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Come eravamo : Come "prendemmo in giro"il Gran Paradiso...
Autore: Jacolus (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 31/12/10 17:06
Notizia riferita al: 31/12/10
Letture: 2282
Come eravamo

Eravamo sotto le festività del 25 aprile,ricordo che Guido mi telefonò: ci saresti per il “Grampa”come lo chiamava lui..sai siamo un gruppo di amici del CAI Fossano...sarebbe un’occasione da non perdere...Un tour di cinque giorni con gli sci, più un quattromila! Fino a quel momento non avevo mai osato pensarci,ma ora...non stavo più nella pelle. Poi essere stato invitato a far parte di un gruppo di forti sci alpinisti come quelli,mi fece un’enorme piacere. Si! è vero che in quel tempo mi difendevo,ne avevo dato prova un paio di settimane prima quando facemmo in Breithorn in giornata partendo dal piazzale di Cervinia seguendo le piste ,ma il Gran Paradiso era tutta un’altra cosa.

Presi un paio di giorni di ferie e voilà, ci trovammo il pomeriggio del 23 aprile al villaggio di Valmontey poco dopo Cogne dove partimmo alla volta del rif. Vittorio Sella. Eravamo proprio in tanti..non mi ricordo il nome di tutti,ma dei personaggi si! C’erano due fratelli di Centallo,il più giovane lo chiamavano Icio e l’altro non mi ricordo ,so solo che era estremamente simpatico e che sapeva danzare con gli sci. Poi c’era un giovane che sciava molto bene che si chiamava come una città,Napoli mi sembra,aveva anche la sua ragazza. Rammento che c’era anche un tipo molto taciturno,si faceva chiamare”Pelo”,non riuscii mai a sapere il suo vero nome. E...altri ancora, cui nome mi sfugge. Ma chi non poteva passare inosservato era un certo Bosetti che Guido scherzosamente lo chiamava “sponsor”infine c’ero io, giovane inesperto di queste grandi montagne. Però feci il possibile di essere d’aiuto al gruppo facendo il “battitore”,Guido mi dava la direzione e io andavo...

Arrivammo alla sera al rifugio,sotto lo sguardo di decine di stambecchi,si era entrati nel parco del Gran Paradiso,mi sembrava di essere in un paradiso, passare vicino ai suoi abitanti ,senza che fuggissero. Non mi rammento come andò quella sera al rifugio,so solo che a vedere una bolgia di gente così, cominciai ad assaporare i “bivacchi” all’aria aperta....

Il giorno dopo, tappa di trasferimento fino al rif. Vittorio Emanuele passando in vetta al Gran Serz, poi un interminabile walzer di sali scendi su ghiacciai e tanti zig zag tra i crepacci, all’ombra dell’Herbetet e della Becca di Montandeinè. Da quelle parti sorgeva solitario come una scatola di lamiera imprigionata tra il ghiaccio,il bivacco Sberna,dove ci fermammo per una sosta, sosta che fu fatale per il fratello di Icio, perché dimenticò in quel luogo due “bei salam a la grassa casarecci” che avrebbero dovuto essere consumati alla sera al rifugio,ricordo che quando erano già cadute le tenebre,sconvolto per la dimenticanza egli voleva ritornare sui suoi passi per recuperarli, ci volle tutta la nostra persuasione per farlo desistere dal tentativo. Il proseguo continuò attraversando lunghi tratti su sfasciumi di seracchi caduti di recente dalla pareti sovrastanti,sembrava un paesaggio lunare. Poi ancora un colletto ed ecco apparire il Vittorio Emanuele.Il sole del pomeriggio faceva luccicare il suo tetto arrotondato in lamiera,sembrava un’ hangar! Scendemmo veloci quando fui vicino m’accorsi che tutto attorno brulicava di gente,come formiche attorno a del cibo,cominciai a valutare ancora più seriamente l’ipotersi di dormire fuori....

