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C'era una volta : Gli ippocastani di Pratovigero
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 31/05/11 18:59
Notizia riferita al: 31/05/11
Letture: 1353
C'era una volta

Gli ippocastani di Pratovigero

Nella tarda estate del 2001 portai mia madre a Salsomaggiore perché potesse riposarsi un po’ e fare la cura delle acque. Io non c’ero mai stato, ma uscendo dall’autostrada subito capii che problemi non ne avrei avuti per le molte indicazioni lungo la strada che mi segnalavano come raggiungere questa località e altre. Lungo il percorso me ne saltò all’occhio una che mi fece trasalire: Busseto. Per chi non lo sapesse Busseto è il paese natale di Giuseppe Verdi; in una sua frazione, le Roncole, nacque infatti il grande musicista italiano. Per me la musica classica è una delle cose più importanti della vita, come la montagna. Ho due grandi amori: Mozart e Verdi. Così, giunti a Salsomaggiore, una volta espletate le pratiche dell’albergo e fatte le prenotazioni di cura alle terme, dopo pranzo pensai: “ Perché tornare subito a casa quando posso andare a visitare Busseto e la frazione le Roncole dov’è la casa natale di Verdi. Un'occasione così non si ripeterà più “. Così feci, e ritornai sino al bivio dove c’era l’indicazione per Busseto. A Busseto di Verdi non c’è molto: un piccolo teatro, un monumento. Alle Roncole c’è la sua umile casa natale, ben conservata, con la solita lapide commemorativa. Però, pensai, so per certo che Verdi, quando tornava da queste parti, soggiornava in una villa immersa nella piatta pianura, da lui fatta costruire e acquistata con i proventi delle sue opere, dove trascorreva lunghi periodi dell’anno e dove compose molte cose tra le quali Aida. Così ci trovammo, in quel caldo pomeriggio di settembre, davanti ai cancelli di “Villa Sant’Agata” ad aspettare di poterla visitare. Al giusto orario una gentile signorina ci aprì, ci fece entrare e fu la nostra guida. Allora, come penso tutt’oggi, una parte della villa è una residenza privata, un’altra parte è la zona museale. Per farla breve vedemmo molte cose: il pianoforte sul quale componeva, le camere, degli spartiti originali e altro. Ricordo soprattutto una cosa: un biglietto autografo di Alessandro Manzoni, a cui Verdi era legato da profonda amicizia, che gli faceva gli auguri nella ricorrenza di un Natale. Il Requiem, Verdi lo scrisse per lui.
Verdi, così lo chiamava anche la moglie, nel giardino della villa aveva cercato di movimentare un po’ le cose: s’era fatto portare delle rocce facendo costruire delle finte grotte e altro e poi aveva fatto piantare molti alberi, soprattutto ippocastani. Visitando il giardino, tra me e me pensavo: “ Cosa posso portarmi via, di lecito a ricordo di questa visita, in ricordo di Verdi ? “ Era questa la stagione nella quale gli ippocastani fanno cadere il loro frutto. Così mi riempii le tasche di queste castagne dette d’India che portati a casa a Torino e che piantai alcuni giorni dopo in una zona remota dell’orto a Pratovigero sopra Trana dove ho casa e dove spesso vado. Non ci pensai più fino a primavera quando, dovendo lavorare l’orto per piantare le patate, mi venne in mente tutta la cosa. E così scoprii che tre castagne avevano germogliato e cominciavano a crescere. Le lasciai lì tutto l’anno e la primavera dell’anno dopo piantai questi alberelli, alti già c.ca 30 cm. dove adesso sono: sulla sinistra lungo la breve salita che porta alla dirittura per la cappella di S. Pancrazio di Pratovigero. E ora hanno 10 anni.
Un’ultima cosa: il 2001, l’anno in cui ho raccolto questi frutti, è stato anche l’anno delle grandi celebrazioni verdiane: ricorreva infatti il centenario della morte del grande musicista. Questi ippocastani da allora li ho chiamati “ le verdine”.

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