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Come eravamo : La mia prima gita sci-alpinistica....
Autore: Jacolus (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 09/10/09 16:37
Notizia riferita al: 09/10/09
Letture: 2913
Come eravamo

Tutto cominciò con il primo anniversario di matrimonio;Carla ,mia moglie,aveva pensato bene(ora non farebbe più quello sbaglio!) di regalarmi un paio di sci. Era la primavera del ’71,ricordo che mi portò in un negozio di caccia e pesca, ma vendeva anche sci e scarponi. Il commesso, mi ricordo, per vedere di che lunghezza sarebbe stata adatta a me,mi fece alzare il braccio, mi presentò lo sci,e se i conti tornano, io alto uno e settanta, più oltre mezzo metro di braccio,mi trovai appioppati un paio di sci di ben oltre i due metri! Allora si usava quel metodo.

Erano neri e di legno,ovviamente gli attacchi erano da pista e dei più economici,le lamine erano avvitate,la soletta era solcata da una profonda”doira”,mi disserro che serviva a tenere più bene la traiettoria. Anche i scarponi erano di classe economica con suola liscia e rigida che sembravano due scatole! Il resto dell’abbigliamento c’è l’avevo già,cioè lo recuperavo dalla roba da lavoro già troppo sciupata.

Era giunto il momento di provare a sciare(non avevo mai messo gli sci ai piedi)Andai un pomeriggio a Pontechianale,presi la seggiovia ma prima mi attaccarono un biglietto al collo, arrivai allo skilift del Conce. Qui cominciarono le dolenti note;appena mi misi quegl’assi ai piedi non riuscii nemmeno a tenermi in piedi in piano,inutile dire che non riuscii a prendere lo skilift! Ma quel giorno il destino bussò alla porta,incontrai un signore che vedendomi annaspare nella neve,ebbe pietà di me,e mi insegnò le prime rudimentali tecniche dello spazzaneve .Appena presi un po’ di confidenza con gli sci e con quel signore, gli rivolsi una fatidica domanda:”Ma ca scusa ‘n po!’?, ma chiel a l’e ‘n preivi?”perché? si vede?mi domandò. Io che non ho mai avuto peli sulla lingua,gli risposi:”a s’ved che a l’ha na facia da preivi! Fu così che conobbi don Cornelio,ne nacque una profonda e duratura amicizia , condita da centinaia di gite e tante edificanti discussioni,lui uomo di studio e di chiesa fu sempre ben lieto di ascoltare le mie storie di cose di casa. Comunque quel giorno non scesi con la seggiovia, ma sci ai piedi e sedere a terra, per il pistone, assieme al mio nuovo amico che mi insegnò le prime malizie per tenermi in piedi.

Passo un po’ di tempo,nel frattempo mi ero già smaliziato un po’,ero pronto per la prima gita con gli sci,andai a trovare don Cornelio per combinare,lui aveva l’occhio clinico di uno psicologo,”l’avija piame da ‘dsì là!” aveva già capito ,che ero un libero battitore,che non sopportava restare in fila, che ero di indole inqueta, mi piaceva il nuovo,l’imprevisto mi galvanizzava,fin dalla prima gita mi lasciò decidere l’intinerario. Allora la mia più grande aspirazione era di riuscire andare in Francia a piedi,scendere al primo villaggio, comperare qualche pacchetto di “Goulvois” e un bottiglia di Pastis per offrirle ai miei amici e poter orgogliosamente dire:”sun ‘ndait a pieje in Fransa a pè!” Perciò scelsi di partire da Chianale e andare al primo villaggio francese ,Fontgillard, passando per il colle dell’Agnello.

Era il due giugno del 71, arrivammo a Chianale con la seicento abarth con le porte che si aprivano controvento del mio amico prete. Allora non esisteva ancora la strada che sale al colle,ma subito dopo il villaggio, che allora aveva ancora un’anima perché brulicante da gente del luogo,(il turismo di consumo non era ancora arrivato lassù), partiva un’ ottimo sentiero pastorale che passava per il colle Agnello vecchio. Io con scarponcini da lavoro ai piedi, sci attraverso lo zaino con scarponi da sci appesi, guadagnai in colle col quella zavorra traballante. Invece don Cornelio che già allora era un pioniere dello sci, appena trovò la neve dopo la “pera s-ciapà”se li mise ai piedi,quel giorno scoprii che esistevano anche le pelli di foca,avevano i ganci. Vidi anche che aveva gli attacchi con i cavi d’acciaio che permettevano di non avere lo scarpone bloccato,unico inconveniente; occorreva averne qualcuno di scorta perché si rompevano facilmente.