Tuttavia, alla sera le cose non furono così caotiche a parte i tre turni per la cena,perché vicino alla nostra tavola teneva banco una donna bergamasca,la chiamammo”la lupa”,era tanto matura da non essere più ragazza,e tanto ragazza per non essere ancora matura... Era un tipo deciso, risoluto,di quelle che sanno in fatto suo,una donna con le palle e i peli sullo stomaco. Lanciava la sfida a tutti per la salita al Gran paradiso per l’indomani. Sventolava le proprie capacità alpinistiche,sventolando il braccio con un bicchiere di grappa in mano,uno stuolo di gente ascoltava le sue gesta rincretiniti,nonostante fosse avvenente, per il “macho” aveva un’ effetto castrante. All’uomo non piace essere dominato... Noi del nostro gruppo per non essere evirati psicologicamente,e anche perché dovemmo dissuadere il fratello di Icio ad andare a recuperare i salami,non ci facemmo troppo caso. Poi la notte passò ancora discreta,ma incominciava a spuntare all’orizzonte un altro pericolo per la nostra tranquillità,qualcuno del nostro gruppo russava! Ma non era ancora stato identificato,anche sé c’erano già dei sospetti...

Il mattino seguente, 25 aprile,se già non lo fosse, fu un gran giorno,si saliva Il Gran Paradiso con gli sci! Alle prime luci decine e decine di sci-alp erano, per così dire...ai blocchi di partenza,si sentiva parlare tutti i dialetti e in tutte le lingue,ma a farsi notare tra quella "Babilonia" era la donna bergamasca. Tutta vestita di rosso sventolava in alto i bastoncini,e “aizzava” la folla con un biblico”chi mi ama mi segua!”Inutile dire che prese subito la testa del gruppo,un nugolo di sci-alp colpiti nell’orgoglio la braccavano ansimanti come una muta che segue una preda,tra cui anche noi.... Quando fummo alla “Schiena d’Asino,c’era una donna sola al comando, ormai era un puntino rosso il lontananza,io e Guido eravamo i più prossimi inseguitori,anche se salivamo al nostro passo inconsciamente l’orgoglio maschio ne pativa,Guido s’accorse che mordevo il freno,allora conoscendomi,mi dissi “dai! ciapla!!! Lui non poteva lasciar solo lo "sponsor" e tutto il gruppo,ma io ero un libero battitore quindi... cambiai passo,a poco a poco la sua sagoma rossa si avvicinò,raggiunsi infine questo diavoletto alla crepacciata terminale, fummo appaiati,era il punto in cui si lasciano gli sci per l’aereo tratto finale, mi misi i ramponi e tirai fuori la corda dallo zaino,la vidi un po’ esitante,capii di essere padrone della situazione, le lanciai il capo della corda e con due forti bracciate senza guardare cosa c’era sotto arrivai alla madonnina della vetta.Lei mi raggiunse,mi saltò addosso abbracciandomi vigorosamente quasi a soffocarmi, mi sentii in paradiso sul Gran Paradiso! ...oltre ad essere sul picco più alto d’Italia rischiai di avere un picco ormonale, ma...fortunatamente, via ,via,cominciarono ad arrivare altri alpinisti e...l’onore fu salvo!

In discesa, Napoli, diede prova di destrezza a saltale la crepaccia terminale con gli sci,sollevando un’ovazione tra i presenti,seppi poi che era maestro di sci . Ma maestro di danza con gli sci fu il fratello di Icio che in un pianoro ai piedi della “Schiena d’Asino”ci allietò con le sue piroette acrobatiche con gli sci.Fu una cosa unica a vedersi ci furono diversi bis a gentile richiesta!

Quella sera al rifugio fu più tranquilla ,perchè il “grosso”era sceso a valle. Fu allora che nella notte individuammo i “ronfatori” che turbavano il nostro riposo...Uno era lui!il Bosetti lo “sponsor” ma Guido sosteneva che c’è n’era ancora un’altro che russava con una tonalità diversa,ad un certo punto nel cuore della notte sentii Giudo gridare: no! Jacolus,no!proprio tu! Ebbene si!lo confesso l’altro ero io!

