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SciAlpinismo : Invito allo scialpinismo, da MONESI al RIF: SANREMO , 9-10 gen 2010
Autore: beppevalpaniscia (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 12/01/10 02:57
Notizia riferita al: 12/01/10
Letture: 1956

Venerdì sera in sede si respirava aria di altri tempi, è bastata una copiosa nevicata per riaccendere l’entusiasmo un po’ assopito di tutti gli amanti della montagna in veste invernale.
Domenica 10 c’è stato l’INVITO ALLO SCIALPINISMO, rivolto ai praticanti dello sci alpino che
hanno risposto al richiamo delle vette inviolate dagli impianti di risalita.
Molti soci scialpinisti hanno messo a disposizione sci, scarponi e accessori vari parzialmente dismessi, agli aspiranti scialpinisti che si sono iscritti.
L’appuntamento per domenica mattina è fissato, mentre io e altri 10 amici, per motivi organizzativi saliamo il giorno prima.
Sabato mattina riprende a piovere e nevica sopra gli 800 mt., chiudo il negozio alle 12,15, entro nei panni dello scialpinista e parto per Monesi.
Sono già alcuni anni che mi muovo al sabato per andare a preparare il rifugio, lo scorso anno c’era il plenilunio e ne ho approfittato per la salita notturna in compagnia di Maurizio, scialpinista saltuario che ogni tanto si aggrega ai vecchi amici.
Mentre risalgo la valle Arroscia vedo la neve che inizia poco sotto il paese di Mendatica e dopo una quindicina di minuti mi ritrovo avvolto da uno scenario da paesi nordici, sono costretto a montare le catene mentre nevica discretamente e riesco ad arrivare a Monesi.
Alle 15.30 circa calzo gli sci e in una coinvolgente solitudine scivolo verso la mia meta avvolto dalla nebbia ovattata di neve.
La traccia fatta dai miei amici è già semicoperta ed è l’unico riferimento in questa sfera di nulla.
Sento che non manca molto all’arrivo, sento anche l’odore caratteristico che si respira nel rifugio misto al fumo portato dall’aria e poco dopo emerge dalla nebbia la sagoma di uno sciatore, è Matteo di Monesi e mi informa che sono quasi arrivato.
Mi piace arrivare al nostro rifugio, ritrovare gli amici, la stufa accesa, la tavola arricchita di cibarie, mentre ci si cambia e si mettono ad asciugare i vestiti intorno alla canna fumaria, intrisi di neve fusa e sudore.
Vedo pentole piene di neve ovunque ed intuisco che il tubo è ghiacciato come al solito, quando il freddo arriva prima della neve, questo è un motivo per il quale bisogna salire il giorno prima.
Dopo circa un’ora il problema è risolto e possiamo preparare una squisita pasta con aglio, olio e peperoncino senza problemi.Mentre le bottiglie si svuotano, l’allegria aumenta, degustando tutto quello che ogn’uno ha portato e la scelta è vasta, dagli antipasti al caffè.
Terminata la cena, tra una barzelletta e l’altra, la nostra amica Elisa detta “Ciaspolina” forse a causa di un inglorioso passato ( i ciaspolatori non me ne vogliano perché li rispetto) si lamenta per una bolla sul tallone, per fortuna tra noi c’è il famoso luminare della medicina prof. Frenk Copatuch, primario del reparto chirurgia della famosa clinica “Alsensalva-Mighaun”, con il suo fidato anestesista dott. Busaldo Sbronzetti.
In pochi minuti allestiamo una sala operatoria di emergenza e mentre il dott. Sbronzetti consiglia un ottimo anestetico delle” Cantine Panuti” il prof. Copatuch mi nomina suo temporaneo assistante e immediatamente iniziamo il delicato intervanto riducendo la bolla maligna.
Ciaspolina si è svegliata la mattina, dopo una notte di incubi terrificanti ma contenta per essere la prima paziente sopravvissuta del prof. Copatuch .Domenica ore 7.30 la tormenta non si placa, si vede a malapena il palo della bandiera e dopo la colazione si decide di chiudere il rifugio nel caso che non si possa risalire.
Mentre scendiamo il celo inizia ad aprirsi e smette di nevicare, intorno a noi tutto è bianco, i larici sembrano finti e ampi spazzi di azzurro si alternano alle nuvole.
Quando arriviamo a Monesi la lunga fila di nostri amici è già in movimento, il tempo di lasciare in auto i rifiuti ed altre cose che su non servono più e ci mettiamo all’inseguimento dei fuggitivi.
I primi arrivati hanno rintuzzato la stufa e messo l’acqua a bollire, oggi il menù cambia, trenette al pesto di Emilio, frittatine varie, torta verde, formaggi e affettati di ogni genere ed infine panettone e torte fatte in casa accompagnati da vini pregiati compreso il vino della “Cantina del Tinasso” prodotto sapientemente da nostro amico Giancarlo e generosamente lasciato al rifugio l’autunno scorso.
Quando arriva il momento di scendere,gli astemi , pochi, scivolano elegantemente lungo il soffice valloncello, gli altri… una tragedia, scene Jacovittiane, piantati nella neve come salami, io compreso.
Arrivato alla Malga Panizzi mentre i migliori sono già nel bar a Monesi, con Stefano aspettiamo Guglielmo e i suoi due angeli custodi, che hanno dovuto impegnarsi generosamente per toglierlo dalle infinite buche che ha fatto. Riprendiamo a scendere tutti insieme, ma Guglielmo è veramente stanco, così escogito il gioco del trenino a spazzaneve e lo faccio attaccare al mio zaino, in questo modo io ho mascherato le mie difficoltà a rimanere in piedi e Guglielmo è caduto un sola volta fino alle piste.
Li ci siamo sganciati ed io ho riprovato a fare qualche curva decente, ma con pessimi risultati, ho perfino rischiato di ammazzarmi buttandomi nel fitto e ripido bosco che fa da contorno all’abitato, schiantandomi
sotto la passerella del vecchio skilift, per fortuna sono stato l’unico testimone di questo fatto veramente penoso. Giunto all’auto, mentre mi levo gli scarponi, scopro che ho sciato con la levetta in posizione di salita, anche questo fa parte dell’ INVITO ALLO SCIALPINISMO.
Ringrazio tutta la compagnia per la partecipazione e ciao a tutti.







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