Valicammo il colle,Fontgillard ci aspettava laggiù in fondo a dodici km. di distanza e ottocento metri di dislivello più in basso. Senza cadere troppe volte raggiungemmo la “Madone du berceau” dove finiva la neve,occultammo gli sci in una “riva” ,quindi a piedi per la lunga e pianeggiante strada arrivammo poco prima di mezzogiorno al villaggio. Don Cornelio volle per prima cosa visitare la bella e caratteristica chiesa. Mi ricordo che nel suo interno c’erano dei stranissimi candelabri;uscivamo prepotentemente dalle pareti e avevano la forma di un braccio teso impugnando una torcia. facemmo conoscenza del parroco di quel villaggio,ci offrì “un’eau de vis” e ci fece visitare il suo”petit giardin” Poi mangiammo vicino ad un delle tante fontane che ornavano e ornano tutt’ora il villaggio ,per quello che ha questo nome. Poi passai dal boulanger(che vendeva di tutto) per qualche souvenir.

Ma il tempo correva,quindi bisognava ritornare. L’occhio del mio amico non si fece sfuggire un’auto italiana con due giovanotti vestiti da bois scaut.Con tutto il suo “savoir fair” di chi si sente più “grande”,si avvicinò a loro, qualificandosi, li invitò a fare la loro buona azione quotidiana,ovverosia portarci su in macchina fino dove arrivava la strada. Essi ad un invito così autorevole non poterono dire di no, così risparmiammo qualche km.. Ma…c’è sempre un ma,distratto lo sono oggi e distratto ero allora,quando arrivammo agli sci m’accorsi che avevo dimenticato lo zaino al villaggio dove avevamo mangiato, i due buon samaritani erano già partiti,che fare? Cornelio mi disse:” vai giù tranquillo,io mentre mi riposo un po’. Così ritornai al villaggio a recuperare lo zaino. E… feci un’altra volta il tratto dalla madone du Berceau a Fongillard, aggiunsi così altri dieci km alla gita,ricordo che la feci tutta di corsa per non far attendere troppo il mio amico.

Quando ritornai sui miei passi mi ricordo che mi ero rovinato i piedi a correre con gli scarponi,ero semplicemente sconvolto,Don Cornelio invece era fresco come una rosa,riposato per affrontare l’ultimo, ma ancora lungo tratto di salita. Io comunque in qualche modo mi trascinai fino al colle dell’Agnello vecchio, dove finalmente rimisi gli sci ai piedi. La discesa la feci quasi tutta a rotoloni,alla stanchezza per la lunga traversata si sommò l’immane sforzo per rimettermi in piedi dopo ogni caduta,ma finalmente finì la neve e il mio calvario. Un’ ultimo tratto sci in spalla fino a Chianale che arrivammo all’imbrunire. Io ero sfinito ma soddisfatto di aver fatto questa lunga traversata. Per me sono stati circa duemila metri di dislivello, nello zaino avevo qualche pacchetto di Goulvois, del tabacco di quello con il pacchetto fatto a cubo, una baguette e due barre di cioccolata Suchard pronto per essere sventolato agl’amici del bar del Corso altrimenti non ci avrebbero creduto!

Anche il mio amico prete era contento, finalmente aveva trovato un compagno di gite come piaceva a lui,cioè:fuori dei limiti,ma dentro alle regole!ovverosia:libertà d’azione illimitata, ma la regola è di portare a casa la pelle. Mi ricordo che quella volta prima di congedarsi mi disse:”ho capito che hai molto entusiasmo e non ti spaventa la fatica,però dovresti cambiare gli attacchi e comperarti delle pelli.” Al che gli risposi con le “ultime parole famose”:a merita pà! per le poche volte ca ‘n butu ij sci ‘n ti pè!......


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Commenti
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Autore Commento
frok
Inviato: 9/10/2009 21:28  Aggiornato: 9/10/2009 21:28
Allievo
Iscritto: 9/1/2008
Da: caraglio
Inviati: 37
 Re: La mia prima gita sci-alpinistica....
Ciao Jacolus,
mi piace molto leggere i tuoi racconti..sono semplici ma completi.
Complimenti !!

Autore Commento
pgas
Inviato: 9/10/2009 17:32  Aggiornato: 9/10/2009 17:32
Guru
Iscritto: 5/12/2007
Da: Cuneo
Inviati: 159
 Re: La mia prima gita sci-alpinistica....
Ma che bel racconto, mi son proprio divertito leggendolo...

"Cereia ne.."

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