Il giorno dopo il gruppo era diviso in due categorie,chi aveva russato e beatamente dormito, e chi aveva passato la notte insonne, bisognava prendere dei provvedimenti...Comunque il nostro tour continuava,nonostante la giornata nebbiosa cui avemmo qualche problema a valicare il colle del Gran Paradiso per scendere dall’altra parte,ma presso il bivacco Ivrea la nebbia svanì,allora Guido,il nostro condottiero, ci fece fare una piccola variante per salire la Testa di Valmontey da cui oltre avere un magnifico panorama sul “Grampa”si vedeva anche il ghiacciaio della Tribolazione in tutta la sua vastità. Ritorno con una breve risalita al passo di Noaschetta,quindi giù al rifugio Pontese dove il gestore attendeva che arrivassimo,poi sarebbe sceso a valle.

Arrivammo che sembravamo un gruppo reduce da una ritirata,eravamo stanchi e affamati,ricordo che il gestore ci lasciò a disposizione tutto il rifugio, dispensa inclusa. Bosetti prese possesso della cucina e si improvvisò cuoco, cercò di “avvelenarci” con i suoi intrugli,mentre il fratello di Icio fece il cameriere facendo la spola con portate fumanti in mano, dalla cucina alla sala da pranzo. Dovevamo ritornare in forma perché all’indomani ci aspettava l’ultima fatica,ma per rimanere in forma Guido,mise Bosetti e il sottoscritto isolati in una cameretta, la più lontana possibile dalle altre, fu chiamata “camera dei ronfatori”.

Fummo così arrivati all’ultimo giorno,solo più millecinquecento metri di salita ci separavano,ricordo che non paghi di vette, dal colle Teleccio “facemmo”ancora una punta di oltre 3400 metri,cui non ricordo il nome,poi dal colle in giù, si ritornava nella Vallèe,un’interminabile discesa fino al villaggio di Lillaz. Era passata da poco l’una,non avevamo più scorte alimentari,ci fermammo al primo ristorante incontrato,dove giungemmo alla spicciolata,”seminando” alla rinfusa zaini e sci fuori dell’entrata,poi il più presentabile del gruppo,ebbe l’onore di andare in ricognizione per vedere se ci rifocillavano. Toccò a Bosetti che si aggiustò i capelli e si pettinò i baffetti. Come quando un’astronave entra nell’atmosfera passa un momento interminabile di silenzio radio,anche per noi passarono dei momenti interminabili con il timore che fosse cacciato come un pezzente. Ma...di li ha poco lo vedemmo uscire di corsa tutto trionfante gridando,da mangiare c’è solo polenta e camoscio! poi uscì il cuoco quasi mortificato per avere un solo”plat du jour”.Non era abituato di avere gente di buona gola come noi... Ci guardammo tutti in faccia,nessuno si formalizzò,nessun problema!si gridò all’unisono. Un’ attimo dopo fummo tutti a tavola a suggellare questo memorabile giro,che concludemmo con innumerevoli giri di grolla!

Ah!... non ricordo l’anno preciso che facemmo questo tour, era attorno agl’anni ottanta,che... sicuramente per noi fu un’ anno eccezionale!


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Autore Commento
icio
Inviato: 31/12/2010 18:22  Aggiornato: 31/12/2010 18:27
Matricola
Iscritto: 21/10/2010
Da:
Inviati: 4
 Re: Come "prendemmo in giro"il Gran Paradiso...
Ciao Jacolus ti ricordo l'anno,era il 1980
Mio fratello si chiamava,anzi si chiama, Marcello ma conosciuto come Jello. Purtroppo la vita gli ha giocato un brutto scherzo, circa 20 anni fa si è portato via il braccio destro sul lavoro.Tutti gli anni andiamo però sempre a fare la Ghigliè insieme ed è anche venuto in punta all'Argentera
Che ricordi il giro del Grampa,io ero un gagnu al cospetto di tanti "mostri",la donna bergamasca proprio non me la ricordo,ieru trop cit per certe cose.Mi ricordo però la mangiata e ciuca colossale in un ostu a Lillaz,è di lì che ho iniziato a prendere brutti vizi Ciao Jacolus guarisci presto altrimenti al posto di fare le gite vere facciamo solo più quelle al passato e cosi ci viene da
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