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Arrampicata : Arète des Papillons, Nabot Leon con...Grand Mère Don . 22/23-08-10
Autore: beppevalpaniscia (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 29/08/10 19:31
Notizia riferita al: 29/08/10
Letture: 1130
Arrampicata

Sogni di granito,voglia di evasioni,due elementi che hanno spinto Enrico a coinvolgerci in questa avventura al cospetto del Monte Bianco. Domenica mattina alle 7.00 circa siamo alla partenza della funivia, per salire fino al Plan de l’Aiguille. Lasciamo quello che non ci serva per la scalata all’accogliente rifugio e ci portiamo all’attacco della via, l’Arèt des Papillons che si sviluppa sul contrafforte O del Peigne, bellissima montagna di granito a forma di piramide.
La giornata è perfetta, la roccia pure e i 12 tiri volano in un attimo, in compagnia parallela con altre cordate francesi. Solo un inconveniente, le corde di Sandro ed Enrico si sono infilate in una profonda e stretta fessura e non volevano saperne di uscire. Dopo che tutti ci sono passati davanti, con calma, siamo riusciti a disincastrarle, con grande sollievo di Sandro.
La discesa si effettua con una doppia di 50 mt. nel canale a dx dove si sale per la via normale al Peigne , poi si scende camminando con attenzione fino a prendere il sentiero che va verso sx per una cengia che termina sul nevaio. Ora basta scendere sul filo della morena del Pèlerins e tornare alla stazione della funivia su comodo sentiero. Mentre beviamo una birra al baretto del Plan, abbiamo tutto il tempo per guardarci intorno, innumerevoli possibilità ci attirano per una salita
nel giorno successivo, la scelta cade su Nabot-Leon al Piliè Rouge della Blaitière, 6 a obbl. “sigh”.
Dopo che la vista , andata in confusione tra centinaia di pilastri di granito, è tornata normale, siamo scesi al nostro “ nido d’aquila” ad attendere il tramonto ma soprattutto la cena.
Il rifugio Plan de l’Aiguille è molto accogliente e gestito da persone molto gentili e disponibili,
chi vuole andare da quelle parti e non ama il campeggio, si troverà a suo agio sia con la cucina ed i vari servizi. La struttura è stata rifatta ed ampliata recentemente con gusto e professionalità, rispettando gli stili adatti al luogo.
All’alba di lunedì siamo solo in due che lasciano il rif., io e Sandro, Gumba ed Enrico sono rimasti soddisfatti abbastanza della via salita il giorno prima e si sono riposati.
Risaliamo verso la stazione per prendere a sx il sentiero che costeggia il piccolo laghetto, intorno ci sono alcune tende già vuote, proseguiamo orizzontalmente fino a raggiungere la morena che delimitava il ghiacciaio tra la Blaitière e il Peigne, ora è solo una enorme pietraia che si attraversa seguendo i vari ometti di pietre. Seguiamo il crinale della morena per circa 200 mt e lo abbandoniamo a sx sempre segnato da ometti, fino al piccolo nevaio, nascosto dietro l’avancorpo della Blaitière. Si può risalire a sx su sfasciumi per attraversarlo verso dx e raggiungere il colletto che conduce alla cengia, lasciando i ramponi sulle prime roccette. Dal colletto in pochi minuti siamo arrivati all’attacco di tutte le vie, Nabot Leon è subito dietro il Piliè Rouge, dopo un grande diedro rossastro, si vede il primo spit a circa 10 mt.
Parte Sandro dietro due cordate di Francesi, procediamo a tiri alterni, sul 5 c sostenuto e continuo, la roccia è super, fatichiamo ma con gusto. Alla sosta tre un insolito inconveniente, Sandro per poco non mette la mano su un regalino lasciato dai nostri predecessori, ci è andata bene, siamo passati incolumi, solo l’olfatto ne ha risentito. Il mio consiglio è di portare sempre un sacchettino e farsi aiutare dai compagni di cordata, in modo che non fuoriesca il fetido prodotto, si può poi appendere all’imbrago e lasciarlo in qualche profonda fessura possibilmente lontana dalla via.
Così tra una fessura ,una placca e una …. si quella, siamo arrivati in cima con tempo incerto che fortunatamente ci ha risparmiato il bagno, ci stringiamo la mano soddisfatti, io anche un po stanchino, le difficoltà non hanno mollato un attimo.
Enrico ci aveva consigliato di calarsi su “Bobokassa” e così è stato, tutto perfetto. Alle 15 30 siamo nuovamente al baretto della funivia con i nostri amici.
La breve ma intensa vacanza è finita, lasciamo Enrico A Les Houches, lui si ferma ancora una settimana, beato lui, mentre noi ci avviamo verso il traforo.
Un ringraziamento particolare ad Alice che ci ha organizzato la serata del sabato a Chamonix.


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