cammino fu ostacolato dalla neve e dalla pioggia battente. Vi furono combattimenti e perdite di vite umane. Tuttavia i valdesi riuscirono alla fine a ritornare nelle loro terre e quello fu il loro Glorioso Rimpatrio.
Perché queste persone erano così lontane dalle loro valli di origine ? Erano state costrette all’esilio per aver salva la vita, dopo l’editto del duca di Savoia che vietava il culto valdese nei suoi territori. Fu un eccidio quello che si scatenò: dei 12 mila valdesi presenti nelle valli molti perirono nella resistenza, altri furono internati nelle prigioni. Molti abiurarono per aver salva la vita e furono deportati lontano dalle loro terre. Molti dei prigionieri furono venduti e costretti a remare nelle galere, moltissimi perirono. I bambini venivano sottratti alle famiglie di origine per essere istruiti alla religione cattolica. I beni vennnero confiscati e svenduti e le terre affidate a coloni savoiardi cattolici. Fu la diplomazia svizzera a prospettare l’unica soluzione possibile per i valdesi: l’esilio in terra riformata. Tutta l’Europa protestante rabbrividì quando venne a conoscenza di questi fatti e fu assai solidale offrendo aiuti concreti.
Quando questi mille partirono per far ritorno alle loro terre, la situazione politica stava mutando. Erano guidati da un valoroso e abile pastore: il colonnello Henri Arnaud, deciso a riportare i suoi nei “retaggi”, cioè quelle terre che Dio aveva concesso loro da tempo immemorabile. In 16 giorni, di monte in monte, di valle in valle, questi ardimentosi raggiunsero la val Pellice e a Sibaud, poco sopra Bobbio si tenne uno storico giuramento. Solo nella tarda primavera dell’anno successivo, dopo una disperata resistenza sui loro monti, improvvisamene s’aprì per loro uno squarcio di speranza. Vittorio Amedeo II si sganciò dal potente alleato francese per allearsi con la parte avversa e i valdesi, posti al confine dei suoi territori, potevano risultare utili. Solo alcuni anni più tardi il duca di Savoia emanò un editto che ristabiliva il culto valdese, restituiva i beni confiscati e i minori sottratti alle loro famiglie, ma solo nel 1848, con le “lettere patenti” , Carlo Alberto riconosceva ai sudditi valdesi pari diritti civili e politici.
Per saperne di più , consiglio il pregevole volumetto di Riccardo Carnovalini e Roberta Ferraris: “Il Glorioso Rimpatrio” Terre di Mezzo Editore. 20 gironi a piedi tra Francia e Piemonte ripercorrendo le tappe del ritorno dei valdesi dall’esilio. Da questo volumetto sono state estratte le notizie sopra esposte.





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