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Alpinismo : BIANCOGRAT al Pizzo Bernina 4049 mt. cresta nord.
Autore: beppevalpaniscia (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 18/08/09 17:00
Notizia riferita al: 18/08/09
Letture: 2110

Album foto BIANCOGRAT 13-14-15 agosto 2009-08-24

Siamo partiti dalle rive del Mar Ligure in 4 per andare alla conquista della cima più alta delle Alpi Retiche, il Pizzo Bernina 4049 mt. per la sua cresta nord.
Giunti a Pontresina (CH) il primo problema che ci si è presentato è stato il parcheggio .
Dopo aver chiesto a chi ne sapeva, abbiamo lasciato l’auto in un prato vicino al fiume che solca la Val Roseg , sotto la strada principale e per arrivarci si passa sul ponte poi davanti alla stazione e poi scendere a dx e ancora a dx fino al prato. (Il parchimetro funziona solo a monete CHF e per tre giorni servono 21 CHF)
Cara Biancograt! Poi abbiamo tentato di trattare il costo del trasporto a cavalli per arrivare in fondo alla val Roseg ,risultato, siamo partiti a piedi e ce la siamo goduta tutta senza pentimenti.
(Attenzione ai ciclisti che scendono euforici e forse mezzi ubriachi, uno si è steso rovinosamente perdendo conoscenza, soccorso anche da noi in attesa dell’ambulanza)
Salendo al rifugio si incontrano parecchie sorgenti, una bottiglia da 1,5lt alla Tscherva costa 12 chf!! meditate gente ,le bevande si pagano a parte e dai rubinetti sgorga acqua di fusione biancastra.Appena arrivato , camminando sul pavimento liscio sento cedere il tacco dello scarpone dx, incredulo e preoccupato noto un buco nel tacco , il poliuretano che fungeva da ammortizzatore si era disintegrato, li ripongo nell’apposito scaffale pensando a qualche possibile suluzione. Il rifugio comunque è accogliente e le ragazze sono gentili e disponibili per qualsiasi informazione. Si cena alle 18.30 e dopo due ore ci hanno portato un grosso contenitore pieno di the per il girno dopo. Sveglia alle 3.00 ,colazione e partenza, con noi altri 29 alla conquista della Biancograt , il giorno prima erano 70!! ci è andata bene .
Si parte con un buio inquietante,su per un sentiero che a tratti diventa impervio e forse anche esposto(tanto era buio) si sale per quasi 800 mt in questa situazione fino al ghiacciaio prima quasi piano poi da ramponi.Già i ramponi, come li blocco ad un tacco vuoto? Cerco tra le pietre
una scaglia della misura giusta e la infilo nel foro a mo di spessore come un mastro muratore, è perfetta e posso chiudere il rampone.Si inizia a vedere, e si nota che a dx la parete di sfasciumi ha scaricato parecchie pietre di ogni dimensione così memore delle indicazioni apprese al rifugio, mi sposto a sx e vedo una freccia rossa sulle roccette che indica la direzione per raggiungere la ferrata . Si perde qualche minuto ma almeno saliamo in sicurezza e si arriva all’attacco della via attrezzata.Una volta sulla cresta ci si può rilassare,non ci sono più pericoli di caduta pietre e si cammina prevalentemente sul filo o poco più a dx.
Saliamo in conserva assicurandoci a chiodi e spit ed in breve tempo arriviamo alla cengia che a sx scende leggermente verso il ghiacciaio.Vediamo Sandro e Fabio, hanno già i ramponi ed iniziano a salire , poco dopo partiamo, il ghiaccio è duretto bisogna salire con cautela, raggiungiamo una zona comoda e vediamo i nostri amici sul ripido traverso di ghiaccio scuro.
Sono fermi, stanno mettendo le viti da ghiaccio, sotto c’è un baratro di 1000 mt. e un piccolo errore può essere fatale. Arriviamo anche noi, recuperiamo le viti e ci dirigiamo verso la sella dove inizia la “Scala del cielo”. Sandro e Fabio partono per primi, la cresta è ghiacciata , prudentemente mettono una vite poi spariscono dietro il candido crinale.
Partiamo anche noi, lascio Marita in fondo e svolgo tutta la corda, il pendio è ghiacciato metto in tiro e saliamo con prudenza quando lei è sul tratto critico io sono fuori dai problemi e la posso recuperare in sicurezza.
Più su decido di mandarla davanti così posso controllarla meglio,non siamo più sul filo , a sx ci sono delle grandi cornici e siamo sui 45° in avanti e anche di lato, sotto uno scivolo bianco che finisce nel vuoto. Non manca molto alla cima del Pizzo Bianco, si ritorna sul filo e la traccia si restringe, Marita procede senza fermarsi con il suo passo ed arriva alla quota 3995, ci voltiamo la cresta nevosa è tutta sotto di noi ed è già relegata nei ricordi più belli. Siamo nuovamente tutti insieme,sopra un cielo blu intenso ed intorno tutto l’universo e cime a perdita d’occhio. Il Bernina è li, sembra di toccarlo ma è solo un’illusione, bisogna disarrampicare e risalire creste affilate con due grandi torrioni per oltre due ore prima di calcarlo con i nostri scarponi.
Lo tocchiamo alle 15,30 circa e ci affrettiamo a scendere verso la Marco e Rosa perché iniziano ad arrivare delle nuvole di passaggio che non ci disturbano più di tanto. Bisogna rimettere i ramponi, ci sono ancora due crestine affilate da superare e dopo la breve cresta rocciosa l’ultimo tratto di ghiacciaio per scendere al rifugio.
La biancograt è definitivamente finita, si è colmato un vuoto che avevo aperto qualche anno fa.
Ora basta con le” fregnacce” andiamo a gustare la pasta al sugo del “Bianco” e per secondo le uova al tegamino con patatine e fagiolini fritti , infine dell’ottima macedonia.

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